Uno dei modi migliori per comprendere i principi fondamentali su cui si basa il modo di vivere
delle piante è paragonarle agli animali. Il confronto è scientificamente lecito se ci si riferisce
alle forme più evolute di entrambi i gruppi, anche se alcune forme meno complesse (come i
coralli) possono sembrare simili ad alcune alghe per l’assenza di mobilità.
La differenza principale e più profonda riguarda il modo di nutrirsi:
Piante (autotrofe) → utilizzano come materiale di partenza molecole semplici e
❖ inorganiche (CO₂, H₂O, ioni minerali).
Animali (eterotrofi) → costruiscono le loro sostanze organiche a partire da molecole
❖ organiche più piccole ricavate dagli alimenti. Possono sintetizzare lipidi, proteine,
zuccheri complessi, ma sempre da un carbonio già organicato. Questo li rende
dipendenti dalle piante:
- direttamente (erbivori)
- indirettamente (carnivori, che si nutrono di erbivori).
Questa distinzione è cruciale perché le piante sono capaci di organicare il carbonio, cioè di
trasformare il carbonio inorganico (della CO₂) in molecole organiche complesse (zuccheri,
proteine, lipidi). Gli animali, invece, non hanno questa capacità e dipendono indirettamente o
direttamente dalle piante per il carbonio organico.
Le piante costruiscono tutte le sostanze necessarie alla loro vita partendo da piccole
molecole inorganiche presenti nell’ambiente. Tra queste troviamo:
CO₂ = assorbita dall’atmosfera attraverso gli stomi delle foglie, finestre nelle foglie
➢ che si aprano quando abbiamo luce.
H₂O = prelevata dal suolo tramite le radici.
➢ Sali minerali (ioni inorganici) = assorbiti insieme all’acqua.
➢
Per convertire il carbonio inorganico in carbonio organico è necessario un processo
endoergonico, cioè che richiede energia. Questa energia viene fornita dalla luce solare, che
viene trasformata in energia chimica durante la fotosintesi.
6 + 6 + → + 6
2 2 6 12 6 2
È necessario che ci sia la luce del sole e i sali minerali recuperati dall’acqua.
Le piante producono glucosio perché è la forma più semplice, versatile e universale di
carbonio organico, potendo essere usato subito per energia, accumulato come riserva o
trasformato in altre molecole essenziali. Invece, l’ossigeno è considerato come una sostanza
di scarto rilasciata nell’atmosfera.
Se osserviamo la reazione di fotosintesi al contrario otteniamo la respirazione cellulare.
+ 6 → 6 + 6 +
6 12 6 2 2 2
Di giorno prevale la fotosintesi
(produzione di zuccheri e ossigeno),
mentre di notte prevale la respirazione
cellulare.
Giulio Iozzi 1
Tra le differenze principali che possiamo individuare tra piante e animali abbiamo:
Mobilità = le piante hanno dimora fissa, gli animali necessitano del movimento per
➔ cercare cibo.
Superficie/volume = le piante hanno un’ampia superficie esposta (foglie e radici)
➔ per assorbire CO₂, acqua e sali minerali; gli animali invece hanno superfici esterne
più ridotte e organi interni sviluppati (intestino).
Accrescimento = nelle piante è indefinito, grazie alla presenza continua di cellule
➔ staminali (meristemi). Gli animali invece hanno una quantità di cellule staminali
decrescente con l’età.
Sistema nervoso = sviluppato solo negli animali, legato alla necessità di movimento
➔ e interazione rapida con l’ambiente.
La pianta è il più efficiente laboratorio chimico naturale: produce una vasta gamma di
metaboliti.
molecole biologicamente attive, dette
Metaboliti primari → Sono indispensabili per la vita della cellula e includono:
➢ zuccheri, lipidi, proteine, acidi nucleici, vitamine, sali minerali.
Alcuni esempi:
- saccarosio, fruttosio (zuccheri di riserva e trasporto)
- acido palmitico (lipide per membrane cellulari)
- clorofilla (pigmento essenziale per la fotosintesi).
Metaboliti secondari → Non hanno un ruolo nutritivo diretto, ma servono per difesa,
➢ attrazione o adattamento. Sono metaboliti accessori, ma fondamentali per la
sopravvivenza in natura.
Infatti, sono responsabili della produzione di tossine, resine antibatteriche, alcaloidi
neurotossici (es. cicuta, taxina del tasso, juglone della noce), per la difesa
dell’organismo. Oppure determinano i colori (antocianine, flavonoidi, carotenoidi) e
profumi di fiori e frutti, che favoriscono impollinazione e dispersione dei semi.
