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Corso magistrale di linguistica testuale

Contenuti principali

  • Che cos'è il testo
  • I parametri della testualità
  • Coesione
  • Coerenza
  • Intenzionalità
  • Accettabilità
  • Informatività
  • Situazionalità
  • Intertestualità
  • Efficienza, effettività, appropriatezza
  • Determinazione, discriminazione, delimitazione, attualizzazione
  • Modularità e interazione
  • Soglia termine
  • Pertesto
  • Aggancio procedurale e progettuale
  • Massime della qualità, quantità, modo e rilevanza
  • Analisi del testo (teoria ed esempi pratici)

Cos'è il testo?

La nozione di testo non è una definizione chiusa e rigidamente definita, infatti, su questo si è aperta un’intera disciplina. È qualcosa che si fa, è un'entità dinamica, aperta. “Testo” etimologicamente ha a che fare con il tessuto, “textus”. Testo è corradicale con tessuto. All’origine della parola c’è la necessità di risolvere un problema, un’immagine mentale: qualcosa che si fa come si fa il tessuto, ha una sua trama.

Nel passato, la parola testo indicava altro (ricostruzione indoeuropea). Vi sono evidenti tracce di parole formate sulla stessa radice che ci hanno dato poi “legno”. Si spiega che in alcune società il legno era il materiale delle case, mattoni. Significa conservare il riferimento all’idea di costruire quello che noi consideriamo lasciare una traccia. Si rifà all’esigenza di costruire ciò che abbiamo in mente, quindi si verifica un’astrazione di qualcosa che all’origine era molto materiale.

Il testo ha a che fare con la lettura. Per Kant la realtà non è sempre conoscibile, abbiamo dei limiti. La filosofia non può rispondere a “che cos’è questo”, non possiamo conoscere che cos’è l’oggetto. Tra pensiero e oggetto non si può più porre la conoscenza. Bisogna passare dal riflettere sul “che cosa” al “come” conosciamo.

Che cosa significa leggere un testo? Da che dipende questa necessità? È un procedimento cognitivo fortissimo che si stabilisce dal punto di vista lessicale per un motivo ben preciso. Nel latino abbiamo due forme: “legere” mantiene un significato più conservativo che è legare (leg = mettere insieme più elementi). Quando leggo metto insieme degli elementi nella mia testa e do loro dei significati, lego assieme le cose.

Antoine Meillet, grande linguista francese, scrive che “la lingua è un piano di rigore dove tutto si tiene”. Il testo deve avere un rigore dove tutto si tiene: elementi straordinari che sono accomunati da un filo, come un titolo che tiene insieme i contenuti del testo.

Per antonomasia, il libro è il testo. Nella storia, in realtà, la nozione di testo si è formata in vari modi. Es.: Forme testuali solitamente brevi > frammenti che ci vengono dall’antichità, ciottoli, ecc., grazie ai quali si sono conosciute e capite civiltà che non erano ancora note.

Della civiltà etrusca sappiamo pochissimo perché non abbiamo molti testi, se non attestazioni funerarie. Non abbiamo lessico quotidiano. Abbiamo supporti tipicamente rigidi, non deperibili, come la pietra o le lamine di piombo arrotolate, destinate alle maledizioni o ai morti. Si parla di “Defixio” (penisola iberica, IV sec. a. C.). Si incideva la sagoma della persona con serpenti o vermi e si incideva qualcosa.

Lo spettro della testualità è molto ampio. Abbiamo la necessità di rispondere a dei parametri: coesione, coerenza, contesto, informazione, ecc. Secondo alcuni, senza questi parametri non esiste un testo, ma è una questione problematica.

Che cos'è la linguistica testuale?

È difficile stabilirlo, esiste comunque un’evoluzione storica. Maria-Elizabeth Conte, nel 1977, introduce la linguistica testuale in Italia. Ma fin dall’indice del suo libro, ci risulta difficile riconoscere il suo lavoro come attuale. È una raccolta di saggi di vari autori che Conte cura.

