Imparare a comprendere e parlare una lingua è un processo complesso che richiede l’assimilazione di
migliaia di vocaboli e regole grammaticali. Nonostante le difficoltà, la maggior parte degli esseri umani
raggiunge una buona competenza linguistica già a 3-4 anni, prima di ricevere un’istruzione formale. Gli
psicologi cognitivi concordano sul fatto che l’apprendimento del linguaggio nei bambini è influenzato
da meccanismi innati e dall’ambiente sociale.
Nel mondo esistono circa 3000 lingue, ognuna con le proprie peculiarità, ma tutte condividono una
struttura simile. Ogni lingua è composta da morfemi, le più piccole unità linguistiche dotate di
significato, che si dividono in:
1. Morfemi lessicali: nomi, verbi, aggettivi e avverbi che veicolano il significato.
2. Morfemi grammaticali: articoli, congiunzioni, preposizioni, prefissi e suffissi che completano la
struttura grammaticale.
I morfemi sono arbitrari, il che significa che non esiste una relazione necessaria tra un simbolo e
l’oggetto che rappresenta. Questa proprietà consente l’invenzione di nuovi morfemi per descrivere
oggetti o idee nuove.
Tutte le lingue seguono una struttura gerarchica, dove le frasi sono le unità più grandi, suddivisibili in
parole, morfemi e fonemi. Questa gerarchia permette di combinare un numero limitato di fonemi per
formare un numero enorme di parole e frasi. La grammatica di ogni lingua stabilisce le regole per
combinare questi elementi, con la fonologia che regola i fonemi, la morfologia i morfemi e la sintassi le
parole.
Numerosi esperimenti dimostrano che i neonati attribuiscono un valore speciale ai suoni del linguaggio
umano. Ad esempio, i neonati di 1-4 giorni succhiano più vigorosamente per produrre il suono di una
voce umana rispetto ad altri suoni. Inoltre, i bambini di appena 2 ore preferiscono ascoltare la voce
della madre, probabilmente perché già nel grembo materno possono udirla.
I neonati sono in grado di percepire le differenze tra suoni di fonemi diversi. Attraverso esperimenti, è
stato dimostrato che i bambini sotto i 6 mesi possono discriminare suoni di fonemi in qualsiasi lingua.
Tuttavia, dopo i 6 mesi, la loro capacità di discriminare suoni cambia: aumenta la capacità di
distinguere suoni della lingua madre, mentre diminuisce quella di distinguere suoni che rappresentano
lo stesso fonema.
Fin dalla nascita, i bambini possono piangere e produrre suoni che segnalano difficoltà. Intorno ai 2
mesi, iniziano a produrre suoni simili al linguaggio, noti come tubare, e a 6 mesi cominciano a lallare,
ripetendo suoni di consonanti e vocali. Questi suoni non dipendono dall’ascolto del linguaggio, ma sono
forme di gioco vocale che aiutano a sviluppare i movimenti muscolari necessari per il linguaggio.
Una caratteristica universale nello sviluppo del linguaggio è che la comprensione delle parole precede
la loro produzione. Esperimenti mostrano che i bambini di 6 mesi possono associare parole come
“mamma” e “papà” ai rispettivi genitori. A 9 mesi, i bambini possono rispondere a molte parole comuni
e seguire semplici comandi. Quando pronunciano la loro prima parola, intorno agli 11-12 mesi,
conoscono già il significato di decine di vocaboli.
La produzione delle prime parole nei bambini inizia intorno ai 10-12 mesi. Inizialmente, queste parole
servono a indicare oggetti presenti o per gioco. Con il passare del tempo, intorno ai 15-20 mesi, si
esplosione del vocabolario
verifica un’accelerazione nell’acquisizione del vocabolario, nota come ,
durante la quale i bambini possono apprendere fino a 11 nuove parole al giorno. Si stima che, tra i 2 e
i 17 anni, un individuo possa apprendere circa 60.000 parole.