Esempi famosi:
- Acido acetilsalicilico (aspirina) = derivato dal salice, prodotto come risposta a
infezioni.
- Taxolo (paclitaxel) = metabolita del tasso, usato come antitumorale.
- Alcaloidi = sostanze contenenti azoto, spesso tossiche per il sistema nervoso
centrale (cicuta, atropina, morfina, caffeina).
I metaboliti secondari costituiscono i principi attivi delle piante medicinali, alla base di
gran parte dei farmaci moderni. Ancora oggi circa l’85% dei farmaci deriva
direttamente o indirettamente da molecole naturali, mentre solo il 15% è di sintesi
pura.
Giulio Iozzi 2
CELLULA VEGETALE
La cellula vegetale ha dimensioni generalmente maggiori rispetto alla cellula animale, può
misurare in media dai 10 ai 100 μm, mentre la cellula animale è di solito più piccola, con
dimensioni intorno ai 10-20 μm.
La cellula animale è circondata da una membrana plasmatica (o plasmalemma), formata da
un doppio strato lipidico con proteine associate. Esternamente può presentare un
rivestimento di oligosaccaridi legati a lipidi e proteine (glicocalice), che svolge funzioni di
riconoscimento e adesione cellulare, regolando il trasporto dei metaboliti attraverso le
carrier.
Le cellule vegetali oltre al plasmalemma, possiedono una struttura ulteriore:
la parete cellulare, che rappresenta la sua principale caratteristica distintiva, è una
➢ struttura protettiva e di sostegno, assente nelle cellule animali.
il vacuolo, contiene principalmente acqua, ma anche ioni, zuccheri, metaboliti
➢ secondari, pigmenti e sostanze di riserva o di scarto.
i plastidi, come i cloroplasti (sede della fotosintesi), i cromoplasti (pigmenti colorati),
➢ e gli amiloplasti (deposito di amido)
La cellula animale è più elastica e deformabile, quella vegetale è rigida e mantiene una
forma stabile.
LA PARETE CELLULARE
La parete cellulare vegetale si trova esternamente al
plasmalemma e ha una composizione chimica
completamente diversa dalla membrana. Essa è
costituita prevalentemente da cellulosa, un
polisaccaride strutturale che conferisce rigidità e forma
definita alla cellula. Oltre alla cellulosa, vi si trovano
emiceullulose, pectine e, in alcune cellule, anche
lignina che ne aumenta la resistenza meccanica.
Questa rigidità influenza la disposizione del contenuto
cellulare: il citoplasma e gli organuli si organizzano
seguendo la forma geometrica imposta dalla parete.
Dal punto di vista funzionale, la parete è altamente
permeabile a molecole e ioni, e quindi non svolge una
vera selezione chimica; tale ruolo spetta al
plasmalemma, che grazie alle sue proteine di trasporto regola i passaggi e funge da barriera
selettiva.
La parete cellulare svolge numerosi ruoli essenziali come:
- mantenere e determinare la forma della cellula,
- fornire supporto meccanico e resistenza,
- prevenire lo scoppio in ambienti ipotonici,
- regolare la direzione e la velocità della crescita cellulare,
- permette le comunicazioni tra cellule contigue attraverso strutture chiamate
plasmodesmi.
Giulio Iozzi 3
LAMELLA MEDIANA
Esternamente alla parete cellulare, e ancora più esternamente
rispetto al plasmalemma, troviamo la lamella mediana, che
rappresenta il primo setto di separazione e unione tra due cellule
dopo la divisione cellulare. È una struttura estremamente sottile,
formata principalmente da pectati di calcio e magnesio.
Le pectine sono un gruppo eterogeneo di polisaccaridi acidi o
neutri contenenti galattosio, arabinosio, e acidi galatturonici, con
catene più o meno ramificate, fortemente idrofili che formano gel
idratati, che conferiscono plasticità e flessibilità alla parete.
Con la maturazione vengono idrolizzate dalle pectasi e dalle
pectinasi, e così il prodotto perde consistenza (marcescenza).
Queste sono utilizzate nell’industria alimentare, in quanto tutto ciò
che è gelatinoso o gommoso è a base di pectine, principalmente
prelevate dalla mela o dall’arancio.
Oltre che dalle sostanze pectiche, la lamella mediana è composta anche da polisaccaridi
amorfi e polimeri del galattosio.
