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Linguistica dell’italiano

R. Scarpa, R. Regis 6 cfu 14/11/2024 – lezione 1

R. Scarpa

Obiettivo del corso: discutere delle strutture, le modalità e gli orientamenti dell’italiano contemporaneo.

Linguistica dell’italiano

Focus su: contemporaneità + attenzione a varietà parlata;

  • Potenzialità comparativa con le altre lingue;
  • Tendenziale visione sincronica;
  • Orientamento extra letterario (filtro che lingua italiana attraversa quando diventa lingua d’arte).

Alcune questioni dell’italiano contemporaneo non in termini descrittivi, ma critici e analitici.

Che cos’è la lingua italiana oggi?

Ha origine culturale? È, cioè, il derivato di una serie di fattori che portano a pensare a cosa è la lingua? O è una nozione neutra al di là delle intersezioni, i campi di forze e le interazioni tra elementi culturali di vario tipo (Lotman).

Siamo in una determinata epoca, abbiamo attraversato un certo tipo di storia, abbiamo un certo tipo di retaggio culturale: è un risultato culturale perché siamo abituati a concepire la lingua come uno strumento di comunicazione.

Il linguista: ci sono due idee collegate al linguista: idea di correzione (concetto che la lingua deve essere regolamentata, essere giusta o sbagliata e corretta – la tradizione italiana è iper-grammaticale (vs. fr hanno idea più di conservazione della lingua) e altamente normativa per la tradizione pedagogico-didattica che porta avanti l’idea normativa dell’errore umanesimo attuale chiuso nelle aule) e idea di plurilinguismo, cioè si crede che i linguisti insegnino le lingue; i linguisti insegnano le ‘skills’, cioè a trasmettere info in maniera rapida ed efficace = idea che la lingua sia trasmettere informazioni è il risultato della nostra epoca dove non c’è più spazio all’umanesimo, realtà fondata sull’efficacia. Lingua come mezzo per trasmettere contenuti e informazioni è un precipitato culturale.

Ma la lingua è nata con un obiettivo all’origine: produrre effetti nel mondo. Il linguaggio non veniva usato solo per dirsi delle cose, ma come strumento efficace per modificare la forma del mondo. Lingua come produttrice di effetti nel mondo.

Lingua come precipitato culturale sia nella sua idea che nelle sue forme: la lingua che parliamo è il prodotto della nostra storia, non dal pov della grammatica storica, ma dal pov degli usi comuni (archeologia del sapere: una parola porta con sé una storia etimologica e una storia biografica (archivio sentimentale della lingua che parliamo, come parola o parte prosodica e soprasegmentale)). Lingua come prodotto culturale.

= accrescere una forte coscienza critica rispetto al linguaggio. Avere consapevolezza della lingua che parliamo e ascoltiamo per avere un detentore rispetto ai contenuti impropri, ciò che può essere pericoloso e attentare alla nostra libertà.

Il filologo romanzo (i linguisti non esistevano) Victor Klemperer – La lingua del terzo Reich: la coscienza linguistica riesce a non renderlo vittima del periodo storico. Le grandi macchine di manipolazione hanno come primo obiettivo quello di abbassare il tasso di coscienza critica, mentre mettendo a frutto lo strumentario professionale di analisi del linguaggio si riesce a capire cosa c’è dietro quelle parole: il diario è quello che riesce a non farlo vacillare e rimanere consapevole. Coscienza critica come strumento di difesa.

Rapporto lingua – potere

Nelle sue varie sfaccettature: poteri istituzionalizzati (politica, propaganda, censura ecc.), potere di persuasione (pubblicità ecc.), potere nella dimensione soggettiva (genere). In UK c’è una forte tradizione di studio tra lingua e potere (metodo di analisi critica del discorso).

Foucault, microfisica del potere. Se noi ci sentiamo così al sicuro che questo binomio controverso e complesso non rientri nella strettissima dinamica quotidiana, in qualche modo si abbassa in modo pericoloso il livello dell’attenzione, pensando che la lingua sia solo un mezzo di comunicazione (ma in realtà un messaggio porta sempre un qualcosa in più). La microfisica sono quelle piccole forme di potere latenti e apparentemente non percepite in qualsiasi dinamica di relazione (es. genitori sui figli), questioni di status, di ruolo. Ci allena a decriptare come normotipiche delle condotte legate a dinamiche propriamente da sovrastante a soccombente.

