Economia politica 1
Introduzione
La microeconomia riguarda le scelte degli individui in materia di consumo, le scelte delle singole imprese riguardo la produzione e gli effetti che le scelte dei singoli agenti economici determinano sull’allocazione delle risorse a livello collettivo. Quindi studia le decisioni dei singoli soggetti, come queste interagiscono tra loro (analisi positiva) e ne valuta gli effetti (analisi normativa). Al contrario la macroeconomia studia i fenomeni aggregati.
In Italia (come molti altri paesi) troviamo un’economia di mercato (no economia pianificata) in cui produzione e consumo sono il risultato delle decisioni decentrate di una molteplicità di imprese e individui. Non c’è nessuna autorità centrale che suggerisca a imprese e consumatori cosa produrre e consumare. Ogni impresa produce quel che ritiene più profittevole e ogni consumatore acquista ciò che preferisce.
Principi fondamentali sulle scelte individuali
- Gli individui perseguono un obiettivo (solitamente massimizzazione del profitto/utilità personale) con trade-off tra più alternative.
- Le risorse sono scarse rispetto agli obiettivi.
- Il costo di qualcosa è il suo costo opportunità: tutto ciò a cui si rinuncia per averlo.
- Le decisioni sulle quantità avvengono al margine.
Ma le scelte di ognuno e gli esiti di queste dipendono da quelle effettuate dagli altri, nasce quindi il concetto di ricerca dell’equilibrio = situazione in cui nessuno degli individui può stare meglio cambiando il proprio comportamento.
Domanda, offerta, equilibrio, elasticità
La curva di domanda di un prodotto mostra le quantità che i compratori sono disposti ad acquistare per ogni possibile livello di prezzo, tenendo fissi tutti gli altri fattori (reddito popolazione, crescita popolazione, prezzi altri beni) e ha inclinazione negativa: l’acquisto di un prodotto è meno attraente quando il prezzo è alto, piuttosto che quando il prezzo è basso. La curva di offerta di un prodotto mostra le quantità che i venditori sono disposti a vendere per ogni possibile livello di prezzo tenendo fissi tutti gli altri fattori che possono influenzare l’offerta (tecnologia, tasse) e ha inclinazione positiva: dal punto di vista del produttore la vendita di un prodotto è meno attraente quando il prezzo è basso, piuttosto che quando il prezzo è alto.
La variazione del prezzo del prodotto determina un movimento lungo la curva di domanda (varia la quantità domandata) mentre la variazione di un altro fattore determina uno spostamento di tutta la curva in modo parallelo.
Esistono due categorie particolari di beni:
- Beni complementari: incrementi nel prezzo del bene X riducono la quantità di bene Y domandata dai consumatori (ad esempio caffè e zucchero).
- Beni sostituti: incrementi nel prezzo del bene X aumentano la quantità del bene Y domandata dai consumatori (ad esempio burro e margarina).
Prezzo di equilibrio: prezzo in corrispondenza del quale la quantità domandata e la quantità offerta si uguagliano. Graficamente, il prezzo di equilibrio è il prezzo al quale le curve di domanda e di offerta si intersecano. Se il prezzo corrente è superiore al prezzo di equilibrio, la quantità offerta sarà superiore a quella domandata (eccesso di offerta) ed i venditori avranno incentivo ad abbassare i prezzi per aumentare le vendite e il contrario (eccesso di domanda). I prezzi di mercato si aggiustano quindi in modo da rendere la quantità domandata uguale a quella offerta, in modo automatico.
Formalmente, l’ampiezza dello spostamento parallelo è dato dalla variazione dell’intercetta, mentre l’inclinazione delle curve è data dal coefficiente del prezzo e riflette la sensibilità di domanda e offerta ai cambiamenti di prezzo del bene stesso.
