Didattica generale
Introduzione
Nell’introduzione si fa riferimento a quanto la didattica abbracci vari contesti ed ambiti e quindi potrebbe risultare dispersivo o privo di fondamenta un discorso generale su di essa. È più facile prendere in considerazione diversi libri per capire bene il concetto da diversi punti di vista. Per semplificarci il concetto si fa un paragone della didattica con lo sport. Lo sport è un gioco collettivo in cui tutti devono imparare le fondamenta del gioco ed i vari ruoli, solo così ogni individuo può spiccare maggiormente in una figura specifica e capire la sua dote innata, e dopo essere un punto di forza della squadra, tutto questo sotto l’allenamento dell’allenatore. Ogni giocatore deve ambientarsi nel contesto e capire la propria posizione per raggiungere la vittoria. La didattica in sintesi svolge questo, condurre verso lo sviluppo didattico del singolo. La didattica è un anello tra pratica e teoria, non è solo un dire ma è soprattutto un fare.
La presentazione
La didattica è un punto di equilibrio fra la ricerca e l’azione dell’insegnamento stesso. Prima si sviluppa una ricerca, si crea la programmazione che anticipa il processo didattico, e poi si valuta il processo didattico ed i suoi risultati.
La didattica
La didattica per cominciare è una disciplina con origini antiche e nel corso degli anni si sviluppa, si modifica, migliora e cambia addirittura di significato. Analizzando il termine deriva dalla parola indoamericana “dak” (mostrare) e da cui derivano le parole latine “doceo” (insegno) e “disco” (imparo). La didattica comincia a diventare scientifica con Comenio nel 1600 circa. Sosteneva che si poteva insegnare tutto a tutti, nel suo libro diceva che l’uomo per essere tale deve avere una formazione e l’insegnante deve seguire la sua natura senza forzarla. Nel tempo la didattica cambia e si modifica in base alle diverse ere. Nell'800 (Positivismo) era un sapere tecnico-pratico; quindi, si afferma nel mondo scientifico e diventa scienza a tutti gli effetti. Nel 900 (neorealismo) Gentile affermò che la didattica non aveva valore scientifico; quindi, cambia ancora di significato (negazione della didattica). L’unico requisito per essere insegnante era conoscere la sua materia ed aver memorizzato il programma, “Sii uomo e sarai maestro”.
La scuola di “insegnamento trasmissivo”: l’alunno era un contenitore passivo e l’insegnante al centro della didattica doveva solo trasmettere il sapere. Inizialmente i disturbi di apprendimento non venivano considerati e la modalità di “insegnamento” adottato abbandonava innumerevoli studenti. L’attenzione col tempo si trasferisce dal docente al discente, le ricominciano a cambiare. La didattica abbraccia il processo di insegnamento e apprendimento, quindi non solo pratico, ma fare anche ricerche teoriche sull’apprendimento.
Dalla scuola dell’insegnamento all’apprendimento E. Morin disse: “è meglio una testa ben fatta che una testa ben piena” si cambia il paradigma, la chiave era l’apprendimento e non l’insegnamento. La competenza è la capacità di unire la conoscenza e l’abilità, è rendere suo il concetto ed applicarlo fuori dal mondo della scuola, nella vita concreta. L’insegnante deve essere un educatore. La realtà è mutevole ed il sapere non è mai univoco ma è l’insieme di diverse conoscenze. Le nozioni sono la chiave per accrescere ed imparare i nostri ragionamenti. I docenti sono persone che hanno sviluppato in maniera differente la loro conoscenza, ed applicano in maniera diversa la resilienza. Oggi la cosa più importante è lo scambio comunicativo tra interlocutori.
