Esame pedagogia generale: Capitolo I
Analizzare il processo di costituirsi della pedagogia in quanto disciplina scientifica.
Presentare la pedagogia in termini della scienza dell’educazione in continuo sviluppo, scienza non dogmatica.
Risposte
La pedagogia nasce in tempi molto antichi, una prima forma è una forma informale, pedagogia popolare, di pedagogia che veniva praticata all’interno della famiglia o della comunità. Si basava su un insieme di conoscenze di base ed esperienze considerate come un soggetto a cambiamenti interni grande patrimonio ed esterni che influenzavano il suo evolversi nei contenuti e il suo affermarsi nella società.
Un apporto significativo le venne dato durante periodo all’interno del quale vennero concepite le prime l’Antica Grecia forme di educazione. Una fase successiva inquadra la pedagogia come una riflessione filosofica mirando allo studio di fini e metodi quasi diventando come una sorta di filosofia applicata sull’educazione.
Con fu complicato determinare il vero compito della pedagogia, in la nascita delle scienze dell’educazione, quanto ci si rese conto del fatto che esistessero altre materie che trattavano l’educazione da molteplici punti di vista in particolare la loro comparsa avviene intorno al XX sec. Grazie alla creazione di base teoriche per la laurea in scienze dell’educazione da parte di Debesse e Mialaret nel 1967 e la fondazione della stessa intorno al 1912 a Ginevra. Questo gruppo di discipline si concentra su Facoltà di Scienze dell’Educazione le dell’educazione, le e il 3 aspetti fondamentali: condizioni generali situazioni concrete sapere della riflessione e dell’evoluzione.
Ciò come detto in precedenza rende complicato comprendere l’oggetto di studio e il metodo della pedagogia, dunque abbiamo una fase di crisi epistemologica. La riflessione sulla pedagogia risulta frammentata, si cerca di mantenere l’unità proponendo due soluzioni, una funzionale ed una strutturale, basate, la prima su un approccio oggettivo, ogni materia esamina ciò che le compete, la seconda basata su un approccio soggettivo, ogni disciplina esamina un elemento dal proprio punto di vista.
Entrambe le soluzioni non vengono accettate in quanto fanno perdere autonomia alla disciplina pedagogica. Si tentò così un terzo approccio, considerando si cercò di istituire la pedagogia come scienza autonoma, così un rapporto adeguato tra l’insieme delle scienze dell’educazione e la filosofia dell’educazione, in un caso provando a dividere i compiti: la prima branca si occupava dei fini, mentre la seconda dei mezzi, in un secondo caso a conciliare i compiti: la prima branca analizzava l’aspetto teorico mentre l’altra quello pratico dello stesso elemento.
Non soddisfacenti, questi piani vennero abbandonati e nel terzo approccio sempre considerando la pedagogia come scienza autonoma, si propose una soluzione, ossia che il compito della disciplina era quella di mediare tra le due branche già esistenti, analizzando l’aspetto teorico da un lato e quello pratico dall’altro, dunque può essere considerata una scienza pratico progettuale ed una scienza metodologica.
La pedagogia come scienza pratico progettuale assume il compito di far fronte all’elaborazione di principi orientativi che aiutino l’uomo nella progettazione di un agire educativo a scopo conoscitivo ed operativo, tale concezione è verificabile attraverso i 3 criteri di scientificità di Freudenthal, analitico e di D’Arcais. Mentre nella concezione metodologica è da considerare come una disciplina che tenta di individuare il metodo più consono per procedere all’educazione di un individuo.
Possiamo dire che le due fonti principali dalle quali la pedagogia “pesca” le proprie origini sono la psicologia e la filosofia, dalle quali riprende rispettivamente, l’analisi di situazioni concrete e le definizioni di valori, ideali, aspirazioni, per mediare tra i due estremi, realtà e ideale, affinché il reale si avvicini all’ideale e l’ideale si realizzi.
Spiegazione della pedagogia popolare e della sua necessità di adattarsi a situazioni sempre più diverse per il suo dinamismo interno a seguito della non presenza di principi generali.
Capitolo II
Tenendo conto del concetto di pratiche umane, elaborato da MacIntyre, spiegare la natura e lo specifico della pratica della mia professione futura e identificare in essa i 4 elementi specifici, di cui parla MacIntyre.
