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Deontologia e regolamentazione esercizio professionale

Etica deriva dal greco ethos, “carattere”, “comportamento”, “costume”, “consuetudine”. È una branca della filosofia che studia i fondamenti razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontologico, ovvero distinguerli in buoni, giusti, leciti rispetto ai comportamenti ritenuti ingiusti, illeciti, sconvenienti o cattivi secondo un ideale modello comportamentale, ad esempio una data morale.

Deontologia deriva dal greco deon e loghia ed è letteralmente lo “studio del dovere”, cioè la trattazione filosofico-pratica delle azioni doverose e la loro codificazione. È un insieme formalizzato di regole di autodisciplina e di comportamento che valgono per tutti i membri di una determinata professione su deliberazione di quest’ultima. Autodeterminante da un gruppo professionale, alla luce dei valori della professione stessa. Deontologia professionale vuol dire mettere in evidenza, mettere in esposizione, mettere davanti a tutti ciò che si è, ciò che si ha, ciò che si fa, nella teoria e nella pratica, come uno opera.

Un patto che i professionisti stipulano verso la società. Non è l’agenda del cosa fare ma del “chi si è chiamati ad essere”.

L’etica comprende i principi, norme derivanti da una teoria etica, e valori, criteri cui si ispira il comportamento/oggetto delle scelte morali.

La bioetica invece è un neologismo inventato dall’oncologo Van R. Potter nel 1971: “Bioetica. Un ponte verso il futuro”. È una branca dell’etica tesa ad una nuova riflessione sugli eventi biologici.

L’etica è la giustificazione razionale delle valutazioni morali, è quella branca della filosofia che esamina criticamente e giustifica razionalmente la validità morale delle azioni umane.

  • Il tentativo di fornire le ragioni delle nostre scelte e del nostro agire.
  • È la riflessione critica sulla morale e analisi argomentata di vantaggi o contraddizioni della morale.

La morale è l’insieme dei principi che regolano la condotta dell’uomo.

  • Costellazione di valori generalmente trasmessi da una tradizione che attraggono e guidano la condotta degli individui, ne ispirano le norme di condotte.

Diversa è la moralità che è il grado di coerenza della condotta individuale o sociale rispetto ai valori professionali e alle norme che ci ispirano. L’infermiere agisce in modo:

  • Moralmente accettabile: quando opera per il bene del malato.
  • Moralmente inaccettabile: quando agisce anteponendo i suoi interessi a quelli della persona assistita.

Agire contro la morale

  • Immoralità: pur conoscendo l’esistenza di ciò che è bene o ciò che è male, si agisce male invece che bene.
  • Amoralità: si ignora la differenza fra il bene e il male, è l’assoluta assenza di moralità, mancanza di ogni senso morale.

L’agire professionale è guidato da norme, valori e principi. I valori morali hanno carattere:

  • Universalistico: il valore è un’entità di bene che gode del riconoscimento universale dell’umanità, pace, giustizia, vita e salute, sono riconosciuti come un bene prezioso.
  • Orientamento positivo: una positività che è colta a pieno vs un corrispondente negativo, vita vs morte = valore vs disvalore riconosciuto dall’umanità.
  • Ordinamento gerarchico: alcuni valori sono più importanti di altri, anche se non si può stabilire una scala gerarchica assoluta, la vita è comunque al primo posto!

Principi dell’etica clinica medica infermieristica

I principi dell’etica clinica – medica infermieristica sono:

  • Principio di autonomia: è relativo al rispetto dell’autonomia della persona assistita che ha il diritto di rifiutare il trattamento e a prendere parte del processo decisionale. I professionisti della salute devono rispettare le richieste della persona assistita formulate in modo libero e informato e inoltre devono garantire l’autonomia decisionale della persona assistita.

“Rispettare l’autonomia di un soggetto agente è riconoscere doverosamente le capacità e le prospettive della persona di fare determinate scelte e di prendere determinate decisioni, basate su convinzioni e valori personali”.

Il principio di autonomia riconosce all’individuo il diritto di autodeterminarsi, come espresso dal latino “voluntas aegroti suprema lex”, la volontà è la legge suprema: il rispetto dell’autonomia del paziente è alla base del consenso informato e delle direttive anticipate di trattamento. Autonomia vs paternalismo biomedico.

