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Lezione 1: cenni storici

Definizione generale di sviluppo

Definizione generale di sviluppo: cambiamento che avviene al crescere dell’età —> definizione che non mette in luce il fatto che lo sviluppo non è sempre un progresso, infatti si distingue tra cambiamenti incrementali e decrementali.

I primi, crescita, apprendimento, sviluppo, maturazione, sono quelli che portano a un cambiamento positivo e una crescita, mentre i secondi, deterioramento, declino, sono quelli che ci fanno perdere qualche cosa —> con lo sviluppo ci attendiamo entrambi questi cambiamenti, ed è quindi più corretta la definizione: disciplina che studia i cambiamenti psicologici incrementali e decrementali.

Ci sono poi alcuni termini diversi utilizzati per riferirsi allo sviluppo, che vanno tenuti distinti:

  • Crescita: usato in riferimento all’accrescimento fisico.
  • Maturazione: modificazioni provocate da un programma innato.
  • Apprendimento: modificazione mediata da esperienza o studio o addestramento.
  • Socializzazione: acquisizione di valori, conoscenze e comportamenti caratteristici di una cultura.

Periodi di vita

Parlando di cambiamento e di periodi di vita che si susseguono occorre identificare termini precisi che li connotano:

  • Infanzia, o prima infanzia, 0-2 anni: periodo in cui non si sa parlare.
  • Neonato: primo mese.
  • Infante.
  • Gli inglesi hanno il termine toddler: primi passi.
  • Fanciullezza: childhood.
  • Prima fanciullezza: 2-6 anni.
  • Media fanciullezza: 6-11 anni.
  • Preadolescenza: coincide con l’inizio della pubertà, 11-13 anni.
  • Adolescenza: 13-20 anni.

A queste fasi fanno seguito: l’età giovanile, l’età di mezzo, e l’età senile, distinta in terza e quarta età.

Radici storiche della psicologia dello sviluppo

Radici storiche della psicologia dello sviluppo. Frasi storiche in riferimento all’argomento; il bambino è:

  • Una fragile creatura, predisposta alla malvagità —> idea storicamente più lontana da noi, che risale al medioevo dove il b. era considerato uguale all’adulto. Questa idea è stata messa in discussione con l’apertura della scuola pubblica; inizialmente la scuola era riservata agli di famiglie benestanti mentre i bambini del popolo imparavano dai loro familiari. Quando i teologi e i moralisti iniziarono ad aprire le scuole anche ai laici, si cominciò a porre il problema di educare i giovani e poi i bambini appartenenti a diversi strati sociali. Si passa quindi dall’idea di un adulto in miniatura, all’idea di una creatura che va forgiata e il pensiero che il bambino sia una creatura predisposta alla malvagità ha rappresentato un’importante tappa nella scoperta del bambino.
  • Un bambino è un buon selvaggio —> idea recepita dal pensiero di Rousseau, che sostenne per primo un’idea ottimista sul bambino.
  • Un bambino è una tabula rasa —> idea nata dall’empirismo inglese con Locke.

Nella coscienza civile quindi l’idea del bambino come creatura diversa ha percorso delle tappe:

  1. Pratiche educative specifiche fanno passare dall’idea di un adulto in miniatura a un essere fragile e bisognoso di educazione.
  2. Tradizione filosofica mette in evidenza come sia importante studiare il bambino.
  3. Nascita psicologia scientifica dell’adulto.
  4. Evoluzionismo darwiniano.

Psicologia scientifica ed evoluzionismo

La psicologia scientifica, come branca autonoma del sapere, nasce nel 1879 quando Wundt fonda a Lipsia il primo lab. di psicologia scientifica —> egli pensava che si potessero studiare certi processi di base con metodi diversi da quelli filosofici e fisiologici; propone di usare oltre alla riflessione dello studioso, le esperienze empiriche individuali, metodo introspettivo.

Questa metodologia non si presta bene allo studio del bambino, che non è in grado di compiere resoconti verbali; per questo Wundt trascurò lo studio dei bambini, ritenendolo inutile alla psicologia e toccò quindi alla biologia dare un senso allo studio scientifico del bambino.

