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Magia come maledizione

Le tabellae Defixionum, 2000 anni fa, rappresentavano la malvagità attraverso fatture conosciute con questo nome (da defigere, infilzare, incantare). Erano solitamente tavole di piombo, ma sono state ritrovate anche in fogli di papiro o bronzo. I primi esempi risalgono al V secolo.

Magia come superstizione

Simboli e riti superstiziosi

Ancora oggi utilizziamo simboli superstiziosi risalenti a 2000 anni fa, come le corna o il dito medio (digitus turpis). Marcello Empirico scrisse i Medicamenti, dove si legge che per curare un male bisognava stringere il punto con pollice, medio e anulare, facendo così il segno delle corna. Il fallo era usato contro le maledizioni; Plinio il Vecchio ci dice che era solito far indossare ai bambini amuleti a forma di fallo (o dio Fascinus), oltre che come ornamento di monumenti e mosaici (terme di Ercolano). Si credeva anche che chi avesse la "doppia pupilla" potesse esercitare il malocchio, che deriva da fascium, significando sia malocchio che membro maschile. Contro chiunque provasse invidia, da invidere, guardare contro, si faceva il segno delle corna per accecare l'occhio invidioso.

Amuleti e crepudia

Si utilizzavano inoltre amuleti e crepudia, sonaglini che rappresentavano oggetti vari a protezione contro malocchio e maledizioni. Ancora oggi mettiamo i sonaglini sulle culle.

La magia come terapia

I primi medici arrivano a Roma solo nel III secolo a.C. e, come ci racconta Plinio il Vecchio, le cure dipendevano dal Pater Familias e consistevano in riti sacri, erbe e operazioni magiche. La malattia più grave era all'epoca la febbre malarica, considerata così grave e incurabile da essere ritenuta causata da una maledizione o fattura.

Magia come maledizione

Statuine

Un altro metodo per maledire era l'uso di statuine, doppioni della vittima. Tutto ciò che accadeva alla statuina doveva accadere alla vittima, seguendo il principio della magia simpatetica (simile richiama simile). Ovidio nelle Heroides dice che Medea trafiggeva statuine con aghi per torturare i suoi nemici a distanza.

Arrivo dei Galli e successive espansioni

Nel 390 a.C., Roma fu messa sotto assedio dai Galli, un popolo del nord. Successivamente ci fu una guerra con i Sanniti che finì nel 290 a.C., con la quale si ottenne il controllo dei commerci con la Campania. Roma iniziò ad attaccare anche città della Magna Grecia come Taranto, ottenendo il dominio dell'Italia meridionale e dell'Adriatico.

Conflitti interni con la plebe

La plebe iniziò a pressare per ottenere una legislazione equa, minacciando la creazione di uno stato plebeo. Si arrivò alla creazione della figura del Tribunato della plebe, che inizialmente si contrapponeva al consolato, per poi essere riconosciuto come magistratura con poteri speciali. Momento importante è la stesura delle "Leggi delle XII tavole", che tolse il potere ai potenti di interpretare le leggi a piacimento.

Origine di Roma fino alla fondazione

Tito Livio racconta la storia di Roma, iniziando con l'origine leggendaria di Roma: da Troia con Enea e poi i suoi discendenti Ascanio (o Iulio, da cui discenderebbe la famiglia Giulia), poi Silvio e altri. Ci fu Tiberino (da cui prende nome il Tevere), poi Amulio, che detronizzò Numitore e, per evitare discendenze, costrinse la figlia (Rea Silvia) a diventare vestale, ma questa ebbe due figli gemelli la cui responsabilità fu attribuita a Marte. I gemelli furono gettati nel Tevere, ma tratti in salvo e allattati da una lupa. Cresciuti, eliminarono Amulio e ridiedero il trono a Numitore. Decisero di fondare una nuova città; Remo però morì in una rissa da lui partita e Romolo fondò Roma nel 753 a.C.

Ratto delle Sabine

Tito Livio ci racconta che dopo la fondazione nacque il problema di popolare la città. Non nasconde i lati oscuri della fondazione di Roma, ad esempio raccontando di quando Romolo inviò ambasciatori alla ricerca di donne, ma nessuno accettò, per dispetto o paura. Per questa offesa fu organizzato il ratto delle Sabine, citato anche da Ovidio. È ovviamente una leggenda, però i ritrovamenti archeologici indicano che c'è un fondo di verità.

