CAPITOLO 1
La valutazione a scuola e nelle scienze motorie
A scuola, e in particolare in scienze motorie, la valutazione non serve solo a mettere un voto finale,
ma a guidare l'apprendimento e aiutare lo studente a migliorare. Valutare fa parte della nostra vita
quotidiana: lo facciamo ogni volta che prendiamo una decisione. In ambito scolastico ci si concentra
sulla crescita dei ragazzi, escludendo questioni di gestione come la sicurezza dell'edificio.
La valutazione non avviene solo alla fine dell'anno, ma accompagna tutto il percorso. In questo
cammino è fondamentale il dialogo continuo tra insegnante e studente. Inoltre, le scienze motorie
guardano alla persona nella sua interezza: non contano solo i muscoli e il movimento (aspetto
fisico), ma anche le emozioni, le relazioni e la mente. Educare a valutarsi significa insegnare ai
ragazzi a confrontare quello che hanno ottenuto con gli obiettivi previsti, ricordando sempre che lo
sport si basa sull'etica e sul rispetto.
In aggiunta, oggi si parla spesso di accountability (rendicontazione), che significa saper spiegare e
far vedere i risultati ottenuti sia a sé stessi sia alla comunità.
La scienza della valutazione: la Docimologia
La docimologia è la scienza che studia come valutare in modo corretto e giusto:
Henri Piéron scoprì già nel 1922 che i voti tradizionali spesso non riflettono le vere capacità
degli studenti e cercò metodi più oggettivi per evitare i giudizi personali degli insegnanti.
Fino agli anni '50 ci si è concentrati molto sui test oggettivi.
Gilbert de Landsheere ha sostenuto l'importanza di studiare la valutazione con metodo
scientifico, mentre in Italia Aldo Visalberghi ha spiegato la differenza tra misurare
(raccogliere dati) e valutare (dare un senso a quei dati).
Howard Gardner ha dimostrato che non esiste un solo tipo di intelligenza, ma tante
intelligenze diverse da valorizzare.
Negli ultimi decenni (a partire dagli anni '80) sono aumentati i confronti internazionali tra i
sistemi scolastici, ed è presente anche una valutazione di sistema per misurare la qualità
generale delle scuole. In Italia, la legge 53 del 2003 stabilisce che la responsabilità di valutare
ogni singolo allievo spetta direttamente al docente.
Le tre fasi del valutare (secondo Gattullo)
Secondo lo studioso Mario Gattullo, valutare comprende tre passaggi:
1. Decidere cosa valutare (definire l'oggetto).
2. Misurare: raccogliere i dati in modo preciso usando gli strumenti adatti (evita giudizi
affrettati).
3. Valutare: interpretare quei dati e dare loro un valore, basandosi anche sulle proprie idee
educative.
Per misurare bene, gli obiettivi devono essere operativi, cioè trasformati in azioni concrete e
osservabili (ad esempio: "lo studente sa spiegare le regole della pallamano ai compagni").
Tipi e momenti della valutazione
La valutazione cambia a seconda del confronto e del momento in cui si fa:
Criteriale: confronta lo studente con uno standard fisso.
Normativa: confronta lo studente con il resto della classe.
Autoreferenziale: confronta lo studente con i suoi stessi progressi passati (molto utile per
dare motivazione).
In base al tempo:
Diagnostica (all'inizio): serve a capire i punti di forza e di debolezza per preparare lezioni
su misura o recuperare i prerequisiti mancanti.
Formativa (durante il percorso): serve a capire gli errori mentre si impara, permettendo
all'insegnante di cambiare rotta e aiutare l'allievo in itinere.
Sommativa (alla fine): tira le somme e fa il bilancio finale di quello che si è imparato.
Sapere, Fare e Competenze
Per valutare bene bisogna distinguere tre elementi:
Conoscenze (il sapere): sono le informazioni teoriche o i fatti (sapere che il campo da
pallavolo è 18 metri quadri).
Abilità (il saper fare): è la capacità di usare le tecniche per fare qualcosa (applicare gli
schemi di gioco durante una partita di calcio).
