I cento linguaggi dei bambini: L'approccio di Reggio Emilia
Capitolo 1 – La storia, le idee, la cultura: La voce e il pensiero di Loris Malaguzzi
Introduzione
Studi rivolti ai bambini hanno messo sempre più in evidenza le potenzialità dei bambini. Questo avrebbe dovuto portare a nuovi orizzonti nell’azione educativa. Nonostante ciò, il bambino continuava ad essere un soggetto ingombrante e incompetente e bisognoso di continua protezione. Si è continuato a sottovalutare il bambino e a non riconoscere le capacità di apprendimento e di relazione che possiede.
Il tema della differenza tra bambini Malaguzzi dice che è importante prendere in considerazione le diversità tra i bambini, per rispettare i tempi di maturazione di ognuno. Bisogna però evitare differenziazioni affrettate che possono sfociare in pregiudizi e discriminazioni.
Storia dell’esperienza di Malaguzzi e della scuola di Reggio: le radici
- 1945: Dopo la Seconda guerra mondiale, a pochi chilometri da Reggio, un gruppo di persone/genitori decise di costruire e gestire una scuola per i propri figli. Fu la prima di altre scuole della periferia.
- Queste scuole autogestite con enorme sforzo da classi povere furono costrette a chiudere, fino a quando dopo anni di battaglie furono assegnate alla gestione comunale.
- Malaguzzi attratto da questa iniziativa lasciò il suo lavoro in una scuola statale per aderirvi. Fondò anche con il comune il Centro Medico Psico Pedagogico per bambini in difficoltà.
- Malaguzzi si dedicò all’educazione di questi bambini con un gruppo di insegnanti provenienti da formazioni differenti, ma estremamente motivati.
- L’appoggio e la motivazione dei genitori furono centrali; essi vedevano questa scuola come motivo di riscatto della classe popolare. Per questo si doveva trattare di una scuola nuova, che educava i loro bambini diversamente rispetto alle altre scuole.
- 1963: Istituita la prima scuola per i bambini gestita dal comune (non più autogestita), in un piccolo fabbricato di legno che prese fuoco dopo 3 anni e venne rifatta con cemento e mattoni e tenne al suo interno 60 bambini divisi in due sezioni.
- Portarono la scuola in città, caricavano i bambini e gli attrezzi su un camion e venivano fatte mostre all’aperto, nelle piazze e nei giardini pubblici.
- I bambini erano felici e la gente rimaneva stupita di quello che sapevano creare i bambini.
- In questo periodo l’Italia era soggetta a cambiamenti sociali; l’occupazione femminile fece crescere esponenzialmente la richiesta dei servizi per l’infanzia. Questo portò alla costruzione di sempre più scuole, sancendo il diritto all’esistenza di scuole dell’infanzia di indirizzo laico.
- 1976: Periodo di conflitti e opposizioni da parte delle istituzioni cattoliche. Un giornale radio denunciò le scuole comunali, in particolare quelle di Reggio, vennero indicate come modello di pedagogia corruttrice di bambini e di una politica sfavorevole nei confronti delle scuole private religiose. Questo accanimento fu dettato dal disagio della Chiesa per la perdita del monopolio educativo.
- A Reggio il primo nido per i bambini al di sotto dei 3 anni nasce un anno prima della promulgazione della legge avvenuta nel 1971, conquista per le donne dopo 10 anni di battaglia.
- Il nido non doveva essere concepito come un luogo di supplenza, ma doveva considerare i bisogni e le esigenze dei bambini. Ci voleva professionalità, strategie di cura, responsabilità.
- Si creò un clima di collaborazione tra genitori e educatori.
- Malaguzzi era convinto che i bambini anche così piccoli siano in grado di instaurare legami significativi con altre figure al di fuori dei genitori.
Per una pedagogia relazionale
Reggio Emilia Approach: Si fonda su una pedagogia relazionale dove vengono interpellate tre figure: insegnante, bambini e genitori. Questo approccio si fonda su una rete di comunicazione e di incontri che delineino con le famiglie una complicità nelle finalità, comportando la creazione di un clima familiare anche per i bambini.
- In questa prospettiva la pedagogia dell’apprendimento corrisponde alla pedagogia della relazione, in quanto i bambini apprendono tramite la ricerca collettiva, il confronto, l’imitazione, il conflitto grazie all’impiego delle risorse di cui sono dotati e non attraverso un rapporto lineare di causa ed effetto tra processi di insegnamento e risultati.
- I bambini tendono a svolgere un ruolo attivo nella costruzione e dell’acquisizione del sapere e del capire.