Re di Roma e fine della Monarchia

Dopo Romolo ci fu Numa Pompilio, che creò istituti religiosi; Tullio Ostilio distrusse Alba Longa e iniziò l'espansione nel Lazio; Anco Marzio continuò l'espansione e fece costruire il ponte Sublicio, a cui è legato l'inizio della fortuna di Roma. Dal VII al VI secolo, Roma fu sotto l'egemonia degli Etruschi, con tre re (Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo). Con la cacciata di Tarquinio il Superbo, re distopico, nel 509 finì la monarchia a Roma. Con gli Etruschi, Roma diventa una città-stato, con i patrizi che esercitavano il potere in base al diritto di nascita; le decisioni erano prese da due consoli per scongiurare il ritorno della monarchia.

Società romana

La società non era omogenea. La ricchezza del Pater comprendeva principalmente beni mobili, che erano la Pecunia (da pecu, gregge), il pagus, i campi coltivati, e le persone dipendenti, cioè famiglia e schiavi. L'insieme delle famiglie formava la Gens, che a loro volta formavano tribù, ognuna con propri mores e iura (usanze e leggi). Le cariche importanti erano quelle del Rex (da Rego, tracciare una linea dritta) e il Senatus (da senex, anziano), era l'assemblea formata dagli anziani a cui spettava anche il compito della scelta del Rex.

Divinità arcaiche romane, religione e rituali

Per i romani, gli uomini erano circondati da Numina, spiriti divini innominati dai tratti indeterminati. Ad ogni attività era collegata una divinità protettrice. C'erano poi divinità antropomorfe che suscitavano terrore. La religione cambia con il tempo essendo influenzata dalla Grecia e dagli etruschi, ad esempio con l'introduzione dei libri sibillini da parte di Tarquinio il Superbo. È dello stesso periodo probabilmente l'arrivo dei primi Huruspices, coloro che leggevano il futuro dai fegati delle vittime sacrificali.

Roma e la guerra

Roma è sempre in guerra, giustificata dalla Bellum Iustum. La guerra è quindi una vera e propria istituzione politico-religiosa ricca di gesti simbolici. Il capo è dotato dell'imperium, una sorta di virtù magica che fa sì che egli sia da tramite tra uomini e dei. In caso di clamorose sconfitte, l'imperator può fare Devotio, ovvero donarsi agli dei infernali.

Caio Mario e guerra sociale

Nel 107 fu fatto console Caio Mario, che non faceva parte della nobiltà. Introdusse l'arruolamento volontario anche dei proletari, facendo nascere un nuovo grande esercito. Con questo sconfisse nel 105 Giugurta e fu rieletto console per quattro anni.

Colonie post guerra con Filippo V

Dopo la vittoria con Filippo V, Roma iniziò un tipo di imperialismo che esercitava solo influenza politica. Non funzionò e dovette scontrarsi di nuovo con la Macedonia, che fu poi smembrata in quattro distretti.

Guerra con Giugurta

In Numidia Giugurta iniziò ad espandersi, ma nel 112 coinvolse nei scontri anche commercianti italici, che provocarono l'intervento del senato romano e la successiva guerra. Questa portò ad un niente di fatto e autori come Sallustio citano proprio questa guerra per criticare la decadenza morale del senato.

Intervento di Roma in Grecia

Dopo le guerre puniche fu chiesto aiuto da parte di Egitto e Grecia contro la Persia e la Macedonia di Filippo V. A Roma c'erano due fazioni: chi preferiva restare fuori dalla guerra, come Catone il censore, e chi tendeva all'ellenizzazione come gli Scipioni e Flamini. Roma intervenne e Tito Quinto Flaminio sconfisse Filippo V a Cinoscefale nel 197 a.C.

Mitridate e Silla

Nel 87 a.C. fu nominato Silla per la guerra contro Mitridate in Asia. Prima di partire questi fu deposto e decise di attaccare Roma, mettendo in fuga Mario. Silla parte quindi per la guerra in Asia e torna dopo numerose vittorie nel 82, dichiarandosi Dictator e avviando una importante riforma. Si ritirò poco dopo a vita privata in Campania, dove morì nel 79 a.C. Con lui morì anche la sua riforma.

Prima e Seconda guerra punica

Tra il 264 e il 241 a.C. ci fu la prima guerra punica tra Roma e Cartagine per il controllo della Sicilia, che dopo la vittoria divenne la prima colonia romana. La seconda guerra punica si svolse tra il 218 e il 202 a.C., con Annibale che guidò i Cartaginesi attraverso le Alpi riportando tre importanti vittorie. Roma però resistette e Scipione l'Africano ottenne la vittoria finale a Zama.

Problemi interni post espansione in Grecia

Dopo l'espansione in Grecia, nacquero i primi problemi interni con i conflitti tra privilegiati e meno abbienti e l'affermarsi della classe dei cavalieri. La maggior tensione fu provocata dalla formazione di latifondi privati senza rispetto delle norme antiche che stabilivano l'estensione massima.