Quindi, ripetendo, l’ampiezza del movimento parallelo della curva che si sposta (più ampio è lo spostamento della curva di domanda o di quella di offerta, maggiore è l’effetto sul prezzo) mentre l’inclinazione della curva riflette la sensibilità di domanda e offerta ai cambiamenti di prezzo.
Concetto di elasticità
L’elasticità di Y rispetto ad X è la variazione percentuale di Y divisa per la variazione percentuale di X.
Elasticità domanda: (l’elasticità della domanda di un prodotto rispetto al prezzo del prodotto stesso) ci si aspetta un valore negativo per Ed: quando il prezzo P aumenta, generalmente la quantità domandata diminuisce e il contrario. Supponiamo Ed = -2: la domanda si riduce del 2% ogni volta che il prezzo aumenta dell’1%. Un bene è molto elastico, cioè Y ha una sensibilità elevata ad una variazione di X, se il valore assoluto dell’elasticità è alto.
I beni tendono ad avere una domanda più elastica quando:
- Esistono dei beni sostituiti.
- Sono considerati beni di lusso.
- I consumatori sono vincolati da problemi di liquidità e sono quindi sensibili alle variazioni della loro spesa.
L’elasticità varia lungo la curva di domanda infatti dipende dal punto in cui viene calcolata, la domanda è più elastica per elevati livelli di prezzo. La pendenza, invece, per curve di domanda lineari, è costante.
- Domanda elastica Ed < -1
- Domanda anelastica 0 > Ed > -1
- Domanda isoelastica (costante) Ed= -1
- Perfettamente elastica Ed = -∞
- Perfettamente anelastica Ed = 0
(Se la curva di domanda non è lineare l’elasticità è sempre Ed=(ΔQ/ΔP)(P/Q)).
Elasticità offerta: il principio è lo stesso dell’elasticità di domanda: l’elasticità di offerta è uguale alla variazione relativa della quantità offerta divisa per la variazione relativa del prezzo. La curva di offerta è inclinata positivamente: un aumento del prezzo di vendita induce un aumento della quantità offerta. L’elasticità sarà quindi positiva: Es=0.5 implica che una variazione del prezzo dell’1% induce un aumento della quantità prodotta dello 0,5%.
Analogamente all’elasticità della domanda al prezzo, Es si dice elastica se Es>1, inelastica se 0<Es<1.
Si può costruire l’elasticità rispetto a qualsiasi fattore, esempio:
- Elasticità della domanda al reddito, se Ed M>0 bene normale, se Ed M<0 bene inferiore
- Al variare del prezzo di un altro bene (elasticità incrociata), se Ed P2>0 beni sostituti, se Ed P2<0 beni complementari.
Preferenze dei consumatori
Fondamenti della teoria del consumo
- Principio dell’ordinamento delle preferenze: il consumatore è in grado di classificare tutte le alternative disponibili, discende da due ipotesi:
- Completezza: date due alternative X e Y, il consumatore preferisce X a Y, Y a X oppure è indifferente fra i due.
- Transitività: se un individuo preferisce X a Y ed Y a Z, allora preferisce X a Z.
- Principio della scelta: tra tutte le alternative disponibili, il consumatore sceglie quella cui attribuisce il ranking più elevato nel suo ordinamento.
- Principio di non sazietà: se il paniere X contiene una quantità maggiore di ogni bene rispetto ad un paniere Y, sceglierò X, poiché per me è più profittevole.
Un individuo sceglie fra vari panieri di consumo (un «paniere di beni» è un insieme di beni che un individuo consuma in un dato intervallo di tempo). Dato un paniere di beni, una curva di indifferenza mostra tutti i panieri ugualmente graditi al consumatore rispetto al paniere dato.
Per principio dell’ordinamento e quello della scelta: la curva che passa per un certo paniere separa tutti i panieri migliori rispetto a questo da quelli peggiori. Per il principio di non sazietà: le curve sono “sottili” e non possono avere inclinazione positiva. L’inclinazione della curva di indifferenza: quante unità addizionali del secondo bene sono necessarie per compensa...
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