Storia dell’arte e dell’archeologia romana
La grande Roma dei Tarquini
VI secolo a.C. - 4 re latini – 3 etruschi, Servio Tullio non lo era ma ne partecipava.
Leggenda di Demarato, nobile corinzio dell’aristocrazia dei Bacchiadi, i promotori della grande espansione commerciale su tutti i mari. Demarato possedeva una nave propria, con i suoi collaboratori, tra cui anche artigiani specializzati, e commerciava anche con Tarquinia. Quando avvenne una sorta di golpe in patria, D. fuggì e sposò una nobile di Tarquinia: origine alla stirpe dei Tarquini. Euher eugrammos dandodiopos = artigiani che ebbero le conoscenze specifiche per creare le tegole, passaggio importantissimo per quanto concerne l’architettura, prima avvezza a tetti di paglia o materiale deperibile.
Un’idea ce la possiamo fare dalle tombe di Cerveteri: tomba degli scudi e delle sedie, di Barbarano Romano: tomba delle colonne. Ad Acquarossa lastra di terracotta con decorazione “white on red”; qui trovati anche coppi terminali con decorazioni zoomorfe, dal repertorio orientalizzante, e Murlo: acroterio fittile con un cavaliere, e splendide lastre di rivestimento architettonico con una successione di uomini => matrice corinzia nella decorazione.
Demarato non solo introduce tecniche architettoniche nuove, ma è anche diretto antenato dei Tarquini.
Figlio Lucumone, non ottiene i favori che desiderava a Tarquini, allora va a Roma da Anco Marcio e gli succede => unica saldatura che collega Corinto-Tarquinia, porto di arrivo di Demarato, Roma. Sono 3 matrici della Roma arcaica in rapporto con la Grecia, mediati dall’Etruria.
Il Tempio del Campidoglio
Sulla vetta del Campidoglio i Tarquini costruiscono il Tempio del Campidoglio, enorme quadrilatero = 53 metri per 62 = quasi 3000 metri quadrati di tempio. Più grande di tutti nell’occidente mediterraneo. Trovate alcune tegole di gronda e antefisse fittili. Ma quello che colpisce non sono solo le dimensioni ma la pianta = a 3 celle per accogliere la Triae Capitolina = Giove, Giunone e Minerva. Triplice ordine di colonne sulla fronte e colonnato sui lati, ma qui periptero sine postico.
I Tarquini creano una forma nuova di tempio, che non è né greca, né etrusca.
2 Templi a Pyrgi, città portuale abitata dagli Etruschi alle pendici dei Monti della Tolfa, nell'odierna frazione di Santa Severa del comune di Santa Marinella. A e B. Accostati ma diversi.
Tempio A di tipo etrusco, tre celle, colonne solo sul lato frontale.
Tempio B più antico è di tipo greco, ha il colonnato su tutti e 4 i lati, periptero, in legno.
Satricum, antica città situata in frazione Le Ferriere nel comune di Latina: anche qui il tempio Mater Matuta è periptero. 1
Tempio di Giove dei Tarquini è legato anche al processo di antropomorfizzazione del divino. Prima non c’erano immagini. Aniconica. L’immagine della divinità nasce coi T. nel momento della costruzione del tempio di Giove. Varrone: “I romani per 170 anni dalla fondazione (753 a.C.) non ebbero immagini di culto”. => Al tempo dei Tarquini – VI sec. a.C.
Si fece venire Vulca da Veio. Le dimensioni delle statue dovevano essere colossali. Anche la quadriga che doveva essere l’acroterio era di dimensioni smisurate = spaccò il forno = auspicio negativo per Veio.
Il Foro romano e i culti più antichi
Il Foro romano in età repubblicana ai lati della piazza: ben 4 basiliche: Porcia, Fulvia Aemilia, Sempronia, Opimia, che ne regolarizzano i lati, unitamente al rifacimento del Tempio della Concordia e quello dei Castori. Dalla metà del II secolo -> il foro diviene il luogo deputato alle attività giudiziarie, assembleari dei Comizi legislativi, insufficiente il Comitium.
Nella zona del Foro restano i culti più antichi di Roma:
Regia = la casa del re, ma è ricostruita mille volte, e rimarrà sempre nello stesso posto fino ad età imperiale. La pianta cambia periodicamente, ma sempre 3 ambienti disposti tutti sullo stesso piano, che ci mostra che non si tratta più di un palazzo reale ma simbolico.
Regia: terracotte di rivestimento come in Etruria = 580 – 570 a.C. lastre di rivestimento, III fase: cavalli, un minotauro.
Riedificazione successiva: antefisse con testa femminile, IV fase.
Lapis Niger = luogo dell’assemblea, dei poteri pubblici, VI sec. a.C., poi Curia.
