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Introduzione alla sociologia del mercato del lavoro

Struttura del mercato del lavoro

Si parla di mercato del lavoro per indicare i meccanismi che regolano l'incontro tra i posti di lavoro e le persone in cerca di occupazione, così come i meccanismi che determinano i salari pagati dalle imprese ai lavoratori. Per far sì che il lavoro sia scambiato secondo le classiche regole del mercato occorre che:

  • Il prezzo, il salario, svolga una funzione di riequilibrio tra domanda e offerta
  • Tra chi vende e chi compra vi siano solo relazioni di scambio su un piano di parità
  • Il lavoro sia una qualsiasi merce anonima
  • Tutti i soggetti seguano i criteri della razionalità economica (nessuna di tali condizioni si è verificata pienamente)

Domanda e offerta di lavoro e livello del salario

Il salario non svolge la funzione di riequilibrio tra domanda e offerta, perché la struttura delle retribuzioni è determinata da fattori sociali. Ci si attende che i salari assicurino i costi di riproduzione dell'offerta di lavoro e quindi il sostentamento dei lavoratori e delle loro famiglie.

La dichiarazione di Philadelphia del 1944 dichiara che il lavoro non è una merce e che a ogni lavoratore deve essere assicurata una retribuzione equa. A determinare un livello dei salari sempre superiore a quello di equilibrio tra domanda e offerta di lavoro si ha la teoria del salario di efficienza, per cui le imprese pagano un salario superiore a quello di mercato per procurarsi i lavoratori migliori e per spingerli a una maggiore produttività.

Secondo l'approccio insider-outsider, l'impresa non ha interesse a esporre i propri lavoratori alla concorrenza dei disoccupati al fine di ridurre i salari poiché rischierebbe di danneggiare la produttività. La domanda e l'offerta di lavoro dipendono anche in parte dal livello delle retribuzioni. Nei manuali di economia si rappresenta l'offerta di lavoro con una curva a forma di spirale, perché la relazione tra offerta di lavoro e salario risulta indeterminata a seconda che prevalga l'effetto di sostituzione tra tempo libero e sforzo lavorativo oppure quello di reddito.

In questa stilizzazione, l'aumento delle possibilità di guadagno può spingere il lavoratore a rinunciare a parte del tempo libero oppure incitare un membro della famiglia a entrare nel mercato del lavoro (effetto di sostituzione), ma quando si supera un certo livello di reddito e di possibilità di consumo, il tempo libero per il lavoratore e le scelte extralavorative per alcuni membri della famiglia possono riacquistare maggiore importanza; perciò un ulteriore aumento del salario può ridurre l'impegno di lavoro (effetto di reddito).

Un rapporto di forza asimmetrico

Tra i lavoratori e imprese non vi è una normale relazione di scambio, che presuppone un piano di parità, ma vi è un rapporto di forza strutturalmente asimmetrico:

  • Mentre i lavoratori sono liberi solo formalmente di vendere la propria forza lavoro, gli imprenditori non sono costretti ad acquistare la forza lavoro offerta.
  • Gli acquirenti di forza lavoro possono ridurre la dipendenza dall'offerta aumentando l'uso di impianti "risparmiatori di lavoro", mentre i venditori non possono ridurre la dipendenza dalla domanda aumentando l'efficienza della loro riproduzione.
  • Chi domanda lavoro ha più margini di azione di chi lo offre: per le imprese è più facile spostare un investimento da una località all'altra di quanto non lo sia per i lavoratori emigrare o mutare qualificazione.

Su tale asimmetria strutturale si fonda una relazione sociale di potere degli imprenditori sui lavoratori. L'intervento di un'autorità esterna al mercato (lo stato) ha riequilibrato i rapporti tra le due parti garantendo il diritto alla coalizione sindacale, regolamentando l'impiego della forza lavoro e assicurando sussidi di disoccupazione.

Anche in situazioni di minore asimmetria, tra imprese e lavoratori non vi è una normale relazione di scambio poiché la forza lavoro è una merce molto particolare. Nel mercato del lavoro, la relazione tra le parti non si esaurisce nel momento dello scambio ma prosegue nella fase di uso della forza lavoro nel processo produttivo, dove diventa relazione di forza, cioè di controllo o di conflitto sulle condizioni di erogazione della prestazione lavorativa. Il rapporto di lavoro implica un'organizzazione dove le regole sono quelle politiche, del potere e del conflitto.

