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1.Geografia della Penisola Arabica

ISLAM

Il nome arabo della Penisola Arabica è Jazīrat al-ʿArab ( برعلا ةريزج

), cioè letteralmente

“l’isola degli Arabi”. È una delle più grandi penisole del mondo e ha una superficie di

circa 3 milioni di km². È circondata per tre lati dall’acqua: Golfo Persico, Mar Arabico,

Oceano Indiano e Mar Rosso, mentre a nord è delimitata dal deserto siriano, una zona

aspra e inospitale.Il territorio è prevalentemente arido e desertico, anche se presenta

montagne, altopiani, coste e steppe. La parte meridionale riceve i monsoni provenienti

dall’Oceano Indiano, che portano una certa quantità di pioggia. In particolare nello

Yemen e nelle zone montuose meridionali le precipitazioni permettevano la

coltivazione di grano, miglio, sorgo e palme da dattero.Tra i principali deserti troviamo

il Rubʿ al-Khālī ( يلاخلا عبرلا

), letteralmente “il quarto vuoto” o “il luogo desolato”,

situato nel sud-est, e il Nafūd (دوفنلا), nella parte settentrionale dell’attuale Arabia

Saudita. In queste zone la pioggia era molto rara.

Ḥijāz e Najd

La zona centro-occidentale della Penisola Arabica è chiamata al-Ḥijāz (زاجحلا), termine

che significa “barriera”, riferito alla catena montuosa che separa la pianura costiera

del Mar Rosso dall’altopiano interno del Najd (دجن), cioè “l’altopiano”.Nel Ḥijāz le

piogge erano rare, ma quando arrivavano potevano provocare improvvise e violente

inondazioni. L’acqua veniva raccolta in pozzi e serbatoi e utilizzata durante i lunghi

periodi di siccità.Nel territorio arabico esistevano poche oasi, caratterizzate dalla

presenza di sorgenti e pozzi, che permettevano l’agricoltura. Una delle più importanti

era Yathrib (برثي), che in seguito sarebbe stata chiamata Medina (ةنيدملا), cioè “la Città

del Profeta”.Mecca (ةكم), città natale del profeta Muḥammad, invece, disponeva di

pochissime risorse idriche e non aveva grandi possibilità agricole. La sua prosperità

dipendeva soprattutto dal commercio carovaniero a lunga distanza e dai proventi del

pellegrinaggio annuale al santuario.

La popolazione dell’Arabia

La principale popolazione dell’Arabia era costituita dagli Arabi. Il termine deriva

dall’ebraico e significa “steppa” o “deserto”, quindi “popolo della steppa/deserto”.

Secondo la tradizione biblica, gli Arabi discendevano da Sām (ماس), figlio maggiore del

profeta Noè. Insieme a Fenici, Aramei, Ebrei, Accadi e Assiri, erano considerati

appartenenti al gruppo linguistico semitico, denominato così proprio dal nome di Sām.

Gli Arabi facevano inoltre risalire la propria genealogia a Ismāʿīl (ليعامسإ), figlio del

profeta Ibrāhīm (ميهاربإ), cioè Abramo, e della sua serva Hājar (رجاه). Da questa

discendenza deriva il termine latino “Agareni” o “Hagareni”, dal greco Hagarenoi.

I Greci e i Romani chiamavano gli Arabi “Saraceni”, termine di origine incerta derivato

dal greco Sarakenoi. Nel Medioevo, soprattutto con l’espansione islamica a partire

dall’VIII secolo, gli autori cristiani europei iniziarono a usare “Saraceni” in maniera più

ampia, soprattutto per indicare gli Arabi musulmani, e successivamente anche altri

musulmani, come persiani, turchi e berberi.

Yamānī e Nizārī

Gli Arabi erano divisi in due grandi gruppi:

-Yamānī (ينامي) o Qaḥṭānī (يناطحق) → meridionali, stanziati soprattutto nel sud della

Penisola;

- Nizārī (يرازن) → settentrionali, che occupavano le regioni centrali e settentrionali.

Prima dell’avvento dell’Islam, i meridionali Yamānī parlavano il sabeo, una lingua sud-

semitica, mentre i settentrionali Nizārī utilizzavano diversi dialetti dell’arabo.

