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Storia dell'arte moderna

Nel 1480 Cristoforo Landino, nella sua introduzione della Divina Commedia, dichiara che una rinascita delle arti è in corso. Rinascita è un termine già usato ai tempi e non un’etichetta successiva. Questa rinascita è dovuta alla modificazione dello statuto dell’artista. Nasce l’idea che il pittore, lo scultore non è un artigiano alle prese con arti meccaniche ma è un artista: uomini spesso di grande cultura che attraverso i mezzi del loro mestiere prendono parte alla riflessione sul mondo che li circonda. Gli artisti danno il proprio contributo alla percezione dell’esistenza. Vi è lo slittamento delle arti come la pittura, scultura o architettura da arti meccaniche ad arti liberali (come poesia e musica). Inoltre, dato che contribuiscono alla riflessione è legittimo che esista una teoria dell’arte. Nasce la teoria dell’arte. Alberti è uno dei protagonisti della teoria dell’arte nel Rinascimento. Cambia anche la tecnica, oltre all’approccio mentale, che conquista nuove possibilità nel Rinascimento (es. pittura ad olio). Cambiano anche i mezzi tecnici con cui l’arte si esplicita.

I temi trattati sono gli stessi degli artisti medievali. I soggetti religiosi rimangono i protagonisti assoluti. Si fa strada anche la pittura/scultura profana oltre che la pittura a tema paesaggistico. Alla fine del '500 diventerà un genere a sé stante. Giulio Carlo Argan, durante il Rinascimento, definisce l’arte come uno dei processi attraverso cui l’uomo impara a conoscere ciò che lo circonda ma anche l’uomo stesso e il suo intelletto. L’arte si interessa all’uomo, alla natura e alla storia per comprendere le ragioni delle azioni umane. Le ragioni dei mutamenti ininterrotti (Daniel Arasse disse che una nuova visione del mondo nacque in questo periodo e ciò obbligò l’uomo a modificare il suo fare pittura).

La prospettiva nel rinascimento

Questa nuova visione ha come primo luogo di impatto la concezione dello spazio e della sua rappresentazione. Lo spazio è il luogo dell’azione umana, luogo in cui avviene l’istoria. Questo spazio deve essere razionale, misurabile, controllabile secondo la cultura del Rinascimento. Grazie a queste caratteristiche l’uomo potrà avere l’impressione di impadronirsi degli avvenimenti avvenuti nello spazio. Così nacque la prospettiva lineare/centrale. “Prospettiva” deriva da “perspicere” = “vedere distintamente”. Secondo Panofsky prospettiva è una teoria matematica della rappresentazione non un metodo di rappresentazione. Per Dürer “perspicere” voleva dire “vedere attraverso”. Questo modo di interpretare la prospettiva è congeniale a ciò che gli artisti fecero successivamente con essa. Alberti si appropria di questa definizione.

La prospettiva centrale è uno dei metodi matematici che permettono di costruire questo spazio come se lo vedessimo da una finestra. Questo metodo di rappresentazione fu inventato da Brunelleschi attraverso una serie di esperimenti raccontati da Manetti (suo biografo). Aveva così inventato un modo per rappresentare su una superficie bidimensionale un’immagine tridimensionale. A Firenze dal 1434 ci fu l’ascesa al potere dei Medici. Il nuovo potere aveva bisogno di un mezzo di rappresentazione diverso da quello delle altre corti del tempo; motivo per cui si inizia ad usare un nuovo stile che seguiva il principio della sobrietas, rifiutando così il gotico internazionale, linguaggio usato dal principale nemico politico Palla Strozzi.

Brunelleschi elabora un metodo matematico molto preciso per rappresentare la terza dimensione su un supporto bidimensionale e viene considerato come il mezzo che permette di rappresentare meglio la realtà. I raggi visivi (linee di fuga) si trasformano in ortogonali nella rappresentazione e formano un cono o piramide visiva. Esse si dirigono verso un unico punto chiamato punto di fuga che corrisponde all’occhio dello spettatore. La prospettiva si costruisce con il raggio centrico (l’asse che va dall’occhio dello spettatore al punto di fuga).

Elementi della prospettiva

  • Punto di vista: punto di osservazione in cui si trova lo spettatore (PV).
  • Linea di terra: base della piramide visiva (linea d’intersezione tra il piano geometrale e il quadro prospettico (LT)).
  • Linea orizzonte: linea immaginaria sulla quale cade il punto di fuga.
  • Linee ortogonali / linee di fuga: raggi visuali.
  • Punto di fuga: sommità della piramide visiva verso cui convergono le linee ortogonali, corrisponde all’occhio dello spettatore (raggio centrico = raggio centrale).

