POLITICA E FINANZA AMBIENTALE – PROF. BIMONTE.
Articolo 41 della costituzione italiana:
«L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in
modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e
privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali». Economia ambientale,
Turner, R.K., Pearce, D. e Bateman, I. (2003),
Introduzione, Capitolo 1 e Capitolo 2
Economia dell'ambiente,
Tietenberg, T. (2006), Capitolo 1
1. PENSIERO ECONOMICO E AMBIENTE.
Il tema ambientale è esploso in tutta la sua importanza a partire dagli anni ’70, anche per
effetto di una maggiore consapevolezza/informazione e per la nascita dei movimenti
ambientalisti (Carlson pubblica “La primavera silenziosa”; Il Club di Roma “I Limiti dello
Sviluppo”).
Il problema legato alla gestione delle risorse naturali aveva già attirato l’attenzione degli
economisti classici e prima ancora, nel XVIII sec., dei fisiocratici.
Per i fisiocratici (da physis, natura), la cui teoria superava quella dei mercantilisti (stati
nazione; scoperte geografiche), alla base del funzionamento del sistema economico era il
concetto di “dono gratuito della natura” tipico dell’attività agricola.
Quella agricola è la sola classe produttiva, le altre sono sterili (importanza del solo settore
primario).
Condizione per la perpetuazione del sistema è il mantenimento (qualitativo) dell’equilibrio del
sistema naturale che garantisce il surplus che può essere scambiato.
I fisiocratici furono una scuola di pensiero economica che emerse nel XVIII secolo in Francia. Essi proposero una
teoria economica che differiva da quella dei mercantilisti, i quali dominavano il pensiero economico dell'epoca. Uno
dei concetti chiave dei fisiocratici era quello del "dono gratuito della natura", e la loro teoria si basava fortemente
sull'importanza dell'agricoltura nell'economia.
Ecco alcuni punti chiave associati alla teoria dei fisiocratici:
1. Dono Gratuito della Natura:
- I fisiocratici credevano che la fonte principale di ricchezza fosse la terra.
- L'agricoltura, secondo loro, era un'attività produttiva in quanto la terra offriva i suoi frutti "gratuitamente", senza
richiedere il pagamento di un prezzo per l'uso della terra stessa.
- Questo concetto si basava sull'idea che la terra avesse un valore intrinseco e fornisse risorse naturali in modo
"gratuito" o naturale.
2. Primato dell'Agricoltura:
- Per i fisiocratici, l'agricoltura era considerata l'unica attività produttiva genuina, in quanto era vista come l'unica
fonte di creazione di valore economico.
- Al contrario, le attività manifatturiere e commerciali erano considerate settori che trasformavano
semplicemente i prodotti già creati dalla terra.
3. Libertà Economica e Laissez-faire:
- I fisiocratici sostennero l'idea di lasciare liberi i processi economici, abbracciando il concetto di "laissez-faire"
(lasciate fare). Credevano che le forze del mercato dovessero operare senza l'intervento e le restrizioni governative,
consentendo così alla "natura" di esprimersi liberamente attraverso l'agricoltura.
4. Critica al Mercantilismo:
- I fisiocratici criticavano il mercantilismo, che dominava il pensiero economico precedente. Il mercantilismo
promuoveva l'accumulo di oro e argento attraverso politiche protezionistiche e monopolistiche, mentre i fisiocratici
sostenevano che la vera ricchezza derivava dalla terra e dalla produzione agricola.
5. Fondamenti Ideologici:
- François Quesnay, uno dei principali fisiocratici, sviluppò il concetto di "Tabella Economica", che rappresentava
un modello circolare del flusso di reddito tra le classi sociali e sottolineava l'importanza dell'agricoltura.
In sintesi, la teoria dei fisiocratici enfatizzava il ruolo centrale dell'agricoltura come fonte primaria di ricchezza e
promuoveva l'idea di un ordine naturale ed economico fondato sul "dono gratuito della natura" attraverso l'attività
agricola. Questa prospettiva ha influenzato il pensiero economico successivo e ha contribuito a plasmare le idee
che hanno portato allo sviluppo di teorie economiche moderne.
Nella relazione economia-ecologia, Malthus segna un passaggio ulteriore: dal limite qualitativo
a quello quantitativo (disponibilità di terre – limite fisico alla crescita). Limite assoluto.
