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Lezione 1 - Lunedì 13 febbraio

Introduzione alla lologia romanza

In questo corso studieremo uno degli argomenti più importanti della lologia romanza, e cioè il passaggio dal latino alle lingue romanze.

Che cos'è la lologia romanza?

È la lologia applicata alle lingue romanze, ma cosa vuol dire ‘lologia’? È lo studio delle origini di una lingua, in parte, ma nel sistema delle discipline moderne la definiamo - dal greco ‘amore per lo studio di una lingua e delle opere d’arte di questo ragionamento’ - come lingua. La lologia già in epoca greca ha ottenuto una caratterizzazione che non era solo più ‘l’amore per le lettere’, ed arrivò a noi col tempo.

La parola 'romanza'

La parola ‘romanza’, invece, ci rimanda alla lologia applicata alle lingue romanze (ci sono anche quella germanica, che si occupa di lingue germaniche, e molte altre). Si distingue dalla linguistica perché rispetto ad essa la lologia ricorre proprio ai testi da analizzare, mentre la linguistica non necessariamente prende i testi come esempio.

Lingue romanze e il latino

Le lingue romanze sono le lingue che continuano il latino, quella lingua parlata nel Lazio da quella popolazione stanziata in quelle zone (le zone del ‘latium’). Dal latino si sviluppano una serie di lingue che vengono definite ‘neo-latine’ o ‘romanze’ che sono lingue che continuano direttamente il latino parlato da abitanti che vivevano in territori che facevano parte di quella compagine politico-culturale che noi chiamiamo Impero Romano. Sono lingue come l’italiano, il francese, lo spagnolo, il catalano, il portoghese e il sardo (che non è un dialetto italiano ma è una lingua romanza indipendente), il rumeno, il provenzale, l’occitano (il sistema dialettale che lingua d’oc Dante definiva ancora oggi parlato nel sud della Francia o nelle alte valli piemontesi, come le valli cuneesi) e le lingue che si parlavano nelle valli della Rezia (in Svizzera e alcune zone del nord Italia come Cortina d’Ampezzo o il dialetto friulano).

La lologia romanza in Italia

Dunque potremmo pensare che come oggetto della lologia romanza noi avremo il dialetto francese del ‘600, ma ogni tradizione scientifica ha delle declinazioni particolari ed in questa italiana la lologia romanza studia la formazione delle lingue romanze a partire dal latino, cioè il periodo più arretrato con annessi testi più antichi. Parliamo dunque di lingue all’altezza del periodo storico che chiamiamo medioevo, anche se per l’Italia abbiamo un’eccezione perché siamo gli ultimi a sviluppare una letteratura ‘alta’, ma che forse ha l’impennata maggiore.

In Italia infatti si parte dalla fine del 1200 con la poesia siciliana, o ad esempio il cantico di Frate Sole di San Francesco, che muore nel 1226. Il primo poeta lirico romanzesco, che scrive in lingua d’oc, muore invece nel 1126, dunque 100 anni prima rispetto all’Italia, che dunque ha un ritardo di un secolo sulla letteratura. Questo nonostante che nel 1374 avremo la morte di Petrarca, con la svolta decisiva per quanto riguarda la letteratura italiana (Cavalcanti e le 3 corone). Dunque alla fine del 14esimo secolo l’Italia diventa la letteratura più potente del panorama europeo, con proprio Petrarca che farà scuola per tutti nella poesia.

Cause della diversificazione linguistica

Perché tutto questo sia accaduto non possiamo saperlo con certezza, probabilmente è un concorso di cause dovuto all’evoluzione delle città ad esempio, ma non solo.

Le lingue romanze

Vengono chiamate lingue romanze perché questo aggettivo viene dal francese, che nella sua versione originaria dell’antico francese si riferiva a ‘qualsiasi produzione linguistica’ - compreso dunque l’orale - ‘dei romani che non parlano più latino’, in quanto il latino nel frattempo è diventata così. In francese questo tipo di lologia è chiamata ‘lologia romana’ riferita ai discendenti di quei romani là. D’altra parte la Romania (il paese) nasce da ‘romani’ (così come anche la Romagna).

Il latino e la sua evoluzione

Le popolazioni che vivevano nei territori dell’antico impero romano, e che continuavano a parlare una lingua che loro stessi riconoscevano discendere dall’antico romano, continuavano a chiamarsi romani e anche la lingua la chiamavano ancora latino per distinguersi dagli altri dell’Europa occidentale che non parlavano latino e non erano romani.

