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Psicologia della comunicazione

Capitolo 1 - Prospettive sulla comunicazione umana

La comunicazione è un aspetto molto importante nella vita dell’uomo: essa non è solamente una dimensione psicologica costitutiva di un mezzo o uno strumento, ma è anche e soprattutto una parte essenziale di ogni uomo. La comunicazione ha molte facce nel senso che la sua esistenza è applicabile e riconducibile a diversi sistemi e a diversi studi:

  • Sociale: La comunicazione è un’attività per definizione comunicazione si ha solamente all’interno di gruppi; comunicazione e socialità sono fondamentali l’una per l’altra in quanto ognuna delle due permette all’altra di esistere e di evolversi continuamente. La comunicazione infatti non ci sarebbe se non ci fosse interazione tra persone, ma a sua volta questa non ci sarebbe se non esistesse un modo per comunicare con l’altro;
  • Partecipazione: La comunicazione richiede la condivisione dei significati e dei sistemi di segnalazione; essa si fonda su processi più o meno lunghi di condivisione e negoziazione fra i soggetti comunicanti;
  • Eminentemente cognitiva: Ogni atto comunicativo nasce dal pensiero dell’individuo e ha degli effetti sulla sequenza degli scambi fra i partecipanti all'interno di un processo di influenza reciproca.

La comunicazione viene studiata come scienza umana solo da poco tempo; in realtà il suo studio è stato reso possibile dal concetto generale di informazione. L'informazione è:

  • Espansiva, genera ulteriore informazione;
  • Comprimibile, sia a livello sintattico che a livello semantico;
  • Facilmente trasportabile e trasmissibile ad una velocità molto elevata.

In generale l’informazione può essere definita come una differenza che genera differenza, ciò significa che l'informazione non è un dato isolato bensì è la relazione tra più dati che sono in grado di generare conoscenza. Per natura l’informazione è un’entità astratta e ciò significa che essa è riconducibile a un qualsiasi elemento che è in grado di ridurre una condizione di incertezza.

Approccio matematico

L’approccio matematico vede la comunicazione come un processo di trasmissione di informazioni. Shannon ha proposto un modello che spiega tutte le parti coinvolte in questo processo; esse sono:

  • La fonte: è l’entità che crea il messaggio;
  • Il trasmettitore: è il dispositivo che consente la trasformazione del messaggio in segnali fisici;
  • Il canale: è il mezzo che trasferisce il messaggio;
  • Il rumore: sono quegli elementi ambientali che interferiscono con la trasmissione del segnale. Per far sì che avvenga una buona trasmissione dell’informazione il rapporto tra segnale e rumore deve essere superiore a zero;
  • Il recettore: è il dispositivo che consente la conversione del segnale in una forma comprensibile da parte del destinatario;
  • Il destinatario: è l’entità a cui è rivolto il messaggio.

Shannon a questi elementi base ne aggiunse poi tre:

  • La ridondanza: è la ripetizione nell’operazione di codifica del messaggio per favorire la sua decodifica;
  • Il filtro: è un processo di selezione di alcuni aspetti e proprietà del segnale rispetto ad altri nell’operazione di decodifica;
  • Il feedback: è la quantità di informazione che dal ricevente ritorna all’emittente consentendogli di modificare i suoi messaggi successivi.

Per Shannon quindi l’informazione è una grandezza finita, osservabile e misurabile. Essa non consiste in ciò che è stato detto dalla fonte, ma in ciò che è probabile che passi dall’emittente al ricevente. L’informazione inoltre può anche essere definita entropia negativa in quanto informazione ed entropia sono opposte: più grande è la quantità di informazione, più piccola è l’entropia e viceversa.

L’approccio matematico è stato il primo tentativo di formare un modello teorico per quanto riguarda la comunicazione; questo approccio sostiene una teoria forte del codice poiché ritiene che condizione necessaria e sufficiente per comunicare sia avere a disposizione un codice di trasmissione dei messaggi. Questo approccio tuttavia presenta delle debolezze in quanto non tiene in considerazione la multimodalità della comunicazione come anche l’inferenza e l’intenzionalità.

