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Il linguaggio delle news - comunicazione televisiva

Lo scenario attuale e il caso italiano

Il teorema dell’acqua calda

La televisione è un sistema che consente di vedere le immagini e di sentire suoni per cui il linguaggio che le si addice non può che essere a base di immagini e suoni, la parola stessa deve rientrare nel genere parlato più che in quello scritto.

La televisione si fa con le immagini e con i suoni, come l’aviazione si fa con aerei e piloti e gli ospedali con medici e infermieri; tutto il resto è una conseguenza logica di questo evidente principio = Teorema dell’acqua calda (metafora dei teoremi scelti per enfatizzare i principi enunciati, come fossero acquisiti dalla scienza). Si tratta di semplici verità la cui dimostrazione si trasforma in un gioco mnemonico per tenere presente una cosa che già sappiamo.

La TV stampata

In Italia l’informazione in tv ha percorso una strada diversa da quella che si sviluppava all’estero, seguendo il corso delle informazioni sotto la spinta di fattori politico-sociali ed economici, tecnologici e tecnico-professionali.

In gran parte dei paesi, durante questi anni, si è andato progressivamente elaborando e perfezionando un modello di linguaggio audiovisivo e di produzione televisiva molto efficiente di derivazione anglo-americana.

In Italia, invece, i giornalisti continuavano a trasferirsi dai quotidiani o agenzie della tv, senza ricevere nessuna informazione riguardo al nuovo mezzo. Vengono così chiamati “tele-giornali” i programmi di notizie che realizzavano, come i loro predecessori, “giornali-radio” i programmi di informazione radiofonici. Come se si trattasse di trasferire sul piccolo schermo gli articoli di un quotidiano con le relative foto, fino a parlare di “illustrare il pezzo con le immagini”, “impaginazione”, “copertina”, “prima pagina”.

Al centro di tutto c’è sempre un testo che va impaginato, una voce che lo legge da coprire con qualcosa di visivo perché sia possibile “pubblicarlo in video”.

La sporcatina

“Dagli una sporcatina di immagini” frase che ancora oggi molti redattori rivolgono ai montatori, affidando loro:

  • Testo del servizio.
  • Immagini dell’avvenimento girate da un operatore.

Questa frase esprime l’esatto modo distorto di considerare il messaggio audiovisivo.

Negli anni 70 la politica ha ridotto lo sviluppo dei media a un semplice concetto di manipolazione.

Wall-paper e talking-heads

L’informazione fatta con le “sporcatine”, in cui le immagini, anziché costituire la base del racconto, servono solo come illustrazione è definita dagli inglesi “wall-paper” mentre “talking-heads” teste parlanti.

Un’intera classe di giornalisti, non conoscendo il linguaggio audiovisivo e dovendo mostrare qualcosa qualcosa, ha riportato il messaggio alla dimensione primordiale della comunicazione, quella del rapporto interpersonale, del discorso diretto usando le risorse del proprio corpo come voce e faccia —> come: “voltiamo pagina” “in testa” (le notizie più importanti) “in basso” (meno importanti) etc.

Anche le sigle dei tg fino a qualche anno fa hanno avuto come motivo dominante il mappamondo, il ticchettio, la tastiera, la testina di una macchina per scrivere elettrica IBM; solo in tempi più recenti si sono cominciati a vedere obiettivi di telecamera e altri simboli propri della tv.

Il mondo è ciò che si vede, la tv ciò che lo fa vedere.

Quanto alla struttura dei servizi, convenzionalmente i pezzi si misurano in cartelle dattiloscritte formate da 30 righe di 60 battute ciascuna, poiché per leggere 12/14 righe ci si impiega circa 1 minuto, il modulo adottato in tv è stato quello delle notizie brevi pubblicate dai giornali (tra le 10/20 righe).

Telegrammi

Una volta scritto il testo, era secondario tutto il resto del lavoro per dare vita a un pezzo audiovisivo, cioè la costruzione della storia per immagini con inserimento di audio, interviste-testimonianze e testo = il montaggio (seguendo la struttura del linguaggio audiovisivo), in tv costituisce il momento decisivo che dà vita alla narrazione filmica (progettata prima della stesura del testo); considerato un diverso modo di produrre informazione.