La teoria Malthusiana è ripresa e sviluppata da Ricardo (limite relativo), basata sul concetto di
fondo-salari, accumulazione, produttività decrescente del fattore terra (aumento dei costi) e di
rendita. La dinamica economica, per effetto dell’interazione di questi elementi, porta allo
stato stazionario (accumulazione nulla).
Nel XXIX secolo Marx sposta l’attenzione sui limiti sociali allo sviluppo economico. In
particolare, sulla possibilità che lo sviluppo economico possa entrare in crisi per mezzo di
agitazioni sociali e politiche.
Secondo Marx lo sviluppo della società è il prodotto di fattori contraddittoriamente operanti
che, ove non trovino compensazioni tempestive e adeguate, esplodono con risultati non
controllabili e non prevedibili.
1. Limite Assoluto di Malthus:
Teorico: Thomas Robert Malthus (1766–1834)
Definizione: Secondo Malthus, la popolazione ha una tendenza naturale a crescere in modo esponenziale, mentre
le risorse alimentari crescono in modo aritmetico. Questo porta inevitabilmente a uno squilibrio tra popolazione e
risorse, portando alla possibilità di una carestia o di una diminuzione del tenore di vita.
Concetto di Limite Assoluto: Il "limite assoluto" di Malthus rappresenta il punto in cui la popolazione umana
raggiunge un livello tale che le risorse disponibili non sono più in grado di sostenerla. A questo punto, la fame, la
malattia o altre forme di miseria possono ridurre la popolazione a livelli più sostenibili.
2. Limite Relativo di Ricardo:
Teorico: David Ricardo (1772–1823)
Definizione: Ricardo, a differenza di Malthus, si concentrò sulle limitazioni relative alla produzione agricola. La sua
teoria si basa sulla legge dei rendimenti decrescenti, secondo cui la produzione agricola aggiuntiva richiede
sempre più terra meno fertile e sforzi crescenti per mantenere il ritmo della crescita demografica.
Concetto di Limite Relativo: Il "limite relativo" di Ricardo si riferisce al punto in cui la produzione agricola
raggiunge i suoi limiti a causa della necessità di coltivare terre meno fertili. Questo limite può portare a un
aumento dei costi di produzione e alla diminuzione del tenore di vita della popolazione.
3. Limiti Sociali di Marx:
Teorico: Karl Marx (1818–1883)
Definizione: Marx si focalizzò sugli aspetti sociali ed economici dell'organizzazione della produzione e della
distribuzione delle risorse. La sua teoria dei limiti sociali incorpora il concetto di alienazione, sottolineando come il
sistema capitalistico possa portare a una divisione tra la classe lavoratrice e i mezzi di produzione.
Concetto di Limiti Sociali: I "limiti sociali" di Marx sono legati alla contraddizione intrinseca del capitalismo, in cui il
progresso tecnologico e la crescita economica possono portare a una maggiore alienazione e sfruttamento delle
classi lavoratrici. Questa alienazione, secondo Marx, rappresenta un limite intrinseco al sistema capitalista, che
potrebbe portare a conflitti e trasformazioni sociali.
In sintesi, questi concetti riflettono approcci diversi alla comprensione dei limiti alla crescita e allo sviluppo
economico e sociale. Malthus si concentra sulla popolazione e sulle risorse, Ricardo sulla produzione agricola,
mentre Marx analizza gli aspetti sociali del sistema economico.
Sempre nel XXIX secolo, un altro pensatore, J.S. Mill, pone l’accento sui limiti allo sviluppo
economico. Egli riprende il concetto di stato stazionario (costanza del capitale umano e
tecnico), visto, però, come fondamento di una società più equa ed attenta al benessere
(sviluppo), non solo materiale.
Egli afferma “è soltanto nei paesi arretrati che una maggiore produzione rappresenta ancora
uno scopo importante; in quelli progrediti, ciò di cui vi è bisogno è una migliore distribuzione”
(crescita e sviluppo). Anticipa alcuni dei temi attuali, quali quelli evidenziati dal paradosso di
Easterlin.