L’Arabia meridionale e la civiltà sabea

L’Arabia meridionale possedeva un’agricoltura relativamente sviluppata e una civiltà

sofisticata, conosciuta come sabea e legata ai regni dell’area himyarita.Questa civiltà

aveva una cultura religiosa comune, caratterizzata soprattutto dal culto delle divinità

astrali, tra cui il Sole, la Luna e Venere. Era quindi molto diversa dalle società tribali

seminomadi dell’Arabia centrale e settentrionale.La prosperità dell’Arabia meridionale

si basava sia sull’agricoltura sia sul commercio a lunga distanza. I principali prodotti

agricoli erano datteri, grano, sorgo e miglio, mentre erano particolarmente importanti

il commercio di incenso, mirra e altre resine aromatiche.I mercanti sudarabici

vendevano le loro merci ai grandi imperi del nord, soprattutto ai Romani/Bizantini e ai

Persiani. Le popolazioni arabe del nord praticavano invece commerci di prodotti di

minor valore, come datteri, pelli animali e latticini.Le tribù agricole sedentarie

fornivano prodotti della terra ai pastori nomadi, ricevendo in cambio carne, pelli e

latticini. Gli abitanti dell’Arabia meridionale svolgevano inoltre un ruolo di intermediari

commerciali tra il mondo mediterraneo e l’Oceano Indiano.I Romani chiamavano

talvolta questa regione Arabia Felix, cioè “Arabia felice”. Il nome poteva sembrare

paradossale, considerando l’ambiente arido, ma derivava dalla ricchezza prodotta dal

commercio delle spezie e delle sostanze aromatiche preziose.

Il declino dell’Arabia meridionale

Gli Arabi meridionali erano molto più agiati degli abitanti del nord, i quali vivevano

prevalentemente come pastori o agricoltori senza Stato, quindi liberi e indipendenti

ma poveri.I regni dell’Arabia meridionale possedevano sistemi agricoli avanzati e

complessi sistemi di irrigazione. L’esempio più famoso è la diga di Maʾrib ( برأم د س

),

د

nell’attuale Yemen.Intorno al 535 d.C., la diga cedette e non venne più ricostruita. La

sua distruzione viene considerata un simbolo del progressivo declino della civiltà

sedentaria dell’Arabia meridionale.

Le cause esatte del declino non sono completamente certe. Tra i fattori indicati

troviamo:

* lunghi periodi di siccità;

* crescente aridità della regione;

* possibile abbandono dell’agricoltura;

* ritorno di parte della popolazione al nomadismo e all’allevamento;

* pressioni demografiche e militari;

* attacchi delle tribù settentrionali più aggressive.

Questi fattori contribuirono progressivamente a distruggere le basi degli antichi e

prosperi Stati dell’Arabia meridionale.

Lo stile di vita dei beduini

La maggior parte dei nomadi arabi si organizzava in clan, tribù e confederazioni tribali.

Erano chiamati beduini, dal termine arabo badw (ودب), che significa letteralmente

“popolo della steppa o del deserto”.I costumi e i valori tribali continuarono a essere

importanti anche quando alcune popolazioni si stabilirono temporaneamente o

permanentemente nei villaggi e nelle città.La vita dei beduini era molto difficile,

perché mancavano uno Stato potente, un esercito regolare e una protezione

istituzionale. Dovevano quindi difendersi sia dalle difficoltà dell’ambiente naturale sia

dagli altri gruppi umani.Per sopravvivere facevano affidamento soprattutto sui legami

di parentela. Le famiglie rivendicavano la discendenza da un antenato comune e

questo creava un sistema di protezione e assistenza reciproca. In un ambiente ostile,

essere isolati significava essere facilmente attaccati, derubati o uccisi.

Valori dei beduini :

Tra i valori fondamentali troviamo

* lealtà verso il clan;

* solidarietà familiare;

* coraggio;

* valore personale;

* indipendenza;

* abilità militare;

* generosità;

* ospitalità.

L’assenza di uno Stato stabile favoriva anche un forte individualismo e una grande

importanza attribuita al valore personale.

Ospitalità, mobilità e vita quotidiana dei beduini

Un elemento fondamentale della società beduina era l’ospitalità, considerata

essenziale per ottenere rispetto all’interno della tribù. Poteva essere persino

economicamente molto pesante: il testo racconta che un poeta tribale arrivò a

macellare i cammelli della propria famiglia per nutrire degli ospiti improvvisamente

arrivati.La lealtà verso il proprio clan e l’assenza di strutture giuridiche favorivano

anche il culto del valore personale e della virtù militare. Il coraggio poteva essere

dimostrato attraverso incursioni contro i campi e le greggi dei vicini. Le razzie

permettevano inoltre di integrare i modesti redditi e procurarsi armi e cavalcature.I

clan e le tribù beduine erano estremamente mobili. Si spostavano per lunghe distanze

con cammelli e cavalli, alla ricerca di pascoli e punti d’acqua.Il bestiame era costituito

soprattutto da capre e pecore. La dieta comprendeva principalmente latte, datteri e

carne di cammello; grano e miglio venivano spesso acquistati dalle popolazioni

stanziali delle oasi.I beduini vivevano in tende, realizzate con pelli di cammello o di

capra. La domesticazione del cammello aveva reso possibile la loro vita nomade nel

deserto. Mecca: un centro religioso

Prima dell’avvento dell’Islam, Mecca (ةكم) e i suoi dintorni erano un importante luogo

di fiere annuali e concorsi poetici.Secondo il testo, nei decenni precedenti all’Islam