Ritrovati bronzetti votivi, uno con un bastone ricurvo come gli auguri, avori con kuroi arcaici con lunga capigliatura a ripiani, di imitazione corinzia.
Frammento di un cratere attico databile 560 a.C., a figure nere con Efesto all’Olimpo. Cippo con incisa una legge sacra pubblica esposta al pubblico. Prima esposizione pubblica in cui si vede Recei “al re”, in una sua funzione sacerdotale, nel luogo dell’adunanza rappresentato dal comizio.
Deposito del clivo capitolino: trovati aryballoi.
Forum Iulium
Forum Iulium inaugurato in occasione del trionfo del 46 a.C., trova definitivo completamento solo in età augustea. --> Una grande piazza quadrangolare, colonnata su tre lati, delimitata da un alto muro perimetrale in blocchi di peperino. Al centro della piazza si ergeva la statua equestre di Cesare, e sul lato opposto all’ingresso il Tempio di Venere, progenitrice della gens Iulia, a cui Cesare aveva fatto voto di dedicare un tempio prima di Farsalo.
Tempio periptero sine postico, corinzio: si accedeva da due scalette laterali, cella absidata. Oltre alla statua di Venere, varie opere d’arte, e quadri di Timomaco.
Luoghi del commercio ed emporia
Luoghi del commercio: emporia.
Sant’Omobono in immediata prossimità del Tevere, luogo deputato agli approdi e al commercio. Qui è stato scavato uno straordinario santuario arcaico: due templi gemelli, di Fortuna e Mater Matuta. Li conosciamo dalle fonti: Servio Tullio, sovrano ex servo, diverso dai Tarquini che vantano di discendere da Eracle e Zeus attraverso i Bacchiadi. 2
Templi di commercio legati al concetto di scambio e ospitalità. Non è un caso che da Sant’Omobono provenga una tessera ospitale in avorio a forma di leoncino segata in due, su una parte in etrusco c’era il nome di un personaggio di Tarquinia “Spurinna”. Esibendola si riceveva ospitalità. Tomba dei tori.
Alla fase più antica del tempio, I fase, un capitello dorico. La ricostruzione del frontone è stata più volte tentata: elementi a ricciolo sul tetto; elementi dei rampanti, elementi sul campo frontonale, rilievi di felini/pantere due in posizione araldica; una serie di lastre con scene di giochi a cavalli e processioni, cavalli alati dei Superi, banchetto: scene legate al mondo degli aristocratici che si rifanno al mondo dei Superi.
Gruppo fittile di Eracle e Atena che datiamo al 530 a.C., che lo accompagna al mondo dei Superi dopo le prove. Figurazione usata nella stessa Grecia, come esempio di affermazione tirannica = anche Pisistrato per affermare la sua superiorità si fece accompagnare da una donna vestita da Atena, come se stesse ascendendo al mondo dei Superi. È nel periodo di Tarquinio il Superbo. Atena è rappresentata come le Korai sull’acropoli. Tarquinio è legato ai Bacchiadi => esprime qui il suo diritto ad esercitare il potere. Ecco perché “il superbo”. Superbia è anche la creazione del tempio di Giove in alto, non in pianura.
509 a.C. cacciata dei Tarquini. Da ora in poi i templi costruiti in pianura: tempio di Saturno e dei Dioscuri.
Nei sotterranei del tempio di Saturno custodito l’Erario pubblico di Roma, da es, è bronzo, ricchezza. Valerio Publicola, uno dei padri fondatori della Repubblica a Roma, volle che l’Erario non fosse nel palazzo reale, ma esposto al pubblico, pur sotto la tutela del Dio Saturno => sotto gli occhi di tutti.
486 a.C. sappiamo fu costruita la prima statua in bronzo dedicata a Cerere, non conservata. Abbiamo la testa della Diana Nemorense di Ariccia oggi a Copenaghen.
E la Lupa, databile a inizi V a.C., animale sacro a Marte, padre di Romolo e Remo, che si era unito a Rea Silvia: stupendo dono votivo di grande qualità artistica che ci testimonia la volontà da questo momento in poi dei romani di tornare alla Constitutio Romuli, alle origini latine.
Aventino, plebe e templi repubblicani
Aventino, polo politico della plebe.
Tempio Cerere, Libero e Libera, 496-493 a.C., divinità agrarie, legate alla sopravvivenza; Cerere assicura le messi, Libera e Libero legati a Dioniso, e alla libertà; battaglia per il riconoscimento dei propri diritti. 3
Da questo tempio forse proviene la magnifica terracotta torso di guerriero, dall’Esquilino in realtà. Damofilo e Gorgasos = famosi artisti dalla Grecia furono chiamati a decorare il tempio di CLL. Ancora nell’età di Tiberio le decorazioni furono mantenute.
