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Profilo biochimico di base

Valutazione di sostanze come enzimi, metaboliti, ioni che dosiamo nel siero per indagare il danno e/o funzionalità e/o metabolismo dei vari organi ed apparati. Il campione di partenza è il siero. Lo otteniamo dal sangue prelevato, fatto riposare per circa 20 minuti e poi si centrifuga e si separa il siero dal coagulo. Mandiamo direttamente il siero in laboratorio, perché per alcuni parametri, per esempio la glicemia, ci sono delle alterazioni legate al consumo [il glucosio viene consumato dalle cellule ancora vive, come i globuli rossi].

Principali cause di artefatto nella lettura del campione

Iperbilirubinemia, lipemia ed emolisi. Ci sono tantissimi parametri da poter valutare; nel profilo di base abbiamo:

Funzioni del fegato

  • Metabolismo glucidico: gli epatociti rimuovono il glucosio proveniente con la dieta (tramite la circolazione portale) e lo stoccano sotto forma di glicogeno. Processi di gluconeogenesi e glicogenolisi.
  • Metabolismo proteico: gli epatociti sintetizzano la maggior parte delle proteine plasmatiche incluse albumina e globuline (eccetto immunoglobuline).
  • Metabolismo lipidico: gli epatociti producono acidi grassi, trigliceridi, colesterolo. Trasformazione e sintesi dei lipidi.
  • Funzione di stoccaggio: gli epatociti stoccano glicogeno, trigliceridi, rame e ferro.
  • Funzione detossificante: gli epatociti modificano o degradano composti endogeni (acido urico, ormoni steroidei, emoglobina) o esogeni (farmaci) tramite processi di coniugazione, ossidazione, riduzione e idrolisi.
  • Azione sistema fagocitico mononucleare: le cellule di Kupffer rimuovono le cellule danneggiate, i mediatori infiammatori e le endotossine.
  • Funzione escretoria: gli epatociti trasformano i composti in idrosolubili per l’escrezione attraverso il sistema biliare, urinario o l’intestino.

La maggior parte dei parametri laboratoristici (profili di base) non ha una sensibilità e specificità altissime (tranne piccole eccezioni). Se ci aspettiamo, per dei segni clinici, di trovare l’alterazione di uno o più parametri, che invece non escono alterati, non vuol dire che l’alterazione in quel determinato organo/apparato non ci sia.

Viceversa, possiamo trovare dei parametri alterati, non perché ci sono delle condizioni patologiche a carico di quell’organo, ma a carico di altri organi perché il parametro non ha una specificità così alta (è comune a più organi). I risultati dei test di routine possono suggerire la presenza di una patologia a carico del fegato (epatopatia) o una ridotta funzionalità dell’organo (insufficienza) con sensibilità e specificità diverse. Parlando di epatopatie è importante distinguere tra marker che indicano un danno epatocellulare e marker di danno epatobiliare.

Patologie epatocellulari e del sistema biliare

Patologie epatocellulari: possono derivare da molteplici stati patologici (es. degenerativi, autoimmuni, metabolici, nutrizionali, infiammatori, infettivi, ipossici, neoplastici, ecc.).

Patologie del sistema biliare: derivano più frequentemente da cause infiammatorie (es. colangite), meccaniche (es. calcolosi, pancreatite), neoplastiche o tossiche (nei grandi animali).

Insufficienza epatica: si assiste ad una riduzione marcata del numero degli epatociti funzionanti a causa di una epatopatia che coinvolge gran parte del parenchima. La ridotta funzionalità epatica può derivare da:

  • Patologie che determinano distruzione del parenchima epatocellulare e/o del sistema epatobiliare.
  • Shunt-portosistemico che causa ipoplasia o atrofia dell’organo.

L’insufficienza epatica presuppone un’epatopatia che determina una ridotta funzionalità dell’organo; viceversa, un’epatopatia non induce necessariamente un’insufficienza d’organo, ma dipende dall’entità del danno. Patologie epatocellulari primarie possono determinare secondariamente patologie biliari per estensione del processo (es. flogosi e neoplasie). Patologie biliari primarie possono determinare secondariamente patologie epatocellulari a causa degli effetti della stasi biliare sul parenchima epatico. Sia le patologie epatocellulari sia quelle biliari possono causare insufficienza epatica.

Indicazioni cliniche per esplorare il fegato

  • PU/PD (presente SOLO NEL CANE. Il meccanismo è poco chiaro, probabilmente per aumento dell’ammoniemia o secondario ad una encefalopatia epatica).
  • Ittero
  • Sub ittero
  • Dimagrimento
  • Epatomegalia (rilevabile ad RX)
  • Anoressia
  • Microepatia (rilevabile in eco)
  • Ascite (per ipoalbuminemia o ipertensione portale)
  • Segni neurologici (encefalopatia epatica): apatia, disorientamento, circling, atassia, stupore fino al coma
  • Vomito
  • Coagulopatie

Test biochimici per valutazione del fegato

Li distinguiamo in marker di danno anatomico e marker di funzionalità.

Marker di danno anatomico

Meccanismi che determinano un aumento degli enzimi sierici:

  • Aumentato rilascio per lisi cellulare (necrosi) o aumentata permeabilità della membrana (perché comunque sono presenti nelle cellule).
  • Induzione alla sintesi enzimatica.
  • Proliferazione cellulare (di natura iperplastica o neoplastica).
  • Ridotta clearance.
  • Ingestione e assorbimento.

Marker di danno epatocellulare

Enzimi che normalmente sono all’interno degli epatociti e che possono ritrovarsi nel siero a seguito di lisi cellulare o aumentata permeabilità di membrana. Il loro aumento dipende dalla gravità del danno, dal numero di epatociti coinvolti, dalla quantità di enzima intracellulare e dall’emivita plasmatica dell’enzima.

ALT (Alanina aminotransferasi)

  • Emivita 2-3 giorni.
  • Enzima citoplasmatico.
  • Rappresenta l’enzima più specifico di origine epatica nel cane e nel gatto.
  • Minor concentrazione nel gatto.
  • Induzione enzimatica solo nel cane.
  • Deriva prevalentemente dagli epatociti e in minor misura dai miociti.

Il grado di aumento NON è indicativo né della gravità del danno, né della reversibilità del processo! Potrebbe risultare normale in patologie end-stage (come risultato di una deplezione di tessuto funzionale) come in neoplasia o cirrosi. Resta elevato fino a 1-2 settimane dopo la cessazione del danno perché può essere rilasciato anche durante la fase riparativa. Nel cane e nel gatto è il marker più importante di danno epatocitario, ma può aumentare anche in casi di gravi patologie muscolari (necrosi).

AST (Aspartato transferasi)

  • Emivita 12 ore nel cane e 7-8 giorni nel gatto.
  • Non organo specifico: epatociti, miociti, eritrociti.
  • Enzima mitocondriale e citoplasmatico, indica un danno cellulare più importante (perché presente anche nei mitocondri).
  • Minor concentrazione nel gatto.
  • Subisce fenomeni di induzione enzimatica solo nel cane.
  • Può essere utilizzato come marker di danno epatocellulare nel cane e nel gatto affiancato all’ALT.
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francescarabottini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diagnostica di laboratorio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Teramo o del prof Di Tommaso Morena.
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