GIACOMO LEOPARDI
VITA
Nasce nel 1798 a Recanati nelle Marche che faceva parte dello
Stato Pontificio. la famiglia era nobile, anche se aveva
problematiche patrimoniali, e il padre era un uomo colto che nel suo
palazzo aveva realizzato una biblioteca di cultura accademica,
grazie al quale Giacomo. fu istruito da un precettore ecclesiastico in
un ambiente conservatore che inizialmente influenzò le sue idee.
Continuò poi i suoi studi da solo creandosi una vastissima cultura,
in 7 anni di studio matto e disperato, studiando grandi poeti come Virgilio Dante e I Moderni
come Rousseau e Alfieri con il quale venne a contatto con la cultura romantica.
Stringe una forte amicizia con Pietro Giordani, un importante intellettuale classico ma da
idee democratiche e laiche.
Nell'ambiente familiare gli mancava la confidenza affettuosa e un’apertura verso il mondo
che lo porta a fuggire dalla casa paterna di Recanati ma venne scoperto, da qui inizia la sua
fase pessimista, attraverso la produzione letteraria, cominciando la fase più originale
(infinito…) soprattutto nello Zibaldone, una sorta di diario dove scriveva appunti, riflessioni,
pensieri…
Ha la possibilità di uscire da Recanati per andare prima a Roma anche se nota che gli
ambienti letterari erano vuoti e meschini
Torna a Recanati nel 1823 componendo le operette morali, in cui si vede il suo pensiero
pessimistico, per poi soggiornare Milano, Bologna, Firenze, Pisa (dove compose i grandi
idilli9, ma poi a causa di in difficoltà economiche torna dalla famiglia Recanati dove vive
isolato.Si spostarsi nuovamente a Firenze dove strinse rapporti sociali più intensi come con
Antonio Ranieri un giovane napoletano che starà con lui fino alla morte, venendo a contatto
sul dibattito culturale e politico ed infine a Napoli dove morì nel 1838 (compone ginestra).
IL PENSIERO
LA NATURA BENIGNA
Il pensiero di Leopardi si fonda su idee continuamente sviluppate (lo si vede nello
Zibaldone). Al centro del suo pensiero si pone il pessimismo e l’infelicità dell’uomo, identifica
la felicità con il piacere, sensibile e materiale ma l'uomo non desidera un piacere ma il
piacere ovvero un piacere che sia infinito e duraturo.Nessuno dei piaceri goduti dall'uomo
può soddisfare questo nasce così un senso di insoddisfazione, un vuoto inappagato verso il
piacere infinito e nasce l'infelicità dell'uomo.
L’uomo per leopardi è infelice ed il suo pessimismo è dato da un bisogno di pienezza e gioia
di vita intensa, attiva ed energica, nasce come reazione alla delusione dovuta a cause
storiche e alla consapevolezza della condizione naturale dell'uomo rivendicando il diritto alla
felicità.
Leopardi in questa prima fase, considera ancora la natura come benigna che offre un
rimedio all'uomo tramite l'immaginazione e l'illusione, prende spunto dagli antichi più vicini
alla natura erano più felici perché ignoravano la loro reale infelicità, confermando che la
civiltà ha allontanato l'uomo da ciò.
PESSIMISMO STORICO- confronto antichi-moderni
Gli antichi erano capaci di azioni eroiche, più forti fisicamente, la loro vita era più attiva e
contribuiva a far dimenticare il nulla e il vuoto dell’esistenza. Mentre la civiltà a lui
contemporanea erano incapaci di azioni eroiche, generando corruzione. La colpa
dell’infelicità viene attribuita all’uomo che con il progresso ha spento le illusioni presenti nella
civiltà antica. Questo giudizio duro rispetto alla sua civiltà cade in un atteggiamento titanico:
il poeta sfida il fato maligno perdendo inevitabilmente .
Questa fase di pensiero è il pessimismo storico Infatti è un processo storico, la condizione
negativa del presente è vista come allontanamento da una condizione originaria di felicità
comunque relativa perché Leopardi è consapevole che la vera condizione dell'uomo è
infelice e questa felicità è solo illusione.
NATURA MALIGNA
La concezione di natura benigna entra in crisi- diventa maligna/malvagia e crudele. perché
la natura, più che al bene degli individui, deve conservare la specie e per questo sacrificare
il bene del singolo individuo. Quindi il male rientra nel piano della natura che mette l'uomo in
quel desiderio di felicità infinita senza poterlo soddisfare. Leopardi prova a dare questa
responsabilità al fatto proponendo la natura benigna contro il fato maligno (emerge nel
dialogo della natura e di un islandese).
