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Patologia generale

La patologia è lo studio delle malattie. Patos è sofferenza e quindi in generale si identifica con questa terminologia un accorpamento di situazioni particolari che portano all’insorgenza di una malattia. La patologia non cura le malattie, ma ha il compito di individuare le problematiche biologiche che sono alla base delle malattie, cercare di dare una spiegazione razionale di queste alterazioni biochimiche, genetiche e biologiche che hanno prodotto la malattia; il compito della cura e di quello che viene dopo, è del medico, dello specialista e non è argomento del patologo.

Per questo motivo, per definizione, la patologia si pone al centro tra la biologia di base e la medicina, o se vogliamo la pratica clinica, che non pratichiamo noi direttamente poiché è compito di altri specialisti. La patologia si divide in due branche:

  • Patologia generale;
  • Patologia sistematica o speciale.

Patologia generale

La patologia generale si occupa delle reazioni molecolari di cellule e tessuti sia normali che anomali. Questo è fondamentale perché se io non conosco qual è la regolazione normale di un tessuto, di una cellula, non potrò capire perché insorge l’anomalia e qual è l’anomalia. Mentre la patologia sistematica o speciale è quella che si occupa dello studio organo o tessuto specifico, ad esempio la patologia epatica, per chi si occupa di danni al fegato, la patologia cardiaca, e tutti gli altri, fino ad arrivare a quella del sistema immunitario, quella oncologica, e via dicendo.

Basi dello studio della patologia

Se qualcuno vi chiede: “Ma quali sono le basi su cui si fonda lo studio della patologia?”

  • Eziologia
  • Patogenesi
  • Studio delle alterazioni morfologiche
  • Qual è il significato clinico che deriva da questi tre punti precedenti

Eziologia

L'eziologia è lo studio delle cause di una malattia. Io conosco qual è la regolazione della respirazione, e a un certo punto a una persona viene la bronchite. Se più o meno ho studiato, posso riconoscere un epitelio normale da un epitelio infiammatorio con bronchite. Un bravo patologo vedendo queste due situazioni può dire che l’epitelio che sta osservando, rispetto a quello in controllo, è infiammato probabilmente per una bronchite. Qual è la causa di questa bronchite? Per esempio, un batterio, quindi un’infezione, o potrebbe essere una causa di tipo virale o di altra natura, l’importante è che questa venga evidenziata attraverso studi specifici.

Quando noi parliamo di malattia dobbiamo ricordare che una malattia in generale, e questa è alla base dell’eziologia, è un turbamento dell’equilibrio dell’organismo. Immagino che voi abbiate fatto la fisiologia e quindi abbiate già studiato l’omeostasi. L’omeostasi è quella situazione di equilibrio che si instaura tra cellule, tessuti e organi. Normalmente il nostro organismo tende a rispondere a qualsiasi variazione di omeostasi, cercando di ristabilire quest’equilibrio, quello che noi studieremo come adattamento cellulare.

In alcuni casi questo funziona, ha successo, ma in altri casi questo non funziona, e l’adattamento viene superato dalla condizione di malattia. Per esempio: una cellula che muore per mezzo dell’apoptosi, è un superamento dell’adattamento cellulare; l’instaurarsi di una condizione infiammatoria cronica che non ci permette di tornare a uno stato di salute iniziale, è una situazione in cui abbiamo superato l’adattamento e quindi si instaura la malattia.

Cause di malattia

Un motivo per cui insorge una malattia, può essere ricercato in almeno quattro tipi di cause. Esistono innanzitutto cause endogene e cause esogene:

  1. Cause endogene: come dice stesso il termine, sono da ricercarsi all’interno dell’organismo, quindi sono patologie dovute ad agenti presenti nel nostro organismo. Per esempio, sapete che la nostra mucosa intestinale è in simbiosi con una flora batterica abbastanza importante; quando questa flora batterica non funziona più o funziona male, si attivano o delle infezioni intestinali oppure si indebolisce la parete dell’intestino nei riguardi di patogeni esterni. Essendo E.Coli, nel caso intestinale, un ospite del nostro organismo con cui conviviamo senza problemi, alterazioni di questo batterio possono determinare una causa endogena in patologia.
  2. Cause esogene: invece sono tutte quelle che noi probabilmente, nel 90% dei casi, siamo abituati a vedere quotidianamente, come un batterio esterno, un virus, sono tutte cause esogene esterne.

