Studi di genere e intersezionali
Appunti universitari
Teoria e metodologia — Raffaella Sarti
Donne, agency e spazio di culto nel mondo greco antico — Adeline Grand-Clément
Schema generale: dalla storia delle donne alla storia di genere; costruzione sociale del genere; intersezionalità; maschilità e queer studies; quindi applicazione della prospettiva di genere al mondo greco, con particolare attenzione a religione, sacerdotesse, rituali, lavoro e autonomia femminile.
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Parte I — Teoria e metodologia
1. Dalla storia delle donne alla storia di genere
Il punto di partenza è la storia delle donne: con la prima ondata degli studi femministi si cerca soprattutto di “mettere le donne nella storia” (placing women in history, Lerner). È un passaggio fondamentale perché la storiografia tradizionale aveva lasciato fuori moltissime esperienze femminili.
Quindi il passaggio importante è: storia delle donne → storia di genere. Non devo studiare le donne come una minoranza separata, ma capire come funzionano i gruppi di genere e soprattutto le relazioni tra loro. Davis insiste proprio su questo: la storia delle donne va studiata in relazione al resto della società.
Il genere diventa così una categoria storica e interpretativa. Non serve solo a descrivere le donne, ma permette di analizzare anche gli uomini, le maschilità, i rapporti di potere e le modalità con cui una società costruisce le differenze di genere.
2. Sesso, corpo e genere
Per capire la categoria di genere bisogna partire anche dalla storia del modo in cui sono stati concepiti i corpi maschili e femminili. Le differenze corporee non sono state interpretate sempre allo stesso modo.
In Aristotele il corpo femminile è considerato inferiore a quello maschile: la femmina viene pensata quasi come un “maschio mancato”. Anche la medicina antica ragiona sul rapporto tra i due sessi: negli appunti compaiono Ippocrate e Galeno e l'idea che anche le donne producano seme.
Molto importante è Thomas Laqueur, Making Sex: per moltissimo tempo gli organi sessuali maschili e femminili sono stati pensati come speculari. Solo con l'Illuminismo si afferma più nettamente l'idea di due sessi differenti anche qualitativamente.
Quindi anche il modo di definire il sesso ha una storia. Non posso dare per scontato che le categorie biologiche con cui ragioniamo oggi siano state utilizzate nello stesso modo nel passato.
3. John Money e il caso Reimer
John Money sostiene che i ruoli di genere siano appresi e dipendano dalla relazione con l'ambiente, non semplicemente dal sesso del corpo.
Il caso di Bruce/Brenda Reimer viene utilizzato per sostenere inizialmente questa tesi: dopo una grave lesione agli organi sessuali, Bruce viene cresciuto come Brenda. Money interpreta il caso come prova del fatto che il genere possa essere costruito attraverso la socializzazione.
La storia successiva, però, mostra i limiti di questa interpretazione. Brenda rivela di avere sempre vissuto con disagio la categorizzazione come donna, torna a vivere come David e la vicenda finisce tragicamente. Il caso diventa quindi un esempio molto forte della complessità del rapporto tra corpo, identità e ambiente sociale.
4. Stoller e il passaggio alle scienze sociali
Robert Stoller, nel 1968, distingue sesso e genere e parla del genere come componente psicologica dell'identità. La relazione non è 1:1: maschio ≠ automaticamente uomo; femmina ≠ automaticamente donna.
L'identità di genere dipende da più fattori: biologia e ormoni, sesso assegnato alla nascita, ambiente e condizionamenti sociali. Il genere viene quindi concepito come qualcosa di appreso.
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Con Oakley la discussione passa dalla medicina e dalla psichiatria alle scienze sociali. Questo è un passaggio decisivo perché il genere comincia a essere studiato come fenomeno sociale e culturale.
5. L'antropologia: non esiste un solo modo di essere uomo o donna
L'antropologia mostra che i ruoli di genere cambiano molto da una società all'altra. Il caso di We'Wha, presso gli Zuni, è un esempio: un individuo fisicamente maschile svolgeva attività attribuite alle donne.
Gli appunti ricordano anche le hijras dell'India, del Nepal e del Bangladesh, riconosciute oggi in alcuni contesti istituzionali come categoria distinta dal semplice binarismo maschio/femmina.
Con Evans-Pritchard vediamo il caso dei Nuer: donne sterili potevano essere considerate uomini e sposare altre donne. In Albania, le “vergini giurate” assumono invece un ruolo sociale maschile per poter svolgere funzioni riservate agli uomini.
Margaret Mead: i ruoli di genere si sviluppano in modo diverso nelle diverse società. Quindi il genere va studiato come costruzione sociale, non come qualcosa di identico in ogni cultura.
6. Joan Scott: il genere come categoria storica e rapporto di potere
Joan Scott collega genere e potere. Il punto non è semplicemente dire che esistono uomini e donne, ma capire come una società costruisce e organizza queste differenze.
Anche la cultura materi