Introduzione
La camorra napoletana è una delle 4 mafie italiane autoctone e tradizionali (→ mafie maschili). Si dice abbia avuto origine nelle carceri napoletane e oggi è presente in tutta la Campania grazie alle sue radici storiche, al consenso sociale, al controllo sulle attività economiche e ai contatti con figure politiche e istituzionali. È un’organizzazione criminale meno strutturata di quelle siciliane e calabresi, ed è composta da varie famiglie, alleate tra di loro, che operano sotto la protezione di 2 gruppi principali: l’Alleanza di Secondigliano e il clan Mazzarella, che controllano tutte le attività. Queste due strutture locali sono descritte come “confederazioni” a cui le varie famiglie, pur avendo un margine di indipendenza, devono rispondere.
Secondo alcuni studiosi, la disparità di genere nelle mafie italiane è dovuta alla natura delle norme di genere tradizionali, delle strutture delle organizzazioni criminali o dei mercati, il che spiegherebbe perché nella camorra le donne sono state sempre maggiormente coinvolte e presenti rispetto a cosa nostra e alla ‘ndrangheta. La stessa struttura del clan e le origini urbane della camorra come fenomeno criminale spiegano l’ampia partecipazione femminile alle attività illecite: le napoletane hanno più ruoli e potrebbero aver beneficiato delle ondate di emancipazione femminile degli anni ‘70.
Molte analisi ritengono che le donne non abbiano agency, perché acquisiscono potere in virtù dei loro uomini: Beatrice le considera una riserva che viene attivata quando un boss muore oppure finisce in carcere. Un altro fattore da tenere in considerazione è la normativa del 41 bis che limita il numero dei visitatori e rende le mogli dei boss detenuti le loro interlocutrici, in quest’ottica si dimostra che le donne sono sempre presenti sullo sfondo, pronte a prendere il comando in casi di necessità, ma solo come sostitute dei loro uomini.
L’autrice ritiene questi approcci limitanti e incapaci di comprendere l’agency delle donne. Gli stessi documenti giudiziari sono redatti in un’ottica maschile, che proietta un’immagine tradizionale delle camorriste, costrette a ruoli di obbedienza e sottomissione, ai margini delle organizzazioni criminali. Le donne della camorra sono state oscurate dalla narrazione maschile consolidata che ha esagerato l’importanza maschile, non prestando attenzione alle loro voci e presenze. I clan stessi sono consapevoli della lente maschile con cui vengono osservati: es. in un clan di Ponticelli erano le donne a ritirare le dosi di droga per rivenderle, accompagnano gli affiliati per sviare possibili sospetti della polizia. Il fatto di concentrarsi solo sugli uomini fa percepire le donne irrilevanti e prive di agency. Una narrazione che si diffonde (e si è diffusa) anche tra l’opinione pubblica. In realtà, le donne nella camorra ricoprono ruoli fondamentali a tutti i livelli, anche se a dominare la società civile, la cultura, la politica, l’economia e le forze dell’ordine sono ancora le strutture patriarcali. Nonostante le narrazioni le escludano, molte donne hanno partecipato in prima persona ad attività camorristiche = sono sempre state presenti, ma omesse.
Es. Maria Licciardi, figura emblematica, si dice che abbia guidato l’Alleanza di Secondigliano mentre i suoi fratelli erano in carcere o latitanti. L’ex camorrista Panzuto, che la conosceva personalmente, dichiarò che la sua determinazione era maschile, non aveva niente di femminile. Il suo successo era dato dal suo stile di comando basato su valori maschili e dal fatto di aver seguito le orme del fratello → potere maschile delegato. Alcuni resoconti attribuiscono agency e potere alle donne, ma sempre rapportato al potere dei loro parenti uomini. Guida, ex membro del clan e collaboratore di giustizia, invece, ritiene che le donne camorriste abbiano ruoli di primo piano, in quanto svolgono tantissime attività: consegnano messaggi ai detenuti, corrispondono gli stipendi agli affiliati, si occupano del lotto clandestino e dell’usura. I due resoconti rappresentano due narrazioni contrastanti della presenza femminile nella camorra: la prima che vede le donne come uomini in miniatura, con un’agency di derivazione maschile; la seconda concede loro una voce individuale e una propria autonomia criminale femminile.