L'epoca della forza lavoro anonima, qualificata solo da capacità acquisite di ordine professionale, sembra declinante di fronte al mercato della vita in cui si scambia non solo la capacità lavorativa ma anche l'intera personalità del lavoratore con tutte le sue caratteristiche ascritte.

Agire razionale - il paradigma della micro-razionalità individuale e strumentale

Secondo il modello dell’intenzionalità, gli individui assumono informazioni sui posti di lavoro disponibili e quindi, in base alle proprie preferenze, adottano i comportamenti che massimizzano la propria funzione di utilità (differenza tra benefici e costi).

Chi studia come funziona il mercato del lavoro si trova ad analizzare situazioni e comportamenti di persone che lavorano o cercano un'occupazione facendo ricorso ad ampi archivi di informazioni costruiti attraverso indagini campionarie (surveys). Tali indagini non forniscono informazioni dettagliate. I comportamenti di vasti aggregati, come quelli rilevati nelle surveys, possono essere considerati più razionali di quelli degli individui che li compongono. È possibile che sull’aggregato di individui analizzato operino influenze comuni diverse dalla razionalità. Un esempio è quello del mercato del lavoro artistico che attrae un crescente numero di giovani nonostante offra magre prospettive di lavoro.

Il mercato del lavoro pone problemi che vanno ben oltre quello dell'allocazione della forza lavoro. Sia per Marx sia per Weber il mercato del lavoro è il luogo in cui si formano le classi sociali, tuttavia rappresenta ancora il meccanismo centrale della distribuzione sociale poiché, oltre ai redditi e alle funzioni lavorative, distribuisce anche posizioni sociali.

Il mercato del lavoro è popolato da occupati e disoccupati, mentre si definisce in attivo chi ne è escluso. Questi termini sono etichette attribuite a persone in base ai loro comportamenti per poterli classificare. Ogni classificazione comporta:

  • Definire i concetti
  • Identificare le caratteristiche per collocare un soggetto in una scatola concettuale
  • Costruire gli strumenti per rilevare tali caratteristiche

Chi è occupato

L'occupato è chi svolge un lavoro. Si possono proporre tre criteri per definire il concetto di occupazione:

  • La capacità di dare un reddito alla persona occupata
  • La produzione di beni o servizi utili
  • Il riconoscimento sociale e personale

Questi tre criteri coincidono solo in una moderna economia di mercato nel quale predomina il lavoro salariato e le famiglie sono mere unità di consumo di beni e servizi prodotti da strutture organizzate. Ciò non accade nelle società arretrate, nelle quali sono fenomeni diffusi il lavoro indipendente e la manodopera familiare non retribuita e l'autoconsumo.

Secondo Polanyi, l'evoluzione economica può essere letta come una progressiva espansione dell’economia formale a spese dell’economia sostanziale, cioè del lavoro svolto per il mercato a fine di guadagno monetario. Le forme di occupazione come il lavoro indipendente, precario e occasionale, il lavoro in nero si stanno diffondendo e ciò ha conseguenze sulla definizione del concetto di occupato.

Sono considerate occupate sia le persone con un impiego salariato che hanno un legame formale con il proprio impiego, sia quelle che svolgono un lavoro indipendente per un guadagno proprio o della famiglia. È sufficiente aver lavorato un'ora nel corso della settimana per essere considerati occupati. In Italia nessuno lavora un'ora alla settimana e solo poco più dell'uno per cento lavora meno di 10 ore, che sono tutte donne imprese familiari.

Il fatto di considerare tutti costoro occupati allo stesso modo rischia di oscurare un fenomeno importante: la sottoccupazione di chi sarebbe disponibile a lavorare più intensamente ed è di fatto alla ricerca di un lavoro più impegnativo. Il grado di volontarietà di una partecipazione ridotta al lavoro delinea un'area grigia tra occupazione e disoccupazione.

