Elementi di Estetica
PREFAZIONE
Il titolo Elementi di Estetica sta ad indicare due scelte essenziali: elementare e nozionale.
Gli elementi rinviano a conoscenze di base, elementari, che valgono per il loro potenziale
costruttivo (concreto).
I sei elementi non costituiscono un’estetica elementare nel senso banale, essi intendono
fornire elementi chiave per la comprensione della disciplina e delle sue sfide.
Sono elementi che rinviano a nozioni, e non ad una storia.
1
L’ESTETICA
E’ una disciplina al contempo relativamente recente e antica, poiché la sua nascita
corrisponde alla nascita della filosofia occidentale (già nel ‘400 si interrogavano sul bello);
mentre la sua denominazione e quindi autonomia risale all’Estetica di Baumgarten (1750).
Inoltre la sua istituzione è ancor più recente, difatti la prima cattedra di Estetica risale
soltanto al 1921 in Francia.
1 IL SIGNIFICATO DI UN TERMINE
L’Estetica in questione appartiene alla riflessione filosofica, e di questo termine possiamo
definire tre diversi sensi: scienza del sensibile, teoria del bello, filosofia dell’arte.
Scienza del sensibile
La parola Estetica deriva dalla parola greca ESTESIS (sensibile, sensazione), ma più
precisamente dall'aggettivo ESTETICOS (ciò che può essere percepito dai sensi).
La definizione di Estetica come scienza del sensibile però è troppo vaga… poiché può
diramarsi anche come teoria del bello e filosofia dell’arte.
Baumgarten individua un punto di incontro tra la definizione di scienza del sensibile e teoria
del bello, essendo che egli definisce la perfezione sensitiva dell’ apprensione dell’oggetto
come il bello.
Per quanto riguarda la filosofia dell’arte, egli sostiene che l’Estetica può essere definita
anche come teoria delle arti liberali.
Di conseguenza, col passare degli anni e dipendentemente dai pareri dei pensatori,
l’Estetica va specializzandosi.
Teoria del bello
Se parliamo di teoria del bello ci riferiamo in particolar modo al filosofo Kant, il quale non si
occupa di arte in generale.
Egli si interroga sulla facoltà di giudizio del bello, che può essere sia naturale che artistico.
Si tratta di un giudizio chiaramente soggettivo, infatti nella sua opera Critica egli compie una
rivoluzione Copernicana, spostando l’accento filosofico dall’oggetto al soggetto. Il soggetto è
colui che compie un giudizio soggettivo, che in Kant tende e pretende verso l’universalità.
Per cogliere a pieno la nozione di bello, è importante distinguerla da altre nozioni ad essa
vicine.
Il piacevole è ciò che diletta qualcuno nell’interesse dei sensi, e può definirsi come
inclinazione. Il buono invece è ciò che stimiamo o approviamo.
Il bello invece è ciò che piace sicuramente, liberamente e senza interesse. Non vi è né
interesse dei sensi o della ragione che forzano all’approvazione di qualcosa che definiamo
come bello. Difatti è un giudizio che appartiene all’ordine di favore, il solo che conduce alla
soddisfazione completamente libera e disinteressata.
Filosofia dell’arte
In questo caso ci riferiamo al filosofo Hegel, il quale ci propone due diverse tesi: la prima è
che con esso l’Estetica si riduce ad essere filosofia dell’arte, la seconda è che il bello
artistico è più autentico rispetto a quello naturale, poiché solo esso contiene libertà e
spiritualità.
La maggior parte dei filosofi analitici hanno preferito distinguere l’Estetica dalla definizione di
filosofia dell’arte, poiché l’Estetica deve sempre essere connessa ad un’esperienza sensibile
(come quella del bello).
2 CIO’ CHE NON E’
Per comprendere ciò che l’Estetica è, Sauvanet ci propone una definizione per esclusione.
L’estetica non è l’arte
La riflessione non è la creazione, e a questo proposito viene citato Hegel.
Egli sostiene che l’origine dell’ impulso che appartiene all’uomo nel creare arte deriva dal
fatto che egli è coscienza pensante. L’uomo è colui che è in grado di intuirsi, nella teoria, di
pensare a sé. In questo momento egli è in se.
Successivamente, e questo è il carattere che distingue l’uomo dalla natura, nella pratica
l’uomo diventa per sé. Egli crea qualcosa in cui è in grado di auto riconoscersi.
Grazie alla creazione l’uomo assume la consapevolezza del suo mondo sia interiore che
esteriore.
Un altro elemento importante nella filosofia Hegeliana è il concetto di linguaggio. Il
linguaggio ci permette di passare dall’arte all’estetica, le quali utilizzano mezzi e segni
differenti (es. musica). La sola poesia è l’arte che rimane sullo stesso piano di linguaggio e
segno dell’estetica, per questo motivo per molto tempo è stata elevata al di sopra delle altre
arti.
La regola che l’esteta non sia un artista presenta delle eccezioni, come Nietzsche ad
esempio.
Però all’interno dell’individuo in cui estetica e arte si incontrano, essere rimangono sempre
su due diversi piani mentali e fisici.