Un esempio di educazione che ha cambiato la storia ed ha portato progressi, che si è distaccato da tutto questo periodo è lo studio della dottoressa Montessori, esempio lampante di come applicare l’educazione e l’insegnamento al singolo bambino. Aprendo una parentesi la didattica è una disciplina che ha per oggetto i processi apprendimento/insegnamento, il docente deve destare interesse e attenzione nel discente. È un insieme di tecniche e approcci. La didattica è una scienza autonoma che utilizza strumenti di apprendimento: Campo di indagine (scuola), oggetto di studio (conoscenza), teoria e pratica. La didattica studia l’insegnamento, la creazione di situazioni favorevoli all’apprendimento del discente. Il docente diventa un ambiente di apprendimento. L’alunno diligente ha assimilato il sapere senza avere competenze, L’alunno deve diventare competente.
Nella società di oggi c’è un malessere, una demotivazione, suicidi, calo di interessi, abbandono, cose che influenzano esternamente la vita di un alunno cambiando il suo contesto di apprendimento. Attualmente ci rispecchiamo nel periodo Covid che ha creato questi disagi nella società attuale dove anche il sistema scolastico ha avuto un drastico shock con il rapporto alunno/didattica.
Tipologie di apprendimento
Negli ultimi 50 anni ci sono stati sviluppi significativi: da una parte c’è l’insegnamento di tipo formale prettamente scolastico, e dall’altra un insegnamento informale. Esempi di tipo informale sono: lo scoutismo, lo sport, la religione, l’educazione ambientale, sensibilizzazione ai beni culturali ecc.
Più specificatamente esistono 3 tipi di apprendimento:
- Formale: L’apprendimento formale è organizzato in un contesto come la scuola. È un apprendimento intenzionale del discente perché gli dà un attestato, certificato, che qualifica la competenza. È un apprendimento intenzionale in un contesto strutturato che ha come obiettivo un riconoscimento. Il discente viene monitorato e valutato e poi riconosciuti sulla didattica.
- Non formale: L’apprendimento non formale è intenzionale dal punto di vista dello studente, come un corso di aggiornamento. Es. un convegno serve per un apprendimento aggiuntivo. Avviene anche al di fuori di contesti scolastici o in strutture organizzate, e non dà nessun certificato né ha obiettivi specifici. È una formazione volontaria e aggiuntiva personale di proprio interesse senza cercare l’ufficialità del risultato. Si può fare in modo autonomo. Cultura personale.
- Informale: L’apprendimento informale è legato a tutto ciò che riguarda la vita quotidiana. Non è intenzionale nemmeno dal punto di vista di chi apprende. Non ha obiettivi né tempo di apprendimento, non è documentato e può avvenire in qualsiasi momento.
Per specificare al giorno di oggi la didattica prima di tutto si adatta e cambia in base alla disciplina in cui si applica, in secondo luogo segue diversi metodi di applicazione in base agli alunni, in terzo luogo da questo dimostriamo che non è un modello unico universale ma è mutevole. Essa per essere definita scienza ed autonoma deve seguire le linee guida del mondo scientifico, ad esempio deve avere un oggetto di studio ed una metodologia da applicare. Studiando il significato del termine “scienze dell’educazione” è al plurale perché ha come scopo di far capire che non è un unico studio. Questo studio dell’evento educativo si divide in: discipline rilevative, discipline operative, discipline prescrittive.
Le discipline rilevative: Sono quelle discipline che studiano l’evento educativo e l’azione dell’apprendimento per aiutare a comprendere entrambe, un esempio pratico è la antropologia educativa, dove ci interessa lo studio della cultura sociale dove vive il soggetto (contesto reale).
Le discipline operative: Sono quelle discipline che mediano le rilevative e le prescrittive e studiano appunto il metodo per arrivare da una azione ad un obbiettivo, per esempio: didattica generale, docimologia (metodo di valutazione che elimina il parere soggettivo e classifica esami e prove scritte secondo un criterio logico e standard) ecc.
Le discipline prescrittive: Sono quelle discipline che studiano gli obbiettivi da raggiungere, i traguardi, È un quadro ideale da raggiungere, ed aiutano a capire come raggiungerli, un esempio è la filosofia educativa che riguarda gli aspetti dell’approccio dell’insegnante con la sua disciplina.
