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Dialogare

Di Francesca De Vietro 2022/2023

Introduzione

Il libro scritto da Amelia Broccoli segue la forma dialogica del logos e della paideia. L’essere umano dà forma ai suoi pensieri con la parola esprimendo il mondo e dà vita alla soggettività. Secondo Martin Buber nel dialogo c’è una relazione IO-TU e l’uomo è tale grazie alla capacità di parola posseduta che ci rende umani e ci distingue dall’animale.

Logos

Logos significa parola o pensiero. Discorso, pensiero, linguaggio, ragione. Qualcosa che lega la realtà. La storia del linguaggio fa parte della storia umana, il dialogo è una comunicazione che appartiene a tutti e a nessuno. Il cuore semantico del Dialogo è il Logos, un'entità sempre dinamica dove l’uomo agisce. La civiltà occidentale è radicata nel concetto di logos (eredità ellenistica ed ebraica) abituati a ciò che la parola è, ma come ben sappiamo il logos può essere anche un linguaggio non verbale come il Silenzio, inserito nella “cosa viva” più radicata nella cultura orientale. Eraclito fa un paragone dell’anima con il logos affermando che esse sono senza confini, il dialogo è una relazione comunicativa insopprimibile e complessa. Il DIA-LOGOS è un vero abisso strutturale pieno di vuoti. Con il preverbo DIA il significato etimologico diventa problematico, è poco chiaro nel suo significato creando delle confusioni: DIA-LOGOS: logos in mezzo, divisione, separazione.

Un esempio di potere della parola risiede nella dittatura dove la violenza è muta e disumana, non si ha libertà di parola perché questa ne impedirebbe il controllo, in quanto l’essere umano è dialogico. Il DIA-LOGOS parte sempre dal presupposto che vi è una relazione con un’altra persona. La problematica che nasce da queste interpretazioni è l’ossimoro con il termine LEGEIN ovvero “mettere insieme, unire dividendo, legare separando” che contraddice lo stesso termine DIA, un dire in mezzo ai parlanti senza essere di nessuno. La comunicazione dialogica è sempre una contraddizione che può dare e togliere, un atto che richiede impegno e responsabilità. Per gli antichi la parola è definita “farmakon” ovvero può essere medicina o veleno in base al suo utilizzo. Può essere un rinforzo o un’offesa, un aiuto o una distruzione, una cosiddetta lama a doppio taglio.

Il dialogare ha una prospettiva paideutica, con metodologia storico-ermeneutica in quanto appartiene alla famiglia dell’antropologia filosofica, che lo studia come spinta allo sviluppo dell’umanità. Il dialogare ha una sua storia personale che però cresce con l’uomo. Può essere utilizzato come terapia ma spesso e volentieri a causa della natura del DIA il dialogo diventa il problema stesso, nel dialogo avvengono delle tematiche conflittuali che ostacolano lo stesso dialogo. Benvenisti dice che il linguaggio non è uno strumento ma è parte dell’uomo e lo accompagna nella SUA storia.

Il libro è suddiviso in capitoli che hanno un parallelismo con la struttura stessa del dialogo affrontando una indagine storica ed ermeneutica che parte dall’antichità fino alla contemporaneità con “rapide pennellate” ovvero toccando le parti salienti storiche che fanno da fil rouge. In questo caso il dialogo vede il DIA come problema e non soluzione al problema.

  • 1 cap. Quaestio: Ascolto della parola divina, dialogo verticale ed unidirezionale, ciò che avveniva con la religione o per i greci con la Pizia, uno schema gerarchico privo di libertà.
  • 2 cap. Disputatio: Il dialogo Socratico che considera tutti alla pari e sullo stesso asse, un dialogo orizzontale. Nasce la paideia platonica con una circolarità dialogica, il logos esce dalle istituzioni e diventa parola libera.
  • 3 cap. Determinatio: Il periodo che va dal medioevo al tardo rinascimento (modernità) si passa al dialogo scientifico e civile.
  • 4 cap. Reportatio: Il periodo contemporaneo dove esiste la relazione IO – TU.

Il dialogo

L’uomo è un soggetto dialogico sempre in relazione (Paul Coucart). Il dialogo costituisce la nascita della soggettività. Maria Broccoli apre il libro “dialogare” con una frase di Italo Calvino su cui sviluppa una riflessione a riguardo: siamo una società logocentrica ovvero la parola è al centro di tutto ma è allo stesso tempo un paradigma in quanto il valore della parola attualmente non ha più contenuti a predominare nei rapporti umani, che costituiscono una “comunicazione autentica” (Luigi Pati). Se non vi è una comunicazione autentica, ovvero il logos senza contenuto, non presenta un tessuto valoriale e diventa un progetto di vita senza prospettive e significati.