La personalità di riferimento in questo senso è Darwin, che propose l’idea che le diverse specie sono tutte evolute da antenati comuni anche nella loro apparente diversità —> ciò che li ha portati a diversificarsi deriva dai principi dell’evoluzione:

  1. Lotta per la sopravvivenza.
  2. Selezione naturale.
  3. Eredità dei caratteri favorevoli.

Fu dunque l’evoluzionismo a portare l’attenzione sugli stati intermedi dello sviluppo, cioè quelli che precedono la vita adulta. In questo modo l’evoluzionismo ebbe una grande importanza storica perché richiamò l’attenzione su fenomeni prima trascurati ed ebbe un forte effetto sulla psicologia:

Richiama l’attenzione su Effetti sulla psicologia
Bambino come anello di congiunzione tra mondo umano e animale Studio dell’infanzia; metodo osservativo
Valore adattivo di vari comportamenti Psicologia funzionalista
Differenze individuali Psicologia differenziale, psicometria

Funzionalismo e teoria della ricapitolazione

Funzionalismo: prima teoria in psicologia dello sviluppo indipendente da quella dell’adulto; si contrappone allo strutturalismo di Wundt, il quale sosteneva che l’anima = entità immutabile, uomo è padre del bambino, per studiare il bambino bisogna conoscere l’adulto.

Il funzionalismo invece pone una nuova domanda: qual è lo scopo per cui si determina un comportamento? —> tema centrale del funzionalismo, si occupa della plasticità della mente umana.

La mente come tutte le cose naturali cresce e lo studio del bambino è insostituibile per studiare la mente, Baldwin.

Questa corrente trova terreno fertile in USA, in particolare con Stanley-Hall, il quale avviò un movimento per lo studio del bambino e fondò la prima rivista americana specifica dei problemi dello sviluppo. Si allontanò da Baldwin diffondendo una teoria specifica, chiamata teoria della ricapitolazione, influenzato da un embriologo tedesco Haeckel che spiega lo sviluppo embrionale in base al susseguirsi di forme simili via via in specie diverse:

  • Organismo monocellulare: zigote.
  • Organismo pluricellulare: suddivisione.
  • Vertebrato primordiale: formazione corda spinale.
  • Pesce.
  • Essere umano.

Questa teoria era un po’ scorretta dal punto di vista evolutivo e non è stata accettata dagli embriologi, tuttavia ebbe un influsso molto importante in psicologia e ispirò il biologo inglese Romanes, che propose che lo sviluppo umano fosse la ricapitolazione delle specie precedentemente esistite nella scala evolutiva in forme inferiori. Questa teoria seppur errata si diffuse molto in questo periodo anche grazie a Stanley-Hall; oggi non è più accettata per ingenuità e meccanicismo, ma riecheggia ancora nelle teorie stadiali.

La teoria della ricapitolazione diede corpo alla teoria romantica del bambino diverso dall’adulto, dotato di potenzialità, ma finì per dare un forte supporto al colonialismo e al razzismo —> di conseguenza negli Stati Uniti andò incontro a forti critiche soprattutto nel comportamentismo americano, che invece propose per lo studio del bambino un’ottica ambientalista.

Fattori sociali di studio del bambino

Lo studio psicologico dello sviluppo fu stimolato anche da fattori socio-politici in cui la neonata scienza dello sviluppo si muoveva. Tra essi troviamo l’urbanizzazione e la scolarizzazione di massa. Negli Stati Uniti, inizio ‘900, l’industrializzazione portava le popolazioni agricole a spostarsi in città, perdendo i riferimenti di adattamento all’ambiente che erano stati propri delle popolazioni rurali per molto tempo.

Gli adolescenti si riunivano quindi in bande antisociali e per questo si sviluppò un forte interesse di sociologi e psicologi riguardante l’inserimento dei bambini nel nuovo contesto sociale in modo non traumatico. Nascono ricerche sul contenuto della mente dei bambini, che anche se rozze, furono i precursori di nuovi test successivi.

Capitolo 1: lo studio dello sviluppo

Ogni teoria dello sviluppo cerca di rispondere a tre domande-chiave, che rappresentano le questioni di fondo della psicologia dello sviluppo:

  1. Qual è la natura del cambiamento che caratterizza lo sviluppo? —> alcuni considerano il cambiamento di natura quantitativa, sviluppo come accrescimento o graduale accumulo di cambiamenti nel tempo, altri lo considerano di natura qualitativa, comparsa di nuove capacità o trasformazione di capacità già presenti.
  2. Quali processi causano questo cambiamento? —> le teorie si differenziano per il ruolo attribuito ai fattori genetici e ambientali per spiegare il comportamento. Le teorie organismiche hanno una posizione intermedia su questo punto, ritengono cioè che lo sviluppo risulti dall’interazione tra un organismo dotato di determinate competenze geneticamente programmate e particolari condizioni ambientali.
  3. Si tratta di un cambiamento continuo e graduale, o discontinuo e improvviso? —> l’idea di uno sviluppo continuo e graduale va d’accordo con le teorie quantitative, mentre lo sviluppo discontinuo si associa a teorie di natura qualitativa.