496 a.C. romana della battaglia Lago Regillo => Tarquinio il Superbo e la vittoria lega latina = sconfitti. Grazie alla potente cavalleria eretto il tempio dei Dioscuri sul Foro, i Dioscuri sono protettori della cavalleria. Il tempio simboleggia la vittoria della Repubblica sui Tarquini ma anche dell’aristocrazia sulla plebe.
Tempio dei Dioscuri oggi solo 3 colonne superstiti, ma da studi condotti da Danesi sappiamo che il tempio sorgeva su un podio molto alto, ed era enorme, a tre celle in accordo coi canoni del tempio etrusco-laziale. Sono state trovate decorazioni in terracotta: testa silenica, donna in movimento, testa di menade e satiro danzanti. Simili alle contemporanee antefisse di Satricum: satiro e menade danzante. Siamo nel 490-480 a.C. 484 inaugurato.
Si rifecero molte decorazioni di molti santuari laziali: anche a Satricum, Segni …
Satricum, tempio di Mater Matuta rifatto 480 a.C. Altorilievo frontonale tratto dall’epos troiano; altorilievo con un volto di guerriero caduto con occhi chiusi e faccia corrugata – spasmi finali.
Segni: altorilievi con combattimenti. Pyrgi, Tempio A: altorilievo con una scena dal mito dei i 7 contro Tebe.
C’è un rifarsi al mito greco.
Satricum 480 a.C., équipe olandese scoprì che sul podio c’era un’iscrizione = reimpiego ai sodali di Marte a Publio Valerio Publicola.
Sulla cima del tetto Zeus e una serie di gruppi, ipotesi di ricostruzione = gli dei in combattimento contro i giganti = ristabilimento del giusto ordine celeste = è un tema particolarmente caro a ceramisti e scultori greci post guerre persiane. Trasposizione delle guerre fra Roma e i Volsci.
Lavinio e Ardea
Lavinio e Ardea: Enea a L. sposa Lavinia, combatte con il re di Ardea, sposo promesso di Lavinia. Santuario dei 13 altari: forma arcaica che si è mantenuta nella costruzione degli altari.
A Lavinio = trovato un tumulo arcaico con una tomba al centro e corredo orientalizzante, databile al 670 a.C.; nel IV a.C. è trasformato: finto ingresso e finta porta, simil macedone => trasformazione in heroon di Enea significa l’avvenuta definizione della leggenda troiana di Roma.
Roma non è greca, è città troiana ma partecipa dello splendore dell’epos greco.
Ellenizzazione a Roma nel periodo tardorepubblicano
Il fenomeno non è nuovo, è in atto fin dai primordi, fin dall’età arcaica. Ma nel II sec. a.C., Roma esce dai confini dell’Italia, alla fine del III sec. a.C. sconfigge Cartagine, di lì a poco la Siria e la Macedonia, regni sottomessi da Alessandro Magno, con la battaglie di Magnesia e di Pidna. In età augustea Orazio dirà “la Grecia conquistata ha conquistato il barbaro nemico attraverso le arti…”, ma il fenomeno di ellenizzazione non fu un “travaso”, ma una vera e propria usurpazione della cultura greca, condotta in modo brutale dall’Urbe, attraverso strumenti militari quali le guerre. Oltre a capolavori dell’arte greca, giunsero a Roma anche artisti, come prigionieri di guerra, che furono messi al servizio delle aristocrazie. Conosciamo casi di usurpazioni rapaci come quelle di Verre, governatore di Sicilia, condannato: vera e propria brama di possedere opere d’arte, che fece nascere anche molti falsari. Moda. 4
Principe delle Terme: posa in eroica nudità, con un volto fortemente caratterizzato, una marcata connotazione fisiognomica - non ideale => chi era? Qualcuno pensò un re di Pergamo, ma da Plinio sappiamo che Flaminino, vincitore contro i Macedoni a Cinocefale nel 197 a.C., che aveva poi proclamato la “libertà per tutte le città della Grecia”, si era fatto rappresentare, per la prima volta per un romano, in “posa Achillea” con la lancia e con la stessa posa che vediamo nel Principe delle Terme => inoltre dopo Cinocefale fu prodotta una moneta con il volto di profilo di Flaminino con espressione ricca di pathos e i capelli scomposti alla Alessandro, imitatio Alexandri.
Nudità romana = evento capitale, mai accaduto che un romano si facesse rappresentare così. Cicerone non lo accettava, parlava di principio della vergogna quella di nudare i corpi.
L’Arringatore togato e calzato, e così dovevano essere rappresentati i cittadini romani.
Se un generale romano si fa rappresentare come un principe ellenistico = cambiamento di costume.