La natura non è più vista come madre amorosa ma come indifferente alla sorte delle
creature in questo meccanismo, una concezione materialista e meccanicista, in cui l’infelicità
è data sia dall’uomo stesso che dalla natura.
PESSIMISMO COSMICO
Se la causa dell’infelicità è la natura allora gli uomini sono infelici: al pessimismo storico
subentra il pessimismo cosmico in cui l'infelicità non è più data della storia dell'uomo ma da
un dato eterno, è inutile la protesta di Leopardi ed ha un atteggiamento rassegnato, ironico e
distaccato, poi tornerà ad una lotta titanica alla sfida contro la natura.
L’INFINITO NELL’IMMAGINAZIONE
La teoria del piacere costituisce il nucleo della filosofia pessimista, ma è anche il punto
d’avvio della sua poetica. Le sue meditazioni si trovano nello Zibaldone.
Se il piacere è infinito è irraggiungibile l'uomo può raggiungerlo solamente tramite
l'immaginazione, il Piacere Infinito non si può trovare nella realtà così si trova
nell'immaginazione, costituendo una realtà parallela attraverso l'illusione. Leopardi realizza
così la teoria della visione dove la vista viene impedita da un ostacolo come una siepe
(infinito) in modo tale che lavora l'immaginazione e il fantastico sostituisce il reale; la teoria
del suono,i suoni vaghi che vanno ad allontanarsi. Ciò costituisce la teoria dell'indefinito.
IL BELLO POETICO
Leopardi elabora la teoria dell’indefinito, ovvero che il bello poetico consiste nel vago e
indefinito e si manifesta con immagini della teoria della visione e del suono,suggestive,
provocando sensazioni che ci hanno affascinato da bambini con il recupero della
fanciullezza attraverso la memoria.
ANTICHI E MODERNI
Per Leopardi i maestri della poesia indefinita erano gli antichi perchè erano più vicini alla
natura e quindi potevano immaginarsi più fanciulli mentre I Moderni hanno perso questa
capacità della fanciullezza e immaginazione si sono allontanati dalla natura per colpa della
ragione per questo sono distaccati e infelici.
IL CLASSICISMO ROMANTICO DI LEOPARDI
Nei primi anni del 1800 entrava in conflitto la tradizione classica a causa del conflitto con la
nuova poetica romantica. Leopardi appartiene ad una formazione classica, quindi nella
polemica tra classici e romantici, egli si pone contro i romantici. In realtà la sua poesia è
originale, di un mondo interiore, per questo come i romantici, critica al classicismo il principio
di imitazione, alle regole rigidamente imposte dai generi letterari. Però si allontana dai
romantici perché sono alla ricerca dello strano e alla loro aderenza al vero che spegne
l’immaginazione.
Leopardi quindi propone i classici come modelli ma con spirito romantico, parliamo di
classicismo romantico.
LEOPARDI E IL ROMANTICISMO
Lo spirito romantico si ha con il recupero dell’infanzia attraverso il vago e l’indefinito.
Per la forma metrica Leopardi privilegia la lirica intesa come affermazione dell'io, sulla
soggettività e sui sentimenti.
(La scuola romantica lombarda era oggettiva e realistica, basandosi sul vero)
Leopardi è vicino al romanticismo per una serie di motivi che ricorrono nelle sue opere come
la tensione verso l'infinito e l'esaltazione della soggettività, il titanismo, l'enfasi del
sentimento e il conflitto tra illusione e realtà nel mondo dell'immaginazione contrapposto a
quello della realtà, il vago ed il senso di dolore tormentato e cosmico.
Troviamo inoltre l'idea della natura benigna nella prima fase, tipica della Visione romantica,
che poi si rovescia con la natura maligna, dove prevale il vero sulle illusioni e sull’indefinito.
Per altri aspetti la poetica di Leopardi si allontana dai romantici, per una serie di assenze
come il culto per l’esotico, per il medioevo, il macabro; e anche nello stile che dovrebbe
essere metaforico e figurato, mentre quello di Leopardi è fedele alla nitidezza del
classicismo e materialista.