Possiamo individuare tre grandi approcci che forniscono un quadro concettuale di riferimento all’interno del quale si collocano diverse teorie e serie di studiosi.

Comportamentismo

Comportamentismo: individuo è un organismo docile e plasmabile, caratterizzato da una capacità illimitata di apprendere. Il cambiamento evolutivo non proviene dall’interno dell’individuo ma è l’ambiente a imporlo dall’esterno —> il b. tende a ripetere i comportamenti che hanno avuto conseguenze soddisfacenti e ad eliminare quelli che non le hanno avute. Lo sviluppo consiste nel progressivo modellamento delle risposte del bambino da parte dell’ambiente in cui vive.

Metodo di indagine: sperimentazione e osservazione con il massimo controllo, esperimento di laboratorio metodo ottimale.

Gli studiosi che si ispirano a questo approccio ne condividono gli assunti di base ma si collocano in due correnti diverse:

  • Comportamentismo radicale, Skinner: lo sviluppo è solo una lunga sequenza di esperienze di apprendimento. L’apprendimento è regolato da due processi: condizionamento classico e operante.
  • Apprendimento sociale, Bandura: l’apprendimento può derivare anche dall’osservazione, senza che vi sia rinforzo.

Approccio organismico

Approccio organismico: individuo come un organismo attivo, spontaneo e teso a realizzare le proprie potenzialità. Il cambiamento è la caratteristica primaria del comportamento; esso è guidato da leggi, che regolano la sequenza e l’organizzazione dei cambiamenti e si ispira a principi organizzativi intrinsechi.

Il bambino costruisce gradualmente la propria comprensione, sia di sé che degli altri che del mondo esterno, attraverso un continuo interscambio con l’ambiente. Ogni nuova scoperta risulta dal modo in cui individuo e ambiente giungono a coordinarsi l’uno con l’altro.

Metodo di indagine: osservazione e sperimentazione con un grado moderato di controllo; la strategia di ricerca è evolutiva e induttiva.

Gli studiosi che si basano su questo approccio sono: Piaget, Vygotskij, Werner.

Approccio psicoanalitico

Approccio psicoanalitico: individuo è un organismo simbolico, capace di attribuire significati a se stesso e al mondo; il cambiamento è visto come l’esito di conflitti interni, es. amore/odio, unione/separazione, è essenzialmente qualitativo e procede secondo stadi ben distinti.

Metodi di indagine: essendo interessato a ricostruire la storia personale degli individui e a cercarne i nessi significativi, i metodi hanno il minimo grado di controllo, osservazione naturalistica, colloquio clinico e osservazione della relazione osservatore-osservato.

Dal punto di vista cognitivo, individuiamo tre prospettive fondamentali.

Maturazionismo

Maturazionismo: maturazione è il meccanismo fondamentale che regola la comparsa delle nuove abilità con il procedere dell’età. Il programma genetico è considerato così potente da influenzare sia gli schemi generali di sviluppo a tutti i bambini, sia le tendenze individuali proprie di ciascun bambino.

Il più importante sostenitore del maturazionismo è Arnold Gesell, sottolineò il ruolo della base biologica nel determinare gli schemi generali di sviluppo —> prime abilità derivano da un programma genetico predeterminato, quindi lo sviluppo dovuto alla maturazione si verifica indipendentemente dalla pratica e dall’esercizio.

Una teoria recente che si ispira al maturazionismo è quella di Chomsky, per spiegare la comparsa del linguaggio.

Comportamentismo nello sviluppo cognitivo

Comportamentismo: gli studiosi Bijou e Baer sono gli studiosi che hanno applicato la teoria di Skinner allo studio dello sviluppo cognitivo. Essi sostengono che la cognizione non è che una particolare classi di comportamenti, sottoposta al controllo dei fattori ambientali al pari degli altri comportamenti. Solo i comportamenti esterni e osservabili sono oggetto di indagine scientifica.

Il comportamentismo si ispira a due principi:

  • Riduzionismo: il comportamento complesso può essere ridotto a una serie di comportamenti semplici, ciò che occorre isolare e studiare sono le singole unità comportamentali.
  • Parsimonia: prevede che i meccanismi dell’apprendimento operino allo stesso modo per l’intero ciclo vitale e non è quindi necessario confrontare gli individui in momenti diversi del loro sviluppo.