L’apprendimento delle parole avviene principalmente attraverso l’inferenza del significato dal contesto,
piuttosto che tramite insegnamenti espliciti. I bambini tendono a seguire lo sguardodegli adulti, un
comportamento che facilita l’identificazione degli oggetti nominati. Ricerche hanno dimostrato che i
bambini che mostrano una maggiore tendenza a seguire lo sguardo a 10-11 mesi tendono a sviluppare
un vocabolario più ricco nei mesi successivi.
I bambini possiedono predisposizioni cognitive che li aiutano a restringere il campo dei possibili
referenti di una nuova parola. Un meccanismo chiave è la tendenza ad associare parole nuove a oggetti
di cui non conoscono il nome. In esperimenti, i bambini di 3-4 anni hanno dimostrato questa tendenza
indicando un animale sconosciuto quando udivano una parola mai sentita prima.
Oltre ad associare parole a referenti concreti, i bambini devono imparare a estendere il significato delle
parole a nuovi referenti. Ad esempio, a partire dai 12 mesi, i bambini iniziano a comprendere che una
nuova parola non si riferisce solo all’oggetto presente, ma anche a oggetti simili. Questo porta a errori
di sovraestensione, come usare “papà” per tutti gli uomini adulti o “palla” per qualsiasi oggetto
rotondo.
Tra i 18 e 24 mesi, i bambini iniziano a combinare parole in frasi semplici. Queste frasi seguono
generalmente una struttura attiva, con il soggetto che precede il verbo e l’oggetto. Durante questo
periodo, i bambini tendono a generalizzare le regole grammaticali, portando a errori
di iperregolarizzazione. Ad esempio, possono dire “salono” invece di “salgono”. Questi errori indicano
che i bambini non stanno semplicemente imitando, ma inferendo e applicando regole grammaticali.
L’acquisizione del linguaggio nei bambini avviene senza sforzo volontario e senza addestramento
specifico, grazie a diversi fattori innati. Gli esseri umani nascono con:
• Strutture anatomiche (laringe e faringe) che permettono una vasta gamma di suoni.
• Aree cerebrali specializzate per il linguaggio (area di Broca e area di Wernicke).
• Una preferenza innata per il suono del linguaggio umano.
• Capacità di distinguere tra suoni di diverse lingue.
Secondo i comportamentisti, come Skinner, il linguaggio si apprende attraverso il condizionamento
operante, dove il rinforzo e l’imitazione giocano un ruolo cruciale. I bambini iniziano con vocalizzi, e solo
quelli rinforzati dai genitori vengono mantenuti e affinati. Tuttavia, questa teoria non spiega alcune
caratteristiche dello sviluppo linguistico, come:
• La scarsa attenzione dei genitori nell’insegnare la grammatica.
• La capacità dei bambini di generare frasi mai udite prima.
• Gli errori di ipergeneralizzazione delle regole grammaticali.
Noam Chomsky ha rivoluzionato la comprensione del linguaggio, proponendo che gli esseri umani
possiedano un dispositivo di acquisizione del linguaggio (LAD) che facilita l’apprendimento linguistico.
Secondo la teoria innatista, le regole grammaticali sono innate e seguono una grammatica universale.
Evidenze come la disfasia congenita, che colpisce bambini con intelligenza normale ma incapacità di
apprendere la grammatica, supportano questa teoria. Inoltre, il caso di Genie, una ragazza isolata fino
all’età di 13 anni, dimostra che l’acquisizione del linguaggio è più facile nei primi anni di vita.
Studi sugli immigrati mostrano che quelli arrivati da bambini raggiungono una padronanza linguistica
superiore rispetto a quelli giunti dopo la pubertà. La teoria innatista spiega anche perché neonati sotto
i 6 mesi possono distinguere fonemi di tutte le lingue e perché i bambini sordi producono suoni simili a
quelli dei bambini normodotati.
