Lezione 2 – 23 settembre
Per discutere i tre momenti costitutivi del prodotto poetico (composizione, esecuzione, trasmissione), il professore ha proposto un aggiustamento terminologico: si dovrebbe usare il termine "pubblicazione" anziché "esecuzione", poiché è più onnicomprensivo. L'esecuzione orale di un testo di fronte a un uditorio è una forma di pubblicazione, ma il termine "pubblicazione" si adatta meglio alla nostra moderna concezione di fruizione in forma stampata.
Società letterata, comunità aurale e poesia d’occasione
Si è definita una "società letterata" (o "società del libro") come una comunità che conosce e dispone di un sistema di scrittura, condiviso virtualmente da tutta la popolazione. In tale contesto, la scrittura influenza sia il metodo compositivo che quello della pubblicazione, che non è più l'esecuzione orale, ma la fruizione in forma scritta.
Invece, una "comunità aurale" è una società in cui la scrittura è tecnicamente disponibile, ma influenza per il momento solo l'atto compositivo e della trasmissione (poiché fissa il testo, rendendolo meno soggetto a variazioni). Tuttavia, la pubblicazione del testo è ancora affidata a un'esecuzione orale di fronte a un pubblico.
Si è ripreso il concetto di poesia d'occasione, dove il prodotto letterario è finalizzato a una specifica occasione o destinato a essere eseguito in essa, evidenziando la preminenza del dato occasionale.
Citando lo studioso Luigi Enrico Rossi, si è precisato che l'introduzione della scrittura influenza le varie fasi del prodotto poetico in modo graduale. La scrittura influenza più prontamente la composizione e la trasmissione, mentre influenza più lentamente la pubblicazione. Questo ritardo è dovuto ai tempi di alfabetizzazione del pubblico, necessario affinché la comunità possa fruire del testo in forma esclusivamente scritta.
Si è sottolineato che nelle istituzioni letterarie greche del mondo antico, fino grosso modo al IV secolo a.C., la pubblicazione del testo avviene prevalentemente in condizioni di auralità, con un esecutore che canta o legge a viva voce e un pubblico che ascolta. Questo dato è fondamentale e caratterizzante, come dimostra anche la letteratura teatrale del V secolo a.C. (tragedia e commedia), che veniva fruita pubblicamente e politicamente negli agones (gare poetiche) e in contesti festivalieri (come le Grandi Dionisie), confermando la dimensione aurale. Dopo il IV secolo a.C., il mondo greco assume sempre più il carattere di una "società del libro".
Contesto storico-linguistico
Il mondo greco arcaico non era unitario, ma presentava una significativa frammentazione e diversificazione linguistica (dialetti come dorico, eolico, ionico). La distribuzione geografica dei dialetti è storicamente determinata, in particolare, è legata ai fenomeni migratori noti come prima colonizzazione (databile all'XI secolo a.C.). Le varietà dialettali spesso si specializzano come lingua di riferimento per specifici generi letterari (ad esempio, l'eolico per Saffo e Alceo).
Civiltà minoica → re cretese Minosse
Nella prima metà del II millennio a.C., l'isola di Creta fu sede della civiltà minoica, che lasciò tracce significative (artistiche, architettoniche), inclusa la scrittura. Il sistema di scrittura minoico è noto come Lineare A. Si tratta di una scrittura sillabica (un segno corrisponde a una sillaba), che traduce una parlata non greca e non è ancora pienamente decodificata.
Civiltà micenea
La civiltà minoica fu soppiantata dalla civiltà micenea, che fiorì tra il XV e il XII secolo a.C., principalmente nella penisola balcanica (Grecia continentale), prendendo il nome dal centro di Micene. Era una società palaziale e verticistica, con la figura apicale del Wanax e il popolo chiamato Damos. Questa civiltà tramontò intorno al 1200 a.C., a seguito di una crisi protratta.
Il sistema di scrittura miceneo è la Lineare B. Essa è la forma scritta del miceneo, che è la più antica varietà dialettale greca alla quale possiamo risalire. La Lineare B è una scrittura sillabica (non alfabetica), decifrata nel 1952 da Michael Ventris e John Chadwick.
La documentazione in Lineare B, trovata su tavolette di argilla (poco adatte al trasporto e con ridotta quantità di testo), è di natura prevalentemente amministrativa, inventariale o relativa a pratiche sacrificali.
I principali reperti provengono dai siti archeologici di Cnosso (sull'isola di Creta), Pilo, Micene e Tirinto, situati nel Peloponneso.