I principi ispiratori del comportamentismo sono stati criticati perché:

  1. Apprendimento non funziona in modo uniforme, non è indipendente dal materiale che va appreso e dalle relazioni che esso ha con le conoscenze già padroneggiate dall’individuo.
  2. Le prestazioni cognitive sono profondamente influenzate dal consenso e dal significato del compito.
  3. Il cambiamento evolutivo influenza la capacità di apprendimento e memoria in quanto cambia le strategie che l’individuo utilizza nell’eseguire i compiti cognitivi.

Costruttivismo

Costruttivismo: sostiene che il pensiero infantile sia diverso da quello dell’adulto e che i bambini costruiscono attivamente le proprie credenze e conoscenze. Nel corso dello sviluppo il sistema cognitivo subisce una serie di profonde trasformazioni, che corrispondono a strutture intellettive di crescente complessità e stabilità; con esse compaiono secondo una sequenza di stadi di sviluppo.

Anche il costruttivismo è stato sottoposto a un processo di revisione critica:

  1. La teoria stadiale è apparsa come un’ipersemplificazione in quanto riduce lo sviluppo all’evoluzione di singole strutture unitarie.
  2. Le descrizioni che Piaget fornisce delle strutture intellettive non corrispondo ai processi che l’individuo mette in atto per risolvere un problema.
  3. Trascura il contesto sociale.

Ecologia dello sviluppo

Fino agli anni ‘70 gli psicologi tendevano a considerare il contesto in cui il bambino si sviluppa in modo ristretto. In seguito si è affermata la tendenza ad allargare la nozione di contesto e si è riconosciuta l’importanza di considerare lo sviluppo come un processo sempre calato nel contesto.

La teoria ecologica dello sviluppo si pone in un punto di convergenza fra le discipline biologiche, psicologiche e le scienze sociali; si fa molta attenzione alle caratteristiche dell’individuo, delle sue relazioni con il contesto e di questa individualità fanno parte anche le componenti biologiche.

Gli aspetti psicologici sono quelli che si riferiscono proprio all’ambiente in quanto ambiente psicologico individuale.

Kurt Lewin è stato il precursore di questa corrente; per lui l’ambiente psicologico individuale è quello percepito e vissuto dal singolo individuo, in relazione alle sue caratteristiche personali in un momento dato —> significa che all’ambiente vengono attribuite proprietà dinamiche di cambiamento.

Rappresenta questa sua concezione tramite un’equazione:

Comportamento = f(P

Ecologia psicologica e contesto

Un compito proprio dell’ecologia psicologica è quello di studiare come gli eventi di una zona di confine influenzano lo spazio di vita. Questo concetto di “come” è importante perché ci dà la possibilità di intervenire in maniera opportuna per prevenire alcuni effetti dei fattori di ecologia psicologica.

Si deve quindi:

  • Studiare i processi psicologici in diversi contesti.
  • Indagare come i processi si modificano in contesti diversi.
  • Avere informazioni su come i soggetti studiati percepiscono la situazione in cui sono stati osservati o partecipano all’esperimento.
  • Raccogliere dati usando molteplici punti di vista, persone cioè che hanno differenti competenze e ruoli nei confronti di soggetti e possono essere osservati in contesti diversi.

Si aggiunge un nuovo elemento: il tempo, proprietà dell’ambiente —> il tempo non appare come un attributo dell’essere umano ma anche come proprietà dell’ambiente stesso.

Possiamo così istituire una nuova formula sullo sviluppo: S(t) = f (t-p)(PA)(t-p).

S = sviluppo.

t-p = durata del periodo in cui hanno ipertesto congiuntamente i fattori personali P e ambientali A. Significa che il processo non è istantaneo ma si svolge nel corso del tempo.

Un altro concetto fondamentale è quello di nicchia ecologica per cui l’azione congiunta di P ed A porta la sua definizione = regioni dell’ambiente che sono particolarmente favorevoli o sfavorevoli per lo sviluppo di individui che hanno particolari caratteristiche personali.

Il fondatore dell’approccio ecologico è stato Bronfenbrenner che sottolinea la complessità della nozione di contesto e individua all’interno dell’ambiente ecologico una serie ordinata di strutture, incluse l’una nell’altra:

  • Microsistema: situazione ambientale in cui l’individuo vive.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fede.bal di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica internazionale UNINETTUNO di Roma o del prof Capobianco Micaela.
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