I CANTI
Il periodo dal 1816 al 1819 è ricco di esperimenti letterari. Dal 1818 al 1823 compone 10
canzoni, una raccolta di Versi e sei componimenti che raccoglie sotto il titolo di Idilli. Nel
1831 raccoglie le canzoni, alcuni lavori giovanili e i Versi e realizza il volume dei Canti, nella
prima edizione, realizzando la seconda nel ‘35. Nei Canti si vede la soggettività di Leopardi
anche quando tratta temi civili o filosofici; I Canti raccolgono diversi generi, sia di categorie
tradizionali, e altri di forma più libera e originale, non seguendo la forma metrica
LE CANZONI
Le Canzoni sono componimenti di forma classica, che seguono la metrica della lirica
duecentesca e il linguaggio aulico: le prime 5 affrontano temi civili, con base nel pessimismo
storico (riflessioni polemiche contro la civiltà presente, incapace di azioni eroiche e
l’esaltazione delle civiltà antiche, poi il pessimismo storico evolve con l’idea che l’umanità è
infelice non solo per ragioni storiche, ma per una condizione assoluta, non incolpa ancora la
natura, ma il fato e forze malvagie a cui l’eroe singolo si contrappone affermando la propria
libertà-titanismo eroico- tipico del primo Leopardi).
Le Canzoni della seconda fase invece evocano la fanciullezza e l’immaginazione tipica
dell’età antica, che i moderni hanno perduto.
GLI IDILLI
Molto diversi dalle Canzoni, le tematiche sono più intime e autobiografiche, con un
linguaggio più colloquiale e semplice. La parola idillio deriva da immagine/quadro e significa
quadretto, e nella letteratura greca antica erano i componimenti molto brevi in un mondo
pastorale idealizzato- indica brevità testo- componimenti che Leopardi aveva tradotto.
Gli Idilli di Leopardi non avevano nulla a che fare, ma esprimevano sentimenti, avventure
storiche del suo animo, quindi la rappresentazione della realtà esterna è soggettiva, ovvero
Leopardi rappresenta la realtà filtrata dalla sua vita interiore ( es. Infinito -endecasillabi
sciolti- rappresentato scenario non di una semplice quiete contemplativa, ma lo spunto da
cui egli medita sull’infinito e sull’immaginazione), affrontando temi sul vago e l'indefinito.
RISORGIMENTO-GRANDI IDILLI
Conclusi gli Idilli comincia per Leopardi un periodo di silenzio poetico, a causa della fine
delle illusioni giovanili che gli provocano un impedimento all’immaginazione e del
sentimento, che lo porta a non scrivere più poesie. É il periodo in cui passa al pessimismo
assoluto, con l’abbandonamento dei comportamenti titanici degli anni precedenti e gli
provoca un comportamento più distacco ed ironico rispetto alla realtà.
Nel 1828 trascorre un periodo relativamente felice- il risorgimento- che lo riporta a comporre
(A Silvia), concludendosi il periodo di aridità interiore.
I componimenti del risorgimento leopardiano, riprendono temi e atteggiamenti degli Idilli,
ovvero le illusioni e le speranze della giovinezza, la suggestione di immagini e suoni vaghi e
indefiniti, il linguaggio limpido; per questo, questa parte di componimenti viene chiamata
Grande Idilli, perchè sono estensione degli Idilli.
In realtà i Grandi Idilli contengono l'esperienza della fine delle illusioni giovanili, la
consapevolezza del vero, e il pessimismo assoluto.
I Grandi Idilli contengono sì le immagini liete, ma queste sono assottigliate, perdendo la
corposità materiale, sono create dalla memoria con la consapevolezza del dolore, della
morte e del vuoto dell’esistenza-realizza un equilibrio tra l’immagine e il vero-.
Un’altra differenza è che nei Grandi Idilli non compare più la disperazione e la volontà di
rivolta, ma la lucidità razionale davanti alla verità dolorosa dell’infelicità irrimediabile.
Anche il linguaggio è diverso, non contiene più un senso di lotta, ma più misurato, inoltre è
nuova anche la struttura metrica, non presentando più l’endecasillabo sciolto, ma nella strofa
alterna liberamente endecasillabi e settenari, senza uno schema fisso-canzone libera
leopardiana- che aumenta ancora di più la vaghezza e l’indefinitezza.
L’INFINITO -dai Canti, endecasillabi sciolti
Nell'Infinito viene contenuta la teoria del piacere, da cui si
sviluppa la teoria del vago e dell'indefinito, in cui Leopardi
sostiene che particolari sensazioni visive uditive per il loro
carattere vago indefinito, inducono l'uomo a crearsi con
l'immaginazione l'infinito a cui respira che è
irraggiungibile perché la realtà offre piacere finiti; l'infinito
quindi è raggiungibile attraverso l'immaginazione.