La lamella mediana ha un’importante funzione adesiva, poiché tiene unite due cellule vicine
dello stesso tessuto e segna il confine comune tra di esse. Una volta formatasi la lamella,
ciascuna cellula sintetizza all’interno di essa la propria parete cellulare primaria, creando
così una struttura robusta e ben organizzata.
Durante il ciclo vitale, una cellula vegetale attraversa tre principali fasi di sviluppo:
1. Fase di divisione (cellula meristematica) → In questa prima fase la cellula è ancora
embrionale e ha come unico scopo quello di dividersi ripetutamente (come una
cellula staminale). Non è ancora specializzata e presenta una forma regolare, simile
a un parallelepipedo, conseguenza della divisione continua. Il citoplasma è molto
denso e ricco di ribosomi, a testimonianza dell’intensa
attività di sintesi proteica necessaria per sostenere le
divisioni. La parete cellulare è ancora molto sottile e
poco rigida, mentre il nucleo appare grande e ben
evidente.
2. Fase di distensione → Dopo la divisione, la cellula
inizia ad accrescersi in dimensioni finché non
vengono raggiunte le dimensioni di una cellula adulta.
La parete cellulare resta sottile per consentire
l’espansione, mentre il citoplasma diventa meno
denso e più diluito per accompagnare la crescita. È in
questa fase che all’interno della lamella mediana
inizia a formarsi la parete cellulare primaria. La
distensione è una fase relativamente breve rispetto
alle altre, anche se la sua durata varia in base al
tessuto in cui la cellula si trova.
Giulio Iozzi 4
3. Fase di specializzazione → Una volta raggiunte le dimensioni definitive, la cellula
entra nella fase di specializzazione, in cui assume una precisa funzione a seconda
del tessuto in cui è destinata a trovarsi. Ad esempio, nelle foglie svilupperà numerosi
cloroplasti per la fotosintesi, nelle radici produrrà plastidi di riserva, mentre nei fusti
rafforzerà notevolmente la propria parete per fornire supporto meccanico.
È in questa fase che si forma la parete cellulare secondaria, spessa e rigida, che
rende la cellula resistente e adatta alla funzione specifica.
Una particolarità delle cellule vegetali è la loro capacità di ritornare, in alcune
condizioni, a uno stato meristematico e quindi riacquisire la capacità di dividersi,
fenomeno che non avviene nelle cellule animali.
Dal punto di vista chimico, la parete cellulare è costituita principalmente da:
Cellulosa = che varia dal 5% nelle cellule
➔ meristematiche al 90% nella parete secondaria.
Queste catene, molto rigidi, si organizzano in
microfibrille, successivamente riunite in macrofibrille,
costituendo una vera e propria impalcatura.
Gli spazi tra le fibrille di cellulosa, anche detta
matrice fibrillare, sono occupati dalla matrice,
composta principalmente da acqua, emicellulose,
pectine e altre sostanze. Questa matrice è
fondamentale, infatti senza di essa, la parete
cellulare sarebbe fragile e priva della flessibilità
necessaria per sostenere i processi vitali.
L’emicellulosa è adesa alle fibrille, mentre le proteine, l’elastine, danno un minimo di
elasticità alla parete.
Emicellulose = polisaccaridi ramificati
➔ costituiti da pentosi ed esosi (come i
xiloglucani). Non hanno la rigidità della
cellulosa, ma si dispongono a stretto
contatto con essa, contribuendo a
stabilizzare la matrice.
Pectine = polisaccaridi derivati
➔ dall’acido galatturonico, che
conferiscono plasticità, in grado di
assorbire acqua, e sono importanti
soprattutto nella lamella mediana.
Glicoproteine = presenti in quantità
➔ minore, ma comunque coinvolte in
processi di rinforzo e rimodellamento
della parete.
Come l’estenine che conferiscono estensibilità della parete. Quando la cellula ha
finito di accrescersi, si formano i legami con l’estensina, una proteina capace di
legarsi perpendicolarmente alle fibre di cellulosa e xiloglucano, bloccando
definitivamente la struttura: la parete potrà accrescersi solo in spessore.
Giulio Iozzi 5
POLISACCARIDI NEI VEGETALI
a. La cellulosa è un polisaccaride del β-glucosio, con una funzione strutturale e di
meccanica. Per formare la catena con questo tipo di legame le molecole di glucosio
sono ruotate di 180° l’una rispetto all’altra formando delle catene che si dispongono
parallelamente tra loro e si legano tra loro per mezzo di legami a idrogeno, formando
le fibrille.
