Cinema e comunicazione audiovisiva
Che cos'è la comunicazione audiovisiva? Che cos'è il cinema?
I due termini non sono sinonimi e non coincidono. Il cinema è un prodotto audiovisivo ma non tutti i prodotti audiovisivi sono cinema. La comunicazione audiovisiva è qualcosa di più esteso rispetto a un film. Un film è un prodotto audiovisivo, ma non tutti i prodotti audiovisivi sono film.
Che cos'è un prodotto audiovisivo?
È una categoria che include tanti tipi di testi, tanti tipi di prodotti (ragionando in termini di mercato). Prodotti diversi come il monologo di Blade Runner, il cartone dei Minion, una serie tv come "The Walking Dead", un notiziario e un film di Charlie Chaplin, sono accomunati dal fatto di essere tutti riconducibili alla stessa categoria. Tutti i prodotti comunicano cose diverse tra loro.
Il cinema produce una comunicazione di tipo narrativo ma anche un contenuto di natura estetica. Il telegiornale non vuole comunicare un racconto anche se di tipo narrativo. La comunicazione audiovisiva ha diversi obiettivi e noi ci concentriamo sulla comunicazione narrativa.
Quali sono gli elementi comuni tra i vari tipi di "moving image"?
- Mediazione di uno schermo (display) e immagini bidimensionali (anche quando sono 3D): un elemento comune è la presenza di uno schermo, la mediazione di uno schermo (display) e immagini bidimensionali (anche quando sono 3D) dove si proiettano o affiorano delle immagini. Al momento tutti i prodotti audiovisivi richiedono la presenza o mediazione di uno schermo nonostante ci siano altre sperimentazioni come gli ologrammi e le immagini volumetriche, ora nessuna di queste andrà a sostituire il display. Questo significa che le immagini sono sempre e comunque bidimensionali anche quando si vanno a vedere i film in 3D. Questo perché sono certi dispositivi (in questo caso gli occhialini) che ci consentono di sperimentare l’illusione di una profondità tridimensionale, legate a immagini 2D. Lo schermo è sempre presente e ci crea l’illusione, per questo sono immagini schermiche;
- Disgiunzione fisica tra spazi/mondi (immagine vs realtà): è la disgiunzione tra il mondo/lo spazio delle immagini che noi stiamo vedendo e il mondo/lo spazio della realtà in cui noi stiamo guardando le immagini. Questa disgiunzione non implica che non ci sia un’interazione tra i due mondi. Nonostante ci sia interazione, non c’è la co-presenza: c’è sempre e comunque una separazione fisica tra chi vede le immagini e le immagini stesse. Questa separazione, ad esempio, non esiste nei concerti e nelle opere teatrali. Oggi questa distinzione tra chi vede e ciò che vediamo è un dato scontato, ma quando il cinema compare alla fine dell’Ottocento, ebbe un effetto destabilizzante nella tradizione delle esperienze spettacolari, perché fino a quel momento era dominante l’esperienza della co-presenza fisica, cioè gli spettacoli, il teatro di prosa, il lirico, il circo, il varietà, tutte forme di comunicazioni spettacolari che implicavano la co-presenza dell’oggetto dello spettacolo e i consumatori dello stesso, tutti dentro la stessa realtà. Al momento della comparsa del cinema, questa disgiunzione fisica è difficile da metabolizzare, tant’è che le cronache dell’epoca riportano che le prime proiezioni suscitarono un effetto di destabilizzazione e turbamento noto come "train effect" (es: fratelli Lumière). Questo perché il cinema implica un’apparizione di immagini simili alla realtà, eppure non sono le immagini di una realtà che è lì, è qualcosa di reale, che sembra far parte del nostro mondo, ma che in realtà è disgiunto, non è direttamente connesso con il nostro spazio-tempo all’interno della sala cinematografica. Nonostante ci sia la disconnessione non vuol dire però che non ci sia l’interazione. I mondi disconnessi possono interagire anche se sono disgiunti. Invece qual è la forma di spettacolo e di intrattenimento che prevede la coesistenza della fruizione e del consumo? Ad esempio, il teatro che è una forma di performance legata alla congiunzione mentre quello legato alla disgiunzione si chiama moving image;
