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Psicologia dell’arte

Esame: 30 domande chiuse (0,5 punti ciascuna) in 35min + 3 domande aperte (6 punti ciascuna) in 50min {totale 1h e 25min}

Psicologia dell’arte

Domande aperte possibili sul libro a scelta

  • Freud Les Demoiselles d'Avignon, commentare la colomba di pace e il rapporto con il padre nel libro di Gombrich, perché Freud rifiuta la paternità dell’espressionismo e surrealismo, la critica che rivolge alla psicanalisi in arte, critica di Gombrich nei confronti di Freud.
  • Catastrofi d'arte: il vuoto per Warhol, la catastrofe 0, Cage 4'33.
  • Guernica (dipinto di Pablo Picasso).

Cenni storici

Nell’antichità il pittore e lo scultore erano considerati come degli artigiani, in greco technìtes, e il loro processo creativo avveniva alla luce della ragione. All’epoca, una voce fuori campo era quella dei poeti che erano considerati dei veri e propri artisti che raggiungevano l’ispirazione dalle Muse. È con l’avvento del movimento romantico che anche l’arte visuale e la musica diventano delle attività che si basano su procedimenti irrazionali, così proprio come per la poesia. L’ispirazione dei poeti, così come dei pittori e degli scultori, non è più qualcosa proveniente dall’esterno, bensì qualcosa che proviene dall’interno.

Freud e Jung

Per i romantici il processo creativo è un’operazione irrazionale che trae la propria origine dalle profondità della mente, che nessuno può studiare in alcun modo. È con Freud che si va a sviluppare una fiducia nella razionalità: secondo il padre della psicoanalisi qualsiasi processo mentale, anche se profondo ed irrazionale, come il processo creativo, segue delle regole generali.

Se per Freud l’impulso verso la creatività è di carattere motivazionale, poiché l’arte e la scienza soddisfano alcuni istinti biologici dell’uomo, per Jung l’impulso verso la creatività è di carattere conoscitivo, poiché il processo creativo dell’uomo si basa su immagini archetipe trasmesse di generazione in generazione. Non c’è dubbio che alcuni impulsi personali di Picasso abbiano contribuito alla concezione di Guernica e, proprio per questo motivo, un’analisi psicologica dell’artista permetterebbe di apprendere meglio il suo lavoro.

Kubie e il preconscio freudiano

Kubie si oppone all’idea psicoanalitica secondo la quale il processo creativo abbia origine nell’inconscio, in quanto quest’ultimo è irrigidito. Il settore creativo della mente, che necessita di plasticità e libertà, deve trovarsi in quello che lui chiama preconscio freudiano, il quale è situato tra le due estremità irrigidite dello spettro psichico. La teoria di Kubie descrive il pensiero creativo come un’operazione di tipo meccanico, (riflette il pensiero di Hadamard e degli psicologi della Gestalt).

Secondo il matematico Hadamard ogni scoperta o invenzione deriva da una combinazione di idee, la maggior parte delle quali sono inutili per il nostro scopo. Solo le idee utili giungono alla nostra mente cosciente, mentre quelle inutili ci rimangono ignote e questo è dovuto al fatto che questo processo di combinazione viene svolto nel nostro inconscio che opera come una macchina.

Gli psicologi della Gestalt descrivono invece il pensiero creativo come una ristrutturazione di un problema, per cui l’energia necessaria allo sforzo creativo deriva dalla tensione che viene a crearsi tra come noi immaginiamo la situazione problematica e come invece dovrebbe essere.

In entrambi i casi, quindi, il processo creativo sembra essere localizzato unicamente nell’inconscio, ma nella realtà dei fatti i risultati di tale processo non si presentano senza una precedente attività cosciente. Per questo motivo il processo creativo si deve collocare in un punto intermedio tra le due parti della mente e, dunque, in quello che Kubie chiama preconscio.

Attitudine visionaria e pensiero visuale

L’atteggiamento artistico non consiste in un’accettazione passiva dei dati dell’esperienza; questi, infatti, vengono elaborati dall’artista per mezzo della sua sensibilità. Questa capacità dell’artista viene chiamata attitudine visionaria, ma nel caso del pittore o dello scultore si può parlare anche di pensiero visuale, poiché buona parte del loro pensiero creativo viene a realizzarsi attraverso le immagini.