Ma quale era l’arte di greca di riferimento per i Romani di tarda età repubblicana? Non quella a loro contemporanea, ma quella di IV e V secolo!
A Olimpia Emilio Paolo, vincitore a Pidna nel 168 a.C., quando vide lo Zeus dichiarò di aver visto lo Zeus di Omero e a Roma volle per i suoi figli un educatore ateniese che fosse anche pittore per celebrare lui stesso attraverso i suoi quadri: Metrodoro, filosofo e pittore => l’arte greca uso strumentale per le elite al potere.
Plinio: “L’arte greca”, si riferisce alla statuaria, “morì nel 296 a.C. e rinacque nel 156 a.C. => morì quando era sotto i Macedoni e rivisse più o meno negli anni in cui cadde sotto Romani” => l’arte dei regni ellenistici è considerata arte morta. Di impronta classicheggiante, IV – V sec. a.C., e ateniese quella al servizio dei Romani. 5
Fenomeno non univoco e non omogeneo.
Le ricche aristocrazie romane che vivevano a Delo, Alessandria, Rodi, se non osavano esporre le loro statue in nudità eroica a Roma, non ebbero vergogna in quelle città. Statua di Q. Gello Fero da Rodi, acefala, databile 130 a.C., esposta nell’Agorà degli Italici a Delo, è un perfetto sconosciuto ma abbastanza ricco e “spudorato”. Negotiator.
Circo Flaminio e trionfi
Circo Flaminio era l’ambiente dove si esibivano prede belliche, bottini, prigionieri… prima della sfilata del trionfo => luogo collegato ai trionfi => eretti molti templi lì, ma non erano solo edifici di culto, spesso anche strutture che davano il senso stesso della conquista attraverso giardini, nicchie, fontane e altri elementi.
Quinto Cecilio Metello Macedonico costruì un edificio dove poi Augusto: portico d’Ottavia. Lo conosciamo dalla Forma Urbis Severiana, edificio quadrilatero che racchiudeva 2 templi: Tempio di Giunone Regina, già esisteva, e Tempio di Giove Statore. Questo fu eretto da Metello, splendido e interamente in marmo bianco greco importato, un architetto di Salamina fu chiamato a costruirlo, periptero sollevato su un podio e non su tre gradini alla greca, presumibilmente di ordine ionico e isolato da tutti i lati. La piazza era circondata da stoai.
Gruppo di Alessandro Magno al Granico, da Alessandro contro Dario: 32 statue di bronzo a cavallo, opera di Lisippo che Alessandro aveva fatto erigere a Dion per omaggiare i suoi compagni caduti. Esposte a Dion e portati a Roma per essere riconsacrate a Giove a Roma. = Metello si sostituiva ad Alessandro, sulle sue orme.
Foro Boario e artisti greci a Roma
Nel Foro Boario: Tempio della Fortuna Virile + tempio rotondo detto di Vesta, in realtà dedicato a Ercole. Era in marmo e fu ritenuto di età augustea ma in realtà più antico, 130-120 a.C., a tholos, colonne scanalate di marmo pentelico => roccia di Atene, e capitelli corinzi = opere di maestranze ateniesi, forse lo stesso che costruì per Metello il tempio di Giove Statore.
Sappiamo dalle fonti di una famiglia di artisti greci che lavorarono con profitto a Roma. Timarchides fu il primo artista ateniese a Roma di cui abbiamo notizia, che esegue nel 179 a.C. l’Apollo Citaredo per il tempio di Apollo Medico. Suo figlio Policles probabilmente eseguì le teste di alcuni templi romani, e i suoi due figli furono gli esecutori della statua di Ofellio Fero a Delo => tre generazioni che lavorano per l’aristocrazia romana e i ricchi commercianti che si autocelebrano come i nobili. 6
Architettura utilitaria ed edilità insigne
Architettura nuova che investe il campo dell’utilitario. Edilità insigne dei due Emili, Emilio Lepido e Paolo: Porticus Aemilia, uno dei più grandi edifici di Roma antica, 30.000 mq, tipo magazzino per accogliere e conservare i beni della nuova capitale.
Si creò un grande porto a Pozzuoli, Poteoli, che riceveva le navi dall’Oriente e su navi più piccole salivano il Tevere e arrivavano nei pressi del P.A. Emporium Tiberino.
Alla stessa categoria di nuove strutture edilizie la basilica forense, che sorge sul foro. Il termine attributo della regalità. Sulla piazza del foro, spesso rifatte: la Basilica Emilia, costruita nel 179 a.C., rimarrà a lungo uno dei grandi edifici della capitale. Poi di fronte Basilica Giulia, danno la forma del foro.
Anche a Pompei basilica.
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