Alberti è il principale teorico della prospettiva centrale. È autore di tre trattati, il primo dei quali, intitolato “De pictura”, viene pubblicato nel 1435. Secondo lui il dipinto è una finestra aperta a partire dalla quale si contempla l’istoria (gli accadimenti). Lo scopo principale della prospettiva è la mimesis. È il metodo che permette di restituire un’immagine il più possibile verosimigliante possibile. Questa teoria albertiana è fondata su convenzioni, in quanto non rispetta la realtà del fenomeno fisiologico della visione. Secondo Alberti si deve parlare di un osservatore immobile. La prospettiva centrale presuppone un solo occhio. Le dimensioni degli oggetti secondo Alberti sono in scala (vanno a diminuire più ci si allontana). In realtà la dimensione della visione dipende dall’angolo di visione e non dalla distanza dell’oggetto rispetto all’occhio dello spettatore. Lo sguardo umano non è mai immobile perché l’occhio crea dei movimenti saccadiani. Nonostante ciò, gli artisti scelgono questo sistema per la rappresentazione della realtà.

Panofsky scrive un saggio intitolato “La prospettiva come forma simbolica” in cui sostiene che la prospettiva, teoria matematica usata per la rappresentazione, serve a produrre una visione de-teologizzata del mondo, quindi l’occhio privilegiato non è più quello divino occhio divino, dove l’uomo è capace, attraverso un metodo che gli consente di dominare lo spazio, su cui esercita un controllo, di avere una visione privilegiata e quindi di poter dipingere l’infinito in atto” (l’orizzonte potrebbe essere teoricamente infinito).

La prospettiva

Con “prospettiva” si intende ogni sistema atto a rappresentare su un piano la tridimensionalità dello spazio e la posizione reciproca degli oggetti in esso contenuti. Brunelleschi inventò un sistema che, attraverso precise norme geometriche, fosse in grado di restituire in modo misurabile le profondità e le dimensioni proporzionali delle figure. Per fare ciò partì da nozioni di ottica medievale e da un nuovo concetto di spazio (infinito e continuo). Per fare ciò creò due tavolette rappresentanti il Battistero di San Giovanni visto dalla porta centrale di Santa Maria del Fiore e il Palazzo della Signoria e Palazzo Vecchio. La prima era eseguita su una superficie in argento brunito. Si doveva appoggiare l’occhio sul foro passante eseguito dal retro della tavoletta ed osservare indirettamente attraverso lo specchio posizionato sul braccio libero e il battistero stesso. Questo sistema era basato sul concorrere delle rette ortogonali in un punto di fuga prestabilito. Ciò è riducibile in schemi grafici di rapida applicazione che non richiedono conoscenze geometriche raffinate, motivo per cui la sua diffusione fu così rapida. La prospettiva lineare centrica è solo uno dei possibili modi di rappresentazione spaziale, il più simile alla mentalità rinascimentale in quanto permette di dare un ordinamento razionale allo spazio. Le regole su cui è basata si applicano in maniera soggettiva e l’immagine rappresentata non corrisponde alla visione fisiologica reale ma a ciò che ci è noto, in quanto essa si basa su un’astrazione matematica.