L’estetica non è la storia dell’arte
La storia dell’arte si occupa di un preciso momento, mentre l’estetica si interroga su alcune
questioni, preferendo l’intelligibile dal fattuale.
Inoltre la differenza è che all’interno della storia vi è evoluzione e progresso, attenzione
quindi a non confondere progresso tecnologico da quello artistico, perché quello artistico
non esiste.
Sauvanet sostiene che in arte per fare meglio bisogna fare altrimenti.
L’eccezione a questa regola è la figura di Hegel, il quale ha creato una propria storia
dell’arte. È una storia che però appartiene al suo preciso sistema filosofico, di conseguenza
la sua finalità è quella di essere superata. Ricordiamo che la triade arte-religione-filosofia
deriva dalla triade logica-natura-spirito.
L’estetica non è la critica d’arte
La critica d’arte permette di conseguire un giudizio di valore, questo grazie ai primi Salons
(‘700) nei quali si permise di esprimere in diretta il proprio giudizio inerente alle opere.
L’estetica al contrario non esprime giudizi di valore, anzi si chiede se l’arte è possibile
definirla come un valore e come mai preferiamo certe opere rispetto ad altre.
L’eccezione alla regola è Greenberg (critico ed estetologo), il quale ha difeso a spada tratta
le opere dell’arte d’avanguardia del secondo dopoguerra, in particolare la figura e la
produzione di Pollock. Le sue riflessioni critiche avevano base profondamente estetica.
3 CIÒ CHE E’
L'esperienza estetica
Sentimento che nasce nella percezione dei sensi, il quale fornisce un’esperienza unica e
ricca. L’origine viene da un rapporto di un soggetto con un oggetto che reputa bello. Bello
inteso non come canonico e classico, ma come un qualcosa che ci commuove senza
saperne il perchè. Il compito dell’estetologo è quello di interrogarsi su che cosa succede
quando definiamo qualcosa come bello. L’esperienza estetica rinvia al bello e viceversa.
La distanza estetica
Segue dopo l’esperienza estetica, e ci permette di comprenderla al meglio, di inquadrarla in
un contesto. La distanza ci permette di arricchire l’esperienza stessa, grazie ad altri
riferimenti che permettono all’opera di acquisire tutto il suo senso. Il sentire richiama il
sapere, e in questo caso è una pratica che si avvicina molto alla filosofia. Sia l’arte che la
filosofia sono inutili, si allontanano dall’azione utilitaristica, ma con esse è indubbio che si
vive meglio.
L’interrogazione estetica
L’esperienza estetica e la distanza (messa in prospettiva) devono essere accompagnate in
estetica da una problematica. Prendiamo come esempio un’artista come Picasso, verrebbe
da chiedersi come mai l’arte del primo ‘900 si rifaccia ad una figurazione molto più antica. In
questo modo l’estetica avvicina il sensibile dall’ intelligibile.
Che cosa accade quando ci si domanda che cos’è l’arte? Spesso si risponde che essa sia
un modo per esprimere se stessi, ma questa è una risposta incompleta.
Abbiamo moltissimi esempi di arte (bizantina, islamica) nei quali l’arte è tutto il contrario di
espressione dell’individuo, anzi grazie ad essa viene espresso ciò che è il mondo, il divino o
il sacro. 2
L’IMITAZIONE
La questione dell’ imitazione è una delle più centrali e trattate dall’estetica. La parola deriva
dalla parola greca mimesis, ovvero tentativo di rappresentare l’apparenza di un qualcosa
mediante dei mezzi specifici (mezzi tecnici).
Nel ‘700 venivano definite come arte imitative:
arti plastiche (pittura-scultura);
poesia e letteratura, anche se ad un grado inferiore esse cercano di rappresentare una
scena reale/fantastica mediante il linguaggio;
musica, ad un grado ancora più inferiore ed intesa in un senso ancor più ristretto. Prendiamo
come esempio la musica concreta che utilizza i suoni del reale, oppure la musica islamica o
araba nella quale il ritmo corrisponde ad un sentimento specifico.
La musica tendenzialmente però è un’arte completamente autonoma rispetto al reale, non lo
imita direttamente e sicuramente questo non è il suo obiettivo.
1 LA NASCITA DELLA MIMESIS
La questione sulla mimesis nasce in Greca nel ‘300/‘400 a.C. , periodo in cui Platone
condanna e critica l’arte del suo tempo (imitativa).
La teoria platonica dell’imitazione
Platone e l’arte del suo tempo
Platone è contemporaneo all’arte Greca definita come classica, successiva a quella
geometrica e arcaica. L’arte greca classica è la prima arte che ha iniziato a dare rilievo e
prospettiva alle forme rappresentate. Lo fece mediante l’utilizzo di alcuni mezzi tecnici
particolari, come le luci e le ombre, oppure mediante la tecnica dello scorcio.
Questo è un codice definito come skiagraphia (traccia dell’ombra). Così l’arte figurativa
come la conosciamo oggi deriva dalla mimesi, ovvero dal presupposto di una visione di arte
come illusione.