Il testo è una macrostruttura testuale di fronte alla quale dobbiamo porci come un’unità. La nozione unitaria si può introdurre in due modi:

  • Distributivo (1+1+1+1…)
  • Collettivo

Alla base della parola “uno” c’è il secondo significato, che si è poi smarrito: qualcosa che conteneva. Esempio: abbiamo due oggetti con lo stesso nome nell’antichità: cipolla e perla > OINOS (la stessa parola del numero uno). Nel passato, nel sostrato mediterraneo, prima dell’indo-europeo, c’erano modalità di designazione sulla forma dell’oggetto o sulla forma interna dell’oggetto. La perla e la cipolla hanno la stessa forma interna: sono fatte a strati. La perla è trasparente, caratterizzata dalla delicatezza degli strati che la compongono. Quindi uno come insieme di strati.

Che cosa rende unitario un testo? Torniamo agli antichi e al loro sforzo di nominare un oggetto sulla base della sua struttura interna. Si conosce ciò che è già noto (es. ornitorinco) è ciò che diceva Kant. Non si può descrivere ciò che è ignoto. Le lingue sul piano grammaticale hanno trovato un espediente: il congiuntivo, che serve a risolvere problemi mentali. È lo sforzo enorme seguito dalla necessità di rappresentare un’istanza temporale ambigua dove passato e futuro si uniscono. Non esiste dicibilità del presente: il presente è passato già nel momento in cui lo si esprime. Il passato è ciò che si conosce, depositato attraverso il ricordo come grammatizzazione della memoria. Ad esempio, in alcune lingue non esiste il futuro. Il futuro non sempre si è formato, come nel napoletano che non prevede forme del futuro; in questo caso la mente fa delle perifrasi.

Qualcosa che vediamo scritto è la soluzione verbale di un problema, di un’esigenza da verbalizzare: si fa lo sforzo di riportarlo a una regola che sia riconosciuta in una lingua. Il testo come unità è soggiacente a esigenze di pianificazione, di conclusione (è concluso), e questo non è predicibile. Il passato è memoria, il futuro è immaginazione. Parliamo di epistemologia, la scienza della conoscenza e di come essa si costruisce.

Di fronte al testo può nascere il fraintendimento. Freud parla di delirio di persecuzione e di proiezione. Nel 1911, mette a fuoco il delirio come risultato di un capovolgimento e proiezione rispetto a un’angoscia. Non avviene per caso; c’è qualcosa che ci conduce al fraintendimento. Il perturbante è ciò che fa paura. Attribuisco a ciò che ho di fronte, e di cui ho paura, la mostruosità. L’angoscia si risolve vedendo un qualcosa, creando un qualcosa che dà sollievo. Si crea una dinamica che è proiettiva perché riesco a far scaturire dall’oggetto qualcosa (es. Io odio X > X odia me). Si cerca di ricondurlo a delle regole.

Uno dei primi sforzi del bambino è quello di venire a conoscenza dell’esistenza di spazio e tempo come il risultato di un’esperienza traumatica. Quando la madre si allontana, il bambino non sa ancora che esiste uno spazio fuori dal suo campo visivo né sa che esiste un ritorno (il tempo).

Il meccanismo di creazione del testo viene dal contesto artistico. L’artista compie un gesto di rivolta attraverso la sua immaginazione che modifica lo stato mentale di colui che assiste e la sua percezione del mondo (e quindi del mondo stesso). Prima, nel teatro, se non a partire dalle innovazioni in contesto sovietico, non si è avuta la possibilità di pensare al teatro stesso se non a partire da un testo. Negli anni ’60 abbiamo una creazione che prescinde dal testo.

Un giovane italiano, Eugenio Barba, va in Polonia per un periodo di apprendimento (Teatro delle 13 file) e scopre il regista teatrale Protosky, ancora sconosciuto, che stava con pochi attori che facevano cose strane. Vengono fuori rappresentazioni che sono sovversioni letterarie. Non era pubblicato, non c’era il testo quindi non era censurabile. Era un atto di creazione da zero. Barba chiede di assistere alle preparazioni e prende appunti. Questi appunti diventano un libro, edito Bulzoni, che capovolge l’esperienza teatrale. Egli fa conoscere al mondo Protosky, ma non tutti lo capiscono. Il libro non ha successo, si dice che fu lo stesso Barba a distribuire il proprio libro.