- Ruolo dell’insegnante è osservare le interazioni tra i bambini della classe all’interno di un gruppo, cogliendo le abilità e le affinità.
- Attività di piccolo gruppo sono lo strumento privilegiato per la loro efficacia comunicativa e la loro organizzazione, che risponde alle logiche della pedagogia relazionale. È adatto ai bambini molto piccoli, infatti nelle scuole reggiane è considerato molto utile per questi motivi:
- Il bambino apprende entrando in relazione con l’ambiente, con le relazioni con il mondo degli adulti, con i coetanei, con le cose, con gli eventi ecc. costruisce il sé.
- Interazione tra bambini fondamentale nei primi anni di vita, come se fosse una necessità vitale.
- Interazione dei bambini in piccoli gruppi consente negoziazioni dinamiche e comunicative frequenti, attraverso gli auto-apprendimenti e i co-apprendimenti, che hanno un ruolo specifico nell’organizzazione delle condotte e delle idee.
- Interazione tra bambini mette in gioco condotte sociali, emozionali, comunicative e cognitive.
- Ogni interazione produce reattività diverse che si identificano nell’arricchimento dei rapporti interpersonali, delle capacità di ascolto e risposta, delle modificazioni linguistiche, l’acquisizione di nuove curiosità e conoscenze.
- Gli scambi assumono più facilmente un carattere cooperativo.
- Interazioni tra bambini sono sede naturale di conflitti cognitivi e di altri possibili conflitti che investono altre sfere di personalità, create dal confronto e dalle differenze delle azioni, delle attese e delle idee.
- Costruzioni simboliche trovano terreno fertile nelle interazioni dei bambini.
- Importanza che hanno i giochi di finzione.
Creare una scuola amabile
- Scuole devono trasmettere un sentimento di scoperta e di serenità.
- Cucina, con un refettorio visibile, aule divise, l'atelier come luogo di linguaggi grafici, visivi, pittorici, un’aula musica e l’archivio.
- Muri utilizzati come spazi per mostre, di ciò che i bambini fanno e gli adulti fanno nascere muri che parlano e documentano.
- Insegnanti lavorano a coppia e progettano con i colleghi e le famiglie. Tutto il personale una volta a settimana si incontra per discutere.
- Forte partecipazione delle famiglie resa dal passaggio da una pratica educativa interna a una pratica esplicita, comunicativa e tesa a documentare ciò che i bambini realizzano. Flusso di informazioni destinate alle famiglie che li predispone a un maggior coinvolgimento.
L'estetica del conoscere
- Estetica degli ambienti importante, rispecchia un’estetica del conoscere.
- Nell’impresa dell’apprendere c’è sempre una speranza che ciò che si realizza ci piacerà o piacerà agli altri.
- La seduzione estetica si rileva come una possibile dimensione della conoscenza.
Il lavoro collegiale degli insegnanti
- Compresenza tra insegnanti ha rotto la tradizione dell’isolamento dell’insegnante giustificata dalla sua libertà professionale.
- Lavoro in coppia sebbene inizialmente non trovò facili adesioni, ha prodotto grossi benefici sul piano educativo e psicologico sia per adulti che per bambini.
- Collegialità ha portato beneficio nella gestione sociale, come strumento di animazione e unificazione interna, e nella partecipazione dei genitori.
Formazione e riformazione degli insegnanti
- Il ruolo e la professionalità degli insegnanti ha bisogno di una continua riformazione in servizio.
- Insegnanti sentono fortemente il bisogno di accrescere la loro competenza, di convertire i fatti in pensieri, i pensieri in riflessioni, le riflessioni in cambiamenti dei pensieri e delle azioni.
- Apprendere-riapprendere insieme ai bambini è linea del lavoro reggiano.
- Espansione del lavoro professionale si attua discutendo coi colleghi, con le famiglie e con i giustificatori.
Niente programmi, molta ricognizione
- Scuole di Reggio Emilia non hanno un programma esecutivo, prescrittivo di curricoli, unità o sotto-unità didattiche. Non si seguono i programmi, ma i bambini.
- Si tratta di una pedagogia ricognitiva itinerante. Ogni anno ogni scuola delinea progetti ravvicinati a medio e lungo termine, ma il resto viene deciso nel procedere delle esigenze dei bambini, delle loro domande e dei loro interessi.
- Da parte degli insegnanti continua ricognizione dove si discute, si propone, si approfondisce e si avanzano nuove idee.
L'atelier come luogo impertinente
- Atelier considerato un luogo privilegiato è luogo di comunicazione immediata ed efficace con i genitori, fa capire loro il valore che la scuola ha per i loro figli.
- Il successo dell’atelier ha modificato sempre di più i modi di stare con i bambini.