A questo punto, possiamo porci una domanda fondamentale: che tipo di società era, sotto il profilo letterario, la società micenea?
Come sottolineato da Andrea Ercolani, la società micenea non può essere definita "letterata", poiché l'uso della scrittura era circoscritto agli ambienti del palazzo con funzione archivistica e contabile, e non era uno strumento di comunicazione diffuso.
A seguito del crollo miceneo (c. 1200 a.C.), forse causato dall'invasione dorica (o l’arrivo dei Dori potrebbe essere avvenuto in un secondo momento, occupando territori già indeboliti), il mondo greco entrò in una fase (XII-IX secolo a.C.) definita Medioevo Ellenico o Secoli Bui (Dark Age). Questo fu un periodo di decadenza e arretramento generalizzato (economico, culturale, demografico), caratterizzato dalla scomparsa della scrittura. In questa fase si instaurò una condizione di oralità assoluta o primaria, dove composizione, pubblicazione e trasmissione erano affidate unicamente alla parola detta e alla memoria. Durante questo periodo si verificarono gli spostamenti di popoli noti come prima colonizzazione (cambia l’assetto geopolitico del Mediterraneo).
Seconda colonizzazione greca
L'VIII secolo a.C. segnò una fase di ripresa economica, sviluppo del commercio e dell'agricoltura, e incremento demografico. Emersero nuove strutture politiche, come la polis, e si sviluppò la seconda colonizzazione (VIII-VII secolo a.C.), con la fondazione di nuove città (es. Magna Grecia, Sicilia, Mar Nero). Le colonie portavano con sé la varietà dialettale della madrepatria. Un esempio citato è Pitecusa (Ischia), colonia euboica fondata nel 775 a.C. (nella prima metà dell'VIII secolo).
La scrittura alfabetica greca risale all'VIII secolo a.C. ed è l'esito dell'adattamento di un sistema fenicio preesistente alle particolarità della lingua greca.
Le prime attestazioni risalgono alla seconda metà dell'VIII secolo a.C.:
- Oinofch˜e Dipylon:
- Manufatto: Una brocca (oinochoe) rinvenuta ad Atene (zona Dipylon).
- Datazione: Circa 725 a.C. (terzo quarto dell'VIII secolo a.C.).
- Importanza: È la più antica attestazione di alfabeto greco ritrovata in Attica ed è una delle prime testimonianze di poesia scritta.
- Contenuto: Le prime 35 lettere costituiscono un esametro dattilico perfetto, il verso caratteristico della poesia epica.
- Stile: L'anonimo autore rivela familiarità con la dizione omerica.
- Tecnica e Funzione: Scrittura retrograda (da destra a sinistra). L'oggetto era offerto in dono al vincitore di un agone di danza. Il testo recita: "Chi ora fa in mezzo ai danzatori tutti con più brio danzi...".
- Coppa di Nestore:
- Manufatto: Coppa ritrovata a Pitecusa (Ischia).
- Datazione: Seconda metà dell'VIII secolo a.C.
- Contenuto: Testo poetico, con una struttura metrica (trimetro e due esametri).
- Tecnica e Identità: Scrittura retrograda. È un "oggetto parlante" che rivela in prima persona l'identità del possessore.
- Temi: Il testo contiene una precoce attestazione del topos che connette la sfera erotica (il desiderio di Afrodite) con il vino e l'ebbrezza.
- Testo: "Io sono la coppa da cui si deve bene e chi beva subito lui prenderà il desiderio di Afrodite dalla bella corona".
Queste testimonianze dimostrano che i testi poetici non erano tramandati solo da manoscritti, ma anche graffiti su oggetti di uso quotidiano.
Figura dell’Aedo
I poemi epici (come quelli omerici) rivelano tracce di una cultura poetica composta, eseguita e trasmessa oralmente. L'Aedo (aoidos, connesso al verbo aeido, cantare) era la figura preposta al canto epico nelle società orali.
L'Aedo doveva possedere una grande abilità mnemonica (vasta conoscenza della tradizione poetica) ed essere in grado di introdurre innovazioni e adattamenti durante l'esecuzione.
Omero, Odissea VIII
La figura dell'Aedo è chiaramente profilata nell'Odissea, in particolare con Demodoco, che canta presso la corte dei Feaci.
- Rapporto con il Divino: Demodoco è detto "divino" perché ha un rapporto privilegiato con la dimensione superiore. Un dio (theos) gli ha fatto dono del canto (aoidé), dunque la sua abilità non è solo umana.
