Disturbance Ecology (orale, 4 cfu) raffaella.marzano@unito.it
Lo studio dei disturbi è iniziato a partire dalla metà del secolo scorso, prima si tendeva a
minimizzare l’importanza dei disturbi perché c’era poca informazione e ci si basava su serie
storiche molto ridotte.
Disturbo naturale (White & Pickett, 1985): “any relatively discrete event in time that disrupts
ecosystem, community or population structure and changes resources, substrate availability, or the
physical environment”. Qualunque evento (relativamente) discreto nel tempo (individuabile e ben
definito) che altera la struttura di un ecosistema, comunità o popolazione e modifica le risorse, la
disponibilità di substrato o l’ambiente fisico.
Wildfires: incendio boschivo. Sull’arco alpino la stagione degli incendi va da novembre a marzo
(con un picco a febbraio e marzo), perché è il periodo più secco. Considerando l’effetto del
cambiamento climatico, si prevede che la stagione degli incendi si allungherà anche di 3 mesi (per
questo ora abbiamo gli incendi a ottobre)..
Natural Hazard: evento percepito come minaccia (=minaccia fisica, compromette il valore di un
bene, alterazione dell’emissione di servizi ecosistemici) per l’uomo. Se una valanga si stacca in
ambiente remoto è un disturbo, se è vicina ad un impianto sciistico diventa un pericolo.
Uno schianto da vento è un disturbo, ma se interessa un bosco di protezione diretta, diventa un
pericolo. Si parla di pericolo quando il disturbo interessa in qualche modo l’uomo.
Hazards vs Disasters: un pericolo (hazard) diventa un disastro (disaster) solo quando si perdono
delle vite umane (10 o più muoiono e/o 100 o più persone sono interessate dall’evento e/o viene
richiesto l’intervento internazionale) o quando viene danneggiata la proprietà dell’uomo
La definizione di “disturbo” è molto elastica nella scala spaziale e temporale a cui è applicata. I
disturbi agiscono in tutti gli ecosistemi e sono inevitabili = per questo sono importanti. Gli
ecosistemi sono influenzati (talvolta dipendenti) dai disturbi. Per questo oggi i disturbi sono definiti
come “processi ecosistemici fondamentali”, in quanto molte specie sono influenzate dal regime di
disturbo.
Il disturbo è identificato da tre parametri:
- Abruptness: repentinità, spesso non prevedibile
- Duration: durata
- Magnitude: entità, grandezza, deve essere rilevante
Dopo il disturbo molto spesso il sistema si riprende naturalmente.
Stress: evento di intensità inferiore rispetto a un disturbo, il sistema è capace di assorbirlo
rapidamente o di conviverci. Spesso le formazioni soggette a stress possono essere anche quelle
maggiormente interessate da disturbi. “Deviazione significativa delle condizioni ottimali per la
sopravvivenza dell’individuo. Nel lungo periodo lo stress può causare la morte, nel caso in cui si
ripresenti lo stress iniziale o si presenti un altro stress più intenso”.
Come agiscono i disturbi
I disturbi liberano growing space, dando vantaggio competitivo alle specie pioniere.
L’accrescimento del bosco è limitato dal fattore di crescita presente in minor quantità (legge del
minimo). Quando si verifica un disturbo il growing space può aumentare o può ridursi. Aumenta
nel caso di uno schianto da vento e si riduce nel caso di erosione o compattazione del suolo,
capacità di ritenzione idrica, disponibilità di nutrienti, l’accelerata mineralizzazione ec.
Patchiness: ecologia/dinamica delle patch= ecologia delle tessere. Patch= elemento fisico
riconoscibile nel paesaggio; studio di come il verificarsi di un disturbo influenza il paesaggio. I
disturbi sono i principali agenti dell’eterogeneità ambientale e della biodiversità. L’eterogeneità è
portata principalmente dall’asportazione di biomassa.