L’ipotesi interazionista integra la predisposizione innata con l’esperienza ambientale, sottolineando
l’importanza delle interazioni sociali. Il sistema di supporto per l’acquisizione del linguaggio (LASS) è
fondamentale per l’apprendimento linguistico. Gli adulti, in tutte le culture, utilizzano un linguaggio
semplificato (mammese) per facilitare l’apprendimento dei bambini, caratterizzato da:
• Chiarezza nella pronuncia.
• Tono di voce musicale.
• Frasi brevi e concrete.
• Ripetizione di parole chiave.
• Uso della gestualità.
Ricerche mostrano che il mammese aiuta i bambini a distinguere le parole e a collegarle ai loro
significati. Tuttavia, la correlazione tra linguaggio semplificato e sviluppo linguistico potrebbe derivare
da somiglianze genetiche. Studi su bambini adottati indicano che le abilità verbali delle madri
biologiche influenzano maggiormente lo sviluppo linguistico rispetto a quelle delle madri adottive, ma
anche l’ambiente della madre adottiva gioca un ruolo importante. La capacità di rispondere in modo
appropriato alle esigenze del bambino è cruciale per l’acquisizione del linguaggio.
Jean Piaget ha dedicato la sua carriera a comprendere come si sviluppa la mente dei bambini, partendo
dalle loro abilità primitive fino a raggiungere un pensiero logico e complesso. La sua teoria si basa
sull’idea che lo sviluppo mentale derivi dalle interazioni del bambino con l’ambiente fisico. Attraverso il
gioco, i bambini cercano di capire come interagire con gli oggetti, creando schemi mentali che
rappresentano le azioni che possono compiere.
Processi di sviluppo mentale
Piaget ha identificato due processi fondamentali nello sviluppo degli
schemi: l’assimilazione e l’accomodamento.
• Assimilazione: In questo processo, le nuove esperienze vengono integrate in schemi preesistenti.
Se un’esperienza è troppo diversa dagli schemi attuali, non viene assimilata, portando a una
mancanza di crescita mentale.
• Accomodamento: Questo processo implica la modifica degli schemi esistenti per includere
nuove esperienze. È un continuo adattamento che consente al bambino di evolvere nel suo
modo di pensare.
Stadi dello sviluppo
Piaget ha delineato quattro stadi di sviluppo, ognuno caratterizzato da schemi d’azione sempre più
sofisticati:
1. Stadio sensomotorio (0-2 anni): I bambini sviluppano schemi sensomotori primitivi, che
consentono loro di interagire con gli oggetti presenti, ma non di pensare a quelli assenti.
2. Stadio preoperatorio (2-7 anni): I bambini iniziano a usare schemi come simboli per
rappresentare oggetti assenti, ma il loro ragionamento è ancora influenzato dalle apparenze
immediate. Ad esempio, non comprendono il concetto di conservazione della materia.
3. Stadio operatorio concreto (7-12 anni): I bambini sviluppano schemi operatori che permettono
loro di pensare a conseguenze reversibili delle azioni. Comprendono il principio di conservazione
della massa, ma solo in contesti specifici.
4. Stadio operatorio formale (dai 12 anni in poi): I bambini acquisiscono schemi operatori formali,
che consentono loro di applicare principi astratti a una vasta gamma di situazioni e oggetti.
Comprendono che la quantità di materia rimane costante indipendentemente dalla forma.
La teoria di Vygotskij rappresenta un approccio socioculturale allo sviluppo cognitivo, attribuito a
questo psicologo russo che visse solo 38 anni (1896-1934). Vygotskij e Piaget condividevano l’idea che
l’interazione con l’ambiente fosse cruciale per lo sviluppo cognitivo, ma differivano nei fattori considerati
fondamentali. Mentre Piaget enfatizzava l’ambiente fisico, Vygotskij si concentrava sull’ambiente
sociale, sostenendo che lo sviluppo cognitivo deriva dall’interiorizzazione di simboli e conoscenze
culturali.