- Musa: Il rapporto è di "dare e togliere": la Musa gli ha donato il canto soave, ma lo ha anche afflitto con la cecità. L'associazione tra facoltà artistiche/profetiche e menomazione fisica (come in Tiresia) è ricorrente nella cultura greca.
- Statuto Sociale e Funzione: I cantori non sono figure marginali; ricevono onore e rispetto da tutti gli uomini, poiché la Musa insegna loro le vie del canto. La loro funzione primaria è quella di dare diletto (intrattenere) il pubblico.
- Interazione con il Pubblico:
- Precisione: Odisseo loda Demodoco per la capacità di narrare le vicende degli Achei nel "giusto ordine".
- Orientamento del Canto: Il destinatario (Odisseo, il pubblico) condiziona e orienta la performance, invitando il cantore a narrare un segmento specifico (es. lo stratagemma del cavallo di Troia).
- Esordio: Il cantore inizia ponendosi sotto il segno della Musa per ottenere l'ispirazione e la straordinaria memoria necessarie per sostenere il canto (soprattutto per cataloghi lunghi).
- Reazione: Il pubblico può reagire pateticamente al canto (come Odisseo che piange).
L'esecutore, in una società orale, poteva rimodulare e calibrare l'esecuzione in base alle reazioni dell'uditorio.
In sintesi, la figura dell'Aedo incarna l'essenza della poesia nelle società orali, dove la performance è un atto dinamico, pubblico, e strettamente legato al contesto divino e alla memoria.
Lezione 3 – 25 settembre
L'Iliade e l'Odissea sono composte entrambe da 24 libri, numero che corrisponde alle lettere dell'alfabeto greco. Per tradizione, i libri dell'Iliade sono indicati con lettere maiuscole e quelli dell'Odissea con minuscole. Si è posta la questione, dibattuta, se tale suddivisione in 24 parti sia originaria o frutto di elaborazione filologica successiva.
La questione omerica: dibattito antico e moderno
La Questione Omerica ingloba i problemi relativi alla personalità creatrice (Omero) e, in particolare, alla genesi stessa dei poemi, i quali recano traccia delle condizioni di oralità in cui si compì la loro formazione.
I quesiti fondamentali sono due:
- Problema della Paternità: I poemi sono opera di un singolo poeta o di più poeti? E nel caso di un singolo, è egli autore di entrambi i poemi?
- Problema della Genesi e Unità: I poemi nacquero già in questa forma unitaria che conosciamo, o questa unità è l'esito di ampliamento, fusione o compilazione di materiali originariamente disomogenei?
Dibattito antico
Gli antichi partivano dal presupposto che i poemi fossero frutto della creazione di un singolo poeta (Omero), fossero opere unitarie e che Omero fosse l'autore di entrambi, avvalendosi della scrittura già in fase di composizione.
Già in antico si discuteva la provenienza di Omero. La tradizione prevalente lo riteneva nativo dell'isola di Chio, sebbene altre città come Smirne, Colofone e Cuma Eolica si contendessero l'onore. La sua morte era convergente sull'isola di Io.
Presso il Museo e la Biblioteca di Alessandria d'Egitto, sotto la dinastia Tolemaica (fine IV - III secolo a.C.), i filologi notarono che le copie manoscritte dei testi omerici presentavano discrepanze e variazioni.
L'interrogativo sulla genuinità dei versi portò all'operazione di atetesi, che indica l'azione editoriale di sottrarre al testo una porzione ritenuta non genuina o non originaria. I versi atetizzati oggi sono convenzionalmente posti tra parentesi quadre.
- I Separatori (Chorizontes): Nel II secolo a.C., un gruppo di studiosi (tra cui Senone ed Ellanico) noti come Separatori riteneva che i poemi non fossero opera dello stesso autore, attribuendo l'Iliade a Omero, ma non l'Odissea, basandosi su presunte disomogeneità strutturali.
- Aristarco: Questa posizione fu contrastata da Aristarco di Samotracia (il più importante filologo alessandrino), che sosteneva l'identità del poeta di entrambi i poemi, ritenendo che la posizione contraria derivasse da una conoscenza imperfetta dei testi.
Luciano Samosata
Lo scrittore greco di età imperiale romana Luciano di Samosata (II secolo d.C.), nella sua opera Storia vera (considerata antesignana della fantascienza), interroga Omero:
Omero confessa ironicamente di essere babilonese, di chiamarsi in origine Tigrane, e di aver assunto il nome di Omero (Homeros, "ostaggio" in greco eolico di Cuma) dopo essere stato dato come ostaggio ai Greci.
