INFERMIERISTICA CLINICA 2
IL MODELLO RIPOSO-SONNO 1
Riposo condizione in cui il corpo è inattivo o impegnato in una attività lieve,
libera da stress e da sforzi che genera una sensazione di rinvigorimento della
persona.
Sonno stato di ridotta attività motoria e percezione. Le funzioni motorie
rallentano e si ha un alterato stato di coscienza in cui la persona non è
consapevole dell’ambiente e risponde selettivamente a stimoli esterni.
Il sonno è regolato dal sistema nervoso centrale ed è associato a variazioni sia
del sistema nervoso periferico che degli apparati endocrino, muscolare,
cardiovascolare, respiratorio.
Due zone del cervello coinvolte nel sonno:
1. Sistema di attivazione reticolare ascendente (RAS)
Responsabile della veglia, il RAS è una rete di fibre nervose. Riceve stimoli
visivi, uditivi, tattili, dolorosi ed emotivi. A seguito di questi stimoli, il RAS
provoca o accentua l’attenzione e la veglia attraverso il rilascio di
neurotrasmettitori.
2. Regione bulbare sincronizzante (BSR)
Responsabile della regolazione del sonno. Le cellule del BSR rilasciano
serotonina che produce il sonno.
Ciclo o ritmo circadiano ciclo che si compie ogni 24 ore circa nel quale si
ripetono regolarmente dei processi fisiologici.
È regolato da:
Fattori endogeni biologico regolato da cellule dell’ipotalamo.
Orologio
Fattori esogeni Alternanza luce-buio, attività sociali.
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Un ciclo di sonno completo dura dai 70 ai 110 minuti. Si verificano
mediamente 4 - 6 cicli di sonno completi per notte.
Lo studio delle diverse fasi del sonno è reso possibile grazie a strumenti quali
l’elettroencefalogramma (EEG) che misura l’attività elettrica a livello della
corteccia cerebrale; l’elettromiografia (EMG) che misura il tono muscolare e
l’elettrooculogramma (EOG) che misura i movimenti degli occhi.
Da questi sappiamo che il sonno prevede una sequenza di stadi fisiologici. 3
SONNO NREM
Composto da 3 stadi in cui il sonno diventa progressivamente più profondo.
Durata complessiva circa 75% del sonno totale cioè circa 5-6 ore in una notte di
7-8 ore.
SONNO REM
Inizia dopo circa 90 minuti dall’addormentamento.
Caratterizzato da:
- Sogni vividi
- Movimenti rapidi degli occhi e contrazione di piccoli muscoli
- Aumento della FC, TC, e PA
- Aumenta la secrezione gastrica 4
25% del sonno totale (da 90 a 120 minuti totali su un sonno di 8 ore circa). Il
risveglio è molto difficile.
Fattori che influenzano il ritmo circadiano:
- Età
- Stile di vita
- Stress emotivo
- Ambiente
- Patologie
- Farmaci che possono alterare il sonno
I DISTURBI DEL SONNO
INSONNIA
Difficoltà ripetuta di inizio, durata, consolidamento o qualità del sonno che
avviene nonostante un adeguato tempo, circostanza e/o opportunità di dormire
e determina in qualche forma un declino durante il giorno.
Il paziente può riferire:
- difficoltà ad addormentarsi
- difficoltà a mantenere il sonno
- risveglio precoce
- sonno non ristoratore
Può essere:
Cronica avviene almeno per tre notti a settimana in un mese.
Insonnia transitoria dura da una o più notti all’interno di un singolo
episodio, persiste da pochi giorni a tre settimane.
Insonnia primaria insonnia cronica senza particolari disordini
sottostanti (clinici, psichiatrici).
Insonnia secondaria è la più comune ed è spesso associata a
disordini psichiatrici, clinici, farmaci e altri disordini del sonno.
DISTURBI DEL RITMO CIRCADIANO 5
Sonno relativamente normale che avviene in tempi anomali. Nascono da
alterazioni dell’orologio circadiano centrale.
SINDROME DELLE GAMBE SENZA RIPOSO
Sensazione sgradevole agli arti inferiori che insorge al momento del riposo e
causa ritardo dell’addormentamento e/o di risvegli notturni prolungati.
A causa di contrazioni involontarie, formicolii e prurito a riposo, il paziente
sente la necessità di muovere gli arti inferiori.
Il paziente presenta deprivazione di sonno e insorgenza di sonnolenza diurna.
Le cause di questo disturbo potrebbero essere di natura genetica oppure dovuti
ad una carenza di ferro.
APNEA NOTTURNA
Disturbo caratterizzato dall’interruzione del flusso d’aria attraverso il naso e la
bocca per periodi di 10 o più secondi durante il sonno.