Perché il latino si è differenziato così in lingue diverse di cui noi riconosciamo la familiarità ma che non sono la diretta discendenza della stessa lingua? Noi ci rendiamo conto che italiano e catalano non sono troppo diversi, ma ci sono anche lingue come il francese che si sono evolute molto di più e si sono allontanate dal latino.

Dante e le lingue romanze

Dante, ad esempio, nel De Vulgari Eloquentia dice che il latino che lui conosce sia una lingua artificiale - una specie di Esperanto dei giorni nostri - e che è stata inventata dai dotti per poter parlare, ed è una lingua sostanzialmente immobile. Dante pensava che sotto questa lingua artificiale ci fossero altre 3 sottolingue imparentate - nate da questo cosiddetto idioma - che sono:

  • Lingua d’oc, cioè l’Occitano-Provenzale
  • Lingua d’oil, cioè il francese
  • Lingua del sì, cioè l’italiano

Sono lingue che sono imparentate fra di loro, e già Dante se ne accorge. Lui fa l’esempio con la parola che è uguale in tutte e 3 le lingue, e dunque è ragionevole pensare che questa coincidenza non sia frutto del caso ma che discendano da un idioma comune che però non è il latino, ma è questo trifarium che discende secondo lui dall’episodio di Babele. Questo episodio biblico è per Dante fondamentale, con Dio che secondo lui si accorse che colpirci nel linguaggio sarebbe stata la mossa migliore, in quanto il linguaggio è l’unica cosa che distingue dagli animali.

Osservazioni pratiche sul corso

Facciamo due osservazioni di tipo pratico per il corso: Per chi frequenta verranno caricati una serie di appunti (51 pag.) che fungono da dispensa, più alcuni testi commentati dal latino che saranno chiaramente da portare all’esame. C’è poi anche un manuale che è un libro piccolo, che non ha la parte di analisi dei testi ma tratta solo di linguistica romanza. Il manuale si può leggere ma non è indispensabile per lo svolgimento del corso. Non è obbligatorio, ma serve per capire alcuni punti che non sono chiari durante le lezioni. Diventa obbligatorio solo nel caso si dia l’esame da non frequentanti. Sempre nella dispensa è marcato anche con sottolineatura rossa dove batte l’accento, sbagliarlo è gravissimo.

Classificazione delle lingue romanze

Le lingue sono raggruppate e classificate in 5 domini:

  • Dominio iberoromanzo: portoghese, castigliano (spagnolo), catalano
  • Dominio galloromanzo: occitano, francese, francoprovenzale
  • Dominio retoromanzo: romancio + ladino + friulano
  • Dominio italoromanzo: italiano + sardo
  • Dominio balcanoromanzo: romeno (dalmatico: estinto)

In area italica, teniamo solo il sardo come modello a sé, in quanto è il sistema romanza più vicino al latino. Quello che resta del dominio italoromanzo, però, non è per niente unitario. Esiste infatti una ripartizione netta, che segue la linea La Spezia-Rimini, che sono una serie di isoglosse, cioè una linea che separa due zone che hanno un tratto linguistico diverso. Una isoglossa non si usa per delimitare confini linguistici - che non esistono - ma si usano le isoglosse per delimitare dei tratti linguistici diversi. Se infatti tracciamo più isoglosse molte si intersecano, e parliamo di un dominio quando una serie di fatti linguistici seguono all’incirca lo stesso confine. Questa linea La Spezia-Rimini identifica diversi fatti linguistici che corrono più o meno paralleli, e delimita i dialetti italiani settentrionali da quelli centro-meridionali.

Non soltanto il dominio italo-romanzo è diviso da questa linea, ma l’intero territorio del dominio galloromanzo che divide il territorio in orientale e occidentale. Questa teoria di Walter von Wartburg è molto importante, e ci dice anche che al di sotto e al di sopra di questa linea le variazioni tra est e ovest non sono rilevanti. Pensare che una linea del genere divida in due l’Italia è importante, in quanto l’Italia è il cuore dell’impero. Questo almeno è quello che pensiamo, ma va anche detto che tra nord e sud c’è una differenza estremamente marcata a livello di sistema linguistico.

Il concetto di Romània

Romània è un concetto che i romani utilizzavano per indicare i territori occupati dai romani, ed era un concetto più culturale che politico, e noi oggi lo utilizziamo per indicare l’insieme dei territori in cui si parlava il latino.