Un aspetto chiave della sua teoria è la relazione tra linguaggio e pensiero. Per Piaget, il linguaggio è
un prodotto dello sviluppo cognitivo, mentre Vygotskij lo considera il fondamento delle abilità
intellettive superiori. I bambini iniziano a usare il linguaggio per comunicare e, successivamente, per
pensare in modo simbolico. Questo porta a un’evoluzione del pensiero, che diventa pensiero verbale,
più potente rispetto al pensiero non verbale.
Vygotskij osservò che i bambini tra i 4 e i 6 anni parlano spesso da soli, utilizzando le parole per
pianificare azioni e mantenere la concentrazione. Questo comportamento diminuisce con l’età,
sostituito dal discorso interiore, che diventa sempre più abbreviato fino a diventare simboli mentali
negli adulti. Ricerche successive hanno confermato molte delle sue idee, evidenziando che:
• Il discorso a voce alta è più comune durante compiti difficili.
• I bambini risolvono problemi più facilmente pensando ad alta voce.
• I bambini che borbottano mentre risolvono problemi aritmetici mostrano un miglioramento
significativo delle abilità aritmetiche.
La zona di sviluppo prossimale, coniata da Vygotskij, rappresenta le attività che un bambino non può
svolgere da solo, ma può affrontare con l’aiuto di persone più esperte. Questo approccio suggerisce che
lo sviluppo cognitivo è più efficace quando si opera all’interno di questa zona.
L’approccio dell’elaborazione delle informazioni descrive lo sviluppo cognitivo come un cambiamento
nelle componenti fondamentali della mente, paragonabile a un sistema di elaborazione dati. Le
componenti principali includono:
• Attenzione: consente l’ingresso delle informazioni.
• Memoria di lavoro: permette la manipolazione delle informazioni.
• Memoria a lungo termine: funge da magazzino per le informazioni.
La memoria a lungo termine si divide in memoria esplicita (dichiarativa) e memoria implicita(non
dichiarativa). La memoria esplicita non è accessibile ai bambini che non parlano, mentre i bambini
piccoli possono formare ricordi impliciti. Ad esempio, esperimenti hanno dimostrato che neonati di 2
mesi possono ricordare come azionare una giostra.
Inoltre, la memoria si distingue in memoria semantica ed episodica. La memoria semantica è cruciale
per l’acquisizione del vocabolario, mentre la memoria episodica si sviluppa lentamente, con i bambini
che iniziano a ricordare eventi solo intorno ai 20-24 mesi. La capacità di formare ricordi a lungo termine
aumenta durante l’infanzia e raggiunge un plateau verso la fine dell’adolescenza, correlata alla
maturazione del cervello.
Nel modello modale della mente, la memoria di lavoro è il luogo del pensiero conscio e della
manipolazione delle informazioni. La capacità di trattenere informazioni aumenta durante l’infanzia,
raggiungendo il livello adulto a 15 anni. Questo incremento è legato anche alla velocità di elaborazione
delle informazioni, che migliora fino a 15 anni, permettendo una maggiore capacità di elaborazione e
trattenimento delle informazioni nella memoria di lavoro.
Per uno sviluppo completo, ogni individuo deve apprendere a comprendere sia il mondo fisico che
quello sociale. La maggior parte delle persone, adulti e bambini, si concentra maggiormente nel cercare
di capire le azioni degli altri piuttosto che quelle degli oggetti inanimati, utilizzando concetti esplicativi
diversi per ciascuno. Secondo David Premack (1990), i bambini iniziano a distinguere tra entità fisiche
mobili e immobili già in tenera età, attribuendo proprietà psicologiche solo a quelle che si muovono
autonomamente.
A partire dai 2-3 anni, i bambini cominciano a descrivere i comportamenti umani in termini di stati
mentali, come emozioni e desideri. Ricerche dimostrano che anche i bambini di 2 anni possono
riconoscere che gli altri hanno desideri diversi dai loro. Ad esempio, in uno studio di Repacholi & Gopnik
(1997), i bambini di 2 anni offriva
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