Secondo la Patchiness è meno probabile che un disturbo interessi pochi individui, mentre è più
frequente (e più interessante dal punto di vista gestionale) che il disturbo interessi dei grandi
gruppi= coarse patchiness (patch grossolana). Può capitare che un disturbo interessi pochissimi
individui ma è più frequente che interessi un grande numero di individui, creando dei
“sottoinsiemi” di patch che mostrano i diversi livelli di impatto (=severità).
Stand replacing disturbance: disturbo che porta all’eliminazione completa del popolamento
(fondamenti ecologici del taglio raso)
LIDs= Large Infrequent Disturbances (incendi di Yellowstone, eruzione del Mount Saint Helens).
Al concetto di LID si collega la scala spaziale e temporale dei disturbi: (libro disturbance ecology). Al
concetto di “discreto” si aggiunge l’aspetto spaziale e temporale. La gestione di un bosco a taglio
raso, con rinnovazione artificiale posticipata può essere considerata un disturbo con una certa
scala spaziale definita.
Si hanno normalmente tanti disturbi di piccolo impatto e pochi LIDs, il grafico che descrive la
frequenza e la dimensione dei disturbi ha la forma di un’esponenziale negativa. Al di sotto di un
certo valore minimo di magnitudo, il disturbo è talmente poco intenso da essere considerato
“stress”. Questa soglia limite di magnitudo è variabile e relativa all’ecosistema interessato.
L’intensità del disturbo necessaria per alterare il popolamento diminuisce con la sua età=
popolamento giovane più tollerante ad un disturbo, mentre un popolamento vecchio è più
sensibile. Il disturbo si manifesta quando la resistenza del popolamento scende sotto la magnitudo
dell’agente di disturbo (= il danno si crea quando è più grave della resistenza del popolamento)
Distinzione dei disturbi
Distinzione in base alla scala:
- Disturbi diffusi: le aree interessate dal disturbo (patch) sono relativamente piccole, singole
piante schiantate all’interno di una matrice intatta; se mi baso sulla singola pianta il
disturbo è sempre diffuso.
- Disturbi discreti: effetti aggregati su patch più grandi. Normalmente più evidenti,
popolamenti interni schiantati. Se mi baso sulla singola pianta il disturbo è sempre discreto
Distinzione in base alla dinamica di diffusione: disturbi diversi danno luogo a pattern diversi= il
pattern è il motivo di distribuzione nello spazio. Si distinguono:
- Disturbo direzionale: si sviluppa in una certa direzione, tornado, inondazione (confinato in
una zona limitrofa), colata lavica;
- Disturbo adirezionale: eruzione vulcanica (in tutte le direzioni), incendio;
La forma di un disturbo è fondamentale per l’analisi dei processi di rinnovazione o ripristino
(artificiale).
In un incendio si valuta l’estensione, la forma, la presenza di eventuali “green islands” che fungono
da portaseme. Si valuta anche “l’effetto margine” (=edge effect): partendo dal margine della green
island la densità di rinnovazione diminuisce man mano che ci si allontana= ho un buffer di una
certa estensione in cui mi aspetto i semi. La larghezza del buffer dipende dalla specie, dal tipo di
dispersione dei semi e dal tipo di semi. Per esempio, il pino silvestre ha un seme piccolo e leggero
che arriva al massimo a 60m di distanza dalla pianta madre. La rinnovazione naturale è migliore
per tanti motivi, il costo nullo, la maggiore biodiversità ecc.
Variabilità interna dell’area disturbata: non tutta l’area interessata da un disturbo viene
interessata allo stesso modo; in questo il taglio raso si discosta dalle dinamiche naturali, in quanto
non resta necromassa. La variabilità interna dipende anche dalla geomorfologia del sito.
Fattori studiati per la densità della rinnovazione:
- Proporzione di coni serotini: in una specie serotina non tutti i coni in chioma sono serotini
(piano B). La proporzione di coni serotini varia a seconda di quanto il fuoco è importante
per un popolamento: in popolamenti ad alta quota mi aspetto meno coni serotini visto che,
per via dell’innevamento, la stagione degli incendi è più corta;
- La presenza di sopravvissuti: in questo caso coni serotini e non creano una rinnovazione
molto più densa
In linea di massima la dimensione, la forma e la distribuzione spaziale delle patch interessate dal
disturbo influenzano la rinnovazione. La successione diventa più variabile e meno prevedibile
quando diminuisce la quantità di residui biotici (legacies), pochi semi nella seed bank e poca
necromassa. Tanto più estesa l’area, meno è probabile che il seme arrivi nella parte centrale del
sito.