Egli afferma “è soltanto nei paesi arretrati che una maggiore produzione rappresenta ancora uno scopo
importante; in quelli progrediti, ciò di cui vi è bisogno è una migliore distribuzione”
Questa affermazione riflette una prospettiva critica nei confronti della concezione tradizionale di sviluppo
economico che pone l'accento sulla crescita quantitativa della produzione. Vediamone il significato:
1. Sviluppo Economico nei Paesi Arretrati:
- Nei paesi meno sviluppati o arretrati, l'idea di una maggiore produzione è spesso vista come essenziale per
A partire dalla metà del XIX secolo si afferma la scuola marginalista (Walras; Jevons; Merger),
che sposta l’attenzione dal lato dell’offerta (produzione) a quello della domanda, rifiutando il
principio del valore-lavoro e dei costi di produzione quali misura del prezzo, che invece
rappresenta la misura della soddisfazione del consumatore (utilità).
La scuola marginalista è una corrente di pensiero nell'ambito dell'economia che emerse nel tardo XIX secolo
come reazione alle teorie economiche dominanti dell'epoca. I marginalisti hanno apportato significative
innovazioni alla teoria del valore, alle analisi del comportamento del consumatore e alle spiegazioni sulla
formazione dei prezzi. Alcuni dei principali rappresentanti della scuola marginalista includono Carl Menger,
William Stanley Jevons e Léon Walras.
Ecco alcuni concetti chiave associati alla scuola marginalista
1.Valore e Utilità Marginali
- I marginalisti respingevano l'idea che il valore fosse determinato dalla quantità totale di lavoro impiegato nella
produzione di un bene (come sostenuto dalla teoria del valore lavoro dei classici). Invece, sottolineavano che il
valore di un bene è determinato dalla sua utilità marginale, cioè dall'utilità dell'ultima unità consumata.
2. Teoria Marginale del Valore:
- La teoria marginale del valore sostiene che il valore di un bene è determinato dall'utilità marginale del bene
per il consumatore e dai costi marginali per il produttore. Questa idea ha portato a una comprensione più
dettagliata dei processi di formazione dei prezzi sul mercato.
3. Utilità Marginale Decrescente:
- I marginalisti osservarono che l'utilità di un bene tende a diminuire all'aumentare della quantità consumata.
Questa legge dell'utilità marginale decrescente ha importanti implicazioni per le decisioni di consumo e per la
determinazione dei prezzi.
4. Concetto di Equilibrio Generale:
- Léon Walras sviluppò il concetto di equilibrio generale, sottolineando che i prezzi di tutti i beni e servizi sono
interconnessi e che l'intero sistema economico raggiunge un equilibrio quando domanda e offerta coincidono per
ogni bene e servizio.
5. Rivoluzione Marginalista:
- La rivoluzione marginalista è spesso vista come una transizione fondamentale nell'economia. Ha influenzato la
teoria dei prezzi, la teoria del consumatore e ha fornito una base per lo sviluppo successivo della teoria
microeconomica.
6. Metodo Matematico:
- Alcuni marginalisti, come Walras, utilizzavano il metodo matematico per formulare i loro concetti. Questo
approccio formale ha contribuito a rendere più rigorose e precise le analisi economiche.
Il passaggio da una visione etico-filosofica ad una scientifico-matematica si ha con l’avvento
della scuola neoclassica, che conserva il metodo marginalista estendendolo anche all’analisi
delle condizioni della produzione.
Con i neoclassici si abbandona definitivamente la teoria del valore-lavoro ed il prezzo diventa
un indicatore di scarsità relativa dei beni, in grado di regolare domanda ed offerta dei beni in
mercati che tendono “naturalmente” all’equilibrio.
Le relazioni con i sistemi fisico e sociale non vi compaiono e gli scostamenti vengono trattati
come eccezioni, comunque, da ricondurre a soluzione attraverso l’impianto metodologico
proprio dell’economia neoclassica.
Vari autori criticheranno questo approccio e soprattutto i presupposti su cui si basa:
• individualismo metodologico;
• riduzionismo e determinismo;
• isolabilità dei fenomeni economici;
• mercato come luogo di soluzione dei problemi.
Aderendo ai principi metodologici propri dell’economia neoclassica, l’economia dell’ambiente
si sviluppa a partire dagli anni ‘60, quando la questione ambientale e sociale dello sviluppo
economico cominciano a diventare rilevanti anche per l’opinione pubblica.