L’azione educativa di per sé è un incontro dialogico dove si trasmette un’etica, morale, conoscenza e non tutto è dialogo. Il dialogo è un insieme di tecniche persuasive che rimandano alla concezione sofistica. Esiste un modello lineare tra mittente e ricevente. In seguito, il dialogo è stato esteso in 5 assiomi con la teoria moderna della comunicazione, dove non esiste più la trasmissione di contenuto passivo ma esiste una relazione sottesa negli assiomi:

  • È impossibile non comunicare: l’uomo è dialogico e anche il silenzio è una comunicazione, è portatore di significati e conoscenze, per cui siamo perennemente in comunicazione.
  • Rapporto di contenuto e relazione: esistono diverse modalità di comunicazione in base alle relazioni instaurate con il prossimo, il dialogo con un genitore (informale) è differente da quello con un datore di lavoro (formale), ad esempio possiamo nominare il rapporto relazionale “one up- one down” fra genitore e figlio, quindi NON PARITETICO. La relazione è fondamentale perché può cambiare il tipo di comunicazione.
  • La connessione ha la punteggiatura della sequenza di comunicazione: la punteggiatura è un punto di vista adottato nella comunicazione che si basa sulla posizione assunta al riguardo. Sia Skinner che il suo topo credono di aver addestrato l’altro durante l’esperimento, hanno due punti di vista e posizioni diverse. Questo ci fa capire che non è scontato che tutti la pensino allo stesso modo.
  • La capacità di comunicare analogicamente e numericamente: Esiste ad esempio la sfera verbale e non verbale che può non coincidere nel momento in cui si comunica qualcosa, come ad esempio dire qualcosa che non coincide con ciò che si mostra, una contraddizione, dovuta sempre ad una non efficace educazione.
  • Scambi comunicativi: possono essere simmetrici o complementari. La simmetrica è paritaria, mentre la complementare è la cosiddetta “one-up & one-down”. “La comunicazione è meno frequente della felicità” citazione riferita alle barriere comunicative e fisiologiche, che disturbano la comunicazione. Anche la postura (atteggiamento giusto) fonda una buona comunicazione. La comunicazione per essere circolare deve presentare ascolto, comprensione, e scambio di ruolo.

Patologie comunicative

Le caratteristiche personali possono essere delle barriere nella comunicazione. Le patologie o malattie della comunicazione sono:

  • Teoria del doppio legame: educatore/docente mettono delle regole che non vengono rispettate da loro stessi, una condotta che mette in discussione la loro stessa autorità e figura creando “incertezza”. Il dialogo e l’atteggiamento si scontrano creando una contraddizione.
  • Effetto Alone: un’idea costruita su uno studente che influenza a seguito i giudizi, quindi un pregiudizio basato su antipatia e simpatia ad esempio.
  • Effetto Pigmalione: il docente crea un’immagine ipotetica dell’alunno che si autoavvera secondo le sue aspettative, l’alunno si adegua ad esse.

Trasformazione del dialogo nel tempo

  • Parola magico-religiosa →
  • Parola poetica Quaestio
  • Parola dialogo (democrazia) →
  • Parola diventa educativa con Socrate Disputatio
  • Dialogo/dialettica scolare medievale →
  • Dialogo come strumento di formazione Determinatio
  • Etico e morale, politico, scientifico. →
  • Dialogo contemporaneo e riconoscimento Reportatio (responsabilità) Quaestio

Una frase di Italo Calvino dà la possibilità di riflettere su ciò che è diventata la parola oggi, che secondo lui, a causa di una malattia “come la peste” che si è dilagata fra le persone: la parola si sia svuotata. Questo implica che se la parola non ha più significato in conseguenza nemmeno la vita delle persone può averne. Il successo dello scambio dialogico dipende anche dall’abilità padroneggiata dagli interlocutori per semplificarne lo scambio. Anche provando ad eliminare ogni problematica dal dialogo, non si elimina il rischio del problema insito nel dialogo. Con Aristotele è stato aggiunto il concetto etico che lo rende un dialogo autentico, ma questo presuppone il rispetto reciproco ed il riconoscimento dell’altro.