Approccio semiotico

L’approccio matematico non è stato l’unico utilizzato per sviluppare teorie sulla comunicazione; oltre ad esso infatti si riconosce, ad esempio, l’approccio semiotico. La semiotica è quella scienza che studia la vita dei segni nel quadro della vita sociale. Secondo il punto di vista semiotico occorre studiare per primo il processo di significazione, ovvero il modo in cui si generano significati. La significazione viene rappresentata anche attraverso un triangolo semiotico, il cui diagramma ha ai vertici simbolo, referente e referenza; bisogna tuttavia tener presente che il rapporto tra simbolo e referente non è diretto e che ogni prodotto culturale è un simbolo e al suo interno contiene cultura, e quindi fra comunicazione e cultura c’è un rapporto intrinseco.

Occorre innanzitutto definire che cosa si intenda per segno in comunicazione, esistono principalmente due accezioni: segno come equivalenza e segno come inferenza.

Nel primo caso si intende che il segno è composto da due facce: un significante e un significato, il significante corrisponde all’immagine acustica mentre il significato all’immagine mentale che si viene a formare. In questo caso il segno non deve essere pensato come un’entità fisica ed è inteso come equivalenza in quanto ci sarebbe una corrispondenza piena e stabile fra espressione e contenuto. Il segno così concepito presenta un carattere arbitrario e oppositivo. In questo senso la lingua, in quanto insieme di segni, viene definita come un sistema di differenze di suoni combinati a un insieme di differenze di significati.

Il segno come inferenza significa che il segno costituisca un indizio da cui trarre una conseguenza. Pierce riteneva che il segno fosse un’inferenza e in particolare modo è stato in grado di riconoscere tre tipi di segni: icone, indici e simboli. Il segno come inferenza consentirebbe di spiegare perché essi siano elastici e allo stesso tempo implicherebbe l’esistenza di modelli mentali e culturali che consentano di individuare gli aspetti e i sensi dei messaggi.

In generale il concetto di segno costituisce un pilastro per la comunicazione ma si inserisce all’interno di un processo più esteso; in particolare modo il segno come equivalenza implica la nozione di codice e il segno come inferenza implica invece la nozione di contesto.

Approccio pragmatico

Un altro approccio con il quale si è tentato di dare spiegazione alla comunicazione è quello pragmatico: la pragmatica esplora la relazione dei segni con i comunicanti e pone quindi in evidenza la relazione fondamentale fra segni e interpretanti basata su uno scambio comunicativo contiguo; in particolare modo la pragmatica esamina i rapporti che intercorrono fra un testo e il contesto in cui esso è manifestato. Per definizione la pragmatica prende in esame i processi impliciti della comunicazione (assume grande importanza in ambito comunicativo la comunicazione come azione e come fare).

Il punto di vista pragmatico pone in evidenza la teoria degli atti linguistici formulata da Austin per porre in evidenza che dire qualcosa è anche fare qualcosa ed ha così individuato tre tipi di azione che compaiono simultaneamente quando parliamo:

  • Atti locutori: si tratta di azioni che si compiono per il fatto stesso di parlare e comprendono gli atti fonetici, gli atti retici e gli atti fatici;
  • Atti illocutori: si compiono attraverso il parlante medesimo e corrispondono alle intenzioni comunicative del parlante;
  • Atti perlocutori: si tratta della produzione di determinati effetti da parte del parlante su credenze, sentimenti ed emozioni, nonché sulla condotta dell’interlocutore.

Il locutorio rappresenta ciò che si dice, l’illocutorio costituisce ciò che si fa nel dire qualcosa e il perlocutorio rappresenta ciò che si vuole ottenere dicendo qualcosa. Questi atti sono livelli compresenti e coesistenti, sono la forza dell’atto: All’atto poi si distingue la forza dell’atto sostanzialmente è la forza con cui trasmetto il mio concetto e mi serve per sottolineare o meno l’importanza di un concetto modulando l’aspetto verbale e fisico con cui mi esprimo.