Quindi i gruppi OH di una catena si legano ai
gruppi H di un’altra catena, e così si formano
dei legami di condensazione (legami ad
idrogeno), proprio a causa del fatto che le
molecole sono ruotate di 180°. Per questo le
catene sono parallele tra loro e fisse, rigide.
Il numero di molecole di glucosio che
polimerizzano formando la cellulosa è
variabile da 2000 a 15000.
Le molecole di cellulosa sono risposte
parallelamente l’una rispetto all’altra
associate in micelle, 5 molecole di cellulosa, le quali poi si associano in microfibrille,
circa 1000 molecole di cellulosa, le quali a loro volta si associano tra loro a formare
macrofibrille. La quantità di cellulosa può variare dal 2% al 95 %, come nel
le
nocciolo della frutta.
La cellulosa è anche una fibra alimentare di fondamentale importanza per
l’alimentazione. Non è digeribile dall’uomo, che non possiede gli enzimi per rompere i
legami β(1→4), ma viene parzialmente degradata dalla flora batterica intestinale, che
ne utilizza le fibre come substrato. Altri organismi, come i ruminanti, le termiti e alcuni
funghi o batteri, sono invece capaci di scindere grazie a enzimi specifici.
b. L’amido è un polisaccaridi con funzione di riserva energetica, principalmente
l’amido.
Esso è composto da due frazioni:
- l’amilosio, catena lineare di glucosio con legami α(1→4), che tende a disporsi
ad elica ed è facilmente digeribile;
- l’amilopectina, una catena ramificata con legami α(1→4) e ramificazioni
α(1→6) ogni 20-25 unità, che forma strutture voluminose e gelatinose a
contatto con l’acqua perchè la trattiene.
Nel regno animale, l’equivalente dell’amido è il glicogeno, anch’esso costituito da
glucosio con legami α, ma molto più ramificato, e immagazzinato soprattutto nel
fegato e nei muscoli.
Giulio Iozzi 6
FORMAZIONE DELLA PARETE CELLULARE
La cellulosa, viene sintetizzata da un complesso proteico enzimatico chiamato cellulosa
sintasi, localizzato nella membrana plasmatica e del citoplasma delle cellule vegetali,
capace di legare tra loro le molecole di glucosio.
I complessi di cellulosa-sintasi (le proteine CESA) sono inseriti nel plasmalemma e
➢ dal citoplasma per cacciare fuori lunghe
prelevano zuccheri attivati (UDP-glucosio)
catene di β-glucosio direttamente nello spazio extracellulare. Queste catene si
aggregano spontaneamente in fibrille che, intrecciandosi, costruiscono l’armatura
portante della parete. L’orientamento delle microfibrille non è casuale, infatti è spesso
guidato dalla rete di microtubuli corticali sottostante la membrana.
La deposizione della cellulosa avviene secondo un accrescimento centripeto, ovvero i
materiali vengono depositati progressivamente dall’esterno verso l’interno, cioè a partire
dalla parete primaria già esistente verso il lume cellulare, portando a un progressivo
restringimento del lume. Se la deposizione di parete secondaria è intensa (come avviene in
fibre meccaniche o in elementi vascolari), il lume può diventare talmente ridotto da non poter
più ospitare il vacuolo e gli organuli. In tal caso la cellula termina il suo ciclo vitale e muore,
ma continua a svolgere la sua funzione meccanica grazie alla parete ormai spessa.
Questo processo inizia una volta terminata la fase di distensione, in quel momento, la cellula
non cresce più e inizia a irrobustire la propria parete.
La pianta non è un ammasso di piccoli gusci isolanti, infatti durante la formazione della
parete, mentre si deposita la lamella mediana e poi la parete primaria, la cellula lascia aperti
dei ponti tra una cellula e l’altra. Questi ponti sono i
plasmodesmi, canali ricoperti dalla membrana plasmatica che
contengono un tubulo di reticolo endoplasmatico (il desmotubulo)
e permettono la continuità del citoplasma (il cosiddetto flusso
simpatico) tra cellule adiacenti.
I plasmodesmi nascono durante la formazione della parete
(primari) oppure possono formarsi in seguito (secondari) e
spesso sono organizzati in aree chiamate campi di
punteggiatura. Quando la parete secondaria si ispessisce molto
non si lasciano microcanali ovunque, ma si formano delle vere e
proprie gallerie o pori organizzati nei punti in cui si voglia
mantenere la comunicazione o il passaggio di acqua. In questi punti la parete presenta le
punteggiature, zone dove la parete secondaria è ridotta o assente e dove il sottile st
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