Opere e artisti rilevanti

Duccio di Buoninsegna: Maestà di Siena 1308-1311, Siena museo dell’opera del Duomo Tavola centrale: vergine in maestà circondata da angeli, padri della chiesa ed apostoli. Duccio di Buoninsegna: La flagellazione di Cristo (predella): immagine tripartita in tre spazi che non comunicano tra loro: luogo della folla degli astanti, luogo di Cristo, luogo di Pilato. Al tempo l’obiettivo era quello di consentire ai fedeli di avvicinarsi all’immagine dipinta come un luogo di meditazione. Giotto: Banchetto di Erode 1317-1318 Firenze, Santa Croce Cappella Peruzzi Introduzione dell’edicola obliqua che fornisce l’illusione di uno spazio che si sviluppa in profondità. L’edicola funge da scena teatrale, strumento di inquadramento che permette di unificare lo spazio che non viene più rappresentato diviso. Ambrogio Lorenzetti: Annunciazione 1344, Siena Pinacoteca Nazionale Immagine che si serve già del sistema della prospettiva centrale. Cornice con doppia arcata con colonnina dorata che separa l’arcangelo Gabriele dalla vergine (separati perché è Maria non vide l’angelo ma lo sentì). Unico punto di fuga situato a metà della colonna. Pavimento inclinato che dà l’illusione della profondità dello spazio. Figure con corporeità invadente. (si dice che la prospettiva sia stata inventata da Brunelleschi perché nel 1344 era uno dei modi per costruire lo spazio mentre nel ‘400 era il solo modo per costruire lo spazio). Gentile da Fabriano: Adorazione, 1423, Firenze Uffizi. La prospettiva viene scelta dai Medici e dalla loro corte per instaurare un codice rappresentativo. Palla Strozzi era uno dei nemici dei Medici e usava il gotico internazionale. Gentile da Fabriano è un artista marchigiano che arriva a Firenze nel 1419. Lavora anche a Venezia per la sala del Maggior consiglio. Dipinto per Palla Strozzi per decorare la cappella funeraria nella chiesa di Santa Trinita a Firenze. La cornice è trilobata e predella è divisa in tre sezioni. Le cuspidi della pala sono ornate da tondi dipinti. Ricorda un trittico, quindi guarda al passato. La struttura a trittico serve ad articolare la narrazione perché in ciascuna delle arcate c’è un pezzo della storia (avvistamento stella cometa, viaggio, arrivo in città). Viene scelto il linguaggio di un’arte cortese in cui il viaggio dei magi si configura come una festa a corte. I protagonisti della scena indossano abiti di festa. Vi è abbondanza nell’uso dell’oro. La fonte di questo episodio è la “leggenda aurea” di Jacopo da Varagine.

Lorenzo Monaco: Adorazione dei magi 1420-1422, Firenze Uffizi Interpretazione diversa rispetto alla precedente: viene scelta un’interpretazione ascetica. Elementi decorativi ridotti al minimo. Esibizione di regalità e preziosità attraverso la cornice dorata che rievoca la struttura del trittico. Paesaggio aspro con montagne desertiche descritto da roccia grigia e inospitale. Il linguaggio di riferimento è quello del gotico internazionale con rimandi a Giotto.

Masaccio: Adorazione dei magi, 1426, Berlino, Staatliche Museen Pannello centrale della predella del polittico di Pisa. Costruisce una istoria in uno spazio credibile e non più una festa di corte o uno spazio ascetico. Colline sullo sfondo che si sovrappongono e sono ritmate per dare l’illusione della profondità. È percepibile la linea d’orizzonte e il punto di fuga. Spazio che permette al pittore di far incarnare protagonisti che hanno credibilità in quanto corpi dotati di massa. L’uso dell’oro è limitato agli elementi identificanti per distinguere i personaggi santi. Anche la sella curulis su cui siede la vergine è dorata. Era la sedia dei magistrati romani, quindi la sedia dei giusti.

Formelle per la porta Nord del battistero di San Giovanni, 1401: concorso bandito a Firenze dall’arte dei Calimala, cioè i mercanti di lana. Concorso bandito per scolpire la seconda porta del battistero di San Giovanni, dopo che la prima era stata fatta da Andrea Pisano tra il 1330 e il 1336. Il concorso era aperto e vi si presentano in 8, tra cui Brunelleschi e Ghiberti. Era un concorso con soggetto imposto: sacrificio di Isacco; anche la cornice era imposta: cornice polilobata. Sia Brunelleschi che Ghiberti avevano una formazione da orafi (come la maggior parte degli artisti fiorentini). Ghiberti vince il concorso. Secondo Argan vince per ragioni legate alla tradizione (è stato più capace di aderire ad una visione più tradizionale); in realtà vince per ragioni multiple tra cui anche di carattere materiale (la sua formella era meno costosa perché pesa 7 kg di meno e fatta con una fusione unica tranne per il braccio di Adamo). Vince anche per la chiarezza. In Brunelleschi si perde l’unità di intenti in cui riesce Ghiberti. Il linguaggio usato da Ghiberti è più debitore al gotico internazionale (vesti sinuose) rispetto a quella di Brunelleschi. Ghiberti separa la scena in due con una diagonale. Separa il luogo del sacrificio rispetto al luogo degli accompagnatori con una roccia. In Isacco raffigura un ragazzo che assomiglia ad una scultura all’antica. In Ghiberti l’azione è sospesa. In Brunelleschi lo spazio sembra unico (anche se c’è una divisione orizzontale). Da idea di frammentazioni (angelo che si incastra nella forma della cornice). Quella di Brunelleschi è molto più moderna perché mette al centro la dimensione drammatica (angelo afferra braccio di Abramo per bloccare l’azione), raggiungendo così l’acme della storia. Cita “lo spinario” (citazione antica).