Purtroppo, senza una formazione pratica, anche i migliori professionisti faticano a governare la complessità della macchina televisiva, adottando soluzioni ingenue che contribuiscono ad abbassare il livello che pensavano di migliorare.

Cappio politico e cappio professionale

La responsabilità di tutto ciò (riportato di sopra) è attribuita ad un’indebita ingerenza esercitata dalla politica sul mezzo televisivo, considerato principale strumento per la propaganda elettorale di massa e da un’inadeguata risposta tecnico-professionale dei giornalisti, da un lato rimasti abbarbicati ai precetti della carta stampata e dall’altro si sono trovati in difficoltà a reagire al giogo dei partiti; così da non riuscire a difendere e rendere effettive la libertà e l’indipendenza dell’informazione —> imparzialità (posizione simile a quella dei magistrati).

La responsabilità principale può essere attribuita al fattore politico e in misura minore al fattore professionale. Tra problema professionale e lottizzazione c’è un legame strettissimo e nella maggior parte dei casi è difficile distinguere causa ed effetto.

Pluralismo od occupazione

Data come punto di non ritorno per la direzione presa dal giornalismo televisivo italiano —> 14 aprile 1975 quando fu emanata la legge n.103 di riforma del servizio pubblico di “diffusione radiofonica e televisiva”. Con essa si affidava al Parlamento il controllo del servizio pubblico radiotelevisivo; l’intento era di “ampliare la partecipazione dei cittadini a concorrere allo sviluppo sociale e culturale del paese”, ovvero garantire il pluralismo e la copertura di tutti gli interessi del popolo italiano. Per questo si stabilisce la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.

In sostanza, si consegnò l’informazione radiotelevisiva (potente strumento elettorale) nelle mani dei politici. Inoltre, si sanciva il principio dell’occupazione partitica della Rai, con quote proporzionali in base ai voti ricevuti alle elezioni.

Per ogni singolo giornalista assunto cominciò ad essere necessario stabilire a quale partito appartenesse, il posto da lui occupato; in base a un sistema molto preciso di divisione fondato sul padronato politico = “editore di riferimento” ovvero espressioni che gli addetti ai lavori usavano per indicare il partito i partiti che esercitavano il proprio potere in una testata Rai.

La moltiplicazione delle reclute

Da allora tutte le assunzioni furono gestite direttamente dalle segreterie dei partiti per cui la televisione di Stato cominciò a dover dire tutto quello che volevano i partiti; un sistema di reclutamento dal quale solo negli ultimi anni si è tentato di uscire in vario modo.

Nel frattempo, l’organico della tv di Stato si era comunque allargato, con l’istituzione di una seconda rete e poi di una terza e l’informazione fu articolata su un livello nazionale e su uno regionale.

Divenne gratuita perché considerata “pubblica” e attiva 365 giorni l’anno attraverso l’informazione quotidiana. Furono reclutati professionisti dati dalla carta stampata; così la tv nel nostro paese è stata occupata da centinaia di persone che conoscevano bene gli interessi di cui erano portatrici e non sempre sapevano fare televisione. Questi giornalisti-attivisti sono stati poi promossi in posti di comando per meglio scrivere i loro referenti, condizionando tutta la catena produttiva.

Furto di informazioni

I tg furono invasi da elucubrazioni politiche ma ci accorgiamo tutt’ora che la gente sta attenta ai problemi reali. Un furto di informazioni poiché per star dietro alla comiziocrazia, ogni giorno i telegiornali hanno soppresso deliberatamente decine di notizie che sarebbero state poi utili per aiutare a vivere i cittadini-utenti contribuenti del canone; costituendo in questo modo un vero servizio pubblico.

Negli anni 80, gli spettatori cominciarono a fuggire da questa politica teleimposta.

Alla guerra come alla guerra

La situazione della nostra televisione era differente da quella maturata all’estero, era necessario un confronto per correggere la rotta. Il controllo politico sull’informazione ha fatto sì che il momento della verità tardasse a lungo.

Il vero impatto con la televisione internazionale si ebbe con la Guerra del Golfo nel 1991, quando il conflitto venne annunciato.

Fu la diabolica macchina da censura alla fonte a costringere tutte le tv del pianeta a far ricorso a questo nuovo modo di fare informazione, sfruttando elettronica e satelliti.