Chi è in cerca di lavoro

Per definire il concetto di disoccupato si possono identificare alcune dimensioni:

  • Una condizione economica: non avere un'occupazione
  • Un'attività: essere alla ricerca di un'occupazione salariata o cercare di avviare un'attività indipendente predisponendone i mezzi
  • Un'attitudine: essere disponibile ad accettare un lavoro alle condizioni esistenti
  • Una condizione amministrativa: (poco rilevante in Italia) essere registrato negli uffici pubblici per l'impiego e ricevere un'indennità di disoccupazione o altre forme di assistenza

Quando tutte queste dimensioni sono presenti si riconosce lo stato di disoccupazione. Gran parte delle persone in cerca di lavoro sono giovani o donne che vivono in famiglie nelle quali vi sono altri redditi.

Aree grigie e situazioni ambigue

Esiste l'area grigia della sottoccupazione in termini di ridotto orario di lavoro, ma esiste una sottoccupazione definita in termini dinamici. Questo fenomeno è particolarmente importante in Italia perché molti giovani e donne alternano occupazioni temporanee, stagionali e occasionali a periodi di disoccupazione oppure di inattività, volontaria o dovuta alla difficoltà di trovare lavoro fuori stagione.

Esistono anche situazioni ambigue: ci sono figure che si collocano a cavallo di due condizioni:

  • Chi è alla ricerca di un lavoro stabile e a tempo pieno ma che nel frattempo si arrangia con lavori precari e irregolari
  • Situazione dei lavoratori che restano in cassa integrazione a lungo senza alcuna possibilità di rientro in azienda. Sul piano giuridico i cassa integrati sono ancora dipendenti dell'azienda e conservano quei legami formali con l'impiego che li pone tra gli occupati

Per i maschi adulti l'alternativa si pone soltanto tra lo stato di occupato e quello di disoccupato, poiché le aspettative sociali non prevedono l'abbandono del ruolo di lavoratori tranne che per motivi di salute. Questo non succede altrettanto per i giovani, studenti, donne e anziani. La difficoltà sta nel segnare una linea tra inattività e ricerca di lavoro.

Le questioni sono due: l'intensità della ricerca e la disponibilità verso mansioni inferiori alle attese e verso particolari condizioni di lavoro. Cercare un lavoro è un'attività costosa, perciò tra le persone che non hanno un bisogno assoluto di lavorare per motivi di reddito o di ruolo sociale, il comportamento di ricerca può diventare sempre meno intenso fino a cessare. È la figura dello scoraggiato, ovvero di chi è disponibile a lavorare ma non cerca un lavoro perché convinto di non riuscire a trovarlo.

A questa forma di scoraggiamento se ne può aggiungere un'altra che riguarda le donne adulte, alcune delle quali sono in cerca di lavoro in mancanza di servizi sociali e di forme organizzative del lavoro adatti a rendere compatibili gli impegni lavorativi con quelli familiari. Forzatamente inattive sono le persone in carcere. Il comportamento di ricerca può essere attivo ma condizionato dal tipo di lavoro cercato.

Gli esempi sono quelli del giovane istruito che non è disposto a entrare ufficialmente nel mercato del lavoro dequalificato e della donna adulta che cerca soltanto un'attività a tempo parziale.

Rilevazioni statistiche

Lo strumento per raccogliere informazioni su occupati, disoccupati e inattivi è l'indagine sulle forze di lavoro: a un campione rappresentativo di famiglie viene somministrato un questionario. Gli uffici statistici dei paesi dell'Unione Europea (in Italia l’Istat) hanno concordato definizioni e criteri di rilevazione, consentendo all'ufficio statistico europeo (Eurostat) di standardizzare i dati raccolti nelle indagini nazionali.

Gli stati di occupato, disoccupato e inattivo si escludono reciprocamente e sono posti in scala, quindi la condizione di occupato prevale su quella di disoccupato e quella di disoccupato prevale su quella di inattivo. Il campione di famiglie intervistate è tratto dalle anagrafi comunali: sono esclusi gli immigrati stagionali, gli immigrati privi di permesso di soggiorno e anche parte degli immigrati regolari.