Dalle analisi dell’autrice, tra il 2011-12, e i dialoghi con 6 ex camorriste e collaboratrici di giustizia è emersa la tendenza a considerare le donne affiliate o vicine alle organizzazioni come vittime e mai protagoniste. È emersa la complicità tra i camorristi e le loro compagne: quando accade qualcosa le mogli/compagne sono al corrente.
Napoli e la Campania
Contesto, spazio e ubicazione sono fondamentali per le caratteristiche della camorra.
Esistono molte camorre, differenti a seconda del luogo in cui questi gruppi si sviluppano e mettono radici: la camorra urbana di Napoli è diversa da quella della provincia. Le caratteristiche economiche, sociali, culturali e politiche di un contesto si riflettono nella composizione e nella presenza della malavita locale.
Napoli conosce le stesse difficoltà socio-economiche di altre grandi città portuali. Gli oltre 3 milioni di abitanti dell'area metropolitana rendono Napoli una delle città più sovrappopolate d’Italia. Ospita quartieri ricchi (Posillipo, Chiaia, Mergellina), ma anche periferie difficili e baraccopoli (Scampia, Secondigliano, Ponticelli).
È sempre stata importante a livello europeo dal punto di vista sociale, culturale e politico. La regione è stata dominata da spagnoli, francesi e austriaci e ciò potrebbe spiegare l’indifferenza verso il governo centrale.
Dopo l’Unità, Napoli non è riuscita a conquistare la sua condizione di grande città europea, ma dal 2010 il turismo è aumentato, facendola diventare una delle mete preferite dagli italiani.
Durante la IIGM fu occupata dai nazisti e bombardata: fu liberata dagli americani, la cui presenza ebbe un forte impatto sul contesto urbano e sulla malavita locale. In termini di investimenti e pianificazione, la regione è stata trascurata, anche se la Democrazia cristiana investì ingenti somme per il rilancio dell’economia del Mezzogiorno. Somme che furono mal gestite, spesso attraverso cariche clientelari. Economicamente parlando, Napoli è considerata una società preindustriale, in quanto le sue potenzialità non sono mai state realizzate completamente. È ricca di piccole imprese artigiane e i settori trainanti sono quelli della PA e dell’industria manifatturiera. La città vanta un’identità culturale locale unica e legata al passato e al suo dialetto, molto diverso dall’italiano e ricco di influenze spagnole e francesi, che alimenta la mentalità del “noi contro loro”. La cucina è importante non solo per i piatti locali, ma anche per le occasioni sociali in cui si dona e si condivide. Fondamentale è il ruolo della chiesa cattolica: oltre mille chiese e milioni di statuette dei santi/Madonna.
La camorra napoletana nel dopoguerra
Secondo l’autrice ci sono 2 modi per concettualizzare “criminalità organizzata” e “mafie”:
- Criminalità organizzata = termine generale per raggruppare diverse forme specifiche come le mafie, le organizzazioni o le bande criminali. La criminalità organizzata è un genere e le diverse mafie sono le relative specie;
- Un continuum in cui a un estremo troviamo le gang (disorganizzate, con fini specifici e temporanee) e all’altro le mafie (organizzate, permanenti e interessate alla politica); i gruppi della criminalità organizzata si trovano nel mezzo.
Nel ‘700, le mafie funzionavano come uno Stato nello Stato: si sostituivano al governo centrale per alcune funzioni quali il mantenimento dell’ordine pubblico, l’uso della forza, la regolamentazione economica e l’amministrazione della giustizia quando le istituzioni pubbliche erano fragili o assenti. Con il passare del tempo e l’innovazione dello Stato e dei mercati, i clan mafiosi si sono adattati cambiando le loro priorità e attività, es. dall’estorsione all’importazione e distribuzione della droga.
Secondo l’autrice, le mafie attuali sono causate sia dalla sfiducia nello Stato sia dai valori neoliberisti che producono povertà, mancanza di opportunità, violenza e scarsa istruzione = l’interazione tra Stato e contesto locale crea e spiega il comportamento criminale.
La camorra rientra nella criminalità organizzata di tipo mafioso: è stata una presenza costante nel territorio campano del dopoguerra ed è attualmente una potenza e rappresenta una minaccia notevole. La chiave della camorra è il potere, dunque gli approcci che sottolineano solamente le loro attività economiche e la ritengono come un gruppo organizzato che vende protezione e servizi sono incompleti. Brancaccio riconosce nel potere uno degli obiettivi fondamentali della camorra e mette in evidenza che la violenza è uno degli strumenti più importanti per ottenerlo = la camorra è un fenomeno di governo violento del mercato, caratterizzato da 3 elementi principali:
- La famiglia, come ambito di formazione e riproduzione dei gruppi;
- La violenza come strumento sistematico di imposizione sugli spazi sociali e di mercato;
- L’impresa, come fattore di moltiplicazione di risorse e potere.