Mecca era probabilmente più simile a un villaggio che a una vera città. Tuttavia, la

presenza di un santuario pagano, frequentato dalle tribù arabe vicine, le dava uno

status speciale.

Il territorio del santuario era considerato sacro: non era consentito combattere,

tagliare legna o cacciare, perché si riteneva fosse protetto dagli dèi e dalle dee del

santuario.

Mecca rappresentava quindi un vero e proprio enclave sacro, cioè una zona protetta

all’interno di un territorio nel quale erano comuni i conflitti intertribali e le razzie.

Un aspetto importante è che Mecca non possedeva un’autorità municipale centrale né

un vero organo di governo. La popolazione era composta soprattutto dai clan della

tribù Qurayš (شيرق), dai loro seguaci, compresi gli schiavi, e probabilmente da altre

aggregazioni tribali.Gli anziani dei clan Qurayšiti si riunivano periodicamente per

discutere questioni di interesse comune. Questo sistema viene definito dal testo

“democrazia tribale”. Razzia e guerra

La scarsità di cibo e di risorse spingeva le tribù beduine a integrare i propri redditi

attraverso incursioni e razzie reciproche.I raid erano una componente ricorrente della

società araba pre-islamica e potevano provocare faide sanguinarie tra tribù, che

talvolta duravano anche per decenni.Le imprese di valore dei guerrieri venivano

celebrate negli Ayyām al-ʿArab ( برعلا مايأ

), cioè le “Giornate degli Arabi”, racconti epici

che narravano i conflitti tra tribù e celebravano le imprese dei guerrieri e i caduti.La

poesia aveva un ruolo fondamentale nella società pre-islamica. Era considerata il

“registro degli Arabi”, cioè dīwān (ناويد) degli Arabi: conservava nella memoria

collettiva la storia, i valori e le esperienze della società.La lingua poetica era

probabilmente più comune e comprensibile rispetto ai diversi dialetti regionali e

permetteva agli abitanti dell’Arabia settentrionale e centrale di comunicare attraverso

una forma linguistica condivisa.

La poesia e il ghazal

I poeti godevano di enorme prestigio e il loro talento veniva considerato quasi

soprannaturale. :

La poesia celebrava

* il coraggio;

* le imprese militari;

* la morte degli eroi;

* la vita della tribù;

* le avventure amorose;

* la bellezza delle donne;

* gli animali da cavalcatura;

* la natura;

* le piante e la fauna del deserto.

Una parte importante della poesia amorosa era rappresentata dal ghazal (لزغ), cioè

un genere poetico dedicato all’amore.Tra le figure più importanti ricordate nel testo c’è

al-Khansāʾ (ءاسنخلا), morta intorno al 644, famosa soprattutto per le sue elegie e per il

dolore espresso per la morte dei fratelli nelle faide tribali.Attraverso la poesia, i poeti

celebravano le virtù della propria tribù — come coraggio, valore militare, eroismo,

sagacia e generosità — e denigravano i nemici. Per questo svolgevano una vera

funzione di rappresentanti pubblici della propria tribù.

Strutture sociali

La tipica tribù araba era composta dal capo, lo shaykh (خيش), letteralmente “anziano”,

dalla sua famiglia, da diversi clan liberi e clienti, generalmente legati da rapporti di

sangue, e dagli schiavi.

:

Le condizioni estreme del deserto favorivano un forte spirito di

* autostima;

* indipendenza;

* ferocia in battaglia;

* capacità di sopportare condizioni difficili.

Gli uomini erano quindi preparati sia alla pace sia alla guerra. Le donne, invece,

avevano una posizione più subordinata e si occupavano principalmente della famiglia

e del bestiame.La poesia preislamica mostra comunque che le donne potevano essere

oggetto di ammirazione per la loro bellezza, dolcezza ed eleganza.I membri delle tribù,

in particolare quelli legati ai clan, non accettavano facilmente di sottoporsi a

un’autorità esterna. Il loro ideale era quindi profondamente egualitario all’interno della

tribù, anche se la società nel suo complesso presentava forti differenze sociali.