Definizioni

La classificazione della popolazione in Italia secondo l'indagine sulle forze di lavoro è la seguente:

  • Occupati: le persone che hanno svolto almeno un'ora di lavoro retribuito nella settimana precedente a quella in cui sono state intervistate.
  • Persone in cerca di occupazione: non occupati con almeno un'azione di ricerca del lavoro negli ultimi 30 giorni e disponibili a lavorare nella settimana successiva.
    • Disoccupati in senso stretto: coloro che, per un qualsiasi motivo, hanno perso un precedente lavoro.
    • In cerca di prima occupazione: coloro che non hanno mai avuto un precedente lavoro.
  • Non forze di lavoro o popolazione non attiva: a loro volta si suddividono in:
    • Popolazione in età non attiva: la soglia inferiore è posta a 15 anni in corrispondenza con l'età minima legale per l'accesso al lavoro, la soglia superiore è posta a 64 anni poiché 65 anni è l'età minima per l'accesso alla pensione.
    • Popolazione non attiva, anche se in età attiva (15-64 anni) come ad esempio studenti, casalinghe, ritirati dal lavoro e inabili.

Un'area grigia tra disoccupazione e inattività

Per uniformarsi agli altri paesi europei, anche l'Italia ha adottato il criterio di non conteggiare tra i disoccupati le persone che non hanno svolto un'azione di ricerca di lavoro negli ultimi 30 giorni. Tuttavia, questa definizione è stata costruita con riferimento ai paesi in cui quasi tutti i senza lavoro percepiscono un'indennità di disoccupazione. Vi è il dubbio che sia altrettanto adeguata a misurare la disoccupazione in Italia, nel quale solo un numero ridotto di senza lavoro ha diritto a un'indennità di disoccupazione senza doversi recare periodicamente presso un centro per l'impiego.

Perciò, dal 2006 sono state individuate anche le persone che non sono immediatamente disponibili a lavorare ma hanno fatto un'azione di ricerca da giorni. Questa fascia grigia in Italia è superiore all'area della disoccupazione, e il fenomeno è particolarmente esteso nel Sud Italia e tra le donne. Se si considerasse anche questa fascia, la posizione dell’Italia peggiorerebbe di molto rispetto agli altri paesi europei.

Censimento della popolazione

Simile all'indagine sulle forze di lavoro è il censimento della popolazione. Nel censimento sono coinvolte tutte le famiglie e non solo un campione, perciò è l'unico strumento per compiere un'analisi dei mercati del lavoro a livello locale, purtroppo è condotto ogni 10 anni. Per quanto riguarda le definizioni della condizione di occupato e disoccupato, nel 1981 si sono presentati divari tra l'indagine sulle forze di lavoro e il censimento. Questi divari si spiegano con l'assenza dell'intervistatore nel censimento, per cui molti occupati precari si sono autocollocati tra i disoccupati e altri tra gli inattivi. I divari sono molto maggiori nel sud Italia e tra i non istruiti, cioè per l'area della cattiva occupazione.

In alcuni paesi europei si misura la disoccupazione sulla base delle persone registrate presso gli uffici pubblici per l'impiego. In Italia ciò non è possibile perché non tutti disoccupati si iscrivono ai centri per l'impiego, mentre tra gli iscritti solo una parte percepisce un'indennità e molti non sono in realtà in cerca di lavoro. Dai dati sugli avviamenti al lavoro si può ricostruire la dinamica delle assunzioni per caratteristiche sia dei posti di lavoro (settore, tempo pieno o parziale, determinato o indeterminato) sia del lavoratore (genere, età, qualifica professionale, cittadinanza).

L'informatizzazione delle comunicazioni che le imprese sono obbligate a fare ai centri per l'impiego quando assumono un lavoratore generalizza la possibilità di costruire archivi in grado di seguire tutta la carriera occupazionale dei lavoratori. Un altro archivio da cui è possibile ricostruire la storia lavorativa degli occupati è quello dell’Inps che riceve dalle imprese il pagamento dei contributi previdenziali.

Rappresentazioni del mercato del lavoro

Occupazione, disoccupazione e popolazione inattiva sono quantità misurate in un dato istante, cui gli intervistati devono riferire la propria posizione. Sono rese stock pubbliche medie mensili, trimestrali e annue. Le variazioni nel tempo di questi stock forniscono solo una rappresentazione statica del mercato del lavoro.

Stock e flussi

Il modo migliore per rappresentare il mercato del lavoro è quello di vederlo come una serie di bacini, ognuno collegato all'altro da canali immissari ed emissari. Gli stock sono collegati tra loro da flussi (le frecce) che vanno in entrambe le direzioni.

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilacon di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lavoro, globalizzazione e trasformazioni sociali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Fellini Ivana.
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