Il dipinto

  • Picasso e i disegni preparatori.

Processo creativo in Guernica

Secondo Arnheim, ciò che noi conosciamo della nostra mente sono le parti più superficiali legate alla vita mentale cosciente. Per questo motivo, se già è difficile conoscere gli aspetti più profondi della nostra mente, allora è impossibile accedere alla mente altrui. Di conseguenza, per conoscere il processo creativo è utile far leva sulle dichiarazioni e sugli schizzi creati dall’artista stesso.

Picasso considera ciascuno dei suoi schizzi preparatori alla stregua di una sequenza di opere compiute, che in quanto tali non servono solo a rappresentare gli stadi successivi per la risoluzione di un problema, ma devono essere considerati anche come varianti sul tema di quella particolare opera. Per questo motivo, il processo creativo non consiste in una semplice somma dei singoli lavori preparatori, bensì in un processo di fluttuazione o di continua trasformazione che possiede una dimensione temporale, la quale non deve essere considerata di carattere biografica, piuttosto come un aspetto essenziale dell’opera stessa (proprio per questo motivo, Picasso è il primo artista nella storia dell’arte visuale a conservare e catalogare i suoi studi preparatori). Come dice lo stesso Picasso d’altronde: “Un quadro non viene pensato e stabilito nei suoi particolari anticipatamente, ma cambia col cambiare delle idee dell’artista”.

Psicologia dell’arte

Si può pensare che una concezione basilare del quadro fosse già presente nell’artista sin dal primo schizzo, però di certo alcuni elementi si sono sviluppati anche durante i lavori preparatori al murale; per esempio, un dubbio iniziale di Picasso sarebbe potuto essere quello di inserire o meno gli aggressori nell’opera, come mostrano le ambiguità nelle prime versioni del toro.

Riduzionismo e livello di realtà

L’interpretazione esatta di un prodotto creativo è complicata anche dal fatto che ogni opera d’arte è simbolica. Le figure, gli oggetti, i colori e gli eventi che appaiono in un’opera d’arte possono avere diversi significati. Diversi studiosi sono caduti nell’errore del riduzionismo, che consiste nel ritenere che il significato di un’opera si trovi sempre al livello più profondo, come è avvenuto con le interpretazioni psicoanalitiche dell’arte. Ciò che il riduzionista trascura è il fatto che ogni opera d’arte si ancora ad uno specifico livello di astrazione, che viene chiamato livello di realtà. Il livello di realtà di un’opera d’arte non è altro che il livello rispetto al quale viene rappresentata. Per esempio, una figura deformata non appare come mostruosa se presentata in un mondo egualmente deformato.

Personaggi

Il quadro non rappresenta una cronaca di eventi storici, bensì una tragedia di esseri umani. Nel murale sono presenti nove figure, ognuna delle quali ha una funzione specifica: quattro donne (una madre, una lampadefora, una fuggitiva ed una donna che cade), un bambino, un soldato, un toro, un cavallo ed un uccello. Protagoniste dell’azione sono le donne: la presenza femminile è l’immagine dell’umanità innocente, indifesa e vittimizzata.

Il significato simbolico delle due figure animalesche principali, ossia il toro ed il cavallo, non è mai stato definito da Picasso. Alcuni ritengono che il toro ed il cavallo rappresentino rispettivamente una “mitica figura taurina che stupra l’Europa” e, nel secondo caso, una “figura indomabile, che non presenta alcunché di repellente o di orribile”; altri invece ritengono che il toro rappresenti “il simbolo del popolo”, mentre il cavallo, “pieno di caratteristiche ignobili e scoraggianti, indica la Spagna nazionalista”. Nonostante ciò, ciò che c’è di certo è che il cavallo impersona la lacerazione, il dolore fisico e l’agonia, mentre il toro rappresenta l’immagine imperturbabile della Spagna ed incarna diversi sentimenti quali il coraggio, l’orgoglio e la stabilità. Un’altra figura animale è l’uccello, il quale è collegato alla colomba della pace e, in quanto tale, rappresenta l’immagine dell’anima immortale.