Austin infine differenzia ulteriormente tra atti linguistici diretti e atti linguistici indiretti: gli atti linguistici diretti prevedono che la forza illocutoria sia trasmessa in maniera conforme e corrispondente al significato letterale dell’enunciato medesimo, quelli indiretti invece prevedono che la forza illocutoria non derivi dal significato letterale dell’enunciato ma dai modi non verbali con cui è manifestata (tono della voce, espressione,...).

Frase ed enunciato non sono la stessa cosa: la frase è l’espressione linguistica astratta, l’enunciato invece è l’uso concreto della frase in contesto reale. Tra frase ed enunciato viene dunque a costituirsi uno scarto comunicativo: l’enunciato infatti comunica molto di più di quanto sia contenuto in una frase letteralmente intesa.

Grice e la comunicazione umana

Grice, nella sua analisi della comunicazione umana, distingue tra:

  • Significato naturale: ovvero i significati attorno a noi che si conoscono per esperienza;
  • Significato convenzionale: per esempio qualsiasi parola della lingua italiana o di qualsiasi altra lingua.

Seguendo questa teoria dunque la comunicazione è un processo costituito da un soggetto che ha intenzione che il ricevente pensi o faccia qualcosa. In questo modo la comunicazione è possibile soltanto se si attua un processo di conoscenza reciproca e comune con intenzionalità condivisa, ovvero è necessario che entrambi i partecipanti abbiano un’intenzionalità informativa e comunicativa; c’è quindi l’intenzione di voler rendere consapevole B di qualcosa di cui prima non era consapevole. In base a ciò diventa quindi anche molto importante distinguere tra:

  • Comunicazione: che si ha nel momento in cui A ha intenzionalità che B apprenda qualcosa di cui non era a conoscenza;
  • Notizia: quando A non intenzionalmente comunica a B un’informazione che capta in modo autonomo (ad esempio una gaffe, un lapsus).

Secondo Grice quindi la comunicazione si fonda su un principio di cooperazione che viene declinato in quattro massime:

  • Massima di quantità: dare un contributo necessario e richiesto nella conversazione e non fornire più informazioni di quelle richieste;
  • Massima di qualità: fornire solo prove adeguate e veritiere, di cui si ha una prova e non dare mai informazioni false;
  • Massima di relazione: essere pertinente;
  • Massima di modo: essere precisi, non essere ambigui, dare informazioni chiare e brevi mantenendo ordinati sull’espressione.

Queste massime sono di natura convenzionale e significano che vengono imparate dall’uomo nel corso della vita quotidiana, così come impariamo una lingua o una cultura. Grice infine approfondisce i processi attraverso i quali diventa possibile capirsi e comunicare e riprende la distinzione tra logica del linguaggio e logica della conversazione. La prima si applica al significato letterale e la seconda invece si applica ai processi che gli individui usano per interagire tra loro. La logica della conversazione implica che vi sia una distinzione tra ciò che è detto e ciò che è significato con il proprio messaggio. Fra questi due livelli vi è dunque uno scarto che però deve essere colmato perché ciò che è inteso è più di ciò che è detto. Per colmare è necessario che i partecipanti facciano ricorso alle implicature; Grice distingue le implicature convenzionali dalle implicature conversazionali: le prime sono regolate dalla grammatica (ad esempio le contrapposizioni , ma,...) le seconde invece vanno oltre il significato letterale e lasciano spazio a qualcosa di implicito. Date tutte queste premesse, Grice è giunto ad una conclusione che viene chiamata il rasoio di Grice:

  • I significati non sono da moltiplicare oltre il necessario;
  • Le implicature conversazionali collaborano a cogliere il percorso di senso di una frase e il suo vero significato profondo e quindi di estrarre il contenuto implicito dell’enunciato.