La poesia è divisa in due momenti che corrisponde a due
diverse sensazioni: il primo momento è dato da una
sensazione visiva, creata dall'impossibilità della visione
data dalla siepe che chiude lo sguardo, impedendo
adesso di spingersi fino all'estremo orizzonte.
L'impedimento della vista, attraverso l'immaginazione, fa
subentrare il fantastico, un infinito spaziale ovvero uno
spazio senza limiti. Il secondo momento è dato dalla
sensazione uditiva, dallo stormire del vento tra le piante,
la voce del vento viene paragonata all'infinito silenzio che
attraverso l'immaginazione, viene data l'idea di un infinito
temporale, l'eterno.
I due momenti simboleggiano anche il passaggio dell'io lirico che dinanzi alle immagini di
infinito spaziale, provoca un senso di sgomento, e nel secondo
momento perde la sua identità, ma questa sensazione gli è
piacevole.
I due momenti occupano esattamente 7 versi e mezzo, il passaggio tra i due momenti
avviene nell'ottavo verso ed è diviso da una forte pausa al centro segnata da un punto fermo
(.).
Nella composizione sono presenti 10 enjambement e diverse parole polisillabiche come
profondissima, interminati, … che danno un senso di un'esperienza vertiginosa che spaura.
A SILVIA- dai Canti, 6 strofe di diversa lunghezza, senza schema fisso, composto da
endecasillabi e settenari liberamente rimati- IPALLAGE(attribuisce una qualità non
all’oggetto ma a qualcosa di vicino)
La composizione non propone una vicenda d'amore, ma una situazione vaga e
indeterminata. In questa lirica via è un parallelismo tra Silvia e il poeta, per quanto riguarda
le condizioni giovanile delle speranze dei sogni, e poi della loro delusione. La lirica è
caratterizzata dalla vaghezza, sia per quanto riguarda la figura femminile povera di
descrizione, infatti non vengono descritti una serie di particolari fisici, ma solo il fisico e gli
occhi in cui splende bellezza. É vago anche il mondo esterno del
paesaggio, poverissimo di indicazioni. Questa vaghezza è tipica
della poesia leopardiana, infatti nella tendenza al vago è
all'infinito consiste il bello e il piacevole delle cose, soprattutto
perché la poesia in questo modo stimola l'immaginazione e tende
a quell’infinito a cui l'uomo aspira lontano dalla realtà e dal vero.
La poesia prende spunto da un'esperienza reale, dal vissuto, ma
questa realtà viene filtrata rimuovendo l'esperienza materiale.
Nel corso della poesia egli prende consapevolezza del vero e
della vanità del tutto infatti, l'illusione viene sempre
accompagnata dalla visione pessimistica del mondo.
Nella poesia sono presenti diversi anagrammi ovvero nelle parole
le lettere sono rimescolate come ad esempio Silvia- salivi- solevi(
insistendo sul concetto di salita della vita anche se in realtà è
limitato) facendo riecheggiare la parola.
Inoltre la composizione è composta da verbi all'imperfetto e al
presente, per indicare i momenti che rievocano il passato, e
quelli del presente, della consapevolezza della delusione e del
vero.
LA GINESTRA- dai Canti, 7 strofe di diversa lunghezza di
endecasillabi e settenari alternati liberamente
La Ginestra è il testamento di Leopardi, infatti in quest'opera si chiude il suo percorso
poetico. In questo componimento compare la polemica leopardiana antireligiosa e anti
ottimista, però qui Leopardi non nega più la possibilità di un progresso civile: Infatti cerca di
costituire un progresso dalla sua idea di pessimismo, consapevole della condizione umana e
della natura nemica, egli induce gli uomini a unirsi in Social catena, quindi in un legame in
cui possono cessare le ingiustizie sociali attraverso la solidarietà tra gli uomini.
Nella prima strofa La Ginestra ha un valore simbolico e rappresenta la sofferenza degli
esseri perseguitati dalla natura, vittime della malvagia potenza di essa.
C'è un'identificazione tra La Ginestra e Leopardi, li accomuna la solitudine, e il fatto che
sono entrambe vittime della natura: la Ginestra rappresenta la vita che resiste al deserto e
alla potenza devastante della natura; si vede qui l'atteggiamento coraggioso di sfida verso la
natura nemica che caratterizza l'ultimo Leopardi.
La seconda strofa affronta un argomento polemico di tipo spiritualista religioso che si verifica
nell'epoca presente: Leopardi è un materialista quindi rifiutava il pensiero moderno dell
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