Studi statunitensi sul linguaggio dell’abuso.

Mappa dei luoghi della microfisica dei rapporti di forza

  • Scuola e università;
  • Posto di lavoro;
  • Genitorialità;
  • Dibattiti;
  • Istituzioni religiose e spiritualità;
  • Economia;
  • Social - cambiano le modalità: la lingua è sempre meno naturale e filtrata, sempre in scena (Ana);
  • Relazioni affettive in senso ampio (amicali, amorose ecc.).

15/11/2024 – lezione 2

Le nozioni sulla lingua italiana vengono prese da 1. manuali e 2. testi divulgativi (anche sui social), sempre con spirito correttivo. Su questi vengono depositate le notizie sulla lingua contemporanea.

Manuali

La manualizzazione del sapere all’università è un fenomeno abbastanza recente collegato alle nuove istanze economiche (Carocci ha aperto la strada). La direzione presa dall’editoria manualistica universitaria ha in qualche modo incardinato il sapere generale e quello linguistico in quadri descrittivi intrecciati: un manuale deve dare una descrizione generale di una disciplina e lo deve rappresentare come un quadro totale (sebbene come sapere in movimento non è un quadro totale): quadro mediamente esaustivo e corretto di un sapere o una disciplina. Il manuale dà l’idea di contenere tutto ciò che si deve sapere su quella disciplina ma non è così.

La deriva manualistica a molti non sarebbe piaciuta (Pasolini diceva che la schematizzazione è diseducativa; Foucault diceva che qualsiasi tipo di strutturazione del sapere intercettava i meccanismi di controllo, la cultura è costruita in funzione di settorializzazione e semplificazione che la rende controllabile > rendendo controllabile il sapere si rendono controllabili gli utenti).

  • Schematizzazione e semplificazione;
  • Strategia di controllo che questa prassi tende attuare;
  • Per loro spirito interno i manuali tendono a rendere le questioni in maniera aproblematica (dire ‘le cose stanno così’ = strategia di potere).

NB. In ogni interpretazione dei fenomeni è necessario il contesto storico.

Tutto questo ha depotenziato il pensiero critico che tradizionalmente era la base del sapere universitario.

In genere c’è una partizione interna netta tra struttura e varietà: da una parte vengono svolte le descrizioni rispetto alle strutture della lingua, dall’altra vengono presentate le differenziazioni tra i codici.

Struttura: lingua ripartita per livelli linguistici – fonologia e fonetica, morfologia, sintassi, lessico, testualità (in alcuni testi anche pragmatica ma è comunque una sottodisciplina ancora più giovane delle altre = il nuovo e l’altro viene sacrificato nei manuali). Operativamente questa distinzione può funzionare ma nella prassi bisogna mantenere molto chiaro che la lingua funziona con tutti i livelli che agiscono armonizzandosi.

Varietà: 5 varietà dell’italiano (che in realtà al loro interno contengono uno spettro molto più ampio) – Italia dialettale (attenzione alle differenze) + italiani regionali (diverse descrizioni di diversi fenomeni ma soprattutto ‘italiano dei semicolti’, cioè chi non ha rapporto nella prassi d’uso costante e attivo con la lingua), gerghi. Sono 3 realtà che cambiano continuamente e i manuali non hanno aggiornamenti così frequenti quindi si studiano spesso cose altamente discroniche.

In alcuni manuali si trova anche il rapporto tra lingua e genere ma è un’acquisizione molto recente.

Sempre nel quadro delle varietà ci sono linguaggi specialistici e settoriali che ogni manuale definisce in modo proprio e parte da una classificazione interna variabile (i codici interni dei linguaggi settoriali sono essi stessi altamente differenziati).

Rapporto tra italiano e lingua straniere: da una parte ricostruzione storica e rapporto controverso con l’immissione delle lingue straniere. Prese posizioni spesso negative nei confronti soprattutto dell’inglese ‘colonizzatore’: allarmismo e censura si ritrovano anche nella manualistica (per quanto riguarda il lessico che è un buon misuratore dei cambiamenti linguistici perché il livello superficiale che cede e assorbe con più facilità a differenza di morfologia e sintassi (calchi strutturali e costruzione ipotattica nei registri formali)).