Perché sono presenti gli animali? Si potrebbe pensare che gli animali siano presenti, poiché sono legati al contesto agricolo e contadino rappresentato nell’opera, però così non è, poiché non esiste alcun resoconto che attesti la presenza di cavalli o bovini durante il bombardamento. Il motivo è invece più astratto: gli animali, infatti, quando sono investiti di uno status pari a quello degli attori umani, come in questo caso, tendono ad essere sottomessi alle caratteristiche che gli vengono attribuite e che simboleggiano per ragioni dipendenti dalla loro stessa natura (per esempio, un uomo può essere “per caso” forte, mentre un toro può impersonificare la forza).

Le altre figure hanno altre specifiche funzioni: il bambino impersonifica la morte, mentre il soldato il collasso, la madre rappresenta il lamento e l’implorazione, la lampadefora la ricerca e l’interesse, la fuggitiva l’ansia e la ricerca ed infine la donna che cade il panico e l’implorazione.

Il nemico non viene raffigurato nel quadro. Il murale non è infatti una presa di posizione politica, bensì parla di sofferenza e speranza, e di una brutalità che colpisce dal nulla.

  • Perché il dipinto era monocromatico.
  • Il motivo della scelta del bianco e nero.

Uniformità cromatica e formato del dipinto

Il murale è monocromatico. È stato infatti costruito su una scala cromatica che va dal bianco al nero. Questa decisione pittorica non ha a che fare con l’idea di Picasso di rappresentare una scena notturna, bensì conferisce al dipinto un carattere di menomazione (= calo, danno, riduzione). Nell'opera non viene rappresentato tanto “un altro mondo” quanto piuttosto “meno di un mondo”; questa tecnica pittorica permette, infatti, una particolare forma di rimozione dalla realtà.

Come per l’uniformità cromatica, anche il formato allungato del murale ha un effetto uniformante, poiché fa sì che il dipinto descriva una storia epica, piuttosto che drammatica. Inoltre, il pannello lungo determina un’assenza di compattezza: se disposti verticalmente, gli elementi del dipinto risultano strettamente legati tra di loro, al contrario, se disposti orizzontalmente, possono essere ampiamente distaccati. Di conseguenza, l’occhio dello spettatore, percorrendo la tela, non osserva una struttura unica, bensì una sequenza di temi.

Minotauromachia vs Guernica

Nella Minotauromachia gli eventi raffigurati appaiono privi di senso. Questo livello di insensatezza del quadro fa sì che l’osservatore vada alla ricerca di un significato più profondo ed è per questa ragione che un’interpretazione basata sugli archetipi junghiani diventa plausibile. Al contrario, una spiegazione di questo tipo non è l’unica possibile in un quadro come Guernica, poiché il murale appare sensato anche a livello di una normale vicenda umana (il quadro tratta infatti il tema dell’assalto militare alla cittadina).

Psicologia dell’arte

Un’analogia tra i due dipinti si può ritrovare nella figura del toro, la quale domina in tutte e due le scene, anche se incombe maggiormente nella Minotauromachia. Nello specifico in Guernica, tutti gli sguardi sono rivolti verso il toro, posizionato nella parte sinistra del murale, ad esclusione di quello della donna che cade, collocata invece sul lato destro del dipinto.

Principio di differenziazione graduale

Il tipo di sviluppo più comunemente osservato in un processo di crescita è quello che parte da premesse più semplici per arrivare ad una conclusione più complessa, senza che ci sia alcun rapporto tra gli elementi ed il tutto. La natura, come l’arte, procede però seguendo un principio differente, ossia quello di differenziazione graduale: ogni elemento di un insieme si sviluppa approssimativamente nella stessa misura entro il contesto dello sviluppo totale.

Un simile procedimento può portare talvolta l’artista a commettere degli errori, per esempio, come fece lo stesso Picasso in alcuni suoi schizzi, il pittore potrebbe oltrepassare la meta, raggiungendo uno stile di bellezza differente rispetto a quello presentato nell’intera opera, dovendo così correggere tale errore secondo le esigenze dell’intera concezione plastica. Di conseguenza, l’artista è posto sempre di fronte al problema di come sviluppare la singola parte nei termini del tutto (è proprio per questo motivo che ogni aggiunta o perfezionamento mette in pericolo l’unità dell’opera).

Tra le varie modifiche che Picasso apportò alla propria opera la più importante è sicuramente l’eliminazione degli sdoppiamenti dei personaggi, degli atteggiamenti e dei sentimenti. Questa operazione permise all’artista di definire un’opera che presentasse un massimo di sostanza nella forma più semplice possibile.