Riforma agraria

Nel 133 a.C. il tribuno della plebe Tiberio Sempronio Gracco propose una nuova legge agraria che:

  • Ridimensionava l'oligarchia
  • Il grano era a prezzo controllato
  • Si fondavano nuove colonie

La riforma non fu accettata e Gracco fu assassinato, dando il via agli assassinii politici. Dieci anni dopo, il fratello Caio propose una nuova riforma; anche questa non fu accettata e il senato attuò il senatus consultum ultimum, che dava pieno potere ai consoli e dichiarava Caio nemico dello stato. Caio preferì il suicidio alla morte.

Cicerone al potere

Nel 63 a.C. fu eletto come console Cicerone con un programma politico basato sulla concordia ordinum, ovvero l'alleanza tra classi abbienti, senatori e ceto equestre. Tra i molti temi trattati nel "De Re Publica" è la causa della tendenza degli uomini ad associarsi in gruppi. Ritiene in generale che l'uomo sia spinto ad associarsi in Stati per imbecillitas, debolezza, dal bisogno di sottrarsi alle ingiustizie e alle violenze dello stato di natura, dove regna il più forte.

Congiura contro Cesare

La congiura contro Cesare viene organizzata per riportare a Roma la repubblica e si realizzò alle idi di marzo del 44. Sfortunatamente non portò alla repubblica, ma alla lotta di potere tra Ottaviano e Antonio.

Contesto storico post morte di Silla

Dopo la morte di Silla nel 79 a.C., ci fu un forte momento di incertezza, con numerose rivolte. In questa situazione critica si fece avanti la figura di Pompeo, che fu eletto console nel 70 a.C. assieme a Crasso.

Fine del triumvirato e guerra civile

Con il crescere del potere di Cesare e la morte improvvisa di Crasso nel 53 a.C., contro i Parti, si arrivò ad una situazione molto tesa. Nel 52 il senato elesse Pompeo come console sine collega finché nel 50 a.C. scoppiò la guerra civile, in cui Cesare si rifiuta di entrare a Roma come normale cittadino e attacca Roma, inseguendo Pompeo fino in Grecia e vincendo la battaglia decisiva nel 48 a.C. a Farsalo. Pompeo si rifugia dal re d'Egitto Tolomeo, che lo uccide a tradimento. Nel 45 a.C. Cesare torna a Roma e gli viene conferita la dittatura per 10 anni, avviando poi un ampio programma di pacificazione.

Il primo Triumvirato e Cesare

Nel 60 a.C. nacque il primo triumvirato, un accordo tra Cesare, Pompeo e Crasso per un'azione comune contro l'oligarchia. Il piano era di far eleggere l'anno successivo Cesare come console e di far ottenere enormi favori a Crasso e Pompeo. Nel 52 a.C. Cesare riesce nell'impresa di conquistare quasi tutta la Gallia, suscitando grande entusiasmo.

Circoli intellettuali nell'epoca di Ottaviano

La nuova politica di Ottaviano coinvolse molti intellettuali. Tra questi abbiamo ad esempio il poeta Virgilio, che nella Encloga I enfatizza una possibile pace duratura.

Poetica in età augustea

Nell'epoca augustea la lingua della poesia si emancipa dalla tradizione arcaica. L'Eneide di Virgilio era considerato il testo per apprendere il latino. Nella poesia il poeta ha più libertà nella scelta delle parole ma deve adattarsi alla metrica. Nascono termini tecnici come "axiculus", che è una parola specifica usata per indicare il perno.

Post sterminio cesaricidi e fine secondo triumvirato

Dopo lo sterminio dei cesaricidi, continuarono i dissapori tra Antonio e Ottaviano. Lepido venne emarginato e si trovò un accordo facendo sposare Antonio con la sorella di Ottaviano. Nel 36 a.C. Ottaviano ottiene un'importante vittoria a Naulochos contro Sesto Pompeo, che aveva raggruppato un vasto numero di esiliati, proscritti, ecc. Antonio si espanse sempre più in Oriente, con una forte alleanza con Cleopatra, regina d'Egitto. Ottaviano, aiutato dall'amico Mecenate, avviò una politica di tipo monarchico che ebbe grande successo e nel 32 a.C. si ebbe la rottura del secondo triumvirato.

Roma di Ottaviano Augusto

Nel 32 a.C. il senato dichiara Antonio decaduto e dichiara guerra a Cleopatra, aprendo quindi una guerra con l'Egitto che terminò ad Azio nel 31 a.C., e affidò poi l'Egitto a Cornelio Gallo. Ottaviano rinuncia ai poteri illimitati e nel 27 a.C. gli viene conferito il titolo di Augusto e nel 2 a.C. il titolo di Pater Patriae. Gli atti del 27 riportarono il ripristino della Res Publica, ma segnarono in realtà la rinascita del potere imperiale, dove si afferma la figura del Princeps. Restaurò una serie di riti pubblici e stabilì leggi contro lusso, celibato e adulterio. Per mantenere il consenso politico appoggiò poeti e letterati e inaugurò Ara Pacis nel 9 a.C. Augusto morì nel 14 d.C. senza figli maschi e gli succedette il figlio adottivo Tiberio.