Il tempo di ritorno di un disturbo diventa critico quando è inferiore al tempo che la pianta impiega
per raggiungere la maturità vegetativa= se muore prima di produrre semi, la specie non si rinnova.
Successione secondaria
Dopo un disturbo si succedono delle specie, in un ordine solitamente prevedibile.
All’aumentare della frequenza e dell’intensità del disturbo, aumenta il rischio che la successione
venga alterata soprattutto qualitativamente= cambiano le specie che si rinnovano (spesso esotiche
ed invasive sono avvantaggiate). Quando l’intensità del disturbo è bassa e il disturbo è piccolo, ho
pochi morti, molti sopravvissuti che porteranno semi. Gli attributi spaziali perdono d’importanza
quando l’intensità è bassa, vale il contrario. Normalmente eventi molto grandi e molto intensi sono
rari (vedi grafico di frequenza dei LIDs).
Variabilità dei disturbi naturali
Il singolo disturbo è discreto nel tempo e ha una certa durata (in relazione alla durata della vita
dell’organismo= life span). Normalmente sono gli effetti del disturbo ad essere molto duraturi,
anche in relazione alla vita dell’organismo. Quindi l’attuale composizione e la struttura degli
ecosistemi è determinata da tutta la serie di eventi che hanno interessato tale ecosistema durante
la sua storia.
I disturbi sono caratterizzati normalmente in base a:
- Stagionalità
- Frequenza: inverso del tempo di ritorno
- Intensità
- Dimensione: espansione spaziale dell’evento
- Eterogeneità: variabilità interna
- Durata
- Quantità e qualità dei residui biologici (biological legacies): sopravvissuti, necromassa
Fattori determinanti i parametri sopra: caratteristiche del disturbo, della vegetazione colpita e dei
fattori fisici= geomorfologia, meteo, tipo di suolo. Quindi il disturbo è strettamente influenzato
dall’ambiente in cui si manifesta e viceversa.
Regime di disturbo: definisce l’importanza a livello evolutivo ed ecologico dei disturbi; non si
riferisce ad un singolo disturbo ma a tutti i disturbi che hanno interessato un’area o un ecosistema.
Disturbo tipo: disturbo tipico (disturbo medio) con una certa dimensione, una certa severità, che
normalmente si è presentato in un certo periodo di tempo, in una certa area o un certo
ecosistema. Tendenzialmente il regime comprende un solo tipo di disturbo, altrimenti si parla di
regime misto.
Variabili usate per la descrizione di un regime (Turner):
Il concetto di Magnitudo può essere scomposto in:
- Intensità: forza fisica (=energia) generata dal disturbo, nell’unità di superficie e nell’unità di
tempo. Nel caso degli schianti da vento l’intensità è la velocità del vento. L’incendio si
misura in kW/m.
- Severità: effetto sull’ecosistema, misurato come numero di organismi danneggiati ecc. È
una sfumatura della magnitudo. Non ha una sola unità di misura, valutazione qualitativa. Si
riferisce agli effetti del disturbo. Si descrive l’impatto dell’evento sull’ecosistema.
Quasi sempre un disturbo intenso è severo, non c’è sempre una correlazione tra i due concetti. Il
rapporto tra i due dipende dalla suscettibilità del popolamento (per esempio).
Si usano normalmente:
- Variabili spaziali:
o Forma
o Complessità spaziale
o Dimensione
- Variabili temporali:
o Stagionalità
o Tempo di ritorno
o Durata
- Variabili di magnitudo:
o Severità
o Intensità Interazione tra disturbi
Sinergismo: effetti sul verificarsi di altri disturbi (schianto da vento predispone per bostrico).
