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Insegnare la musica

La musica come educazione

La musica è uno strumento di comunicazione e per poterla insegnare bisogna conoscere il rapporto fra pratica musicale ed esperienza di ascolto. Questo linguaggio promuove un apprendimento definito educazione attiva con fenomeno sonoro che può essere sostenuto dalla multimedialità della disciplina e dalle scienze umane (psicologia, antropologia ecc.). La musica è una componente antropologica universale, nata e cresciuta con l’uomo così come la comunicazione stessa.

È un comportamento dell’essere umano ed è influenzata dalla cultura motivo per cui alcuni popoli la conoscono come "rituale, cerimonia, danza" ecc. Prima si pensava ad una musica eurocentrica, ovvero i paesi europei credevano che la propria musica fosse migliore e che dovesse essere imposta ad altri paesi. Una forma di espressione usata è il SUONO non surrogabile con altri simboli. L’essere umano musicalmente ha tanti strumenti oltre la voce o il ritmo cardiaco che ispira termini come "battiti" e "pulsioni". La voce poi ha diverse tonalità chiamate "ventaglio" vasto di sfumature.

Ognuno di noi è avvolto dalla sonorità e scegliamo cosa ascoltare. La musica può diventare un mezzo per educare e descrive l’esperienza musicale di ogni cultura (testi, pratiche, contenuti socioculturali) quindi ha una potenzialità educativa. Le canzoni sono brani musicali ovvero una classificazione per identificarne la tipologia. Più brani musicali creano un repertorio musicale che può essere ascoltato e riconosciuto attraverso un ascolto analitico che aiuta a identificare la natura della musica.

Le canzoncine studiate per i bambini piccoli hanno sempre una forma semplice e ripetitiva su cui si crea un testo con diverse parole o cambiandone i significati come "nella vecchia fattoria". La musica serve a smuovere l’animo delle persone ed i loro sentimenti, può prendere forma attraverso l’unione di strofe, ritmo (percezione melodica) ecc.

La comunicazione musicale è diversa dal linguaggio verbale. Jean Jacques Rousseau ipotizzò che la musica sia un predecessore del linguaggio verbale, teoria confermata dalle neuroscienze che hanno distinto delle aree del cervello dedicate alla musica. Dewey credeva che l’esperienza artistica potesse essere una relazione sociale. Si può dire che l’uomo vive DI e PER la musica perché l’ascoltiamo e la produciamo ogni giorno, anche in modo inconsapevole dato che è un mezzo di espressione.

Il linguista Roman Jakobson identifica gli "atti comunicativi" del linguaggio anche nella musica riconoscendola come una "comunicazione" nel 1966. Gli atti comunicativi condivisi sono:

  • Mittente: creatore del messaggio
  • Destinatario: a chi è rivolto
  • Messaggio: il contenuto
  • Canale: il mezzo con cui si trasmette
  • Codice: la forma e le regole con cui si costruisce il contenuto
  • Contesto: dove e quando avviene la comunicazione

Lo studioso musicologo Jean-Jacques Nattiez sottolinea che gli atti comunicativi in musica possono essere letti in maniera differente aggiungendo il messaggio musicale che si divide in tre definizioni rispetto al verbale:

  • Poietico: oggetto sonoro percepito dall’esecutore
  • Estesico: evento percepito dall’ascoltatore
  • Neutro: partitura da analizzare

L’atto comunicativo della musica ha meccanismi differenti dal linguaggio. La comunicazione verbale si può definire "denotativo", infatti la parola si divide in due parti:

  • Significato: una parte fissa (convenzione sociale) che identifica il soggetto
  • Significante: una parte concettuale (le nostre conoscenze) ciò a cui ci riferiamo

Il linguaggio musicale invece è "connotativo" ovvero il significato ed il significante non esistono concretamente e rappresenta sé stesso. L’ascoltatore le dà un significato interpretativo individuale che dipende dal vissuto esperienziale, culturale, sociale, familiare e dalle conoscenze personali. Negli ultimi tempi è stato un argomento di discussione in quanto ogni musica nasce per trasmettere un qualcosa. Infatti, il compositore nella stesura del brano musicale vuole trasmettere un suo concetto o emozione e quindi ha una finalità più complessa, come ad esempio la Primavera di Vivaldi.

Atto comunicativo nella musica

I significati delle canzoni possono essere appresi e percepiti con "l’ascolto musicale" ovvero una partecipazione attiva nell’ascoltare specialmente quando è attratto dalla melodia udita ed il coinvolgimento viene espresso con voce e corpo. In questo caso nel connotativo gli atti diventano:

  • Mittente: il compositore
  • Destinatario: l’ascoltatore
  • Canale: la voce o gli strumenti
  • Codice: la musica occidentale è scritta con il sistema temperato equabile. Il codice musicale è molto più complesso di quello verbale, in quanto non è formato da un unico individuo ma è soggetto alla partecipazione di diverse entità. Per cui è suddiviso in: ascoltatore, compositore ed esecutore. Ognuno di loro ha diverse esperienze, conoscenze, formazione, interpretazione che può influenzarne l’ascolto, diventando diverso in base a chi esegue il brano.
  • Contesto: dove e quando avviene la comunicazione

Il sistema temperato equabile è un sistema convenzionale ugualizzato con 12 suoni europei, una semplificazione del sistema precedente. Lo psicologo Michael Imberty mette in luce la relazione vissuta tra corpo, mente e cuore con la musica; esperienza fatta da gusti, vissuto e pratiche mentre la ascoltiamo e produciamo. Afferma che vi sono tre assi a specifica:

  • Cinetico: movimenti prodotti nella musica (come la danza) con origine istintiva e spontanea
  • Iconico: è l’aspetto che noi diamo a tale musica, che associamo ad un ricordo o ad una immagine che può essere soggettivamente positiva o negativa. Oppure può essere associata ad un simbolo dell’aspetto antropologico di una civiltà.
  • Stati di integrazione/disintegrazione dell’io: le emozioni e sensazioni che nascono in ogni persona durante il coinvolgimento uditivo

Si può dire che la musica abbia tanti significati quante le chiave di lettura usate. Nel linguaggio denotativo se non si conosce il codice né il mittente né il destinatario comprenderanno il messaggio di entrambi. Nella musica invece anche se non si conosce il codice può essere interpretata senza comprendere il contenuto ma si può invece percepire la melodia. La musica diventa un "simbolo" che ha una parte naturale (intuitiva) ed una culturale. Per questa motivazione la musica può essere facilmente rifunzionalizzata ovvero adattata in contesti diversi trasmettendo messaggi differenti capovolgendo i significati gestuali o verbali come nei film, pubblicità, cinema ecc. Perde la sua funzione originale e ne assume un’altra, come ad esempio le colonne sonore dei film che adattandosi ai contesti ed alle scene assumono significati: drammatici, ironici o comici nonostante il brano sia invariato (Cavalcata delle Walkirie).

L’influenza culturale e musicale è reciproca, molte sinfonie del passato che avevano nella loro epoca una critica, una lettura, un significato ai nostri giorni sono state riadattate nel nostro contesto storico (rifunzionalizzazione) come ad esempio la Sinfonia n.9 di Beethoven che diventa una suoneria del cellulare, oppure al limitato apprezzamento di alcune opere di Bach o Verdi che si trasformano in successi odierni. C’è una limitazione di passaggio fra il messaggio del compositore, dell’esecutore e ciò che la società può percepire. Chi ascolta musica ha dei meccanismi percettivi universali descrivibili con la psicologia gestaltica. La familiarità con la musica dipende anche dalle abitudini di ascolto che permettono di riconoscere ciò che si sente, ogni cultura ha la sua grammatica musicale che la contraddistingue dalle altre.

La grammatica musicale è definita "quasi universale" perché essa a livello cognitivo è composta da esperienza musicale (corpo, voce, intonazione, intervalli) e quelle culturali (metro e scala). Le ricerche degli universali hanno trovato un’analogia tra espressione musicale ed espressione facciale che si struttura a livello cross-culturale. Ciò deriva dall’intonazione prosodica come il baby talk (simile al canto), un parlato enfatizzato e modulato su emozioni che stimolano il bambino mentre ascolta la mamma, comincia a familiarizzare con le emozioni già nel feto. Una canzone solitamente ha strofa e ritornello. Nel canto la differenza fra voce parlata e voce canora è molto sottile (il RAP è una parola cantata) Oppure anche la lallazione è una prima forma di parola cantata.

Piaget dice che il gioco è una forma di adattamento e conoscenza del mondo e la musica si può tradurre come gioco che non si fa per caso, servono giochi sensomotori, simbolici e regolativi. L’ascolto musicale coinvolge sia la corteccia sia il sistema limbico, coinvolge e sviluppa il nostro sistema nervoso a livello emotivo, psicomotorio, cognitivo, affettivo e socializzante. Inoltre sviluppa saperi trasversali in quanto attraverso l’emotività rende gradevole l’apprendimento multisensoriale (stupore, fantasia, poesia).

Nel campo della educazione creare un ambiente accattivante e stimolante può migliorare la fase apprendimento/insegnamento, la musica in questo caso affiancata anche alla lettura è una metodologia efficace, soprattutto con un progetto a sfondo integratore. Il bambino deve essere accompagnato alle sue INVENTURE, utilizzando la dimensione psicomotoria, affettiva e cognitiva unite dal filo del piacere e del gioco. Monique Frapat ha inventato il progetto didattico di avventura sonora, la musica e l’arte devono trasmettere un messaggio e avere uno scopo, ovvero tale inventura (avventura + invenzione).

L’insegnante deve essere capace di porre obiettivi perseguibili, avere una buona educazione all’orecchio musicale e la capacità di comunicare con il linguaggio musicale e non musicale. La musica può aiutare a conoscere noi stessi, gli altri ed a capire meglio la nostra identità, avere consapevolezza sui nostri gusti e aiuta a proiettare le nostre emozioni su ciò che si ascolta.

La musica è un sottofondo della nostra vita, siamo circondati da eventi sonori che a volte possono diventare "inquinamento acustico" o può essere anche un legame sociale come ad esempio nella fase dell’adolescenza; Per questo motivo si trasforma in un’occasione di ricerca e indagine psicologica. La disciplina musicale può essere applicata anche in contesti di disagio come: svantaggi comunicativi, problemi psicomotori, difficoltà dell’apprendimento, disturbi del comportamento, problemi relazionali e cognitivi.

Esperienza e educazione musicale infantile

Nella percezione neonatale, gli input sonori sono significativi nello sviluppo iniziale dei bambini.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/07 Musicologia e storia della musica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher muffinnutelloso di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti e metodi musicali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale o del prof Bocchino Gianluca.
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