Secondo triumvirato e liste di proscrizione

Dopo l'assassinio di Cesare, nacque un accordo tra Ottaviano e Antonio per uccidere i cesaricidi. Venne stipulato il secondo triumvirato nel 43 a.C. tra Antonio, Ottaviano e Lepido, che si divisero il potere pubblico come fossero consoli, in maniera non legale. Nacquero le liste di proscrizione per condannare tutti i cesaricidi. Tra questi vi fu Cicerone e Bruto e Cassio in Grecia nel 42 a.C.

Regno di Claudio

Dopo Caligola salì al potere Claudio, nel 41 d.C., zio di Caligola. Viene descritto come un personaggio dedito agli studi, nonché imperatore saggio che trovò equilibrio nei rapporti con il senato. Introdusse importanti modifiche all'amministrazione, impegnando i liberti anche a capo degli uffici centrali dell'amministrazione. I liberti erano una classe sociale in espansione che però venivano considerati da molti come zotici. La sua morte improvvisa nel 54 d.C. viene forse influenzata dall'avvelenamento da parte della moglie Agrippina, che aveva anche fatto adottare il figlio del suo precedente matrimonio, Lucio Domizio Enobardo, che prese il nome di Nerone Claudio Druso.

Regno di Nerone

Nerone regnò dal 54 al 68 d.C., avviando un principato che fu subito salutato da entusiasmi e speranze. Più avanti però Nerone darà una svolta autocratica, caratterizzata da una lunga serie di vizi. Condizionarono ulteriormente la morte della madre, fatta uccidere per un pretesto, e il violento incendio del 64 che gli fornì il pretesto per riprogettare l'urbanistica della città e far costruire la sua residenza imperiale, la Domus Aurea. Accusò dell'incendio i cristiani, che iniziano così ad essere perseguitati. Nel 68 d.C. Nerone è costretto alla fuga per il forte malcontento e per le varie rivolte. Si suicidò con l'aiuto di uno schiavo.

Regno di Tito e Domiziano

Il regno di Tito fu breve, dal 79 al 81, ma apprezzato per le sue doti intellettuali e umane. Gli succedette il fratello Domiziano, che regnò dal 81 al 96 d.C. Durante la dinastia dei Flavi, si investì molto nella cultura, ad esempio Quintiliano fu il primo incaricato della cattedra di eloquenza a Roma, stipendiato, e le arti in generale vennero incoraggiate in vario modo. Svetonio lo descrive comunque in modo molto negativo a causa del suo imporsi come divinità, per le persecuzioni verso letterati che avevano pensieri contrastanti e per la sua crudeltà efferata. Fu assassinato con una congiura progettata dal senato nel 96 d.C.

Regno di Vespasiano

Dopo la morte di Nerone ci fu lo scontro tra tre imperatori, ognuno dotato di proprie truppe: Galba, Otone e Vitellio. Tra i tre uscì però vincitore Tito Flavio Vespasiano, il cui regno durò dal 69 al 79. Si ottenne in questo modo un cambio dinastico, attuato con l'associazione al potere del figlio Tito, che nel 70 a.C. aveva represso la rivolta in Giudea e distrutto il Tempio di Gerusalemme.

Tiberio e Caligola

Dopo la morte di Augusto salì al potere il figlio adottivo Tiberio, che durò in carica fino al 37 d.C. Nel 27 d.C. Tiberio si ritirò a vita privata a Capri e delegò il potere a Seiano finché non fu dismesso nel 31 d.C. vista la sua eccessiva brama di potere. Alla morte di Tiberio nel 37, gli succedette per testamento Caio, detto Caligola, da caliga, nome di un calzare militare, che era figlio del generale Germanico. Il regno di Caligola fu autocratico secondo il modello orientale ed i suoi oppositori politici interpretavano i suoi gesti come devianza psichica, come riportato anche dalle fonti storiche. Caligola fu vittima di una congiura nel 41 d.C.

La lingua e la letteratura durante l'epoca Flavia

Durante l'epoca dei Flavi avviene un riavvicinamento tra i linguaggi di prosa e poesia: nasce così una nuova prosa con slancio, ritmo e colore poetico. Spiccano le figure di Seneca e di Quintiliano. L'esempio più rilevante di poesia moderna è Lucano, mentre una tendenza classicista è riscontrata nelle opere di Stazio.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gianmarconacar di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua e letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Universita telematica "Pegaso" di Napoli o del prof Tedeschi Antonella.
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