Per seguire il conflitto, gli americani imponevano un modulo di lavoro basato sulla condivisione delle informazioni e delle immagini fra tutte le emittenti. Ognuno aveva le stesse notizie e gli stessi filmati; senza dover filmare un’immagine e spesso senza neppure un inviato in zona di operazioni, per la prima volta qualsiasi emittente fu messa in grado di offrire ai propri spettatori l’illusione della guerra in diretta.

Il modulo produttivo su cui gli americani fecero leva era in grado di abbattere i costi delle coperture giornalistiche.

I giornalisti italiani allora furono costretti a prendere atto che il loro modo di fare informazione non aveva acquisito gli efficienti modelli anglo-americani, perché i giornalisti televisivi italiani utilizzavano linguaggio, organizzazione del lavoro e contenuti inadeguati alla tv.

Ritorno al futuro

Il punto decisivo oggi è che anche la multimedialità e i nuovi media nel mondo si sono sviluppati a partire da quello che è il linguaggio di base della tv = linguaggio audiovisivo e l’organizzazione del lavoro necessaria a produrlo. Così, le nuove tecnologie della comunicazione, invece di essere uno strumento per la democratizzazione e un’occasione di lavoro per milioni di persone.

Il linguaggio, le teorie, le tecniche

Righe contro secondi

Il pezzo in un giornale si misura con le righe; lo standard di riferimento risale all’uso delle macchine per scrivere, della cartella dattiloscritta, composta da 30 righe di 60 battute.

In televisione, invece, gli spazi a disposizione si esprimono in secondi e in minuti.

Lo standard medio in italiano è di circa 14 righe al minuto, corrispondenti a più o meno 800 battute.

Il teorema di Houdini e dei maghi della BBC

Si tratta di “quantità” di informazioni.

La tv è un mezzo che fa qualcosa di molto differente dalla carta stampata, non è confrontabile o sovrapponibile al giornalismo scritto.

Il Teorema di Houdini e dei maghi della BBC è uno scherzoso richiamo al celebre mago Houdini in grado di liberarsi in pochi secondi da qualsiasi incatenamento.

Regole:

  • Non è vantaggioso tradurre i secondi in numero di righe.
  • Ogni secondo corrisponde circa a 3 parole.
  • Consigliabile distribuire 30-40 secondi di testo fra gli altri 30-40 di “situazioni televisive” = alternare parti dell’uno e delle altre.

Teoremi e pratica

Teorie e tecniche riguardanti la comunicazione.

“Mass Communication Research” una multiforme riflessione realizzata nel XX secolo per comprendere, organizzare e migliorare il complesso fenomeno della comunicazione. E a partire dall’avvento della tv, per rendere più efficace l’informazione televisiva, più adatta alle differenti situazioni e ai diversi pubblici.

È più semplice entrare direttamente nella logica del linguaggio audiovisivo applicato all’informazione e a far riferimento alle giustificazioni teoriche; è un procedere per “verità” assistiti all’evidenza dei fatti. Per questo, per facilitare la memorizzazione si usano teoremi —> enunciazioni che servono a definire e a far comprendere come funziona un certo aspetto del giornalismo televisivo.

Il teorema della tavolozza

Quando dal linguaggio scritto si passa a quello audiovisivo è necessario operare un cambio radicale di prospettiva.

I modelli vecchi facevano utilizzo della prosa con lo scopo di far sentire sensazioni o comprendere idee complesse usando la retorica. Ora, invece, si tratta di dipingere la realtà con altri strumenti. Non si ha più bisogno di descrivere ma di rappresentare, non di far immaginare ma di far vedere. Bisogna trasferirsi dal mondo della parola a quello dell’immaginazione.

La “tavolozza” andrà divisa in 3 parti: immagini, suoni e parole.

È necessario innanzi tutto elencare e analizzare i diversi elementi, per passare poi a vedere come si possono combinare tra loro per delineare il messaggio, cioè dargli una struttura; infine, si può analizzare come il messaggio assuma forma compiuta attraverso il montaggio (operazione che serve a mettere concretamente assieme gli elementi).

L’ordine scelto: immagini, suoni e parole —> è l’ordine logico in cui è necessario considerare gli elementi nel lavoro pratico.