Il paziente presenta sonnolenza diurna eccessiva.
Fattori di rischio: età, obesità, anormalità anatomiche delle vie aeree superiori.
È associata all’aumento di rischio delle patologie cardiovascolari e ictus. 6
Può essere:
NARCOLESSIA
Disturbo della capacità di mantenere volontariamente lo stato della veglia e
alterazione della regolazione del sonno REM.
È una patologia cronica del sistema nervoso centrale che altera il controllo del
ciclo sonno-veglia.
Il paziente può improvvisamente addormentarsi e raggiungere la fase di sonno
REM in 15 minuti.
PARAINSONNIE 7
ACCERTAMENTO RIPOSO-SONNO
STRUMENTI
Esistono scale e strumenti specifici che integrano la valutazione del paziente.
Diario del ritmo sonno-veglia dove bisogna segnare i comportamenti di sonno e
di veglia nelle ultime 24 ore attività fisica, orario pasti, assunzione
alcol/caffeina, tempo e durata sonnellini, routine serale, orario in cui ci si
addormenta, risvegli notturni e orario di risveglio.
DIAGNOSI
L’infermiere può educare la persona sulle comuni abitudini e pratiche che
interferiscono con il sonno e implementare strategie per evitarle:
Esporre il paziente ad agenti sincronizzanti (luce)
Favorire attività di routine serali (di rilassamento)
Favorire il comfort
Stabilire periodi di riposo e di sonno
Spuntini leggeri prima di andare a letto
Evitare comportamenti che frazionano o interrompono il sonno (caffè, tè,
alcol, liquidi) ◦ Promuovere fattori ambientali che favoriscono il sonno
Controllo degli stimoli (televisione, computer o fonti di preoccupazione)
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Pianificazione degli INTERVENTI:
Proporre delle attività da svolgere durante il giorno (passeggiate etc.)
Suggerire alla paziente di non utilizzare il PC/smartphone quando va a
letto
Monitorare l’insorgenza di sonnellini durante il giorno
Suggerire alla paziente di non assumere caffè/teina nelle ore serali
Incoraggiare la paziente a compilare un diario del sonno
Il sonno in ospedale è influenzato da fattori legati al paziente e da fattori
ambientali.
Le attività infermieristiche notturne si dividono in:
Attività pianificate (si svolgono a inizio e fine turno, ad esempio
rilevazione parametri vitali, somministrazione terapia farmacologica,
posizionamento dei pazienti)
Attività non pianificate (derivano dai bisogni dei pazienti, ad esempio
gestione del dolore e dell’insonnia, soddisfacimento dei bisogni
assistenziali o eventi imprevisti come caduta, agitazione o situazione di
urgenza)
Attività di vigilanza e sicurezza (controllo/monitoraggio della condizione
clinica, del comfort con eventuali cambi posturali o assistenza a pazienti
incontinenti o sudati, controllo della sicurezza) da svolgere almeno ogni 2
ore 9
ATTIVITA’ FISICA E MOBILITA’
Attività fisica qualsiasi forza esercitata dai muscoli scheletrici che aumenta
il dispendio energetico al di sopra del livello basale (o a riposo).
Mobilità capacità di muoversi liberamente nell’ambiente, fondamentale per
il mantenimento dell’autonomia.
Altre definizioni:
Capacità motoria possibilità e modalità di movimento che una persona è in
grado di realizzare.
Esercizio fisico attività fisica organizzata, ripetitiva e ad elevata intensità.
Tolleranza all’attività/esercizio fisico l’intensità o la durata di uno sforzo
fisico che un individuo riesce a sostenere.
Autonomia capacità di un individuo di svolgere le attività di vita quotidiana,
lavorative, legate al ruolo sociale e familiare.
Stato funzionale capacità di un individuo di svolgere le attività quotidiane
a fronte di limitazioni derivanti da una malattia.
L’INTERVISTA
Indagare:
Attività fisica abituale (tipo, tempi e frequenza)
Presenza di recenti cambiamenti durante l’attività fisica (da quanto
tempo e quali cambiamenti)
Indagare insorgenza di sintomi quali stanchezza, tachipnea, tachicardia,
capogiri durante lo svolgimento delle attività (PV)
Capire quale attività fisica provoca questi sintomi e il tempo di recupero
Stile di vita e tipo di lavoro
Utilizzo di ausili (tipologia e modalità di impiego)
Aspettative e desideri legati alla mobilizzazione
Indagare probabili cause: patologie e/o fattori ambientali
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Esempi di dolore, fattori ambientali (barriere architettoniche),
presenza
circolazione e ossigenazione, adeguato apporto di energia, integrità del
sistema muscolo-
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