- Possibilità dell'impressione di movimento: i prodotti audiovisivi hanno la possibilità di generare un’impressione di movimento. Ma si parla di possibilità perché non tutti i prodotti audiovisivi implicano immagini in movimento (es: la fotografia). Ciò che è importante è il fatto che le tecnologie della comunicazione audiovisiva, implichino la potenzialità dell’impressione di movimento. Quando lo spettatore ha una percezione di movimento, questo è determinato con diverse modalità:
- Movimento all’interno dell’immagine (es: corpi o oggetti che si muovono). Nella scena della danza dei panini tratta dal film "Febbre dell’oro" di Charlie Chaplin, la macchina da presa che sta riprendendo è completamente statica ed è l’attore/il performer (in questo caso Chaplin) a muoversi all’interno dell’inquadratura. Il pubblico di fine Ottocento vedeva poche immagini, solo quelle delle chiese. Ora invece improvvisamente prendono vita e il pubblico viene coinvolto abituato dapprima ad un’immagine fissa;
- Movimento dell’immagine (es: movimenti dell’apparecchio che registra le immagini). Implica un movimento non dentro l’immagine, ma il movimento stesso dell’immagine, del quadro che incornicia l’immagine. È lo spostamento del punto di vista. Quando il dispositivo di ripresa si muove nello spazio, si genera un’impressione di movimento dettata, appunto, dal movimento della macchina da presa. Nel caso della ripresa aerea la percezione dello spostamento è data dallo spostamento del drone (il paesaggio non si muove, si muove la camera che registra le immagini);
- Movimento da un’immagine all’altra (es: il ritmo di successione delle immagini in un film, determinato montaggio). L’impressione di movimento non è data dalle cose e delle persone dentro il quadro e neanche dallo spostamento del punto di ripresa, ma dal movimento generato dal passaggio da un’immagine all’altra. Ci possono essere dei prodotti audiovisivi costituiti soltanto da un unico punto di ripresa come, ad esempio, quelli dei primi film dei fratelli Lumière, che erano costituiti soltanto da un’inquadratura che durava circa 50 secondi priva di montaggio. Il montaggio implica un passaggio da un’inquadratura ad un’altra, un ritmo di successione delle immagini che è capace di generare un’impressione di movimento.
- Una serie di "regole", di strategie formali condivise per progettare/realizzare singole immagini in movimento o serie di immagini in movimento. Tutti questi elementi audiovisivi vengono progettati seguendo una serie di "regole", conformandosi a una serie di codici. Sono strategie condivise e comprese da un’ampia comunità. "Shining" di Stanley Kubrick (1980). Kubrick per realizzare questa immagine ha adottato alcune regole compositive prima tra tutte quella della composizione simmetrica (es: Danny nel corridoio dell’hotel con il triciclo). La simmetria, da cui Kubrick è ossessionato, è un principio elementare nella costruzione delle immagini e nello spazio. "Psycho" di Alfred Hitchcock (1960) usa le regole per comporre delle sequenze, delle successioni di immagini per creare un ritmo che angosci e terrorizzi lo spettatore (es: sequenza della protagonista Marion Crane sotto la doccia). Il regista non ha progettato una singola inquadratura, ma un complesso di inquadrature, anche molto brevi (alcune impercettibili all’occhio umano).
Che cos'è il cinema?
Ancora prima di essere un prodotto e un linguaggio, il cinema è un’esperienza che quando morirà, cesserà di esistere come esperienza in sé per sé perché ovviamente rimarranno ancora le serie, le clip, il prodotto audiovisivo e le immagini audiovisive. Il cinema è ancora capace di creare dei miti a bassa intensità. Dal 2014 al cinema le proiezioni hanno iniziato a essere in digitale e non più su pellicola. Il cinema è un qualcosa che ha una storia, e come ogni storia ha un suo inizio.