E infine, altra acquisizione recente è l’italiano come lingua straniere (che però ha una lunga tradizione di forestierismo, soprattutto nel Rinascimento e in alcuni settori specifici).

Testi divulgativi

Il discorso è più semplice: abbiamo due istanze che guidano i discorsi sulla lingua: 1. allarmismo e 2. censura. Questo è legato alla tradizione linguistica italiana (Accademia della Crusca che nel ‘500 e ‘600 parlavano degli scarti, crusca, della lingua e della cultura fino a diventare un’accademia e fare il contrario, parlare di come si divide il buono dal cattivo e il giusto dallo sbagliato) /oddio l’inglese ci sta colonizzando, oddio le nuove generazioni non sanno più parlare italiano/ → protezionismo e rigore puristico ma richiesta di internazionalizzazione.

Nello specifico a mettere in allarme è il collasso delle competenze linguistiche di parlanti e scriventi legato alle nuove generazioni. Il vocabolario personale effettivamente si riduce e si riduce il numero effettivo dei termini quotidiani per mediare concetti: c’è una ragione es. congiuntivo dal pov della condizione di realtà che media e delle strutture sintattiche ha vita difficile (altre lingue non mediano le stesse cose = fragilità): elementi complessi in epoca che spinge alla semplificazione non dovuta alla degenerazione dei costumi linguistici delle nuove generazioni, ma parte dal secondo dopoguerra.

  • Progressiva riduzione vocabolario d’uso;
  • Fragilità morfologica di alcuni modi e tempo verbali (congiuntivo e trapassato remoto);
  • Forestierismi;
  • Lingue mediatiche in senso ampio;
  • Lingua e genere (in termini sostituitivi e di riformazioni categoriali, meno sulle radici storiche del fenomeno).

Il problema dell’inglese

I forestierismi nella nostra lingua (già da Cesaortti) sono stati percepiti come grande pericolo (anche semplicemente la loro grammaticalizzazione lessicale). L’inglese ha buone ragioni per essere entrato in molte lingue: ad un certo punto tra gli anni ’50 e ’60 c’è stato un grande dibattito intorno a quale lingua usare come codice translinguistico che prescindesse dalle singolarità di culture specifiche in via teorica e non, le lingue artificiali (esperanto) hanno indirizzo politico di maggiore neutralità mettendo tutti nelle medesime condizioni. Zanzotto ha dedicato grandi discussioni a questo: dal pov culturale nel ’56 vaneggiava l’idea della necessità di una lingua universale (sensazione che si prova nell’essere anche soltanto in un paese straniero senza la propria lingua) necessità di lingua strumentale che possa aiutare a collegarci in contesti più ampi (‘tutti vorrebbero un novello latino’) ma quale lingua scegliere per le comunicazioni transnazionali di vario tipo? Z. io sogno una lingua onomatopeica come quella dei fumetti, un codice a cui tutti possono avere accesso senza necessità di dover apprendere una lingua che non è la loro lingua madre → lingue neonaturali: democraticità può essere garantita solo da codici che non appartengono a nazioni, culture e civiltà specifiche perché potrebbe essere pericoloso nei termini di colonizzazione culturale.

Però, l’esperanto è rimasto una teoria e non una pratica e l’inglese è diventato il codice universale perché dal pov storico:

  • Per ragioni culturali: imperialismo economico USA nell’immediato secondo dopoguerra (i Dieci inverni di Fortini e poi Pasolini – deputati alla ricostruzione ideologica dopo il secondo conflitto): dal ’45 (anno cerniera per ricostruzione e riorientamento culturale) al ’50 sembrava naturale che ciò che aveva generato la cultura pre-conflitto dovesse essere sostituito (quando la lingua non parla la lingua della realtà le cose iniziano ad essere pericolose perché la percezione della realtà è fortemente filtrata). Scivolare nelle catastrofi storiche è un processo lento e non pienamente prevedibile e le scelte per la ricostruzione dovevano essere fatte a partire dalla centralizzazione della coscienza (i raduni in piazza Venezia si facevano quasi senza coscienza) formare (termine gramsciano) l’uomo dal pov della propria coscienza critica, fornendo dal pov culturale ed educativo strumenti per capre la realtà perché solo così si può evitare di ricompiere gli stessi errori che sfociano in catastrofi – cultura gramsciana che investiva tutto nella scuola e nell’educazione (don Milani) con lo scopo pedagogico di formare una coscienza già dalla scuola primaria (infatti, Pasolini, Zanzotto, Caproni ecc. erano maestri elementari). La poesia dell’essere utile (= trattare di oggetti reali senza usare grammatica ermetica di distacco omertoso rispetto ai meccanismi di potere);
  • Si scelgono gli USA come traino culturale per ragioni prettamente politiche ed economiche (affiliazione a URSS e comunismo per ovvie ragioni fruibile, perciò si sceglie l’altro blocco).