  • Il principio di beneficenza e non maleficenza: il principio di beneficenza richiama il motto latino “salus aegroti suprema lex”, la salute è legge suprema, attenzione a non ricercare l’accanimento terapeutico, in cui bisogna fare del bene per la persona assistita, fare il bene del malato, rimuovere il male che lo colpisce, prevenire mali e danni. Il termine beneficenza si riferisce alle azioni finalizzate a promuovere il benessere delle persone. Nel contesto clinico “beneficenza” indica la presa di decisioni mirate ad ottenere il migliore interesse per il paziente, 1 richiama il concetto di “advocacy”. Il principio di non maleficenza richiama il motto latino “primum non nocere”. La definizione legale, oltre che etica, di non maleficenza ha ripercussioni religiose, politiche e sociali. Nel contesto clinico “non maleficenza” indica la presa di decisioni mirate a valutare adeguatamente rischi e benefici, ad esempio di un nuovo trattamento, a carico della persona assistita.
  • Principio di giustizia ed equità: esige che si valutino le ricadute, gli effetti positivi o negativi su terzi, conseguenze sociali, di una decisione clinica presa nell’interesse di una persona assistita. Esige l’equa ripartizione dei benefici e degli oneri per evitare discriminazioni e ingiustizie nelle politiche e negli eventi sanitari. Bisogna distribuire imparzialmente benefici, rischi e costi. Nel contesto clinico “giustizia” equivale a trattare in modi uguali pazienti uguali e trattare in modo diverso pazienti diversi se le differenze sono rilevanti ai fini del trattamento, es il triage in PS.
  • Il principio di integrità morale della professione: esige di essere trattato come una persona autonoma e un buon professionista. Essere rispettati nelle proprie azioni morali assunte secondo coscienza, cioè agire secondo coscienza. Essere rispettati nelle proprie azioni professionali assunte secondo evidenza scientifica, cioè agire secondo scienza. Il professionista non è un esecutore, ma una persona che agisce secondo legittime posizioni morali, ad esempio può essere un obiettore di coscienza, e secondo prove validate scientificamente, non si presta a convalidare o attuare pratiche prive della dovuta verifica sperimentale.

L’infermiere come agente morale

L’infermiere è un agente morale perché compie scelte di natura etica poiché il suo agire è condizionato, ma non interamente determinato, dalle richieste dell’assistito, dall’organizzazione del lavoro e dall’integrazione con gli altri operatori. È colui che si assume la responsabilità dei risultati, individuando percorsi assistenziali che rispondano in maniera personalizzata ai bisogni della persona. L’infermiere come “agente morale” deve essere consapevole di quali sono le condizioni che gli permettono di prendere delle decisioni e quindi assumersi delle responsabilità. Questa consapevolezza deriva dalla valutazione di ciò che è bene e ciò che è male, stabilendo in modo non arbitrario, una gerarchia dei valori.

L’infermiere nell’agire etico:

  • Identifica i valori.
  • Conosce le norme.
  • Confronta la situazione.
  • Assume il comportamento etico.

Dalla situazione si valuta:

  • La natura dell’azione, in modo oggettivo.
  • L’intenzione, che è soggettiva.
  • La complessità degli elementi in gioco.

L’etica deve orientare l’azione concretamente, in ogni circostanza ed è necessario considerare tutti gli elementi che la situazione concreta presenta per poter formulare correttamente il giudizio.

Esenzione dalla norma

→ Esenzione dalla norma: condizione in cui la coscienza, pur percependo la norma è lecitamente dispensata dal metterla in atto. Solo in 2 circostanze:

  • Impossibilità materiale: non posso salvare un uomo che sta annegando se non so nuotare.
  • Obiezione di coscienza: riguarda la legislazione civile alla quale la coscienza può ritenere di non dover ubbidire, IVG, in virtù di un primato dettato dalla propria coscienza rispetto a quello dettato dalla legge.

I condizionamenti diminuiscono la responsabilità etica, incidono sulla decisionalità dell’individuo e non sono alibi per giustificare inadempienze.

  • Condizionamenti occasionali: ignoranza, paura ed emozione.
  • Condizionamenti abituali: carattere, mass-media.