Il ruolo della comunità, della tradizione e della virtù, integrati da MacIntyre nel concetto di pratica umana, come nozioni fondamentali per la pratica educativa futura; nella esposizione bisogna integrare le spiegazioni dall’articolo di E. Berti. Lettura di approfondimento obbligatoria: E. Berti, Alasdair MacIntyre: comunità e tradizione, in: G. Chiosso (ed.) Sperare nell’uomo. Giussani, Morin e MacIntyre, e la questione educativa, SEI, Torino, 2009, 177-195.
Esporre diversi fattori e varie problematiche legate alla responsabilità dell’educatore di fronte all’educando. Analizzare lo schema di progettazione dell’azione educativa che, proposto da P. Meirieu, nella situazione del “momento pedagogico”.
Risposte
Il concetto di pratica umana è stato introdotto da Alasdair MacIntyre per far in modo che l’uomo riprendesse i punti di riferimento che aveva precedentemente perso durante l’Illuminismo. Egli ritiene che la pratica umana sociale sia da intendere come un insieme di “attività umane, cooperative socialmente stabilite, che contengono beni immanenti, i quali sono realizzabili raggiungendo degli standard di eccellenza proprie delle attività stesse che la definiscono, si sviluppano nel tempo e nella storia”. Il risultato di queste attività è un’estensione sistematica delle facoltà umane di raggiungere l’eccellenza e delle concezioni umane dei fini e dei beni coinvolti.”.
Le 4 caratteristiche principali della pratica umana sono:
Attività umane: non di individui isolati ma socialmente stabilite, dunque richiedono partecipazione e condivisione, contengono beni.
Beni interni, soddisfazioni personali, o esterni, vantaggi economici, immanenti.
Hanno standard di eccellenza: i beni immanenti possono essere realizzati soltanto se viene raggiunto un certo grado di eccellenza, per arrivare a ciò è necessario ispirarsi a modelli già esistenti e sviluppare un livello elevato di competenza pratica e morale, tali competenze possono essere considerate virtù, ossia qualità umane necessarie a raggiungere i beni immanenti.
Estensione sistematica: si elevano lentamente giorno dopo giorno.
Esempio sulla mia professione futura: lo psicologo – attività umana > psicologia – beni interni ed esterni > soddisfazione nell’aver aiutato qualcun altro, vantaggio economico – standard di eccellenza > sviluppare competenze relative al lavoro dello psicologo stesso, tecnico-pratiche e etico-sociale – estensione sistematica miglioramento nell’arco del tempo grazie alla pratica.
Per MacIntyre la virtù è concepita come l’eccellenza in una pratica, che permette di raggiungere i beni immanenti della pratica stessa. Le virtù si formano con l’educazione e sono necessarie per raggiungere una pratica umana della vita buona. Esistono due tipi di virtù: del carattere, o etiche, sono emozioni, passioni, desideri; riguardano quella parte dell’anima priva di ragione che può obbedire alla ragione stessa attraverso l’educazione costituita in particolare dalla trasmissione di modelli e della ragione, o dianoetiche, che sono intelligenza, conoscenze, sapienza e saggezza, le quali richiedono un’istruzione, per essere “apprese”.
L’educazione alla virtù del carattere in particolare, è possibile solo all’interno di una comunità, perché solo in essa esistono pratiche riconosciute e valori condivisi. Nell’educazione la narrazione svolge una funzione essenziale nella trasmissione dei valori condivisi, morale, dalla comunità, l’insieme di tali valori costituisce una tradizione. Appunto la tradizione può essere concepita come un insieme di narrazioni che trasmettono valori morali ed etici che incarnano la società e si evolvono nel tempo.
La differenza principale per una pratica dell’etica delle virtù è che è necessario praticarla all’interno di una comunità in quanto essa è definita tale proprio perché gli uomini appartenenti alla stessa condividono lo stesso bene e non una società, in quanto internamente ad essa gli uomini tendono a perseguire soltanto la realizzazione di un dovere o un fine. Nella pratica educativa all’interno della comunità c’è da tener presente che possono coesistere diversi credi, valori, tradizioni.
