Introduzione macroeconomia e contabilità nazionale
L’economia politica è una scienza sociale che studia come funzionano i sistemi economici con una visione che riflette sul come far funzionare meglio il mondo. Studiare i sistemi economici vuol dire studiare quali sono i meccanismi che regolano i rapporti tra i vari soggetti economici. L’economia politica studia quello che c’è all’esterno dell’azienda in modo micro o macro.
Microeconomia e macroeconomia
La microeconomia si occupa dello studio del comportamento degli agenti economici, dei fattori che influenzano le loro scelte e degli effetti delle loro decisioni sui mercati dei beni in termini di impatto su prezzi, offerta e domanda. La macroeconomia studia i meccanismi che regolano il funzionamento di un sistema economico nel suo complesso. Essa si pone domande in merito alla disoccupazione, all’inflazione, al debito pubblico, ecc. Il protagonista di questa materia è il PIL che è una misura della potenza economica di un paese. Se il PIL è elevato significa che il paese è economicamente forte o che cresce nel tempo. L’andamento del PIL e la sua crescita nel tempo ci dicono la potenza di un paese o di un insieme di paesi (es. PIL europeo).
Modelli economici
I modelli economici sono dei sistemi di equazioni che descrivono come si collegano i diversi fenomeni nei sistemi economici. Ad esempio, una famiglia consuma in base al proprio reddito: se il reddito è basso, i consumi saranno bassi e i prodotti acquistati avranno una qualità più bassa. Al crescere del reddito, il livello di consumo e la qualità dei prodotti acquistati si alza.
Una legge economica si differenzia da una legge fisica perché una legge fisica in qualunque punto del pianeta e in qualunque momento viene testata, viene sempre confermata (es. legge di gravità). Questo non accade per i fenomeni economici. Ad esempio, può accadere che anche se il reddito si alza, la famiglia non decide di aumentare i consumi ma di mettere da parte i soldi sotto forma di risparmio. Quindi, consumi e reddito sono legati fra di loro da una legge economica ma è una legge che non vale sempre perché ammette qualche eccezione. Tutte le leggi economiche sono così. Bisogna capire le leggi di base che funzionano nella maggior parte dei casi, poi capire quali sono le eccezioni e infine scrivere una sorta di decalogo cioè scrivere “queste leggi funzionano bene se valgono queste condizioni”.
Un modello economico è una struttura logica che illustra le relazioni esistenti tra diverse variabili economiche per offrire una descrizione semplificata, ma coerente, del sistema economico. Ogni modello economico è associato a una teoria economica e rappresenta le relazioni di causa-effetto esistenti tra le variabili considerate dall’apparato teorico di riferimento. L’equilibrio di un modello economico si verifica quando tutte le condizioni e i vincoli del modello sono soddisfatti.
Legge della domanda e dell’offerta
Cosa guida le persone quando comprano (domanda) o vendono (offerta)? Ad esempio, se una persona deve comprare una macchina c’è la parte iniziale delle trattative (in questo momento il modello è in disequilibrio). Quando entrambe le parti sono d’accordo, avviene lo scambio (in questo momento il sistema domanda-offerta raggiunge l’equilibrio). Se il venditore chiede un prezzo troppo alto rispetto a quello che il consumatore ritiene giusto o rispetto a quello di un altro concessionario, esso non sarà intenzionato a comprare quel bene. Più il prezzo è alto, meno siamo intenzionati ad acquistare; al contrario, se troviamo uno sconto particolare, sale il desiderio di acquistare il bene. Quindi il prezzo influenza il consumo: quando il prezzo è alto, i consumi sono bassi; quando il prezzo è basso, i consumi sono alti.
Ad esempio, se Europa e USA scoprono delle tecnologie che consentono di ricavare energia dall’aria a costi bassissimi, quasi più nessuno vorrà acquistare petrolio, quindi il prezzo comincia a scendere.
Tutti i fenomeni economici che sono allo stesso tempo causa ed effetto, cioè influenzano gli altri e ne sono influenzati, si chiamano fenomeni endogeni. Invece, i fenomeni che sono soltanto causa, cioè influenzano gli altri ma non ne sono influenzati, si chiamano esogeni e sono detti originari (es. l’aliquota fiscale perché se il ministro delle finanze decide di alzare il prelievo fiscale ci possiamo lamentare ma concretamente non possiamo fare niente, stesso discorso vale quando le banche centrali alzano i tassi d’interesse).