La mimesis secondo Platone
Abbiamo appreso che la mimesis consiste nella riproduzione della natura il più fedelmente
possibile. Nel sistema filosofico platonico però, la natura stessa (mondo sensibile) è già
copia di un altro mondo, il cosiddetto mondo delle idee - mondo intelligibile. Questo mondo
funge da modello, a cui aspira il nostro.
Sauvanet ci propone un estratto del libro decimo della Repubblica di Platone, nel quale
assistiamo ad un dialogo fra Socrate ed il suo interlocutore. Socrate cerca di condurlo verso
la definizione della mimesis, ed una volta constatato che il mondo sensibile sia copia di
quello intelligibile, si domandano che cosa accade nel momento in cui l’artista cerca di
imitare il mondo sensibile.
Entra in gioco la concezione di un nuovo mondo, appartenente ad un terzo livello ontologico,
ancora più inferiore rispetto a quello sensibile. Parliamo del mondo della mimesis o mondo
delle ombre, il quale non sarebbe in grado di raggiungere la pura forma dell’Idea.
Un altro limite che l’arte possiede è quello che essa non è in grado di rappresentare un
oggetto a 360 gradi, esso viene sempre rappresentato secondo un unico punto di vista e
prospettiva. Altro limite, è quello dell’arte di produrre un'illusione nel momento in cui
percepiamo un oggetto lontano come piccolo.
Di conseguenza la funzione dell’arte è quella di un idolo che gioca per illuderci e per
ingannarci. L’arte non solo è inutile, ma addirittura nociva.
Qualche difficoltà di interpretazione
Platone non condanna il sensibile in sé, ma la doxa secondo cui esista soltanto esso. Egli
condanna e critica l’arte della mimesis poiché conduce gli uomini all’inganno, ma allo stesso
tempo è il primo filosofo a parlare di arte.
La teoria Aristotelica della rappresentazione
Aristotele allievo e critico di Platone
Aristotele viene descritto come “spirito enciclopedico”, ovvero come un individuo curioso ed
erudito in diversi ambiti e discipline, tra cui l’estetica. L’arte nella sua filosofia viene
denominata come poietica, ovvero creazione e produzione. Se concepita in questo modo,
essa non ha nulla di diverso rispetto alle altre produzioni che l’uomo compie. Non si tratta di
criticare ma di comprenderla ed analizzare.
Aristotele analizza tutte le forme di produzione dell’uomo sotto quattro cause forma-materia:
causa materiale, causa motrice, causa formale e causa finale.
Aristotele non crede che esista un mondo intelligibile, di conseguenza non concepisce l’arte
imitativa come finale a produrre illusione. Essa funge da prolungamento della natura, ed è
anche ciò che ci aiuta meglio a comprenderla.
L’origine della pittura sorge con la mimesis, ed essa coincide con il soddisfacimento di un
bisogno naturale.
La mimesis secondo Aristotele
La mimesis esalta l’arte stessa, non la sminuisce nel sistema aristotelico, perché ci viene
presentata sotto tre aspetti che la valorizzano:
-mimesis come soddisfacimento di un bisogno naturale: l’arte è pur sempre una produzione
artificiale, ma nella natura l’arte si inscrive, poiché diviene anche un suo prolungamento;
-mimesis come strumento di conoscenza: grazie all’arte l’uomo è in grado di conoscere
meglio la natura, di umanizzarsi e di rendere più naturale la natura stessa, di proporci una
visione ideale di essa;
-mimesis come strumento di conoscenza del lavoro del pittore;
Nell’ottica aristotelica l’arte viene esaltata da una filosofia della natura e diviene a che un
qualcosa di utile.
2 CRITICHE ALLA MIMESIS
E’ necessario distinguere due tipi di critiche: quella artistica e quella filosofica.
Entrambe convergono nella sfida di superare l’ostacolo della mimesis per raggiungere una
forma di libertà. Il loro obiettivo però non è comune. Prendiamo come esempio il filosofo
Hegel e il pittore Kandinsky.
La critica che Hegel compie all’arte della mimesis è quella di non dare all’arte obiettivi nobili,
come espressione di spiritualità. Kandinsky invece critica il fatto che essa ha sempre agito
come una costrizione quasi insuperabile all’interno della storia dell’arte.
La critica filosofica
La mimesis secondo Hegel
Hegel sostiene che per molto tempo la tecnica sia stata confusa con l’arte, prendendo il
sopravvento su di essa. Con tecnica, Hegel intende la capacità di rappresentare il vero.
Hegel sostiene che esista un’arte ad un grado superiore rispetto alla tecnica. Parliamo di
un’arte che sia in grado di contenere entro di sé sia lo spirituale che il materiale, che esprima
mediante il sensibile l’idea.
Sotto questo punto di vista riprende la concezione platonica ma per meglio esaltare l’opera,
ed anche la concezione aristotelica di forma-materia.
Un esempio che ci viene presentato è quello di Leonardo Da Vinci, che grazie alla tecnic
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