Il cinema nasce alla fine del XIX secolo. Una semplicistica convenzione storica, attribuisce ai fratelli Louis e Auguste Lumière, imprenditori di Lione, l’invenzione del cinema e individua nel 28 dicembre 1895 la data simbolica d’inizio della storia del cinema che era oggetto di sperimentazioni in molti paesi come Germania, Inghilterra e Stati Uniti. Si tratta di un fenomeno complesso, di una svolta epocale nella storia della comunicazione, l’ingresso del cinema nel sistema dei media implica una profonda innovazione. Si tratta di fenomeni complessi, che non hanno una data di nascita, un luogo individuabile, sono dinamiche estremamente dinamiche variegate, eterogenee che implicano mutamenti su diversi punti dello scenario internazionale. Questa data e questo luogo sono importanti perché è in un in un Café di Parigi (Café Boulevard des Capucines) che si tiene la prima proiezione a pagamento della storia (il "Cinématographe" dei fratelli Lumière). Questa data è, pertanto, vista come la data di nascita del cinema come forma di comunicazione sociale, di esperienza spettacolare, che acquisirà un ruolo egemone nell’economia delle classi sociali fino a tutta la prima metà del Novecento, indicativamente fino agli anni ’50 a livello internazionale. All’inizio il cinema si chiamava "fotografia animata". In questi stessi anni anche altri paesi con modalità diverse puntano allo stesso risultato. Il primo ad arrivare fu Edison (addirittura prima dei fratelli Lumière) ma qualcosa nei termini in cui agì non funzionò.
Il cinema è un tipo di spettacolo di intrattenimento collettivo. Sulla base sociale del pubblico dei fratelli Lumière lo spettacolo è destinato a un range medio alto e inter-generazionale (sia per uomini che per donne). Perfino la guardia si diverte come gli altri ma al tempo stesso regola e vigila, nel rispetto della pubblica moralità. Il cinema entra a gamba tesa dentro un sistema culturale molto stagnante, cupo, promiscuo, a basso costo, ecc. Per le visioni delle immagini al cinema è importante anche la presenza del buio, dove vi sono i contatti illeciti. Nasce la letteratura di educatori, politici che dicono che il cinema porta all’illecito. È il trionfo dell’adulterio e le donne per la prima volta vanno da sole e questo può essere un pericolo perché si creano dei modelli troppo alti da imitare e diventano frustrate.
Le caratteristiche esperienziali
Dalla prima proiezione a oggi sono passati 123 anni e alcune caratteristiche sono rimaste identiche ancora oggi. Quali sono quindi le caratteristiche esperienziali che accomunano il 1895 e il 2022?
- Proiezioni su grande schermo: il regista Jean-Luc Godard afferma che la differenza tra cinema e televisione sta nel fatto che al cinema lo schermo e le immagini sono più grandi degli spettatori mentre nella televisione questo rapporto di forza si rovescia perché lo schermo è più piccolo. La potenza del cinema è legata al gigantismo della dimensione dell’immagine il grande schermo.
- Spazio pubblico e collettivo: il cinema è uno spazio che ha un aspetto sociale (concentramento di persone).
- Pagamento di un biglietto: il cinema è un’industria, un sistema di produzione finalizzato al profitto, anche se esiste una produzione cinematografica che nega la dimensione commerciale, ma la storia del cinema dominante è fondamentalmente economica, commerciale di cui bisogna sempre tenere conto, anche quando si analizzano gli aspetti estetici. Esige il pagamento di un biglietto.
- Alta definizione (la migliore, almeno potenzialmente) del segnale visivo e sonoro: già ai tempi dei fratelli Lumière la qualità della definizione era superiore a quella digitale attuale. La proiezione digitale, dal 2014 nelle sale cinematografiche italiane, sta cercando di raggiungere lo stesso grado di definizione della pellicola, riuscendoci, anche se resta il fatto che la pellicola 35mm è, per definizione un supporto ad altissima definizione.
- Esperienza immersiva (il buio, la semi-immobilità, ecc.): andare al cinema implica entrare in uno spazio scuro, buio, dove si è costretti in una condizione di semi-immobilità. Queste due cose potenziano e rafforzano il potere di coinvolgimento dell’immagine, il cinema fa di tutto per stimolare il nostro viaggio immaginario, poiché si è totalmente concentrati sull’immagine, senza essere distratti da altre cose come la luce. In questa situazione veniamo "accecati" dall’immagine davanti a noi. L’esperienza del buio è fondamentale che persiste solo più nel cinema ed è qualificante.