Emile Benvenisti afferma che l’uomo non può essere separato dal linguaggio che è connaturale all’essere umano e lo definisce, nascono e si sviluppano assieme. L’emittente è l’IO e senza un TU non ci si può identificare perché lo scambio comunicativo afferma la nostra identità. Il dialogo rende possibile un movimento dialettico, non esiste dialogo senza opposizione di due interlocutori. Il rapporto è di natura complementare e presuppone una simmetria etica sempre presente (etico-assiologico) ove l’emittente deve avere la consapevolezza che il destinatario può essere a sua volta un mittente. La comunicazione a prescindere dalle problematiche del DIA, presenta comunque diverse difficoltà e barriere. Per Benvenisti nel DIA-LOGOS il DIA è INFRA in questa relazione.

Il dialogo viene indagato come fatto concreto da Ferdinand de Saussure, ovvero il maestro di Benvenisti, che ha chiaramente distinto la “langue e la parole” che fonda il concetto di evoluzione dialogica connessa all’evoluzione dell’uomo.

  • Parole: l’atto concreto di pronunciare il termine (tratti dialettali) indica l’identificazione di qualcosa di concreto.
  • Langue: è il fatto astratto che si basa sulla derivazione del termine stesso, è l’uso quotidiano di uno scambio di parole.

Molti credono che il LOGOS nasca con la filosofia Socratica ma la prof. Broccoli afferma che anche prima nel mondo arcaico sono presenti delle prime forme di logos. Le parole plasmano l’essere e rimangono impresse nell’animo. Una delle prime forme di dialogo conosciute è il DIALOGOS Socratico dove per la prima volta avvenne un confronto aperto reciproco tra gli interlocutori, da qui comincia una lenta e graduale trasformazione del dialogo da un logos divino ad una parola dialogica. Inizialmente il logos greco era permeato da una forte tradizione e religiosità che presenta un’ambivalenza ed un contrasto ben spiegato dal filosofo tedesco Nietzsche nell’opera “L’APOLLINEO DIONISIACO” dove gli dèi sono presentati come due opposti e ne accentua la distanza: Apollo (ordine/pacatezza) e Dionisio (disordine/ebbrezza). Secondo Nietzsche non hanno possibilità di conciliazione, lo spirito Apollineo Dionisiaco mette in atto una tragedia Attica (greca) con una frattura detta antitetica (opposta). Due volti della natura umana inconciliabili, archetipo conflittuale irrisolvibile.

Secondo gli studi di Giorgio Colli, Apollo presenta un’ambivalenza nella sua natura che non è solo ordine, nello stesso nome la radice di provenienza Apollumi significa distruggere (nella Iliade diventa un seminatore di discordia) e l’invasamento della pizia è una vicinanza al culto Dionisiaco. Un’altra ambiguità palesata in Apollo è la sua natura di “dio della comunicazione” che rende indecifrabile la sua parola. Dentro l’apollineo c’è il Dionisiaco, una contraddizione che fa parte della natura dell’essere umano così come nel logos. Apollo nasconde la sua figura violenta come lo stesso logos (Farmakon).

Nell’antichità il logos è trasmetto con “la parola divina” attraverso l’oracolo, colui che manifestava il volere degli dèi sul futuro e ciò che deve fare l’uomo, così come l’oracolo che manifesta l’ambiguità e la malvagità divina nel logos greco. Una comunicazione unidirezionale, verticale, ed ambigua (poco chiara all’uomo), un comando dove il dio non vuole farsi capire dall’uomo usando parole enigmatiche. Questi contrasti ed opposizioni del logos sono ben raccontati nelle tragedie greche dove si rappresenta l’ambivalente natura umana a quella del logos e del dio.

Un esempio di archetipo conflittuale è il mito Tebano della sfinge dove l’essere mostruoso rappresenta il gioco mortale del dio che sfida l’uomo. Si mette in luce questo logos violento che mette in contrapposizione i due interlocutori con la sconfitta inevitabile di uno dei due. Se l’uomo non riesce a interpretare l’indovinello della Sfinge (parola divina ambigua) esso viene divorato ed è la sorte di chiunque, mentre quando l’unico uomo riesce ad interpretare l’enigma (Edipo) la sfinge si suicida. In entrambi i casi uno dei due muore e non è presente una benevolenza divina per l’uomo, Edipo il quale risolve l’enigma è la dimostrazione che l’uomo può salvarsi solo con il suo ingegno. Sotto l’autorità del dio non esiste la replica dell’uomo, nel mito c’è una continua lotta che non crea il dialogo costruttivo ma uno distruttivo (asimmetrico) questo logos divino presenta contraddizione e agonismo. Le parole diventano armi di offesa/difesa e la violenza insita in esse è ineliminabile anche se ha valenze di civiltà, come disse Volli “la parola non è mai i...”.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher muffinnutelloso di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia dell'educazione e per l'infanzia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale o del prof Spina Claudia.
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