Riguardo ai versi discussi dai filologi, Omero afferma che "erano tutti suoi", accusando Zenodoto e Aristarco di eccessiva pedanteria.
Riguardo alla scelta di iniziare l'Iliade con la parola "ira" (mènis), Omero risponde "che gli era venuto così, senza che ci avesse riflettuto".
Gli viene chiesto se avesse scritto prima l’Odissea che l’Iliade, la risposta è no.
Luciano constata che Omero non era cieco.
Dibattito moderno
La Questione Omerica rinasce in forma scientifica dal XVII secolo.
- François Hédelin Abbé d’Aubignac: Scrive “congetture accademiche o disertazione sull’iliade” (1715). Ipotizzò che l'Iliade fosse composta da canti separati preesistenti assemblati, negando l'esistenza storica di Omero.
- Giambattista Vico (Scienza Nuova): Propose la teoria della composizione collettiva e orale. I poemi sarebbero l'esito della creazione di un intero popolo illetterato, attraverso l'apporto di successive generazioni di Aedi. Questa visione giustificava la mistione di dialetti (lingua letteraria) e la contesa delle città greche sulla sua origine, poiché ciascuna vi riconosceva i propri tratti linguistici.
- Richard Bentley: Non negava l'esistenza di Omero, ma riteneva che avesse cantato solo "canti sciolti" (Loose songs) in occasioni festive. Questi canti sarebbero stati strutturati in un poema epico compiuto con la prima redazione scritta, collocata al tempo del tiranno Pisistrato (VI secolo a.C.), forse legata alle Panatenee.
- Friedrich August Wolf (1795): Con “Prolegomena ad Homerum”, inaugurò la corrente analitica, che domina l'Ottocento. Il presupposto è la non unitarietà originale dei poemi, nati dall'unione di porzioni diversificate fissate con la scrittura.
- Documentazione: Wolf si giovò della riscoperta del Codice Marciano 454 (il Venetus A), manoscritto del X secolo d.C. conservato a Venezia, che forniva il testo circondato dagli scoli (scholia), contenenti le opinioni dei filologi antichi.
- Teorie Analitiche: La corrente si articolò in:
- Teoria dei Canti Sparsi (assemblaggio di canti separati).
- Teoria del Nucleo (nucleo originario ampliatosi successivamente).
- Teoria della Compilazione (sutura di poemi preesistenti più brevi).
Corrente unitaria (XX secolo): Si oppose agli Analitici, valorizzando gli elementi strutturali omogenei e i richiami a distanza nei testi, come prova di un impianto coerente frutto di una singola personalità poetica.
Corrente oralistica (Milman Parry e Albert Lord): Reimpostò la questione su basi antropologiche e comparativa. Il presupposto è che i poemi sono indubitabilmente il prodotto di una cultura orale, da cui derivano temi, lingua e modalità espressive.
- Metodo: Raccolta di documentazione sul campo, studiando i cantori serbo-croati (Guslari) nell'ex Jugoslavia, immaginando condizioni esecutive paragonabili a quelle greche antiche.
- Tecnica Formulare: La lingua epica è caratterizzata da una elevata ricorrenza di espressioni ripetute. La formula è definita come un "gruppo di parole che ricorrono regolarmente impiegate nelle medesime condizioni metriche (nella stessa posizione all’interno del verso) per esprimere una certa idea essenziale".
- Esempi: La formula base è un nome accompagnato da un epiteto.
- Gli epiteti possono essere generici (divino Odisseo) o caratterizzanti (Achille dai piedi veloci).
- L'unità formulare massima è il verso formulare, ci sono interi versi che si ripetono identici in diversi contesti (es. “poi saziato il desiderio di bevande e di cibo” l'espressione che descrive l'avvenuto pasto, ricorrente 21 volte nella sola Iliade).
Gli esempi forniti dal testo aggiuntivo illustrano i meccanismi della composizione orale:
- Formule in Odissea III: L'esempio "Allora gli rispose il cavaliere Gerenio, Nestore" mostra un verso costituito da due formule ricorrenti: una formula verbo ("Allora gli rispose") e una formula soggetto ("il cavaliere Gerenio, Nestore").
- Scene Tipiche: La sequenza della vestizione del guerriero (Alessandro in Iliade III; Patroclo in Iliade XVI) dimostra la ricorrenza di azioni con un ordine preciso:
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