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Metodologia della ricerca archeologica - Parte II

Lo scavo archeologico

Non potendo in questa sede ripercorrere tutta la storia dei metodi di scavo, ci limiteremo dunque ad una sintesi dell'evoluzione del metodo stratigrafico.

Parlando di metodo stratigrafico non possiamo dimenticare Mortimer Wheeler (1890-1976), il fondatore della stratigrafia moderna da lui applicata agli scavi di Maidencastle negli anni 1936-1937 e teorizzata nel volume Archaeology from the earth, 1954.

Il suo metodo prevedeva un sistema di scavo per quadrati, dunque grigliava la porzione di terreno attraverso quadrati che prevedevano testimoni, porzioni di terreno risparmiate, tra un quadrato e l'altro.

  • Per avere aree ben controllate di scavo;
  • Per permettere agli operai di passare con carriole in quanto lo scavo si deve adattare ad esigenze pratiche.

Wheeler si pose per primo il problema dell'individuazione di sezioni e di strati. Lo scavo si può leggere:

  • Sincronicamente
  • Diacronicamente

Wheeler dichiarava che il suo scavo lo soddisfava rispetto alle sue istanze principali, ma esso aveva dei limiti. La rigidità della griglia abitualmente non coincide con quanto si trova sepolto nel terreno e lo spessore dei testimoni può celare rapporti importanti tra gli strati, per non parlare delle strutture murarie che possono rimanere obliterate.

Inoltre la griglia è di ostacolo, come Wheeler aveva intuito, alla piena comprensione dell'articolazione delle strutture sottostanti. Se un manufatto avesse avuto dimensioni maggiori al saggio standardizzato ci sarebbe stato il rischio di non riconoscerne la vera entità, di non riuscire a cogliere le reali dimensioni, articolazioni proprio a causa delle rigide organizzazioni dello scavo.

Poiché nella sezione c'è sempre la proiezione degli strati, Wheeler isola gli strati, dando importanza al riconoscimento di essi attraverso le sezioni.

Critica di Wheeler allo scavo per trincee lungo i muri

Se Wheeler si era posto il problema di creare saggi, c'era chi scavava distruggendo rapporti stratigrafici con appunto trincee lungo i muri per esaltare i muri cancellando i rapporti tra la stratificazione ed il muro. Wheeler criticava questo modo di scendere parallelamente al muro.

A Wheeler va riconosciuto il merito di aver posto il metodo di identificazione degli strati e di riconoscere le sovrapposizioni degli strati. Fissa strategie con divisione area di scavo per quadrati con limiti e pregi.

La prima archeologia stratigrafica nasce dunque non nelle città assolate dell'Oriente e del Mediterraneo ma nei brumosi centri fortificati preromani dell'Inghilterra, per essere poi esportata ovunque, come è accaduto con il metodo Wheeler, divenuto presto internazionalmente noto e praticato. Fece epoca lo scavo negli anni '30 di Maiden Castle (Wheeler 1943). Nelle sezioni di questo Hillfort le unità stratigrafiche appaiono perfettamente definite e numerate, anche per certificare la provenienza dei reperti. In Italia, già nel 1950, prima dell'edizione del volume di Wheeler che non ha mai avuto traduzione italiana, Nino Lamboglia applicò una strategia un poco diversa.

Lamboglia è una figura importante per aver pubblicato lo scavo della caverna delle Arene Candide in Liguria, 1946. Studioso della preistoria, detta degli analfabeti perché le fonti scritte non ci aiutano e nemmeno le evidenze archeologiche, perché labili per il tipo di manufatti, strutture deperibili, alzati in paglia, legno. Anche archeologia medievale ha problemi simili.

Lamboglia aveva il problema opposto, ossia quello di isolare gli strati. Ha classificato materiale, uno dei suoi scopi era quello di organizzare diacronicamente le classiche ceramiche romane, che non riusciva a datare. Doveva fissare limiti cronologici, classifica gli strati, anche lui lavora sulle sezioni, voleva trovare la chiave di lettura per posizionare nel tempo classi ceramiche. Ha eseguito lo scavo stratigrafico per fissare termini cronologici.

Non è un caso che la prima ripresa dell'archeologia stratigrafica avvenga in Italia una generazione dopo, in tono minore e in una zona marginale della penisola, con gli scavi di N. Lamboglia a Albintimilium (Ventimiglia) negli anni 1939-40 e di L. Bernabò Brea alle Arene Candide presso Finale Ligure negli anni 1940-42. Entrambi risentono dell'archeologia d'Oltralpe e della paleontologia italiana, in particolare della scuola fiorentina, cui si deve il primo scavo sistematico del nostro paleolitico superiore ad opera di G. A. Blanc.

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