Criteri di discernimento etico

  • Bene maggiore: la coscienza deve porsi come obiettivo delle proprie opzioni la ricerca del maggior bene la cui identificazione è conseguente ai valori ed alla loro gerarchia, in rapporto alla specificità della situazione.
  • Il bene presunto: la coscienza si trova nel dubbio su ciò che deve compiere poiché, per quanti sforzi faccia, non riesce a identificare né un bene maggiore né un male minore, deve realizzare una scelta “possibilmente buona”, ovvero deve cercare di perseguire un bene presunto.

Regola dell’adeguamento dei mezzi: nelle situazioni problematiche dobbiamo seguire tre regole metodologiche che indicano la strada da seguire per prendere una decisione moralmente corretta.

→ Le tre regole metodologiche. Nelle situazioni problematiche dobbiamo seguire tre regole metodologiche che indicano la strada da seguire per prendere una decisione moralmente corretta.

  1. La prima regola, chiamata “regola dell’adeguamento dei mezzi”, stabilisce che non si può adottare un mezzo che contraddice lo scopo che ci si è prefissi. Malherbe: Es.: non si può combattere la violenza con la violenza.
  2. La seconda regola, chiamata “regola del doppio effetto”, dispone che, nel caso in cui il mezzo previsto per raggiungere lo scopo produca gli effetti buoni desiderati, ma anche, e in modo indissociabile effetti cattivi, si può 2 utilizzare questo mezzo solo a condizione che le conseguenze positive del suo impiego siano superiori alle sue conseguenze negative.
  3. La terza regola, è chiamata “regola del male minore”. Quando ci si trova in una situazione problematica, in cui ognuna delle alternative materialmente possibili contraddice un principio al quale si aderisce, bisogna optare per l’alternativa che avrà conseguenze meno gravi. Questa regola, dunque, si applica solo nel caso in cui non sia materialmente possibile nessuna soluzione positiva per uscire dalla situazione problematica.

La seconda regola si applica soltanto se la prima non è stata risolutiva e la stessa cosa vale per la terza regola in rapporto alle prime due.

Gli obblighi ed i doveri deontologici sono stabiliti nei confronti dei:

  • Destinatari della professione, cittadini, assistiti.
  • Colleghi.
  • Altri professionisti.
  • Se stessi come professionisti.
  • Non obbligo giuridico ma dovere morale.

L’etica moderna, ha privilegiato quali concetti unificanti, quelli di diritto e di dovere.

  • Che cosa dobbiamo fare in una determinata situazione?
  • Quale dovere si impone all’infermiere?
  • Quale diritto possiede la persona verso cui l’azione è diretta?

Quando spostiamo l’attenzione dal sistema di regole all’esperienza, ciò che diventa importante è piuttosto il complesso di attitudini personali, di sensibilità umana e di competenza professionale che sostanziano la cura infermieristica.

La competenza professionale e la preparazione scientifica sono elementi imprescindibili alla qualità morale propria dell’infermiere.

Elementi che differenziano le professioni intellettuali dalle altre occupazioni:

  • Un corpo di conoscenza teoriche sistematiche.
  • Un’autorità professionale, un’utilità sociale.
  • Una cultura professionale, consistente nell’insieme dei valori, delle norme e delle regole interne del gruppo di professionisti, unito al loro sapere teorico-specifico.
  • Un codice deontologico, cioè un documento che esprime il corpus di regole autodeterminate dalla professione a tutela dei rapporti tra professionisti e con l’utenza.

Il codice deontologico dell’infermiere – evoluzione storica

Cos’è → un codice deontologico: precetti extragiuridici, ovvero regole interne ad una categoria, non già attività normativa, che ha efficacia interna che vincola la categoria che regolamenta. Fonte di orientamento professionale e paradigma per la valutazione di condotte articolato su regole fondamentali di comportamento. È un codice di comportamento, generalmente avente efficacia normativa, a cui il professionista deve attenersi per l'esercizio della sua professione.

Pur non essendo leggi, sono richiamati direttamente da due leggi dello stato:

  • La Legge 42/1999.
  • La Legge 251/2000.

Sono una delle condizioni per l’esercizio professionale.