- È il luogo della ricerca, dei momenti genitoriali, delle amicizie dei figli, delle forme dei colori, delle finalità educative e argomentative, che segna il passaggio dalle immagini alla parola al segno e viceversa, permette la contaminazione con i mass media e considera le differenze simboliche ed espressive dei bambini.
Genesi e significato della creatività
- Anni '50 studi sul tema della creatività.
- Creatività nelle scuole di Reggio Emilia tutelata, non repressa, va coltivata e non confusa con lo spontaneismo o con qualità eccezionali di un individuo.
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La creatività:
- Non è da ritenersi una facoltà mentale distinta, ma una caratterizzazione del nostro modo di pensare, conoscere e decidere.
- Emerge da situazioni multiple.
- Pare esprimersi attraverso processi cognitivi e dimensioni affettive e immaginative profonde.
- Trova luoghi più favorevoli nelle situazioni interpersonali.
- È favorita o sfavorita dalle attese degli adulti.
- È più visibile se gli adulti sono più attenti, più che ai risultati, alle procedure della mente dei bambini.
- Predilige amicizie con l’immaginazione e la fantasia.
- Connette scuola del conoscere con la scuola dell’esprimersi.
I progetti
- I progetti scelti a Reggio Emilia provengono dall’esperienza dei bambini, dai loro suggerimenti e dai loro continui interessi.
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Per un buon progetto:
- Produrre e cercare una motivazione iniziale.
- Spargere le informazioni intorno al tema proposto ricavandole dai pensieri e dalle idee che i bambini portano.
- Espandere le intenzionalità dei bambini.
- Iniziare un progetto significa che l’adulto ha delle aspettative. L’insegnante ha la capacità proiettiva e organizzativa del lavoro, e struttura il lavoro secondo quelle che ipotizza saranno i risvolti del lavoro con i bambini. Seppur abbia in mente un obiettivo da perseguire, agisce con flessibilità.
- L’adulto deve intervenire il meno possibile, ma deve agire come facilitatore del lavoro.
Linguaggi simbolici
La parola è ciò che permette di negoziare nel gruppo e lavorare insieme. Chi dei bambini ha debolezza linguistica, probabilmente ha anche difficoltà a entrare nel lavoro da protagonista e in modo attivo. I bambini utilizzano anche il linguaggio grafico, in quanto sentono l’esigenza di bloccare e di fare chiarezza nelle proprie idee espresse attraverso il linguaggio verbale. Il trasferimento dalle parole al grafico non è un’azione meccanica, ma è uno spostamento estremamente laborioso.
A Reggio viene stimolato l’utilizzo di codici diversi, passando da un codice verbale, poi successivamente a un codice grafico e infine di nuovo a un codice verbale, ad esempio chiedendo al bambino di spiegarci quello che ha disegnato.
Cooperazione tra bambini
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Stare insieme e lavorare con altri bambini all’interno di piccoli gruppi è centrale per il bambino:
- Scopre di essere detentore di idee proprie.
- Scopre che anche gli altri sono detentori di propri principi e di proprie teorie.
- Si accorge che esiste un mondo multiplo di idee, e impara a negoziarle con l’altro.
- È più propenso rispetto all’adulto a cambiare le sue idee.
- All’interno del gruppo il bambino sente di potersi esprimere più liberamente, rispetto all’interazione con gli adulti, esprime idee ed entra in una logica di incontro e confronto con l’altro.
- I bambini ricercano un clima sereno all’interno del gruppo e, anche se hanno idee discordanti, cercano di mantenere la situazione per quella che è, anche rimandando i disaccordi.
- All’interno dei gruppi nascono anche conflitti cognitivi, che non devono essere pensati come battaglie, ma come aspetti positivi per il gruppo per favorire l’avanzamento di ogni membro.
Capitolo 2 – La storia di Malaguzzi e le altre storie: Il rispetto per i bambini – Hawkins
- Hawkins incontrò Malaguzzi nel 1990 a un convegno da quest’ultimo organizzato sul tema delle potenzialità e dei diritti dei bambini. Hawkins si rende conto che il successo di Reggio Emilia è dato anche dal forte sostegno della comunità. Negli Stati Uniti non esiste questo sostegno. Tra le due realtà vi sono infatti profonde differenze sociali e culturali. Non è possibile applicare a priori gli approcci educativi, perché questi devono nascere dalla società e dalla cultura in cui sono inseriti. Ogni realtà educativa ha però dei contributi da ricevere e da offrire.
- Hawkins menziona la pratica del “lavoro per progetto” introdotta da Reggio Emilia che promuove la ricerca e la capacità inventiva dei bambini.
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