Tribù, legge e identità araba

Nelle popolazioni imperiali vicine, come quelle degli imperi bizantino e sasanide, la

società era organizzata in maniera molto più gerarchica, con classi sociali ben

definite.Nelle tribù arabe, invece, la struttura sociale era basata soprattutto sui legami

di sangue e sulla parentela.La conoscenza della propria genealogia era molto

importante: costituiva una fonte di orgoglio e identità. La legge era principalmente

orale e veniva trasmessa dagli anziani.Le tribù arabe, pur vivendo in modo autonomo,

intrattenevano rapporti attraverso:

* alleanze;

* scambi commerciali;

* pellegrinaggi;

* fiere annuali.

Durante le grandi fiere non circolavano soltanto beni materiali, ma anche prodotti

culturali, soprattutto poesia, arguzie, racconti epici di battaglie e imprese di

coraggio.Per questo le tribù arabe iniziarono a percepirsi come appartenenti a una

nazione distinta, unita da una lingua comune, dall’ambiente naturale, dalle

consuetudini e dai valori condivisi.

Mecca: un centro commerciale

L’Arabia settentrionale e centrale non beneficiava sufficientemente dei monsoni che

portavano la pioggia. Per questo, soprattutto nelle zone aride, gli abitanti dovevano

fare affidamento sull’allevamento del bestiame, sulle razzie e soprattutto sul

commercio.I principali centri commerciali del nord erano:

* Petra (ءارتبلا), nell’attuale Giordania;

* Bostra (ىرصب), nell’attuale Siria;

* Palmyra (رمدت), nell’attuale Siria;

* Gaza (ةزغ), nell’attuale Palestina.

Nell’Arabia centro-occidentale, cioè nel Ḥijāz (زاجحلا), le attività commerciali si

concentravano soprattutto a Mecca (ةكم).Intorno all’anno 400, Mecca divenne il centro

della tribù araba dei Qurayš (شيرق).Il futuro profeta dell’Islam, Muḥammad (دمحم),

apparteneva al clan Hāshim (مشاه) della tribù dei Qurayš.La maggior parte dei Qurayš

era ormai costituita da abitanti stanziali, ma continuava a mantenere la propria

organizzazione e i propri valori tribali.

I mercanti qurayšiti organizzavano e inviavano carovane commerciali verso:

* Siria;

* Persia/Iran;

* Aksum (موسكأ), conosciuta anche come Abissinia, nell’attuale Etiopia.

Aksum era un regno cristiano che riconosceva nominalmente la tutela dell’Impero

bizantino, detto anche Impero romano d’Oriente, la cui capitale era Costantinopoli (

ةينيطنطسقلا). La poesia e l’oratoria nell’Arabia preislamica

Nell’Arabia preislamica, la poesia e l’oratoria rivestivano un ruolo fondamentale nella

società. L’oratoria era considerata l’arte del discorso eloquente ed era particolarmente

apprezzata perché gli Arabi attribuivano grande importanza alla capacità di esprimersi

attraverso parole ben articolate.Gli oratori godevano di prestigio e potevano utilizzare

le proprie abilità per influenzare gli altri, portare fortuna alla propria tribù oppure

danneggiare gli avversari attraverso parole offensive.Erano molto diffuse le

competizioni poetiche, durante le quali poeti appartenenti a tribù differenti si

confrontavano, soprattutto in occasione delle fiere annuali.Le composizioni più

apprezzate venivano memorizzate e tramandate oralmente attraverso i ruwāt (ةاور),

ossia i trasmettitori professionali della poesia orale.La poesia svolgeva quindi una

funzione molto importante: contribuiva a conservare la memoria collettiva, le

tradizioni, i valori e le imprese delle tribù.Attraverso racconti epici e componimenti

poetici, gli Arabi svilupparono una identità linguistica e culturale comune, nonostante

la divisione in numerose tribù.La poesia favoriva dunque la coesione culturale, ma non

eliminava le differenze religiose e politiche tra le varie comunità.

La Mecca come centro religioso e il concetto di tempo-destino

Nell’Arabia preislamica, Mecca (ةكم, Makka) rappresentava un importante centro

religioso, oltre che commerciale.La città ospitava un santuario frequentato da diverse

tribù arabe, che vi si recavano per compiere rituali e venerare le proprie divinità.Un

elemento fondamentale della mentalità religiosa preislamica era il concetto di dahr (

رهد), traducibile com

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/10 Storia dei paesi islamici

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carmenbuono13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Islam per mediatori e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Ferrillo Angelo.

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