→ Valore giuridico e valore professionale del CD. La legge 42/99 e la successiva legge 251/00 affermano che lo specifico Codice deontologico è alla base dell’espletamento in autonomia delle funzioni professionali proprie da parte dell’infermiere, pertanto acquista valenza giuridica. La scelta compiuta dal legislatore di utilizzare un documento elaborato dagli stessi appartenenti alla professione per disciplinarne il campo proprio di attività e responsabilità emerge da una particolare constatazione.

I codici deontologici sono la manifestazione:

  • Di solidarietà all’interno di una professione.
  • Di solidarietà nei confronti dell’assistito.
  • Di garanzia verso il pubblico.

Costituiscono la più antica forma di codificazione etica dei doveri del personale sanitario. Sono l’insieme dei principi e delle regole scaturite dall’etica, dalla morale confrontate con la legislazione penale, civile, amministrativa dello Stato.

Hanno la funzione di guidare i professionisti mediante “norme” codificate sotto forma di direttive per l’esercizio professionale e per lo studio dei problemi etici”.

→ Ieri: regole di autodisciplina e di comportamento, dove, che scaturiscono dai valori della professione stessa.

→ Oggi: responsabilità e impegni del professionista che scaturiscono dai valori della professione stessa. 3

I contenuti dei codici deontologici sono rapportabili 4 tipologie di norme:

  1. Norme deontologiche rapportabili a specifiche previsioni di legge: integrano e rafforzano precetti preesistenti già normati con carattere “pedagogico”.
  2. Norme etiche: di carattere generale estrapolate dalla riflessione etica, permettono al professionista di chiarire punti non strettamente prescrittivi.
  3. Norme deontologiche: di questioni non normate dal legislatore, ma che servono alla categoria per definire i rapporti fra colleghi, con le altre professioni o con il collegio medesimo.
  4. Norme disciplinari: a carattere sanzionatorio per mancanze o abusi nell’esercizio professionale o per fatti disdicevoli al decoro professionale, ma senza la stessa natura sanzionatoria, tassativa e cogente dei procedimenti disciplinari normati da leggi dello Stato, civili, penali ed amministrativi.

Analisi storica ed evoluzione dei codici deontologici degli infermieri

Analisi storica ed evoluzione:

  • L’ICN, International Council of Nurses, nel 1923 propose l’elaborazione di un codice deontologico che potesse valere per gli infermieri di tutto il mondo.
  • Il Codice internazionale di deontologia dell’ICN nel 1953 e distribuito in vari Paesi dove venne accolto e recepito da diverse associazioni professionali.
  • Successivamente fu rivisto fino all’ultima revisione del 2021.

Il Codice deontologico degli infermieri dell’ICN è una guida all’agire professionale basata sui valori e sui bisogni sociali. Esso avrà senso solo come documento dinamico se applicato nei diversi ambiti dell’assistenza infermieristica e sanitaria in una società in continua evoluzione. In Italia il codice deontologico elaborato dall’ICN venne introdotto dalla Consociazione Nazionale Infermieri e restò unico riferimento fino al 1960, quando venne approvato il primo codice deontologico dalla Federazione Nazionale dei Collegi IPASVI.

Premessa codice deontologico ICN 2021

  • I bisogni di assistenza infermieristica sono universali.
  • Il rispetto dei diritti dell’uomo, compresi i diritti culturali, il diritto alla vita e alla scelta, alla dignità e a essere trattati con rispetto, fanno parte integrante dell’assistenza infermieristica.
  • L’assistenza infermieristica rispetta tali diritti e non è influenzabile da fattori riguardanti l’età, il colore, il credo religioso, la cultura, lo stato d’invalidità o di malattia, il genere e l’orientamento sessuale, la nazionalità, l’ideologia politica, la razza o lo stato sociale.
  • Gli infermieri prestano i loro servizi sanitari alla persona, alla famiglia e alla comunità, coordinandoli con quelli dei gruppi correlati.

L’infermiere e le persone

  • Responsabilità principale: nei confronti di coloro i quali hanno bisogno di assistenza infermieristica.
  • Valori professionali: rispetto, comprensione, compassione, fiducia, integrità.
  • Rispetto dei diritti umani, dimostrando sensibilità nei confronti dei valori, delle consuetudini e delle credenze delle persone.

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AlessandraGiacomelli1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Organizzazione e continuità dell’assistenza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Brescia o del prof Baiguini Isabella.
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