Egli si trasferisce poi in Norvegia dove diventa saldatore. Mette su un gruppo di persone che vogliono fare teatro ma sono state scartate dalle selezioni del teatro più importante. Si preparano per 2 anni, senza alcun testo scritto. Si comincia dal lavoro sul corpo e lentamente vengono fuori i più grandi spettacoli di quegli anni. Ci troviamo in contesti di avanguardia. Il testo prefigurato non è qualcosa di necessario. Abbiamo lo sforzo di intendere il testo nel suo farsi, nel suo formarsi. Approccio al testo come fosse già finito, atteggiamento di ciò che sappiamo come se fosse già tutto. Ciò che leggiamo si crede sia la verità.

Linguistica testuale

Tornando all’approccio alla linguistica testuale, dopo Conte (1977) abbiamo alcuni libri più recenti come “Linguistica testuale dell’Italiano”. Ci riferiamo alla creazione di un testo come a un telaio: un supporto per fare il tessuto. (Edgar Allan Poe: “…manca il testo del mio contesto…”).

Il senso e il significato è difficile definirli. Abbiamo uno sforzo enorme della filosofia del Novecento. Vi è discontinuità tra soggetto e oggetto, oggetto inteso come cognizione del soggetto sull’oggetto.

Inferenza è un processo di conoscenza diverso dagli altri due più comuni:

  • Metodo deduttivo: è una conclusione da altre cose.
  • Metodo induttivo: meno scontato, richiede uno sforzo in più, con meno garanzie di successo.
  • Abduzione: sforzo mentale, che in greco chiameremmo ipotesi.
Ad esempio, Peitz riesce a dimostrare che i ragionamenti di Sherlock Holmes sono di terzo tipo. Le inferenze (cioè ciò che riesce a fare Holmes) sono ipotesi.

I parametri della testualità

Un testo per essere definito tale deve rispettare i sette parametri della testualità: coesione, coerenza, intenzionalità, accettabilità, informatività, situazionalità, intertestualità. A questi sette parametri ne vanno aggiunti altri tre, ovvero i principi regolativi di un testo, che sono: efficienza, effettività e appropriatezza.

L’approccio favorito nell’analisi del testo è l’approccio procedurale che mette in contrapposizione chi vede il testo come entità dinamica con chi vede il testo come un’entità basata sulla logica grammaticale. Con questo approccio viene respinto il criterio della norma grammaticale perché si ritiene che la norma non può essere applicata alla più ampia dimensione testuale.

A questo punto, è possibile prendere in esame alcuni esempi proposti da Beaugrande e Dressler:

  • Esempio del cartello stradale “SLOW CHILDREN AT PLAY”
  • Esempio di una storia di contesto inglese: Il re conta i soldi, La regina mangia pane e miele, La cameriera stende il bucato
  • Esempio di un articolo di giornale: la storia del gorilla Willie B.
  • Esempio di un testo scientifico: razzo V-2 nero e giallo
  • Esempio di un dialogo tra l’Heffalump e un porcellino
  • Esempio di un testo poetico: GHOSTS

Questi esempi sono tutti tipi testuali diversi: c’è un segnale stradale, una filastrocca, un articolo di giornale, una pubblicazione scientifica, un dialogo, una poesia.

Sette parametri della testualità

1) Coesione

È un criterio che concerne il modo in cui le componenti di superficie del testo sono in relazione tra loro. La coesione è quel criterio che stabilisce che, a livello superficiale, il testo funziona. E quando queste componenti di superficie dipendono tra loro parliamo di dipendenza grammaticale. La coesione è un elemento che va fortemente rispettato altrimenti si rischia di far fallire l’idea che il testo sia un’occorrenza comunicativa. Ad esempio, il testo del cartello “slow children at play” è un testo coeso in quanto le parole che vedo soddisfano la necessità comunicativa.

2) Coerenza

Questo criterio riguarda le funzioni in base alle quali le componenti del mondo testuale, ossia la configurazione di concetti e relazioni soggiacenti al testo di superficie, sono reciprocamente rilevanti ed accessibili.