Le immagini

In una società dominata dal video, tutti abbiamo familiarità con le immagini; bisogna rendersi consapevoli della loro tipologia, delle relative caratteristiche e dell’uso corretto che di esse si può fare in quelle che abbiamo definito news.

Il compito che bisogna fare da spettatori a reporter è compilare una lista delle varie categorie di immagini che possiamo adoperare per raccontare i fatti; un elenco che ognuno può mettere insieme guardando in tv:

  • Immagini fisse o in movimento.
  • Immagini di cronaca e di archivio.
  • Grafici, cartine e animazioni.
  • Realtà virtuale.
  • Disegni.

Si analizzeranno i concetti fondamentali del linguaggio televisivo —> il fotogramma indica una singola immagine, quella che resta impressa sulla pellicola, fotografica o cinematografica. Dopo il passaggio dalla pellicola al nastro magnetico (fine anni 70) il fotogramma è stato indicato con il termine inglese “frame”, quello sulla pellicola è diverso da quello della riproduzione di un frame in tv. Una singola immagine catturata in un determinato istante.

Lo spazio di realtà che racchiude è l’inquadratura mentre la posizione da cui la scena è stata ripresa è l’angolazione e il modo in cui i soggetti e cose sono disposti al suo interno rappresenta la composizione; assieme alla luce, che costituisce il fattore determinante dell’intero processo —> questi sono gli elementi principali valutati dalla grammatica delle immagini = l’insieme delle regole per determinare la correttezza di una singola immagine. Per sintassi, invece, si intende il gruppo di principi che guidano il modo di combinare le immagini fra loro.

Immagini fisse e immagini in movimento

Le immagini fisse sono sia le fotografie, sia i fermo fotogramma = una singola immagine estratta da una ripresa video.

Per poter utilizzare in tv, le immagini sono trasferite in formato digitale e conservate nella biblioteca digitale, da cui vengono attinte per essere inserite all’interno dei servizi registrati o mandate direttamente in onda nei programmi.

La proiezione di immagini fisse in rapida successione vengono chiamate immagini in movimento, definite anche “illusione” del movimento.

In tv, lo stesso principio si applica al frame, composto da due semiquadri corrispondenti a metà frame ciascuno che si accavallano in successione.

L’inquadratura

Dal punto di vista del linguaggio, l’unità di base alla quale corrisponde il singolo fotogramma o una sequenza di fotogrammi è l’inquadratura = spazio o campo visivo che si decide di delimitare con l’obiettivo e che varia in estensione, angolo e profondità secondo la luce presente.

L’inquadratura è la scelta fondamentale attraverso la quale si stabilisce cosa far vedere di una determinata realtà o scena.

Il principio dell’azione

Per quanto riguarda le immagini di movimento, domina il principio dell’azione, ovvero del movimento nello spazio, del soggetto, girato dalla macchina da presa. L’azione è ciò che motiva l’inquadratura.

Le inquadrature di base

Le classificazioni dei tipi diversi di inquadrature possono variare tra loro per il modo in cui sono articolate cioè per l’ampiezza di ciascuna inquadratura. I campi per le inquadrature sono lo spazio in cui si svolge l’azione mentre i piani per quelle in cui prevale il riferimento al soggetto umano. Tra i piani si definiscono quelli:

  • Narrativi —> larghi che servono a descrivere l’azione dei personaggi.
  • Psicologici —> stretti che rivelano lo stato d’animo e le emozioni dei protagonisti.

Si distinguono:

  • Campo lungo = definito anche “inquadratura larga” perché lo spazio e l’ambiente prevalgono su persone e oggetti; offre una visione a distanza dei personaggi ma sufficientemente ravvicinata da renderli riconoscibili. Se usata all’inizio del servizio è definita “inquadratura di fondamento” perché stabilisce la generalità della scena.
  • Campo medio = detto anche “mezzo piano lungo” perché stabilisce un rapporto equilibrato fra la persona e la scena; la figura umana occupa circa metà dello schermo.
  • Piano medio = definito anche “mezza figura” perché taglia la persona appena sotto la cintura con una visione ravvicinata di un soggetto. Adatta a includere due persone (detta “inquadratura a due”) adoperata per seguire i dialoghi.
  • Primo piano = taglia il soggetto appena sopra la testa e poco sotto le spalle; enfatizza sia l’aspetto fisico
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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Telluccia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Cardini Daniela.
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