Competenza: è la capacità di unire conoscenze, abilità e qualità personali per risolvere
problemi reali con autonomia e responsabilità.
Secondo la tassonomia di Anderson e Krathwohl, le conoscenze teoriche (know-that) sono la base
per l'applicazione pratica (know-how), e i livelli mentali vanno dal semplice "ricordare" fino al
"creare".
Usando la metafora dell'iceberg, le conoscenze e le abilità sono solo la punta visibile in superficie; la
competenza comprende tutto ciò che sta sotto. Valutare le competenze richiede un approccio ricco:
Triangolazione: guardare lo studente da più punti di vista.
Valutazione autentica: vederlo all'opera in contesti reali.
Valutazione estesa: unire le verifiche teoriche, pratiche e di comportamento per prepararlo
all'apprendimento per tutta la vita (lifelong learning).
CAPITOLO 2
1. Come capire se un test o un voto funzionano bene
Per valutare bene gli studenti non basta un solo test, ma servono più informazioni da fonti diverse. Le
verifiche si dividono in:
A risposta libera (o non strutturate): come un'interrogazione orale, dove si può parlare
liberamente.
A risposta guidata (o semistrutturate): per far vedere come ragiona lo studente.
A risposta chiusa (o strutturate): come le domande con crocette, con risposte già pronte.
Uno strumento di valutazione deve avere due caratteristiche fondamentali:
Validità (misura proprio quello che vogliamo verificare): si controlla confrontando il test con le
teorie (validità di contenuto), con altri test già pronti (validità di criterio) o con una previsione,
come il miglioramento nel salto in lungo dopo gli allenamenti (validità di costrutto).
Affidabilità (dà sempre lo stesso risultato): il voto non deve cambiare in base a chi corregge il test.
Un metodo per verificarlo è il test split-half, che divide gli studenti in due gruppi per confrontarne i
risultati.
2. Come fare un buon questionario
Un questionario serve a raccogliere risposte che si possano confrontare tra loro.
Domande chiuse: sono veloci da correggere e analizzare.
Domande aperte: danno più informazioni ma richiedono più tempo. Un esempio è chiedere "Dove
punti quando fai un tiro diretto?".
Domande ad associazione: dove bisogna collegare la parola della colonna A con quella della
colonna B.
Per fare un buon questionario bisogna spiegare bene cosa fare, usare domande chiare e mettere le risposte
aperte alla fine, così chi risponde non si stanca subito.
3. Guardare gli studenti mentre si muovono (Osservazione)
Osservare non significa guardare a caso, ma seguire un obiettivo preciso. Serve a vedere cosa fanno
davvero i ragazzi nella vita reale, anche se non permette di fare regole generali valide per tutti.
Ci sono diversi modi per osservare:
Partecipante: l'insegnante gioca o fa le attività insieme ai ragazzi.
Aneddotica: si scrive un racconto dettagliato di un episodio specifico.
Diario di bordo: serve a vedere i miglioramenti nel tempo.
In tempo reale: permette di controllare più ragazzi contemporaneamente.
4. Usare schede e griglie per osservare
Quando si fa un'osservazione scientifica e programmata, si usano degli strumenti pratici:
Checklist: una lista in cui si mette una spunta per dire se un comportamento c'è o non c'è (Sì/No).
Scale di valutazione: indicano anche la qualità o la frequenza (es. Raro, A volte, Spesso). Il rischio è
che l'insegnante si lasci condizionare da un giudizio personale.
Rubriche valutative: schede avanzate usate per giudicare una prova pratica complessa (rubrica di
prestazione) o una capacità generale (rubrica di competenza).
5. Valutarsi da soli e valutare i compagni
La valutazione non la fa solo l'insegnante (eterovalutazione):
Autovalutazione: lo studente giudica da solo i propri risultati e modi di fare. Come dice lo studioso
Mariani, valutarsi da soli si impara un po' alla volta se l'insegnante ne fa capire l'importanza.
Valutazione tra pari: i compagni si valutano a vicenda per imparare a dare e ricevere consigli. Il
limite è che gli studenti potrebbero non fidarsi del giudizio di un compagno come si fidano di quello
del professore.
Ci sono vari metodi tra pari: il met