Il rapporto educativo è per eccellenza sociale, ossia non può nascere senza relazione, data dal rapporto tra educatore ed educando, all’interno del quale l’educatore è responsabile nei confronti dell’educando. In particolare per Meirieu la responsabilità dell’educatore è visibile all’interno del momento pedagogico, dove l’educatore stesso vorrebbe evitare una relazione con l’educatore che risulta complicata, nello specifico quando quest’ultimo oppone resistenza di fronte a progetti, obiettivi, valori.
Di fronte alla prospettiva e al potere dell’educatore, l’educando quindi reagisce negativamente: non capisce, non accetta, ha in sé altri progetti, altri obiettivi, altra volontà. L’educatore di conseguenza può: imporre il suo progetto, rinunciare abbandonando l’educando, ripensare e riprogettare l’azione educativa. Di conseguenza possiamo dire che la resistenza dell’educando non riconduce al potere che potrebbe esercitare su di lui, ma a quello, che deve esercitare su sé stesso in quanto educatore e sul suo modo di agire di fronte all’educando stesso.
La riflessione pedagogica dunque si sviluppa proprio quando si decide di non mettere da parte la resistenza del ragazzo, negandola o sopraffacendola, ma accettandola e sviluppando un lavoro formativo. In linea generale le responsabilità educatore sono: qualità del rapporto educativo, presentarsi come modello/esempio per i ragazzi, qualità dell’azione educativa, nella misura della sua azione, di essere disponibile ad impegnarsi nei momenti difficili, deve essere preparato per svolgere attività educativa, responsabilità etica, e infine deve risolvere le antinomie, situazioni naturali in cui il conflitto educatore-educatore è inevitabile.
Le antinomie che riguardano la relazione educativa sono: dilemma tra formare l’educando e riconoscere sua autonomia e libertà, per l’educatore, tra obbedienza e libertà, per l’educando. Per Bruner altre antinomie sono: tra le aspirazioni della comunità e del singolo, tra l’agire dell’educatore e l’apprendimento dell’educando, tra la promozione dello sviluppo culturale e la crescita individuale.
Momento Pedagogico Comprensione attenta Memoria Pedagogica Passaggio all’atto della situazione, ciò che dice la pedagogia, Progetto dell’intervento e ricostruzione dell’unità.
Capitolo III
Esplicitare le dimensioni fondamentali dell’azione umana, poiesis e praxis, indicandone le caratteristiche peculiari e le competenze dell’educatore relative a ogni dimensione. Presentare le implicazioni provenienti dall’integrazione dei concetti della pratica educativa, MacIntyre, con le dimensioni dell’azione umana, Aristotele. Spiegare le interazioni che avvengono sul livello dei significati all’interno della relazione educativa, Amerio. Articolo di approfondimento obbligatorio: C. Naval, L’azione educativa ovvero il rischio della prassi, in G. Chiosso (ed.) Sperare nell’uomo. Giussani, Morin e MacIntyre, e la questione educativa, SEI, Torino, 2009, 36-43.
Riferendosi al modello del «Rubicone», spiegare la dinamica psicologica dell’azione umana, le fasi, i processi e i stati, le strategie metacognitive, attribuzioni e stili attributivi. Spiegare il concetto dell’inferenza pratica e indicare le analogie tra essa e gli elementi del processo decisionale elaborato da Heckhausen e Kuhl. Articolo di approfondimento obbligatorio: M. Pellerey, Brescia, La Dirigere il proprio apprendimento, scuola, 2006, cap. 7 “Il ruolo delle attribuzioni causali”, pp. 187-197.
Risposte
Aristotele distingue 2 dimensioni dell’agire umano: l’agire produttivo, poiesis, diretto alla produzione di oggetti o beni materiali, guidato dall’idea o dal modello dell’oggetto da produrre, trova la sua perfezione nell’attività tecnico-pratica e il suo compimento è dato dal bene prodotto, in questo caso inteso come prodotto fisico esterno all’azione dell’individuo – esempio; la costruzione di una sedia. L’agire etico-sociale, praxis, guidato da un ideale, il bene, può realizzarsi tramite una particolare disposizione interiore, la prudenza intesa come capacità di prendere decisioni e condurre azioni che incarnano beni di eccellenza perseguiti in modo appropriato, il compimento sta nella crescita virtuosa di chi agisce bene – esempio; il Buon Samaritano.