Si distinguono due tipi di interazioni:
- Cascading= predisponenti: schianto da vento predispone per bostrico per la creazione di
margini, snags e discontinuità nel popolamento. Spesso però le successioni tra due disturbi
sono sconosciute
- Compound: due eventi che si verificano nello stesso posto, in un periodo di tempo ristretto,
ma che non sono correlati tra di loro. Spesso i due eventi hanno un effetto combinato
molto più forte della “semplice somma” dei due, perché il secondo si presenta quando il
popolamento è in fase di ripresa dal precedente.
Un disturbo può aumentare la suscettibilità di un ambiente ad un ulteriore disturbo. Una siccità
aumenta la suscettibilità ad un incendio. Su questo principio si basa la pratica del fuoco prescritto.
Metodi per la ricostruzione del regime di disturbo:
- Paleoecologia: studio di pollini, carboncini fossili;
- Informazioni storiche: mappe, dipinti, toponimi;
- Ricostruzione della storia dei disturbi: dendrocronologia (può essere considerata una
branca della paleoecologia) in popolamenti vetusti;
- Modelli di simulazione
- Foto aeree (relativamente recenti)
ESEMPI DI REGIME DI DISTURBO
LODGEPOLE PINE (Pinus contorta): pino usato per la costruzione di lodge/chalet. In passato usato
per la costruzione dei tee pee dei nativi americani. Contorta si riferisce agli aghi: è un pino a due
aghi, che sono contorti attorno ad un asse centrale. Non c’è autopotatura dei rami bassi, quindi
anche un incendio radente si propaga molto facilmente in chioma, rimanendoci (attivo, si propaga
da una chioma all’altra). Questa specie ha un regime d’incendio che prevede un incendio di
chioma, con un tempo di ritorno di 2-300 anni, di elevata severità (stand replacing). Per
sopravvivere la specie si è adattata sviluppando serotinia e sviluppando una struttura che aiuta la
propagazione dell’incendio fino alla chioma (bassa inserzione delle chiome). Quando non si verifica
il disturbo, la specie viene sostituita da altre. In questo caso l’incendio molto severo è
fondamentale per la rinnovazione. Il Pinus contorta var. latifolia ha serotinia, esistono altre 3
varietà che non ce l’hanno. Brucia bene quando il popolamento è molto denso e monoplano. Il
tempo di ritorno così lungo consente al popolamento di crescere fino a raggiungere la struttura
ideale per poter bruciare molto bene.
Figura 2: Lodgepole pine Figura 1: Lodgepole pine areale
LONGLEAF PINE (Pinus palustris): pino dagli aghi lunghi. Si trova negli Stati Uniti sud-orientali. In
passato molto utilizzato per l’estrazione di linfa, usata per l’impermeabilizzazione delle navi (la
cicatrice viene detta catface). Il legno veniva usato nell’industria navale. Per la rinnovazione
necessita di suolo minerale esposto, incendio radente di bassa intensità con breve tempo di ritorno
(10yr). Non ha rami lungo il fusto, la chioma si inserisce molto in alto e i popolamenti hanno
densità inferiore rispetto al Pinus contorta, sottobosco erbaceo. L’incendio radente brucia molto
velocemente e con poco combustibile. Il fatto che nel sottobosco non ci siano arbusti indica un
tempo di ritorno molto ridotto e una bassa intensità del disturbo. La specie si è adattata con
inspessimenti di corteccia per proteggere il cambio (pirofita passiva); non c’è serotinia dei coni
perché l’incendio non produce abbastanza calore; grass-stage= i semenzali hanno un aspetto
erbaceo appena dopo il passaggio dell’incendio (gli aghi sono molto lunghi per protezione della
gemma apicale). Questo aspetto erbaceo può durare fino a 15 anni, durante i quali c’è accumulo di
nutrienti nelle radici. Dopo la grass-stage la pianta cresce molto velocemente per arrivare ad
un’altezza che le consenta di non essere più vulnerabile agli incendi radenti. Vicino alla gemma c’è
una peluri
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