Scopo dell’opera

Lo scopo dell’opera non era quello di giungere ad una perfetta armonia percettiva, né quello di conseguire una semplice originalità. In arte, bellezza ed originalità non sono altro che mezzi per raggiungere un fine ultimo, ossia quello di mostrare la visione personale dell’artista.

Codesta visione era presente sin dall’inizio o venne ad emergere gradualmente con lo sviluppo dell’opera? Si può pensare che una concezione basilare del quadro fosse già presente nell’artista sin dal primo schizzo, però di certo alcuni elementi si sono sviluppati anche durante i lavori preparatori al murale; per esempio, un dubbio iniziale di Picasso sarebbe potuto essere quello di inserire o meno gli aggressori nell’opera, come mostrano le ambiguità nelle prime versioni del toro.

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Domande aperte possibili sui documentari

  • Differenze e aspetti comuni tra Mr. Brainwash, Banksy e Ai Weiwei.

Documentario 1: "Never Sorry" di Ai Weiwei

Prima di trattare le principali analogie e differenze tra Ai Weiwei e Banksy è utile introdurre precedentemente i due artisti.

Per Ai Weiwei l’arte è un mezzo per trovare e reinventare nuove forme e nuovi strumenti di comunicazione. Le sue opere oltre che avere una funzione sociale, in quanto cercano di rendere consapevoli gli individui della loro importanza all’interno della società, sono anche molto politiche, tant’è che egli si espone sempre contro il governo cinese (ad esempio, mentre il governo cercava di tenere nascosto il numero ed i nomi dei deceduti durante un terremoto avvenuto in Cina, più precisamente a Sichuan, Weiwei con l’aiuto di altri volontari ha cercato di raccogliere personalmente tali nomi).

Per Banksy, invece, lo scopo della Street art non è quello di creare un nuovo mercato, come pensano invece molti artisti tra cui Mr. Brainwash, bensì è quello di produrre una nuova forma d’arte libera che può essere goduta da tutti senza pagare alcun biglietto d’ingresso, come avviene invece nelle gallerie d’arte.

A partire da questa introduzione possiamo evincere un’importante analogia: entrambi gli artisti danno molta importanza alla comunicazione e ritengono che sia necessario che l’arte esprima dei concetti comprensibili e trasparenti (nello specifico Ai Weiwei vuole rendere pubblico ciò che il governo tiene nascosto, mentre Banksy ritiene che l’arte si debba fondare sulla fusione tra una semplicità visiva ed una complessità semantica).

Una differenza tra i due artisti, invece, risiede nel controllo della produzione artistica: se da una parte Banksy ci tiene ad avere un controllo totale nella produzione delle proprie opere, per Ai Weiwei questo non è un elemento necessario per la propria arte, tant’è che egli si limita a supervisionare il lavoro dei suoi dipendenti.

Mister Brainwash lavora su un già visto: egli ha la pretesa di rinnovare ciò che non può essere rinnovato, per questo viene fortemente criticato da alcuni, tra cui soprattutto molti altri artisti. Il suo scopo è quello di sminuire l’oggetto artistico, come fa tutta la pop art che è una corrente artistica che opera già di suo una perdita di valore del contenuto (dei prodotti commerciali e dei contenuti della comunicazione quotidiana). In altre parole, la critica che viene mossa a Mr. Brainwash è quella di eseguire con la propria arte una semplice imitazione di opere già esistenti, non giungendo dunque ad alcun rinnovamento, come egli erroneamente ritiene.

La Street art sceglie di adottare il figurativo, perché è la forma di arte più accessibile a tutti.

  • Domanda sul documentario di Banksy.

Documentario 2: “Exit through the gift shop" di Banksy

Un rivenditore di abiti vintage è ossessionato dal filmare costantemente: si chiama Thierry Guetta.

Inizia a filmare suo cugino, che realizza mosaici a tema Space Invaders che lascia in giro per le strade: nascita della Street Art. Grazie a suo cugino incontra diversi artisti di strada e li riprende mentre sono in azione, ad esempio la notte a realizzare graffiti. Tra questi Shepard Fairey, artista che riprenderà poi anche l’immagine di Obama. Shepard all’epoca diffonde il volto di André the Giant con la scritta OBEY. Diventa uno sticker che viene appiccicato da Shepard.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher IsaIsa.30 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'arte e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Zavagno Daniele.
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