Idea progetto abilità tecnica prodotto, agire produttivo.
Concetto del bene disposizione interiore, virtù, e prudenza azione risultato, agire etico-sociale.
Relativamente all’educatore, le competenze tecnico-pratiche comprendono; abilità organizzative, capacità di predisposizione dei mezzi, competenza nel valorizzare tecnologie per costruire ambiente educativo valido, mentre le competenze etico-sociali racchiudono qualità interiori e virtù attraverso cui egli riconosce il bene dell’educando e si impegna a realizzarlo; fanno attribuire alle proprie azioni significati, motivazioni, intenzioni, attraverso le quali viene riconosciuto dagli educandi come persona valida.
Unendo i concetti di MacIntyre sulla pratica educativa, le 4 caratteristiche della pratica umana, e le dimensione dell’azione umana di Aristotele abbiamo 4 implicazioni: la pratica umana è composta di azioni che hanno due dimensioni, tecnica-pratica e etica-sociale, la pratica educativa ingloba in sé sia la dimensione della poiesis sia della praxis, perciò l’educatore deve sviluppare competenze su 2 livelli: tecniche-pratiche e etico-sociali, le pratiche educative hanno risultati sia a livello tecnico-pratico che etico-sociale, ogni tipo di attività educativa richiede dall’educatore le relative competenze. La progettazione educativa deve prendere in considerazione tutte e due le dimensioni dell’azione umana e le relative competenze.
Secondo Amerio l’azione educativa è intrecciata con comportamenti interni, intenzioni, motivazioni, e con rapporti esterni, persone, ambienti, che implicano interazioni sul piano dei significati. La relazione implica interazioni sul piano dei significati: due comportamenti apparentemente uguali differiscono a causa del diverso significato attribuito e distinzione tra comportamento, inteso come atto fisico, e azione, intesa come atto fisico insieme al significato attribuito.
Concetto di praxis e poiesis – agire e fare, la finalità del primo è l’azione stessa, la finalità del secondo è una successione di momenti che genera un risultato. L’atto umano è da considerare come un mix di questi due atteggiamenti, che trasforma la produzione in azione e viceversa, in tale ambito è bene cercare un equilibrio prendendo in considerazione il principio di crescita dell’educando, in maniera tale che il compito principale dell’educatore sia quello dispositivo, rispetto all’oggetto che mostra e le azioni che promuove.
L’insuccesso educativo è dovuto solitamente dal rifiuto dell’educando e l’inefficace insegnamento dell’educatore, ma le cause prime sono da cercare nelle condizioni personali di entrambi gli individui e dunque andare oltre le persone, infatti una crescita è possibile solo se c’è la libertà dell’educando nel suo apprendimento. Di conseguenza il compito principale dell’educatore è quello di costruire una cornice all’interno della quale l’alunno possa scoprire le regole di base della società per agire da solo.
I 4 pilastri principali da tenere a mente per la formazione umana sono: la pratica aperta, la pratica aiutata, la pratica stimolata e la priorità dell’educando, dunque l’aiuto dell’educatore deve essere intenzionale, indiretto e spontaneo, non ricercato ma esercitato come influenza. Nell’azione educativa, che è praxis suscitata dalla poiesis, il rischio della prassi è principalmente quello dato dalla tendenza dell’educatore a manipolare e cercare sé stesso nella sua opera, riducendo il soggetto ad oggetto attraverso una carente comunicazione della dimensione essenziale soggettiva, esistenziale e intersoggettiva.
Dunque l’educatore deve concentrare la propria azione sulla dimensione relazionale del soggetto con il mondo o gli altri analizzando in maniera particolare il campo universale, della convivenza e culturale.
Heckhausen e Kuhl analizzano il processo dell’azione umana dal punto di vista motivazionale e distinguono 3 momenti fondamentali delle stesse: fase pre decisionale – di tipo motivazionale, motivo, motivazione, - fase decisionale - il momento motivazionale termina con il prendere una decisione, evento che proietta il soggetto nel momento volitivo - e – perseveranza nel raggiungere una meta fase post deci
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