1 ottobre 2024
L'idea di città nella modernità
Cos'è l'urbanistica
L'urbanistica è la scienza che studia i fenomeni urbani sotto tutti i loro aspetti, avendo come fine la pianificazione del loro sviluppo storico.
Lo studio si può articolare in 3 modi diversi:
- Attraverso il riordinamento, risanamento, adattamento funzionale di elementi urbani già esistenti e disciplinare la loro crescita.
- Attraverso la possibile progettazione di nuovi aggregati.
- Attraverso la riforma e l’organizzazione ex novo dell’ordine ambientale.
Questo vuol dire che l’urbanistica ha come interesse l’organizzazione dello spazio urbano esistente in maniera funzionale, cercando di disciplinare la crescita delle città, tenendo conto non solo delle esigenze ma anche della cultura, ideologia, economia, ecc., del posto.
Come insegnò Patrick Geddes, la città non è solo un “luogo nello spazio” ma anche una sorta di “dramma nel tempo”, cioè diventa predominante la componente umana (ovvero l’incremento della popolazione), rispetto al modello spaziale della città (ovvero rispetto all’estetica dell’ambiente), senza tenere conto delle esigenze delle persone che vivono nel territorio.
La città, dunque, è un luogo abitato da individui che hanno delle esigenze; quindi, si passa dalla dimensione figurativa e spaziale del progetto della città, al comprendere che la città in quel momento è un luogo drammatico dove si vivono grandi difficoltà che vanno affrontate e se possibile risolte.
Questo fa capire che il modello della città non nasce con la disciplina, ma i problemi rispetto alle posizioni spaziali e componenti naturali (quelle che sono le componenti immateriali).
Quando nasce
Come disciplina autonoma, l’urbanistica è nata nel secolo scorso come risposta ai problemi suscitati nell’esistenza dal progressivo affermarsi della rivoluzione industriale e dell’aumento della popolazione.
Ci fu un abbandono del territorio che porta, verso la metà dell’800, ad adattare con forza l'ambiente a queste novità, molte volte abbattendo cintate murarie, nuovi impianti produttivi e nuovi insediamenti sorgono senza far ricorso all’arte urbana.
L’avvento della seconda rivoluzione industriale (rispetto alla prima nel 700 che non ha avuto un grosso impatto) e dei suoi progressi, sia a livello amministrativo che economico, porta lo spostamento delle industrie nelle città, in quanto a causa dello sviluppo della lavorazione delle materie prime, le città erano in possesso di beni e opere urbane comode per la corretta esecuzione del lavoro (carbon fossile, cereali, dell’acqua, energia idraulica, macchine a vapore, strade, ferrovie…).
Questo cambiamento fece spostare la manodopera, che prima aveva luogo nelle campagne, nelle città, aumentando simultaneamente la loro popolazione.
Inoltre, il progresso della società industriale è evidente, soprattutto con la creazione delle ferrovie. La prima rete aperta al pubblico fu in Inghilterra, poi in Francia, Stati Uniti, Belgio, Germania, Russia, Italia e Olanda.
Dunque, nei due decenni tra il 1830 e il 1850 nasce l’urbanistica moderna poiché la dimensione delle città ospitanti non era sufficiente per contenere questo aumento demografico, perciò, questo problema portò il degrado dello spazio a causa della mancata possibilità di accogliere un gran numero di individui.
I nuovi arrivati sono prevalentemente operai delle industrie e la loro sistemazione era ridotta al livello più basso compatibile alla sopravvivenza.
1 ottobre 2024
L'idea di città nella modernità
Cos'è l'urbanistica
L'urbanistica è la scienza che studia i fenomeni urbani sotto tutti i loro aspetti, avendo come fine la pianificazione del loro sviluppo storico.
Lo studio si può articolare in 3 modi diversi:
- Attraverso il riordinamento, risanamento, adattamento funzionale di elementi urbani già esistenti e disciplinare la loro crescita.
- Attraverso la possibile progettazione di nuovi aggregati.
- Attraverso la riforma e l’organizzazione ex novo dell’ordine ambientale.
Questo vuol dire che l’urbanistica ha come interesse l’organizzazione dello spazio urbano esistente in maniera funzionale, cercando di disciplinare la crescita delle città, tenendo conto non solo delle esigenze ma anche della cultura, ideologia, economia, ecc., del posto.
Come insegnò Patrick Geddes, la città non è solo un “luogo nello spazio” ma anche una sorta di “dramma nel tempo”, cioè diventa predominante la componente umana (ovvero l’incremento della popolazione), rispetto al modello spaziale della città (ovvero rispetto all’estetica dell’ambiente), senza tenere conto delle esigenze delle persone che vivono nel territorio.
La città, dunque, è un luogo abitato da individui che hanno delle esigenze; quindi, si passa dalla dimensione figurativa e spaziale del progetto della città, al comprendere che la città in quel momento è un luogo drammatico dove si vivono grandi difficoltà che vanno affrontate e se possibile risolte.
Questo fa capire che il modello della città che nasce con la disciplina, ma i problemi di esse riguardano lo spazio e anche quelle tipologie che le sono componenti immediate.
Quando nasce
Come disciplina autonoma, l’urba
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