Equazioni della domanda e dell'offerta
Il modello è costituito da due equazioni: uno ci spiega quali sono i fenomeni che regolano la domanda, l’altro ci spiega i fenomeni che guidano l’offerta di mercato.
La quantità domandata dipende dal livello dei prezzi e dal livello del reddito. Il legame tra prezzo e domanda è negativo (se il prezzo si alza, la domanda si abbassa) mentre il legame tra reddito e domanda è positivo perché se il reddito si alza la domanda si alza. La quantità offerta dipende dal prezzo (più il prezzo è alto più le imprese sono disposte a produrre e vendere) e dal prezzo delle materie prime (se il prezzo delle materie prime aumenta le imprese offrono di meno).
Sugli assi cartesiani vengono poste le variabili fondamentali del modello e le curve rappresentate nel piano descrivono le dinamiche del sistema economico. L’equilibrio del modello si ottiene nel punto di incontro delle curve.
Sugli assi del grafico devono stare sempre variabili endogene, mentre le variabili esogene non devono mai comparire sugli assi del grafico. Il prezzo delle materie prime è una variabile esogena, mentre la quantità domandata e offerta sono variabili endogene.
Shock e nuovi equilibri
Tutte le volte che in un modello si verifica uno shock (imprevisto movimento) che colpisce variabili esogene si generano due effetti:
- Una (o entrambe) le curve si deve spostare parallelamente.
- Il sistema raggiunge un nuovo equilibrio diverso da quello iniziale.
Immaginiamo un aumento dei prezzi delle materie prime: l’aumento dei prezzi delle materie prime genera un incremento dei costi di produzione per le imprese e si scarica sui prezzi finali. A parità di quantità prodotte e vendute, i prezzi di vendita salgono e la curva di offerta si muove verso l’alto.
Immaginiamo un aumento del reddito per effetto di un bonus governativo alle famiglie: l’aumento del reddito amplia le possibilità di consumo delle famiglie a parità di altre condizioni. Per ogni livello di prezzo, la domanda aumenta e la curva si muove verso destra.
Immaginiamo un aumento endogeno dei prezzi a parità di altre condizioni: l’aumento dei prezzi frena la domanda di consumo da parte delle famiglie e induce loro riposizionamento tramite un movimento lungo la curva di domanda in alto/sinistra. L’aumento dei prezzi incentiva la produzione da parte delle imprese inducendo loro riposizionamento tramite movimento lungo la curva di offerta in alto/destra. La situazione di equilibrio viene temporaneamente persa, ma successivamente si innescano meccanismi di aggiustamento spontanei tali da ripristinarla.
I dati della macroeconomia
Gli economisti vogliono comprendere ciò che accade nella realtà economica. Partono dall’osservazione della realtà economica per elaborare una teoria, prendendo in esame i principali dati economici. Tali dati sono misure statistiche delle principali variabili macroeconomiche (produzione, prezzi, disoccupazione, ecc.).
Il mondo reale lo misuriamo con delle statistiche. L’ISTAT è il soggetto che produce la gran parte dei dati economici di riferimento per il nostro paese. Questi dati vengono poi utilizzati dal Governo, per fare confronti con altri paesi, ecc.
Il PIL
Il PIL è il valore monetario, misurato ai prezzi di mercato, della produzione corrente di beni e servizi finali prodotti in un paese in un certo periodo di tempo. Esso misura quanto un paese è riuscito a produrre in un anno. Rappresenta il valore complessivo della produzione di un sistema economico. Rappresenta la misura più affidabile della ricchezza e del benessere di una nazione. È la chiave di volta di tutto il sistema della contabilità nazionale. Il PIL può crescere sia perché sono aumentate le quantità sia perché sono aumentati i prezzi o addirittura perché sono aumentati tutti e due. Nel 2022 tutti i prezzi sono aumentati di molto, di conseguenza il PIL sarà cresciuto molto. Se la produzione è diminuita del 2% e i prezzi sono aumentati del 10% complessivamente il PIL è aumentato ma è un semplice effetto di prezzo che ci inganna, in realtà il paese produce di meno. Un aumento del PIL imputabile alle quantità prodotte è una notizia positiva perché vuol dire che aumenta l’occupazione e che si sono creati nuovi posti di lavoro.
Ci sono due diversi modi di interpretare il PIL: come reddito o come spesa. Come reddito è il reddito complessivamente percepito da tutti coloro che hanno contribuito alla produzione di beni e servizi finali all’interno dell’economia. Come spesa è la spesa complessiva per l’acquisto dei beni e servizi finali prodotti dall’economia.