È possibile a questo punto introdurre due nuove nozioni, quella di concetto e quella di relazione:

  • Il concetto è una configurazione di sapere, cioè un sapere che mi figuro. Questa configurazione di sapere deve essere tale da poterla richiamare tutte le volte.
  • Le relazioni, invece, sono come anelli di congiunzione dei concetti che si presentano insieme nel mondo testuale.

Non sempre le relazioni che sono nel testo sono accessibili o perlomeno non lo sono esplicitamente. Possiamo quindi avere un testo che ci è immediatamente accessibile ma non ci sono accessibili le relazioni tra i concetti. Ci sono vari altri fattori che ci permettono di individuare la coerenza. Il primo fattore è sicuramente la causalità che è ciò che causa qualcosa che viene espresso nel testo. In questo caso, le relazioni riguardano il modo in cui una situazione o un avvenimento influiscono sulle condizioni di altre situazioni. Se riesco a individuare nel testo cosa causa qualcos’altro, allora il testo è coerente. Quando la causalità è sufficiente ma non necessaria allora si parla di agevolazione.

Bisogna però dire che a volte è difficile cogliere la causalità. Quando non è possibile coglierla si parla di ragione, termine utilizzato per quelle relazioni in cui un’azione umana accade come azione ragionevole rispetto a un fatto precedente. Ma ci sono casi in cui la causalità viene ancora di più a mancare; ad esempio nella frase: “Il padrone mandò fuori Jokell per tagliare la legna” manca sia la ragione che l’agevolazione. Qui ciò che è importante è lo scopo, termine utilizzato per una situazione o un avvenimento che è chiaro nel testo e risolve la mancanza di causalità, agevolazione e ragione.

Andando avanti, nella frase “Jokell non tagliò la legna e non tornò neppure a casa” viene a mancare anche lo scopo, ma il testo continua ad essere coerente in quanto è presente un altro elemento: il tempo. Le relazioni temporali possono essere complicate e dipendono dall’organizzazione dei singoli avvenimenti. Tra il verificarsi di due azioni, c’è sempre una che segue ed una che precede; in questo caso si parla di relazioni di prossimità temporale.

La coerenza però non è solo una caratteristica dei testi ma è anche il risultato di operazioni di pensiero che noi facciamo quando siamo di fronte ad un testo. Il semplice allineamento di situazioni suscita nella mente del lettore delle relazioni di coerenza. ES: Il re conta i soldi La regina mangia pane e miele La cameriera stende il bucato. In questo esempio ci sono varie azioni e relazioni: la localizzazione, l’agente e l’oggetto dell’azione. La disposizione di questi tre enunciati ci fa rendere conto che c’è lo scopo di dare una localizzazione (i tre agenti sono contigui tra di loro).

Un’altra ipotesi che si può fare su questo esempio è che non ci sono informazioni sul tempo (diamo per scontato siano contemporanee). Inoltre, non vengono posti attributi che possiamo attribuire noi (il re è avaro, la regina è golosa, la cameriera è diligente). Ma tutto ciò che abbiamo appena fatto è un’inferenza, ovvero quando si aggiunge il nostro sapere a qualcosa che leggiamo.

3) Intenzionalità

Ci mette di fronte alle dinamiche che esistono nella relazione tra chi produce il testo e chi ne è destinatario. L’intenzionalità si riferisce all’atteggiamento di chi produce il testo che ha il progetto di creare un testo coeso e coerente. Questa intenzione è già un’intenzione. Quando però ciò non accade si applica il principio di tolleranza, un principio che protegge la comunicazione rispetto a degli irrigidimenti troppo severi. Questo principio fa sì che la comunicazione non sia disturbata se non si raggiunge il fine più importante di apprendere l’informazione che interessa.

4) Accettabilità

Questo principio è il corrispettivo dell’intenzionalità. Capire l’intenzione di chi produce il testo permette al destinatario di accettarlo. Riguarda l’atteggiamento del ricevente ad aspettarsi un testo coeso, coerente e in cui le intenzioni siano chiare. Questa attitudine del ricevente reagisce a una serie di fattori come il tipo di testo, il contesto sociale, il contesto culturale e la desiderabilità dei fini.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fabiolamazz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica testuale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Fumian Marco.
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