L’azione dell’insegnamento è applicabile solo a un triangolo composto dalla relazione fra: insegnante, allievo e contenuti. Questo triangolo è raggruppato nel contesto istituzionale. Facendo riferimento a questo schema triangolare possiamo avere tre punti di vista sui tre fattori principali e qui parliamo di dimensioni. L’insegnamento ha la dimensione: organizzativa, metodologica, relazionale. Bisogna lavorare sul singolo per far lavorare bene il gruppo, e ciò si crea con una dimensione relazionale. Si basa sull’empatia ed il saper ascoltare.
L’organizzativa: è la dimensione che si occupa dell’organizzazione generale della didattica ovvero dove viene svolta, la struttura dell’aula, i materiali, il tempo, le regole ecc. Contesto che crea un proficuo ambiente di apprendimento.
La metodologica: è la dimensione che si occupa dei metodi per raggiungere l’apprendimento come strumenti, compiti, schemi, ma anche strategie didattiche, lezioni. È una mediazione.
La relazionale: è la dimensione che rappresenta il rapporto fra insegnante ed alunno, la relazione in classe, il linguaggio verbale e no, tutto quello che riguarda la comunicazione. Struttura della comunicazione.
La didattica è la ricerca sull’insegnamento, e il suo metodo di indagine è la ricerca. Tradizionalmente era rivolta all’insegnante ed era un rapporto tra teoria e azione (esecutivo). La nuova didattica invece passa dal sapere grazie all’insegnante al sapere con l’insegnante in modo riflessivo. Molto spesso la comunicazione non verbale (usata al 70%) non viene compresa nemmeno dal docente, creando disagi anche sui risultati di allievi competenti. Ogni allievo ha bisogni diversi stimoli, ha problematiche diverse, e questo influenza l’andamento dell’apprendimento anche se ha ottimi risultati. La cosa più importante è creare relazioni e ascolto.
1993 Donald Schon (epistemologo) introduce la figura del “professionista riflessivo”. Questa figura è una elevazione del professionista, in un mondo di continuo sviluppo e crescita la figura professionale che ha conoscenze tecniche e scientifiche non basta più. In questo caso la riflessività (dell’insegnante) interpreta e reinterpreta l’esperienza fatta, sviluppando e migliorando la sua figura da docente e ricercatore. La riflessione in azione di Schon è un paradigma tra razionalità, tecnica e Riflessività. La riflessività è applicare un pensiero critico sul suo agito. La relazionalità tecnica è quando l’insegnante è un semplice esecutore razionale sulla conoscenza e sulle dispense. La figura del ricercatore è un sostegno, una consulenza, si adatta per aiutare o migliorare le metodologie. Un ottimo insegnante non deve solo sapere ma deve prima di tutto informarsi e aggiornarsi. Un conto è conoscere e far svolgere un conto è la prassi da applicare.
La formazione del docente e l’equilibrio fra teoria e prassi si svolge per: Alimentazione, socializzazione, ricerca. Nell’alimentazione più l’insegnante conosce ed è formato e meglio insegna, Il contenuto si deve adattare al contesto classe, si deve gestire attraverso l’alimentazione della competenza da insegnante PER AZIONE.
La socializzazione è apprendere da qualcuno di più esperto, dall’azione formativa, esalta la teoria alla pratica come un tirocinante, avviene uno scambio di esperienza perché le conoscenze sono possedute da entrambi DALL’AZIONE.
La ricerca è la conoscenza che l’insegnante crea sulla sua pratica, la classe diventa campo di studio, l’evento formativo è la relazione dall’esperienza professionale e la riflessione CON L’AZIONE.
La visione della ricerca didattica si divide in: visione grammaticale, visione sintattica, visione semantica.
La grammaticale: è intesa come linguaggio tradizionale che serve per guidare, è un mezzo, regola la didattica. Un modello di lingua per l’uso concreto (prescrittiva).