Il ‘400 si apre con una certa stabilità, anche se l’espansione territoriale di Firenze (Pisa 1406, Cortona 1411, Livorno 1421) non corrisponde ad un rafforzamento del governo oligarchico. Questa fragilità non era però avvertita dai contemporanei. Durante gli ultimi anni del secolo si delinearono due possibilità per superare il ricorso ai modi invecchiati: usare uno stile più internazionale o ricorrere il rigore delle radici classiche. Queste due tendenze emergono nel concorso del 1401 per la porta Nord del battistero di Firenze, bandito dall’arte dei Calimala. Esso consisteva nella presentazione del “sacrificio di Isacco” all’interno di un compasso quadrilobato. Ghiberti propone una sintesi delle componenti classiche con quelle internazionali, rappresentando morbidi linearismi gotici e bellezze ellenistiche. I tenui trapassi di piani generano un lieve chiaroscuro, da cui partirà Donatello per il suo “stiacciato”. Brunelleschi recupera gli scatti espressivi di Giovanni Pisano arricchendoli con un naturalismo nordico e delle specifiche citazioni dell’antico (lo spinario, il rilievo sulla fronte dell’altare). Il concorso viene vinto da Ghiberti. Ciò fa capire come non sia ancora maturato un orientamento verso un classicismo innovativo.

Filippo Brunelleschi

  • 1377: Nasce a Firenze, figlio di un notaio.
  • 1402-1404: Viaggio a Roma in compagnia di Donatello (incerto).
  • 1418: Concorso per cupola di Santa Maria del Fiore.
  • Dal 1419: Spedale degli Innocenti.
  • 1421: Restauro chiesa di San Lorenzo.
  • 1422-1428: Sagrestia vecchia di San Lorenzo.
  • 1436: Inaugurazione cupola.
  • 1436: Concorso per la lanterna (vince ma muore quindi completa Andrea del Verrocchio).
  • 1444: Restauro della chiesa di Santo Spirito.
  • 1446: Muore a Firenze.

Lorenzo Ghiberti

  • 1378: Nasce a Firenze, figlio di un orafo.
  • 1401: Concorso per la porta Nord del battistero.
  • 1412-1416: Lavora a Orsanmichele (San Giovanni Battista, San Matteo, Santo Stefano).
  • 1403-1424: Esegue le 28 formelle per la porta del battistero.
  • 1425-1452: Scolpisce la terza porta del battistero (est / porta del paradiso).
  • 1447: Comincia a scrivere “I Commentari”.
  • 1455: Muore a Firenze.

Spedale degli Innocenti, 1419, Firenze, commissionato dall’arte della seta. Ruolo di architetto di Brunelleschi. La concezione dello spazio pervade tutte le arti. Richiama citazioni dell’antico (modulor (misura corrispondente al semidiametro della colonna sulla base della quale vengono calcolate le misure di tutte le parti dell’edificio), mattoni a spina di pesce). Cupola di Santa Maria del Fiore, dal 1418. Cantiere simbolicamente impattante (molto sentito dai fiorentini). Vinse il concorso nel 1418. Funzione di Capomastro all’interno del cantiere (non come Alberti che fornisce il progetto e non si trova in loco). Cupola autoportante caratterizzata da doppia calotta suddivisa da nervature che distribuiscono i carchi. Vinse anche il concorso per la lanterna. L’opera di Brunelleschi è dominata da un certo rigore consequenziale: inizia come scultore, prosegue come architetto ed infine esegue degli incarichi di ingegneria militare. Ci sono scarse testimonianze sul suo operato fuori dalla città di Firenze. Il tratto distintivo del suo linguaggio è la chiarezza che nasce dalla linearità geometrica e viene valorizzata dall’uso di nervature in pietra serena grigia che risaltano sull’intonaco bianco delle pareti (es. Spedale degli Innocenti, Sagrestia Vecchia di San Lorenzo). Questa sua chiarezza dipende da un preciso proporzionamento che definisce e collega le varie parti e dalla distribuzione delle fonti luminose. La bellezza delle sue opere è derivata dalla chiara regola euritmica che governa gli spazi. Con Brunelleschi nasce la nuova figura dell’architetto, il quale viene coinvolto nella fase tecnico-operativa ma che vede anche riconosciuto il suo ruolo specifico in fase progettuale. Era quindi una figura che non esercitava più un’arte meccanica ma che sta divenendo sempre più un intellettuale che pratica un’arte liberale.

La cupola di Santa Maria del Fiore

A metà del ‘300 la costruzione si era fermata al tamburo ortogonale. Nel 1418 venne bandito il concorso per la costruzione della cupola, che venne...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucapolito di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Sapienza Valentina.
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