A differenza della mafia siciliana, non esiste una sola coerente struttura criminale, ma ce ne sono molte, es. i gruppi e le famiglie camorristiche sono formazioni equivalenti: i primi hanno vita breve, in quanto sono le famiglie criminali, di grandi dimensioni a garantire la continuità nel tempo alla camorra. Le famiglie che hanno avuto maggior successo hanno governato anche per 4-5 generazioni dal secondo dopoguerra, mentre i gruppi riflettono solo i cambiamenti della società civile, risultando sensibili alle condizioni dei mercati e del loro contesto di origine.
Una delle caratteristiche dei gruppi camorristici è che sono in grado di rafforzare potere, territorio e longevità tramite il controllo di un ambito di mercato, lecito o illecito, i gruppi che non riescono a fare ciò, invece, scompaiono rapidamente.
Un’altra caratteristica dei clan camorristici è la loro interconnessione con l’ambiente locale: è fondamentale capire il territorio di origine, lo specifico contesto locale o urbano che ne influenza la stratificazione spaziale e che spiega la coesistenza di tutta una varietà di formazioni e attività illecite differenti. In Campania ci sono 3 contesti locali storici e geografici, che si traducono in altrettante tipologie di formazioni diverse e che formano una gerarchia della camorra:
- In città, un’élite (clan Mazzarella, Alleanza di Secondigliano), clan minori e famiglie con una lunga storia di criminalità;
- Nelle periferie, gruppi camorristici dediti allo spaccio di stupefacenti;
- Nelle province di Napoli e Caserta, clan coinvolti nell’economia legale e illegale, spesso in contiguità con la politica locale.
La camorra è un’associazione per delinquere i cui membri usano la violenza per controllare la società civile, l’economia locale e le istituzioni (decisioni politiche) per raggiungere i propri scopi e obiettivi principali: potere e denaro.
Il contesto locale è fondamentale per delineare la storia della camorra: 5 fasi principali dopo il secondo dopoguerra:
- 1945-60: Mediazione agricola;
- 1955-80: Contrabbando di sigarette;
- 1970-oggi: Traffico e distribuzione di stupefacenti;
- 1982-oggi: Appalti pubblici, ricostruzione post-terremoto, gestione dei rifiuti e servizi sanitari;
- 1990-oggi: Attività di contraffazione, abbigliamento e prodotti di elettronica.
È stato il business della droga a permettere alla camorra di trasformarsi in un moderno gruppo criminale, con accesso a ingenti somme di denaro da investire nell’economia legale (es. imprese e appalti pubblici). Oggi tutti i clan sono coinvolti nel traffico di droga, sia importata direttamente in Europa che spacciandola per strada. In termini di strutture organizzative, la loro fase evolutiva ha assunto 4 forme principali:
- I guappi, singoli individui con dei complici;
- I trafficanti, singoli individui o piccoli gruppi con complici;
- I clan, unità basate su famiglie e legami di sangue;
- Le alleanze come la confederazione Alfieri, la Nuova famiglia, la Nuova camorra organizzata e il clan dei Casalesi, composti da varie famiglie.
Diversi clan sono emersi negli anni ‘40-‘50, partendo da singoli guappi: individui potenti, coinvolti in attività legali e no. Mediavano tra gli agricoltori della provincia e i clienti del mercato di Napoli, traendo profitto dalle transazioni e si occupavano anche di traffici illeciti (vendita di benzina e tabacco). Tra il 1955-1980 i contrabbandieri si dedicarono prima alle sigarette e poi alla droga. A partire dagli anni ‘70 i trafficanti si sono organizzati in clan basati su legami di sangue e questi hanno poi diversificato le loro attività passando dall’estorsione e dalla droga alla contraffazione, rivolgendo la loro attenzione anche all’ambito politico: il terremoto dell’Irpinia del 1980 ha permesso a molti clan di accedere ad appalti e fondi pubblici e di entrare direttamente in politica. Dal 2015 hanno iniziato a sfruttare anche Internet per diversi scopi, tra cui frode fiscale, riciclaggio e altre attività illecite.