All’interno di queste cause dobbiamo specificare tra:

  • Causa determinante
  • Causa coadiuvante o detta anche concausa

Se il batterio della tubercolosi è lui realmente l’agente eziologico della tubercolosi che mi è venuta, quell’agente eziologico, quindi quel batterio, è una causa determinante perché da solo il batterio della tubercolosi scatena la malattia.

Invece l’esempio dell’AIDS, l’AIDS è determinato da un virus che è l’HIV. Di per sé l’HIV attacca i linfociti T CD4 del nostro organismo, ma non causa la morte della persona o la patologia. Voi sapete che chi si ammala di AIDS ha un periodo di latenza, la cosiddetta fase non conclamata, una fase lunghissima che può durare anche 20-30 anni. La morte causata dalla malattia di AIDS sopraggiunge per altri motivi, quali: infezioni all’apparato respiratorio, per tumori particolari, per infezioni da batterio, funghi o virus, che sono indipendenti dall’HIV. Il motivo per cui la persona muore è perché l’HIV, bloccando l’attività dei linfociti T CD4, blocca una parte della risposta immunitaria e quindi non si ha la risposta contro virus e batteri, così come avviene in un individuo normale. In questo caso è evidente che non parliamo di HIV come causa determinante della malattia, ma parliamo di una concausa: infezione da HIV + infezione da batterio o da un altro virus, porta alla determinazione della malattia o della morte della persona, e quindi della concausa.

Se io ho scoperto la causa di una malattia, posso fornire gli strumenti per fare una buona diagnosi; se faccio una buona diagnosi, vuol dire che ho capito come inizia, come potrebbe evolvere, e che cosa succede tra l’insorgenza e l’evoluzione finale della patologia; questo significa che io posso fornire gli strumenti per sviluppare un’adeguata terapia.

Se io so che le cellule neoplastiche derivano da un’alterazione, per esempio della proliferazione cellulare, o per l’inattivazione di oncosoppressori, o per la mutazione di oncogeni, so che questa cellula diventerà neoplastica, che questo tipo di neoplasia darà un tumore di un particolare livello, grandezza e pericolosità, conoscendo a livello molecolare le tappe che partono dall’inizio della trasformazione cellulare allo sviluppo del tumore, posso sviluppare terapie. Ormai sono più di 10-15 anni che sono in sviluppo terapeutico per alcuni casi, per altri invece si stanno utilizzando molecole biologiche per la lotta, non solo ai tumori, ma anche a patologie autoimmunitarie, patologie infiammatorie gravi (per esempio l’artrite reumatoide, la sclerosi multipla).

Risposta immunitaria

Quando un organismo potenzialmente infettivo, potenzialmente capace di turbare l’omeostasi entra all’interno del mio corpo, io posso reagire in diversi modi. Allora: se sono messo male con le difese immunitarie, debole, ecc., questo organismo penetra e ne subisco tutte le conseguenze, cioè significa che sviluppo la febbre, raffreddore, sto una schifezza, ecc. Evidentemente non ho avuto una risposta adeguata all’organismo e quindi io sono recettivo.

Se invece l’agente patogeno entra e non provoca alcun danno, questo è per esempio quello che accade con il vaccino. La vaccinazione ha il compito di limitare o addirittura di bloccare l’attività di un agente patogeno potenzialmente infettivo. In questo caso il mio organismo sarà refrattario all’agente patogeno.

Nel nostro corpo, in generale nei mammiferi, questa è una cosa straordinaria come avrete modo di vedere, abbiamo due tipi di risposta immunitaria:

  • Un’immunità di tipo naturale o aspecifica
  • Un’immunità più selettiva detta anche adattativa o specifica

Tutti gli organismi potenzialmente pericolosi che penetrano nel nostro corpo, sono al 99,99% bloccati dall’immunità naturale o aspecifica: è la prima barriera di difesa, prima che venga messo in moto tutto il macchinario dell’immunità specifica; quindi se ho una buona immunità naturale, l’organismo penetra nel mio corpo ma viene immediatamente sconfitto, perché macrofagi, cellule dendritiche, cellule natural killer, neutrofili, granulociti, basofili, eosinofili, e così via (che sono tutte le cellule dell’immunità naturale) aggrediscono il patogeno e lo distruggono.