Permangono approccio e soprattutto i presupposti su cui si basa, cioè:
• Sovranità del consumatore e individualismo metodologico (individuo astorico, razionale
e informato, non più legato a classi sociali – lavoratori, capitalisti – che mira a
massimizzare la propria utilità);
Prevalenza degli interessi individuali su quelli collettivi (max benessere);
Fissità del contesto istituzionale (in particolare preferenze);
Efficienza dei mercati e dei prezzi nell’allocazione delle risorse;
Isolabilità dei fenomeni economici (aspetti bio-fisici ed etici restano fuori);
Non considerazione dell’interdipendenza tra sistema economico ed ambientale;
Scarsità relativa delle risorse e innovazione tecnologica;
Sostituibilità dei fattori produttivi.
I due filoni di analisi principali si fanno risalire a Pigou e a Coase.
Pigou -------------- Esternalità Costo sociale e privato Fallimento del mercato
Coase ------------- Reciprocità degli effetti Diritti di proprietà Contrattazione
Alfred Pigou:
- Concetto Principale: Pigou è noto per aver introdotto il concetto di "fallimento del mercato" associato alle
esternalità. Le esternalità si verificano quando l'attività di un agente economico influisce sul benessere di altri
agenti senza che ciò venga riflessa nei prezzi di mercato.
- Teoria delle Esternalità: Pigou ha sostenuto che il governo può intervenire correggendo le esternalità attraverso
tasse o sussidi per internalizzare i costi sociali o privati. Ad esempio, una tassa sull'inquinamento può cercare di
riflettere il costo sociale dell'inquinamento nell'attività economica.
Ronald Coase:
- Concetto Principale: Coase ha introdotto l'idea della "reciprocità degli effetti" e ha sfidato la prospettiva di Pigou
sull'intervento governativo automatico.
- Teoria della Contrattazione: Coase ha argomentato che, in presenza di diritti di proprietà ben definiti e di costi di
transazione bassi, le parti coinvolte possono risolvere privatamente i problemi di esternalità attraverso la
contrattazione reciproca. Secondo la teoria di Coase, l'allocazione efficiente delle risorse può essere raggiunta
senza necessariamente ricorrere all'intervento del governo.
- Importanza dei Diritti di Proprietà: Coase ha enfatizzato l'importanza di definire chiaramente i diritti di proprietà
per garantire che le parti coinvolte possano negoziare in modo efficiente.
Confronto tra Pigou e Coase:
- Pigou: Advocato dell'intervento governativo per correggere le esternalità, spostando il sistema verso l'efficienza
sociale.
- Coase: Sottolinea la possibilità che, attraverso la contrattazione privata e la definizione chiara dei diritti di
proprietà, le parti coinvolte possano raggiungere un risultato efficiente senza l'intervento del governo.
In sintesi, mentre Pigou propone un ruolo attivo del governo per correggere i problemi di esternalità, Coase
suggerisce che, in determinate circostanze, il mercato può risolvere tali problemi attraverso la contrattazione
privata e la chiara definizione dei diritti di proprietà. Entrambi hanno contribuito in modo significativo alla
comprensione delle esternalità e alle possibili soluzioni, influenzando il dibattito sulla regolamentazione e sul
Negli anni ‘70 è pubblicato dal Club di Roma il libro «I limiti dello sviluppo».
Si evidenzia la necessità di un approccio interdisciplinare e di considerare l’economia un
sistema aperto, con relazioni di scambio bi-direzionali con il sistema fisico e quello sociale.
Tale posizione è sostenuta anche da Kapp che, tra l’altro, afferma che il principio decisionale
basato sulla massimizzazione del benessere, pur valido in principio, non può essere utilizzato
quando in gioco c’è l’interesse pubblico.
Secondo Myrdal (premio Nobel nel 1974) il processo economico-produttivo deve essere
rappresentato come sistema aperto che scambia materia ed energia con il sistema
ambientale e socio-culturale.
Tale scambio genera in maniera cumulativa e circolare mutamenti qualitativi di tutte le
variabili, la cui direzione ed entità non sono univoci né prevedibili a priori.
È proprio la tendenza dinamica al disequilibrio a giustificare per Myrdal l’intervento pubblico.
L'economia può essere compresa come un sistema aperto quando consideriamo le sue interazioni con
l'ambiente circostante e con altri sistemi. Un sistema aperto è caratterizzato dalla ricezione e dall'invio di
flussi di materia, energia o informazioni attraverso il suo confine. Vediamo come l'economia può essere
considerata un sistema aperto:
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