Melillo, ex procuratore capo antimafia di Napoli, ha osservato come le 3 principali mafie corrispondano a 3 diversi sistemi economici, a 3 diverse fasi dello sviluppo economico di un’impresa: cosa nostra funziona come un sistema fordista, la ‘ndrangheta come una holding e la camorra come una rete internazionale, il che la rende più flessibile e adattabile e anche più pericolosa.
I diversi ruoli esistenti nei clan camorristici possono differire da quelli delle altre mafie, perché meno definiti e con maggiori sovrapposizioni e multidimensionalità. Un clan tradizionale è formato da:
- Fiancheggiatori o facilitatori (esterno o familiari);
- Gregari ovvero gli esecutori delle attività (affiliati);
- Luogotenenti, vicari o manager che coordinano individui e compiti;
- Boss e gruppo dirigente, di solito una famiglia di sangue (leadership).
Le donne della camorra
Definire in modo vago le donne della camorra genera controversie: non esistono confini netti tra affiliati riconosciuti, leali simpatizzanti o parenti di sangue e coloro che pur non essendo esponenti dell’organizzazione, ne sono coinvolti.
Il coinvolgimento femminile può essere subdolo, flessibile e complesso, non palese e anche la semplice presenza o un comportamento passivo possono costituire una forma di adesione e di accettazione del potere e degli obiettivi dell’organizzazione (= tacita presenza e complicità). Sostenere che l’appartenenza e il coinvolgimento possono essere definiti in modo razionale non considera la sovrapposizione dei legami di sangue, rapporti economici, relazioni sociali e valori culturali che coesistono e si intersecano tra familiari, affiliati del clan e attività nella sfera pubblica e privata.
Non esiste un singolo percorso di ingresso in un clan. Le donne non sono necessariamente membri retribuiti a tempo pieno del sistema camorristico, ma possono essere attive nella lotta contro lo Stato e nel contribuire alla sopravvivenza del clan nei periodi di difficoltà. Uno dei canali principali in cui vengono coinvolte è attraverso il contesto familiare, mentre gli uomini vengono affiliati anche attraverso quello sociale (gruppi di strada e amicizie). La parente di un affiliato può essere considerata automaticamente appartenente alla stessa cosca senza dovervi aderire ufficialmente.
Vi sono anche donne che accettano tacitamente il proprio contesto illegale e i benefici economici che ne derivano, altre prendono le distanze e si allontanano dallo spazio criminale/clan. Per l’autrice, le donne di camorra sono:
- Donne legate ai camorristi per nascita o matrimonio (il coinvolgimento è definito da legami di sangue/parentela);
- Donne che lavorano per la camorra commettendo atti criminali;
- Donne simpatizzanti con le attività camorristiche, usate come prestanome nelle operazioni di riciclaggio di denaro; talvolta si tratta di professioniste.
Non tutte le donne sono uguali e possono esservi delle differenze a seconda della famiglia, del quartiere di provenienza, del ceto, dell’istruzione e dei gruppi criminali.
Lo spazio della camorra
Lo spazio criminale è costituito da delinquenti eterogenei, ed è differenziato a seconda del contesto locale, delle loro regole e comportamenti e delle loro attività. In alcuni casi tale spazio è caotico in quanto nessuno prevale sugli altri, in altri, come in Campania, lo spazio è uno spazio della camorra, poiché i camorristi lo abitano e lo dominano.
Il concetto di spazio della camorra non coincide con lo spazio fisico del luogo/territorio, in quanto è uno spazio fluido = importanti il contesto storico, sociale, culturale, economico e politico locale che sono differenti dallo spazio fisico. L’identità culturale e la geografia sono fortemente intrecciate, specialmente nel contesto napoletano. Le famiglie, i clan e i membri della camorra abitano quindi in un loro spazio che esiste in diversi luoghi e che si espande attraverso la sfera pubblica della società civile e la sfera privata (famiglia e nucleo domestico).
Storicamente, questo territorio è emerso in parallelo allo sviluppo del potere camorristico in città: i clan hanno costruito un preciso spazio urbano nel territorio in cui hanno messo radici e che controllano e proteggono usando violenza, minacce e intimidazioni, ma in cui godono di un certo consenso sociale. Il territorio locale non è uno spazio fisso, ma negoziabile, conteso o contestato → spazio della camorra = territorio urbano del clan: quegli spazi che vuole controllare e che i suoi affiliati pattugliano.
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