Qua dobbiamo prestare attenzione anche all’espansione politico-territoriale di Roma. Questo perché la latinizzazione non è solo l’espansione politico-territoriale di Roma, anche perché la latinizzazione è un fenomeno che avveniva nei territori conquistati dall’impero per imitazione rispetto alla lingua migliore. Ad esempio i Celti volevano imparare il latino non per imposizione ma per prestigio culturale, e stessa cosa facevano i romani con il greco.

Lezione 2 - Martedì 14 febbraio

Il concetto di Romània

Il concetto di Romània è un concetto che va tenuto sott’occhio perché è sì l’insieme di territori dove si parlano o si sono verosimilmente parlante lingue romanze, ma dobbiamo stare attenti a definirli ‘Francia’ o simili perché i romani avevano denominazioni diverse.

Ricordiamo che l’espansione linguistica spesso è dovuta ad un’espansione politico-territoriale, ma non sempre è così e dunque l’espansionismo non sempre è sinonimo di espansione anche linguistica. Ad esempio il Castigliano è una lingua nata dalla piccola comunità castigliana che si è imposta dopo la ‘reconquista’ dopo il 1492.

In Italia, invece, non abbiamo l’imposizione di una lingua che se l’è conquistata militarmente, bensì il dialetto fiorentino o meglio il dialetto fiorentino arcaico delle tre corone Dante, Petrarca e Boccaccio. Dunque noi parliamo una lingua letteraria che si è imposta non con il prestigio delle armi o della corona, ma una lingua nata dal più grande produttore d’arte in lingua medievale che è Dante e dal miglior poeta Petrarca, oltre al romanziere Boccaccio. Infatti l’italiano è cambiato così poco nel corso della sua storia, cioè noi riusciamo a leggere Dante bene anche oggi, cosa che un francese odierno con il francese antico farebbe parecchio fatica.

Attenzione però: il toscano era comprensibile certo, ma persino Brunetto Latini - maestro di Dante - scriverà un’opera come Il Tesoro in francese per via del suo prestigio letterario, dunque il francese era ben più importante dell’italiano dell’epoca. Dunque come mai l’italiano si è evoluto poco rispetto al francese? Non basta dire che è stata subito scritta e vediamo perché.

La lingua italiana e i dialetti

Nostra mamma ha insegnato a noi come lingua materna - cioè la lingua con la quale nostra mamma ha incominciato a parlare con noi - l’italiano, ma lei aveva come lingua materna il piemontese da mia nonna. Ricordiamo che dal punto di vista del sistema linguistico, l’italiano e i dialetti sono uguali e sono tutti sistemi linguistici, ma alcuni di questi sistemi linguistici fanno carriera e diventano lingue, secondo il principio della linguistica che si chiama equieffabilità, che vuol dire che il sistema linguistico soddisfa pienamente le esigenze comunicative della comunità che lo usa.

Dunque quelli che hanno avuto una mamma con la lingua materna italiana, a loro volta hanno una nonna che ha come lingua materna il dialetto d’origine. Ancora quasi nessuna nonna ha come lingua materna l’italiano, in buona sostanza.

Dunque l’italiano è sì quello di Dante morto nel 1321 o di Petrarca e Boccaccio morti nel 1374 e 1375, dunque è il fiorentino trecentesco, ma chi è che lo ha parlato questo ‘italiano’? Nessuno. Per secoli l’italiano resta una lingua ferma perché è sempre e solo stata scritta - in quello che era il dialetto toscano - ed incomincerà ad evolversi solo quando lo si incomincerà a parlare, soprattutto grazie ai mezzi di comunicazione di massa come radio - soprattutto - e tv che lo diffondono. Ecco perché l’italiano non si è mosso, perché per secoli l’italiano è stata la lingua della scrittura e, toscani a parte, non si è evoluta parlandola. È rimasta ferma come una lingua artificiale, ed a livello basso bastava il dialetto per comunicare, mentre i viaggiatori (come il conte Alfieri ad esempio) parlavano il francese ed il latino (per quest’ultima ti rivolgevi magari ad un prete), considerate le due lingue universali.