- Standard medio di durata della proiezione (da 75’ in su): è un punto controverso e meno inclusivo rispetto agli altri 5, perché non vale per tutta l’esperienza cinematografica in generale, però è uno standard: i prodotti che si vanno a vedere un film al cinema, tutti seguono uno standard di durata. In altre piattaforme, come YouTube, Netflix e altre piattaforme streaming, la durata è variabile e a discrezione dello spettatore; si può andare dalla visione di un video da 4 minuti, ad una maratona di serie TV da 7 ore, siamo noi a decidere per quanto tempo usufruire di un prodotto. Andare al cinema, invece, implica l’adeguarsi e l’essere vincolati ad uno standard dettato dalle regole del mercato. Lo standard è quello del lungometraggio, che si attesta intorno ai 75 minuti in su. Oggi la durata media è di 120–130 minuti e c’è una tendenza, rilevata dagli studiosi, ad un aumento medio della durata. Il termine lungometraggio ha subito delle modificazioni lungo la storia del cinema, e non ha identificato sempre lo stesso tipo di prodotto: nel 1911 il regista Giovanni Pastrone realizza a Torino (una delle capitali del cinema del tempo) un film ambientato al tempo della guerra tra greci e troiani, della durata di 30 minuti, ed è un film che sconvolge i mercati internazionali per questo, perché viene pubblicizzato come un lungometraggio, e di fatto lo era, perché all’epoca la durata media di uno spettacolo cinematografico era di circa 10 minuti. Il tempo del cinema è un tempo vincolato, coattivo; è un tempo oggettivo che ci lega ad una certa durata.
Cos'è il cinema dal punto di vista del film?
Alcune possibili risposte possiamo cercarle nei film (film meta-cinematografici) come quello di "C’era una volta Hollywood" del regista Quentin Tarantino. I film vanno visti non solo per le storie e per le emozioni che suscitano, ma vanno visti anche per quello che ci dicono sul cinema stesso.
“Blow Out” di B. De Palma del 1981 il protagonista è John Travolta che interpreta il personaggio di un fonico di film horror (registrano i suoni e le integrano con immagini). Una sera si reca in un bosco, per registrare i suoni della notte, mentre registra sente un rumore di una brusca frenata, il suo sguardo si volta verso la strada e vede una macchina che perde il controllo e cade in un fiume. Il protagonista cessa di registrare e cerca di soccorrere i passeggeri dell’auto, si tuffa in acqua e riesce a salvare la donna passeggero, mentre il conducente no. In seguito si scopre che il guidatore era il candidato favorito alla presidenza degli Stati Uniti, il che porta il protagonista a credere che si tratti di un omicidio e ad indagare, riascoltando più volte i suoni registrati la sera dell’incidente. Il particolare importante è che oltre al fonico, quella sera, c’era anche un cineamatore che ha filmato tutta la scena dell’incidente con una cinepresa amatoriale (la super 8) che non permetteva di registrare anche l’audio. Queste immagini frame by frame sono state pubblicate sul giornale “News week”, comprato da Jack e fa cinema. Prende le immagini, li fotografa e li rianima con la tecnica (usata ancora oggi per animare i cartoni animati) dello scatto singolo (o del passo a uno). La tecnica dello stacco singolo consiste nel fare uno scatto alla volta di un determinato oggetto (immagini o disegni statici), metterli in successione e poi fatti scorrere ad una velocità superiore creando l’illusione del movimento. Ogni disegno ha una piccola variante da quello precedente. Infine monta le immagini cercando di sincronizzarle con l’audio che aveva registrato quella sera. Jack va a segnare con una X sulla pellicola l’attacco del sincrono e cioè il momento in cui coincido immagine e suono: così facendo scopre che nel momento in cui il suo microfono aveva registrato un suono molto forte, a livello visivo si vede una piccola fiammata, segno evidente di un colpo d’arma da fuoco. Mettendo in relazione il suono con le immagini, Jack ottiene la prova inconfutabile del fatto che si tratti di un omicidio politico.
Che cosa ci dice il cinema su questa sequenza?
Si basa sull’illusione cinetica: l’impressione di movimento si basa su un’illusione, perché in questo caso nasce da immagini statiche (i frame tagliati dal giornale) che vengono poi messe in movimento dalla loro messa in scorrimento. Il principio del cinema è lo stesso: la pellicola cinematografica è una successione di frame, ognuno dei quali si distingue in maniera minima dal successivo e dal precedente. Sono istanti di movimento che vengono combinati per creare un'illusione continua.
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