PIL = Spesa (Produzione) = Reddito.
Se il PIL è il valore di ciò che viene prodotto allora deve avere uno specchio dall’altra parte perché tutto ciò che è prodotto è anche venduto. Per cui misura anche quanto gli italiani hanno speso durante l’anno per comprare.
Corrente: ciò che non è di produzione corrente non viene conteggiato nel PIL. Ad esempio, se per vendere un’auto usata mi affido ad una concessionaria, nel PIL andrà il valore complessivo della transazione a cui va tolto il valore dell’auto usata quindi alla fine entra nel PIL solamente la royalty del concessionario.
Supponiamo che un produttore di automobili produca un’auto che rimane invenduta nel suo magazzino per tre anni, tre anni dopo esce dai magazzini, va in concessionaria e viene venduta a qualcuno. Quando viene misurato questo fatto nel PIL? Il valore dell’auto entra nel PIL nel momento in cui viene prodotta. Al momento della vendita nel PIL non si conteggia nulla perché l’auto è già stata conteggiata.
Finali
Quando si produce un’automobile, il produttore monta sull’auto pneumatici che sono stati prodotti da qualcun altro. Il valore dell’auto entra un’altra volta nel PIL. Il valore degli pneumatici è già entrato nel PIL quando sono stati prodotti, quindi quando li metto nella macchina farei un secondo conteggio. O si comunica che le gomme sono destinate al mercato finale e allora il suo valore si conteggia nel PIL, ma se invece sono destinate ad essere messe nell’auto inizialmente non si conteggiano, si conteggiano dopo.
In generale, ciò che va nel mercato finale si conteggia, ciò che è destinato ad un’altra azienda non si conteggia. In questo modo si riesce ad avere un valore attendibile di ciò che arriva nel mercato finale nonostante tutte le operazioni intermedie.
Metodi di calcolo del PIL
1° Metodo
PIL = somma del valore monetario di beni e servizi finali prodotti in una economia in un dato periodo di tempo.
- Non rientrano nel calcolo del PIL le transazioni relative ai beni usati.
- Cosa succede al PIL se produco di più di ciò che poi vendo?
- Se la merce è deperibile e la butto via, il PIL non cambia.
- Se la merce non è deperibile, diventa scorte per le vendite future e fa variare il PIL. Le scorte vengono conteggiate nel calcolo del PIL solo quando il bene appena prodotto entra in magazzino.
Spesso la produzione di molti beni avviene per fasi. I beni intermedi sono le materie prime, i semilavorati e i servizi che l’impresa acquista da altre imprese per realizzare la sua produzione. Per evitare doppie contabilizzazioni, i beni intermedi non devono essere conteggiati per il calcolo del PIL, che comprende solo il valore di beni e servizi finali. Unica eccezione: il caso in cui i beni intermedi siano esportati. Quando un bene viene venduto all’estero è sempre considerato come un bene finale, perché esce dal sistema economico di riferimento non creando alcun rischio di doppia contabilizzazione.
2° Metodo
PIL = somma dei valori aggiunti delle imprese operanti in una data economia in un dato periodo di tempo. Valore aggiunto = valore finale del bene al netto del valore (costo) dei beni intermedi utilizzati per la sua produzione.
3° Metodo
PIL = somma dei redditi generati all’interno dell’economia per la produzione (salari + profitti).
Criticità legate al calcolo del PIL
Ci sono delle criticità legate al calcolo del PIL: non tutti i beni/servizi vengono scambiati sul mercato e hanno un prezzo di mercato; l’economia sommersa fa sì che il PIL possa essere una misura imprecisa per confrontare il livello di benessere di paesi diversi, tuttavia rappresenta una misura efficace per valutare l’andamento dell’attività economica di un paese da un anno all’altro.
PIL reale vs PIL nominale
PIL = valore ai prezzi di mercato di beni e servizi finali complessivamente prodotti in un anno.
PIL = P Σ Q
PIL quindi aumenta se aumentano i prezzi o se aumentano le quantità.
Il PIL è una buona misura del benessere di un Paese? Così calcolato non è un’efficace misura del benessere perché nasconde l’andamento dei prezzi (se i prezzi raddoppiano negli anni, il PIL raddoppia, ma la quantità prodotta è rimasta invariata!). La vera crescita economica nasce dalla produzione di un Paese.