Classificazione della Romània

Tornando al concetto di Romània diciamo che questo è un concetto linguistico e la sua base è il rapporto con la latinizzazione, cioè la diffusione del latino sul territorio come lingua d’uso e lingua materna, ma non tutti i territori sono stati latinizzati. Distinguiamo dunque la Romània in 3 parti:

  • Romània antica o continua, insieme dei territori dove c’è stata una latinizzazione (+) e oggi ci sono delle lingue romanze (+), dunque è anche detta Romània continuativa (o continua appunto)
  • Romània perduta o sommersa, insieme di territori dove c’è stata latinizzazione (+) ma oggi non ci sono più delle lingue romanze (-)
  • Romània nuova, area nella quale non c’è stata una latinizzazione (-) ma oggi si parlano delle lingue romanze (+), come ad esempio centro e sud-america (che noi chiamiamo infatti America Latina perché parlano lingue romanze).

Conclusioni sulla classificazione delle lingue romanze

Finché discutiamo di Romània questa distinzione è utile, ma non ci è molto utile finché non parliamo della classificazione delle lingue romanze, dove ci sono degli evidenti problemi. La classificazione in domini ha molti aspetti di convenzionalità, ma ad esempio di gallico non troviamo più nulla. Questo perché quando il latino soppianta un’altra lingua, mentre sta soppiantando e conducendo a morte quella lingua, ne assume alcuni tratti di tipo articolatorio o fonetico che rimangono nella lingua che ne nasce. Dunque non possiamo parlare di unità all’interno di ciascuno di questi gruppi.

Dalla cartina vediamo che la parte latinofona non è rimasta nelle province arabe e nell’Africa del Nord pur essendo state in parte latinizzate e si parlano lingue arabe, ma anche nella parte dell’Europa dell’est dove si parlano lingue slave.

L’Italia è stata anche dominata dai Vandali prima, dagli Ostrogoti poi e dai Longobardi per ultimi, cioè popolazioni germaniche, ma nonostante questo il prestigio linguistico del latino ha prevalso facendolo comunque sopravvivere in qualche modo. Tornando un attimo indietro. Discutendo di Romània siamo d’accordo su come funzionano le cose, ma tornando alla classificazione delle lingue romanze diciamo che serve in quanto la classificazione in domini ha dei problemi proprio perché è convenzionale:

  • Dominio iberoromanzo, formato da portoghese, castigliano e catalano (anche se ci sono controversie su questa attribuzione)
  • Dominio galloromanzo, formato da occitano, francese e francoprovenzale
  • Dominio retoromanzo, romancio + ladino + friulano
  • Dominio italoromanzo, italiano + sardo
  • Dominio balcanoromanzo, romeno (ci sarebbe anche il dalmatico ma è estinto)

Questa classificazione ci permette di avere le convenzionalità che seguono:

  • Il catalano è un ponte fra iberoromanzo e galloromanzo
  • Il gruppo galloromanzo è bipartito (opposizione oc/oil) e comprende un dominio di transizione che è il francoprovenzale
  • Il gruppo italoromanzo è bipartito lungo la linea La Spezia-Rimini, che divide i dialetti gallo-italici da quelli centro-meridionali
  • Il sardo è un sistema a sé.

Quando il latino sopperisce alle lingue che sta soppiantando, porta con sé dei tratti articolatori, fonetici e morfosintattici che rimarranno nella lingua latina. È lo stesso fenomeno per cui noi sentendo un parlante siciliano parlare in italiano, riusciamo a capire la sua provenienza sicula.

Il gruppo gallo-romanzo ha senso proprio perché il latino si instaura in un territorio celtico dei galli, e una certa uniformità c’è, anche se tra Occitano e Francese ci sono differenze notevoli, soprattutto a livello fonetico, perché l’occitano si lega molto con il catalano e con i dialetti dell’Italia settentrionale, opponendosi al francese che sta sopra.

Secondo questo ragionamento sotto la linea La Spezia-Rimini si colloca il dialetto fiorentino trecentesco divenuto poi italiano. Infatti il rapporto di vicinanza stretto che c’era tra italiano e romeno - anche se il romeno è stato prepotentemente slavizzato - permane proprio grazie a questa divisione della linea che ha trovato Walter Von Wartburg. Questo collide con l’idea che noi abbiamo di Italia come il centro dell’impero dei Romani, cioè quella visione in cui l’Italia viene immaginata come il cuore dell’impero: ma allora come è possibile che all’interno dell’impero ci sia stata una divisione del genere lungo

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Matty_Car33 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Meliga Walter.
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