La sintassi: struttura ed analizza le chiavi di lettura della didattica, vede regole. Spiega il codice linguistico, analizza il meccanismo, si danno strumenti all’insegnante per fargli capire come insegnare, analizza gli eventi e segue dei modelli.
La semantica: la funzione narrativa della didattica. Esplora i significati, i contenuti, rielabora l’esperienza, si basa sui racconti e si applica ad esempio nelle storie.
Ricerca e cambiamento
Con le ricerche come abbiamo visto c’è stata una innovazione, un cambiamento in questa disciplina, il soggetto non è più l’insegnante ma il discente, avviene una riflessione. I principi fondamentali del cambiamento sono: storicità, soggettività, contestualità, globalità, reciprocità, riflessività. La storicità è un tempo lungo che può essere rappresentato dalla scuola, ma anche un libretto delle competenze che ci portiamo dietro nella nostra storia educativa. La soggettività è un punto di vista, una idea personale, come gli insegnanti di vecchio stampo che pretendono di rimanere nel passato e resistono al cambiamento. La contestualità è il cambiamento che deve basarsi sul contesto in cui si sviluppa dato che i contesti sono infiniti e diversi fra loro, si deve tenere conto delle caratteristiche di tutti. La globalità fa riferimento che ogni cambiamento influenza tutto il contesto scolastico. La reciprocità è quando il processo di cambiamento influenza soggetti esterni ed interni nella scuola, per esempio la scuola e la famiglia non possono essere separate ma dovrebbero collaborare per il bene comune: lo studente. La riflessività è l’apprendimento della propria esperienza, pone al centro il cambiamento e la riflessione su di esso per migliorare, un rapporto con l’azione. Senza questi principi il cambiamento nella didattica non avviene e si rimane ancorati alla vecchia didattica.
Il rapporto tra ricerca e cambiamento è importante, perché lavorano insieme con lo scopo di raggiungere l’obbiettivo. I rapporti fra ricerca e cambiamento si dividono in: ricerca SUL miglioramento, ricerca PER miglioramento, ricerca COME miglioramento.
- Ricerca sul miglioramento: è un rapporto tra miglioramento e feedback, sulla ricerca e il cambiamento avvenuto. È uno strumento di controllo (cruscotto) del processo di cambiamento e lo monitora, l’azione didattica svolta è più consapevole.
- Ricerca per miglioramento: attiva il processo di cambiamento per arrivare all’obbiettivo, predispone le condizioni per realizzare il cambiamento, lo guida. È lo strumento di diagnosi.
- Ricerca come miglioramento: è l’attività che si identifica nel cambiamento, per risolverne i problemi, È un lavoro auto riflessivo. Deve verificare se il cambiamento avviene con quell’azione, si deve vedere da un altro punto di vista esterno. È lo strumento specchio.
Come abbiamo visto in un contesto scolastico ci sono degli obbiettivi ma anche delle difficoltà reali, e si mira a risolverli con dei criteri regolativi che devono portare dei cambiamenti. L’alunno apporta cambiamenti a sé stesso nel momento in cui li comprende, e l’obbiettivo è proprio il cambiamento nell’alunno oltre che a livello scolastico. Basandoci sui principi del cambiamento i criteri regolativi sono:
- Contrattualità: è quando si prende la responsabilità dei cambiamenti, si firma un contratto, modi e tempi di lavoro.
- Gradualità: è la progressiva crescita partendo dai livelli acquisiti ed andando oltre.
- Condivisione: è la necessità di condividere i miglioramenti fra insegnanti e famiglia per un bene comune: l’alunno. Si deve vedere la crescita. L’apprendimento è anche stare bene in classe non solo andare bene a livello scolastico, la relazione fra compagni o la condivisione di conoscenza.
- Negoziazione: è la cura dell’aspetto dialogico, Il supporto, l’insegnante sostiene l’alunno, una formazione.
- Supporto: ogni processo innovativo affinché sia innovativo deve essere guidato e sostenuto da chi lo mette in atto in questo caso l’insegnante.
- Praticità: è ogni azione resa pratica e comprensibile a tutti.
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