Solo nel caso in cui la virulenza del patogeno dovesse essere particolarmente elevata e il sistema dell’immunità innata o naturale non è stato capace di sconfiggerlo da solo, subentra l’immunità adattativa o specifica, per cui l’organismo, a questo punto, diventa reattivo cioè riceve il danno potenziato, viene educato il sistema immunitario a reagire contro questo danno, si formano anticorpi o linfociti T a seconda del tipo di agente eziologico, contro l’agente eziologico affinché questo venga rimosso. In questo caso la patologia ha avuto un inizio, una durata e, con la rimozione dell’agente eziologico, una fine.

Malattia e morte

Normalmente in una sequenza logica patologica questo è quello che avviene, poi vedremo che la differenza tra malattia e morte è esattamente questa, che la:

  • La malattia è uno stato transitorio di alterazioni dell’omeostasi.
  • La morte si ha il corpo non è riuscito ad eliminare l’agente patogeno e quindi quest’ultimo ha avuto la meglio sull’organismo.

Prima ho fatto l’esempio della cellula neoplastica, ma si può fare chiaramente un esempio simile per qualsiasi patologia, e qui viene riportata per semplicità una malattia genetica che è la fibrosi cistica. Tutte le patologie hanno un inizio, caratterizzato da una cascata di eventi molecolari, biochimici, anche morfologici e così via, che rappresentano la risposta del nostro organismo all’“offesa” che stiamo ricevendo dal patogeno.

Quindi quello che fa il patologo con l’aiuto di biologi, genetici, biochimici e così via, è quello di identificare che cosa sta a monte di quello che ha determinato il danno. Nel caso della fibrosi cistica, che è una malattia genetica, io vado a cercare nel DNA dell’ammalato potenzialmente il gene difettoso che conosco già, che è stato isolato, e quindi ho gli strumenti per poter fare una ricerca. Sapendo che esistono varianti alleliche o vari tipi di mutazioni posso duplicare specificamente qual è quello che causa quel tipo di fibrosi cistica nell’individuo e conoscendo il gene posso risalire a quello che è il prodotto, quindi la famosa legge DNA - RNA - proteina, e quindi vado a vedere qual è il difetto a livello proteico.

Questo è un difetto, una patologia che, se vi ricordate il trasportatore di membrana cloro-sodio-acqua, porta ad un accumulo di liquidi nelle mucose soprattutto a livello dei bronchi, della pleura, della pelle, dovuto ad un gene alterato che codifica per una molecola di membrana, che è un trasportatore, e permette di far regolare l’ingresso e l’uscita di sodio e di cloro dalla cellula, e con questo c’è anche una variazione della quantità di acqua che entra o esce dalla cellula. Questo gene è mutato, e vi è un accumulo di acqua all’interno delle cellule che determina soprattutto nelle mucose, come quella bronchiale, l’accumulo di muco che, a sua volta, determina un aumento della suscettibilità a infezioni batteriche, con rischi di bronchite molto gravi.

Chi ha la fibrosi cistica incomincia a tossire piano, poi il giorno dopo sempre più forte, la crisi aumenta sempre più finché non va in ospedale per aspirare il liquido bronchiale, altrimenti muore perché copre completamente i bronchioli, gli alveoli bronchiali, e quindi non c’è più respirazione. Se io conosco il gene ed il proto-oncogene posso sapere quali sono gli effetti che procura una proteina difettosa all’interno dell’organismo, e quindi chiaramente una volta scoperto questo problema posso eventualmente cercare una cura.

Normalmente a qualsiasi malattia, a qualsiasi patologia, sono accompagnati cambiamenti biochimici ma anche cambiamenti morfologici. Se vi presentano, sotto un microscopio, un vetrino di una cellula normale rispetto ad una cellula necrotica o apoptotica, avendo le basi per poter riconoscere l’una e l’altra, avete la possibilità di vedere quali sono le variazioni morfologiche tra un tessuto sano ed un tessuto malato.