Questo ha creato un fortissimo vacillare all’interno della lingua italiana d’uso perché nella ricostruzione della storia dell’italiano recente un momento capitale è stato scegliere il capitalismo (brutalizzazione linguistica dei concetti, Pasolini). La scelta dell’inglese, quindi, non è stata effettivamente una scelta: chi dal ’56 non conoscerà l’inglese apparterrà al proletariato linguistico. Una volta che scegliendo i buoni e i cattivi noi scegliamo il capitalismo, non facciamo una scelta apertamente linguistica ma scegliamo dei modelli.

Ricadute logiche: negazione di concetti non esattamente sovrapponibili e pesanti (autoscatto vs. selfie – anche per pesantezza fonico cognitiva).

  • Per ragioni strutturali, l’inglese è molto efficace in termini di pervasività: è una lingua mono e bisillabica e questo nell’economia linguistica dell’espressione parlata ha una sua importanza.

Voragine negli anni ’70 perché è stato un fenomeno deflagrante ma inutile e immediatamente disinnescato dagli anni ‘80 con il trionfo dell’americanismo positivo.

A partire di questa coscienza di come l’inglese è entrato nella nostra cultura potrebbe avere un senso intervenire sulla lingua dall’esterno come fenomeno di regolarizzazione con modelli che vanno abbattuti e altri introdotti (es. Cortellazzo – il linguista può, a proposito dell’introduzione di forestierismi, monitorati nella fase iniziale, proporre alla comunità dei parlanti soluzioni alternative altrettanto efficaci, osservare questi rapporti e capire quale si costituisce in norma lessicale).

21/11/2024 – lezione 3

  • Monitorare l’introduzione dei forestierismi soprattutto nella fase iniziale: aver prontezza dello stato delle cose e badare alle prime fasi perché, nell’idea della Crusca, i termini sono più passibili di correzioni e rielaborazioni;
  • Proposta di soluzioni alternative che siano sufficientemente o altrettanto efficaci e capaci di inserirsi adeguatamente all’interno del sistema lessicale italiano;
  • Osservare le dinamiche che si creano nella concorrenza (rapporto antagonistico) nel forestierismo e le sue possibili alternative e qual è l’alternativa che si costituisce come norma lessicale.

Ma difficoltà applicativa perché:

  • A. Il monitoraggio deve avere un sistema dietro, ipoteticamente un corpus di testi orali e scritti (due modalità altamente differenti della lingua) da cui rilevare i forestierismi di nuova entrata ma quali testi? Per i testi scritti il genere più assorbente ed esplicativo è la lingua mediatica (però c’è il problema che il forestierismo non sia tale ma si tratti di gergo specifico); per l’oralità c’è uno spettro troppo ampio di varietà;
  • B. Come si identifica la fase iniziale del forestierismo? Di solito ci si accorge di un forestierismo quando è già entrato a far parte dell’uso;
  • C. Occorre differenziare tra forestierismi veri e propri e forestierismi occasionali (come appaiono nell’uso scompaiono per moda o fragilità) che non sono grammaticalizzabili. Alcuni dizionari a vocazione diacronica ne danno conto ma hanno vita destinata al dissolvimento.
  • A. Nella pratica come si possono proporre soluzioni alternative senza che si tratti di un comunicato stampa? Tutte le questioni legate al protezionismo linguistico sono troppo delicate perché l’imposizione e il condizionamento evocano un po’ di spettri (fascismo, vedi Regis) e da affermazione identitaria a nazionalismo o da protezionismo a censura il passo è minimo.
  • B. ‘Altrettanto’ efficaci;
  • C. Capaci di entrare nel sistema lessicale: entità che hanno già presenza ne
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Crltt33 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica dell'italiano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Scarpa Raffaella.
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