Le implicature infine sono caratterizzate da quattro proprietà:

  • Sono cancellabili, perché si possono dissolvere se si aggiungono alcune premesse a quelle originali;
  • Sono distaccabili, sono attaccate al valore semantico dell’enunciato e non alla sua forma linguistica;
  • Sono calcolabili, per il principio di cooperazione e le massime da esso derogabili è prevedibile che in una situazione standard l’interlocutore sappia fare l’inferenza appropriata;
  • Sono non convenzionali, non fanno parte del significato convenzionale delle espressioni linguistiche ma sono negoziate di volta in volta in funzione del contesto d’uso.

L’approccio sociologico

L’approccio sociologico ha grande importanza nel mondo della comunicazione in quanto sottolinea la sua prospettiva sociale. In sociologia si è assistito negli ultimi anni alla svolta comunicativa ovvero il passaggio dalla teoria all’azione della comunicazione. Questa svolta ha visto la transizione dalla morale alla pratica quotidiana nonché il passaggio dal senso del soggetto al senso comune.

Nell’ambito sociologico diventa quindi opportuno distinguere tra:

  • Microsociologia: che studia i processi della vita quotidiana analizzando il flusso degli accadimenti che spesso non sono in ordine tra loro;
  • Macrosociologia: che studia i processi riguardo le istituzioni e le organizzazioni complesse in quanto elemento fondamentale della società (usa dati statistici, ricerche campionarie,...)

Un esponente molto noto della microsociologia è Goffman; egli focalizza la propria attenzione sulle condizioni sociali che ci devono essere per la circolazione dell’informazione; egli elabora dunque una sociologia delle occasioni e una sociologia delle situazioni trascurate. Secondo Goffman la comunicazione è una situatione sociale e quindi egli è interessato a vedere come la dimensione sociale influenzi l’organizzazione della conversazione e gli scambi comunicativi che hanno luogo in essa. Secondo Goffman esistono regole precise entro cui organizzare le sequenze comunicative e la scelta di queste regole è chiamata frame (o contesto) sostanzialmente è la cornice entro cui si realizza lo scambio comunicativo.

In questo modo quindi la comunicazione risulta essere un processo ritualizzato che è regolato da sequenze di atti attraverso i quali un soggetto controlla e rende visibili le implicazioni simboliche del suo comportamento quando si trova direttamente esposto a un altro soggetto. Secondo Goffman infine lo scambio comunicativo rimanda a sistemi di comunicazione stabiliti all’interno di un certo gruppo di partecipanti ed è regolato da strategie di comunicazione adottato dai comunicanti negli scambi reciproci. Queste strategie a loro volta sono selezionate dalle costrizioni comunicative che sono i vincoli ecologici, cognitivi ed emotivi che limitano nei soggetti la scelta delle strategie.

Approccio psicologico: la comunicazione come relazione

Le scienze psicologiche si sono interessate allo studio della comunicazione in quanto hanno esaminato che essa entra a far parte dell’esistenza del soggetto e in particolare modo fonda e esprime l’identità del soggetto. La psicologia in particolare modo si è interessata allo studio delle competenze comunicative e di apprendimento del neonato; infine a livello psicologico la comunicazione ha un ruolo importantissimo perché consente al singolo di formare e modificare la rete di relazioni.

Un esponente molto importante di questo filone fu Bateson che osservò come il comunicatore proceda a comunicare in due livelli:

  • Livello di notizia: che coincide con le cose che dice;
  • Livello di comando: ossia l’indicazione di come vuole che l’interlocutore interpreti ciò che dice e con che valore comunicativo deve intenderlo.

In questo senso quindi la comunicazione è un processo non semplice che si svolge su più livelli:

  • Livello della comunicazione
  • Livello della metacomunicazione: dove l’oggetto della comunicazione diventa la cornice in base alla quale intendere ed interpretare il messaggio stesso.

La comunicazione diventa di conseguenza il mezzo che crea, mantiene e modifica le relazioni fra i soggetti. Ogniqualvolta dunque che avviene una comunicazione il soggetto definisce sé stesso e l’altro e il grado di relazione che intercorre fra essi. Vi è dunque una definizione di sé e dell’altro. Questa definizione di sé e dell’altro è continua e reciproca in ogni interlocutore.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher memor di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Mantovani Fabrizia.
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