Chiaramente più queste modificazioni sono gravi e sono distribuite a più tessuti o addirittura all’organo intero, più dal punto di vista clinico la patologia ha una rilevanza importante; minori sono queste modificazioni morfologiche e biochimiche e minore sarà il danno che viene effettuato sulla cellula o sul tessuto. Quasi sempre, la gravità di una variazione biochimica e morfologica si accompagna a sintomi particolari: se uno ha mal di testa è perché ha un’infiammazione emicranica, se mi fa male il ginocchio è perché avrò preso qualche botta quindi il dolore o il fastidio è una risposta biologica che è indice di quanto grave sia l’insulto che sto ricevendo.

Non è sempre vero che molte patologie neoplastiche insorgono in totale silenzio, e diventano evidenti, spesso anche tardi, senza aver dato nessun segnale biochimico o morfologico, tale da far pensare ad una patologia importante.

Prima vi ho detto che la malattia è uno stato transitorio, o si ha la guarigione o si ha la morte. In realtà, come tutte le cose, in biologia non è mai tutto bianco o tutto nero, lascia un po’ di grigio. Per esempio, la malattia cronica è una via di mezzo tra la sindrome acuta della malattia che inizia, ha un picco e poi finisce, e la fine di un individuo; è una via di mezzo perché è una situazione per cui l’omeostasi è stata ormai rotta, l’organismo non ha covato una soluzione di adattamento particolarmente favorevole, allora c’è una via di mezzo, che è quella per cui si instaura uno stato cronico che non determina però la morte dell’individuo. Pensate all’infiammazione cronica, per esempio chi ha un’artrite reumatoide, un granuloma o un morbo di Crohn che è una patologia intestinale, ma possiamo parlare anche del diabete, dell’ipercolesterolemia familiare… tutte queste patologie sono patologie con cui le persone vivono per tutto l’arco della loro vita, dal momento in cui insorgono fino alla morte.

Lo stesso cancro oggi viene ritenuto una patologia cronica perché molte persone convivono con forme di tumore per molto tempo, nell’arco lungo della loro vita, l’importante è che un po’ grazie organismo, un po’ grazie alle cure esterne, siamo in grado di tenere sotto controllo la patologia cronica. Nel momento in cui la patologia cronica perde il suo carattere cronico, abbiamo due possibilità: o si guarisce o si muore.

Introduzione patologia

Vediamo i vari tipi di cause di malattia che determinano l’insorgenza di danni all’organismo. In base al tipo di danno e alla fonte del danno che poi verrà causato, abbiamo:

  • Cause fisiche
  • Cause chimiche
  • Cause biologiche

Cause fisiche

Trauma, che può essere di vario tipo:

  • La contusione: se prendiamo una botta vicino ad un mobile, si ha rigonfiamento della zona colpita, di solito anche arrossamento, dolore, e così via.
  • La lacerazione
  • L’abrasione, normalmente si manifesta l’arrossamento, qualche volta accompagnato da una zona centrale bianca, generalmente sugli epiteli di rivestimento, quindi sulla pelle.

Agenti termici

Procurano ustioni il fuoco, il sole.

Energia elettrica

  • Corrente continua: effetti lesivi blandi
  • Corrente alternata: effetti lesivi più gravi
  • Folgorazione: per via di un fulmine ad esempio, che determina danni neuromotori abbastanza importanti se non addirittura la morte.

Pressione atmosferica

Quando sono prodotte variazioni della risposta pressoria del nostro organismo:

  • Ipobaropatie: mal di montagna (pressione bassa)
  • Iperbaropatie: immersione in apnea (si verifica quando intelligentemente ci si immerge senza saper andare sott’acqua, senza saper compensare, o ancora peggio con le bombole senza aver fatto un corso pratico e quindi quando inizia a mancare l’ossigeno, si va incontro a crisi di panico, determinando danni per se stessi e per gli altri.)

Perché si muore per una iperbaropatia? Perché si ha la formazione di un embolo di azoto o di monossido di azoto, che parte e può chiaramente raggiungere il cervello o chiudere arterie, o capillari più o meno importanti, determinando danni ischemici e morte dell’individuo.

Danni da radiazione

Le radiazioni sono ragg...

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Scienze mediche MED/05 Patologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rosaanna.99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Patologia clinica e fisiopatologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi del Sannio o del prof Pacifico Francesco Maria.
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