PIL nominale
PIL nominale = valore della produzione finale calcolato in base ai prezzi correnti di ciascun bene in quel momento (utilizzando i prezzi dell’anno in corso).
PIL reale
PIL reale = valore della produzione finale calcolato a prezzi costanti (utilizzando i prezzi di un anno base) quindi utilizzo le quantità prodotte quest’anno e i prezzi di un qualsiasi anno precedente. Il PIL reale fornisce una misura più efficace perché tengo fermi i prezzi e faccio variare solo le quantità, in questo PIL c’è solo un’evoluzione delle quantità e allora sono in grado di dire se effettivamente il mio sistema produttivo è cresciuto oppure no.
Formula della domanda aggregata
DA = domanda aggregata che rappresenta tutti i nostri comportamenti di consumo, esprime quanto è stato complessivamente speso per i consumi in un anno da una popolazione.
- C = spesa delle famiglie cioè dei privati per l’acquisto di qualunque bene o servizio.
- I = investimenti delle imprese in capitale fisico.
- G = spesa pubblica ovvero ciò che lo Stato spende per beni e servizi.
- NX = esportazioni nette (esportazioni-importazioni).
I beni si possono toccare mentre i servizi sono immateriali (es. servizi assicurativi, il turismo, la sanità, ecc.). Il totale della spesa cioè il totale della domanda coincide effettivamente con il PIL.
I modelli di breve periodo
La macroeconomia si propone di spiegare due fenomeni:
- Crescita economica: trend di evoluzione del PIL reale nel corso del tempo (lungo periodo).
- Ciclo economico: fluttuazioni periodiche del PIL reale (breve periodo).
Si definisce ciclo economico l’alternarsi di fasi di espansione e contrazione/recessione del prodotto reale rispetto alla sua tendenza di crescita (trend) di lungo periodo. La progressione positiva del PIL è evidente nel lungo periodo, nel breve periodo agiscono delle forze che qualche volta disturbano la crescita del PIL, mentre qualche volta fanno diminuire il PIL in modo temporaneo.
I modelli macroeconomici presentano strutture e setting di variabili in base all’orizzonte temporale che viene considerato. Questo perché:
- Il comportamento dei prezzi differisce nel breve periodo e nel lungo periodo.
- Anche l’impiego e la disponibilità dei fattori produttivi variano in base all’estensione temporale analizzata.
I fattori produttivi sono le cose che le aziende utilizzano per produrre quindi lavoro cioè le persone, capitale fisico (impianti, macchinari, ecc.), le tecnologie, le materie prime. La demografia non cambia nel breve periodo. Le nuove tecnologie non si scoprono tutti i giorni, oggi lavoriamo con le tecnologie che abbiamo.
Il modello reddito-spesa
Il modello descrive le dinamiche di breve periodo nel mercato dei beni di un’economia chiusa. Nel breve periodo assumiamo che i prezzi siano fissi cioè non variano. Inizialmente, per semplicità, assumiamo che il sistema economico sia chiuso al commercio internazionale, quindi non si verificano né importazioni né esportazioni.
Le ipotesi del modello:
- Mercato dei beni (reale).
- Prezzi costanti.
- Economia chiusa: non ci sono rapporti con l’estero.
Si basa su un’equazione di base che è quella della domanda aggregata:
DA = C + I + G + (X - M)
Condizione di equilibrio:
Spesa per consumi:
C = C̅ + PMC * YD
I consumi delle famiglie sono costituiti da due componenti: C̅ sono i consumi minimi che uno deve fare per sopravvivere, sono i consumi esogeni o di sussistenza che non dipendono dall’economia; la seconda componente è data dal prodotto tra PMC (propensione marginale al consumo) e YD (reddito disponibile).
YD = Y - T̅
Il reddito disponibile è il reddito che rimane dopo aver pagato le tasse esogene.
Spesa per investimenti:
Domanda/spesa da parte delle imprese per aumentare lo stock di capitale fisico.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Macroeconomia, Prof. Sottrici Federica, libro consigliato Macroeconomia, Rudiger Dornbusch, Stanley…
-
Riassunto esame Politica economica, Prof. Barbieri Nicolò, libro consigliato Principi di economia e Macroeconomia, …
-
Riassunto esame Economia Politica, prof. Tagliabue, libro consigliato Macroeconomia, Dornbusch, Fischer, Startz
-
Riassunto esame Economia Politica (Macroeconomia), prof. Chirco, libro consigliato: Introduzione all'economia, Begg…