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Storia del marketing

Definizioni

La parola "storia" ha un significato generale che si riferisce all'analisi nel tempo di qualsiasi fenomeno, esaminando le sue manifestazioni e variazioni nel corso del tempo. Nel suo significato specifico, la storia si concentra sullo studio delle vicende umane, inclusi gli aspetti politici, giuridici, economici, religiosi, morali e materiali, nonché le relazioni interne della civiltà umana nel corso del tempo. Il suo obiettivo principale è narrare questa evoluzione nel tempo e interpretarne i meccanismi dinamici, come le relazioni causa-ed-effetto.

Esistono diversi tipi di storia a seconda della prospettiva e dell'ambito considerato. La storia economica si concentra sugli eventi economici e sulla politica economica dei vari paesi nel breve e nel lungo periodo. Nel breve periodo, essa analizza fatti, congiunture e fluttuazioni che non sono il risultato di cambiamenti fondamentali nell'economia. Nel lungo periodo, la storia economica esamina l'evoluzione dei sistemi economici, i problemi dello sviluppo e i trend a lungo termine.

Il concetto di sistema economico aiuta a distinguere tra analisi statica e dinamica. Nella riproduzione statica, le forze all'interno di un sistema si bilanciano, mantenendo una situazione costante. Tuttavia, nel lungo periodo, i dati economici fondamentali cambiano, come la popolazione e la sua struttura demografica, il che richiede adattamenti nell'offerta e l'innovazione. Questa fase dinamica richiede un'accumulazione di risorse.

L'approccio dinamico di lungo periodo ha trovato applicazione nella storia economica, specialmente nell'analisi dello sviluppo economico. Questi studi sono emersi dopo la seconda guerra mondiale con l'indipendenza dei paesi e si sono concentrati sul passaggio da società tradizionali a società basate sul consumo di massa, alti tassi d'investimento e innovazione tecnologica.

La storia economica tiene conto delle caratteristiche fisiche e psicologiche dell'uomo, della sua razionalità e irrazionalità, e delle peculiarità sociali e culturali. Inoltre, utilizza un paradigma interpretativo che classifica gli eventi secondo un ordine logico. La storia economica e l'economia si integrano, con ciascun evento che viene inserito in uno schema teorico di riferimento.

Infine, la storia economica riconosce che il breve e il lungo periodo possono avere una temporalità diversa e modula il tempo in tre livelli: tempo breve della crisi, tempo medio dell'interciclo e tempo del movimento di lunga durata. Le interrelazioni tra storia economica ed economia e la loro dicotomia sulle "regolarità" o "discontinuità" nel processo di sviluppo influenzano lo studio e la definizione del metodo della storia economica.

Il metodo

Il metodo in economia e storia economica è il processo razionale utilizzato per identificare le uniformità e le leggi che regolano gli oggetti di studio. Inizialmente, l'economia politica e la storia economica avevano metodi opposti ma sono poi diventati complementari.

L'economia come scienza organica emerse nel tardo XVIII e all'inizio del XIX secolo in Inghilterra, con figure come Adam Smith, David Ricardo e Thomas Robert Malthus. Essi adottarono un metodo deduttivo, partendo da norme astratte di comportamento economico individuale per individuare le leggi che governano l'intero sistema economico. Questa scuola classica enfatizzava l'armonia tra gli interessi umani e respingeva l'intervento dello Stato nell'economia, credendo che il libero mercato e i prezzi avrebbero garantito l'equilibrio economico.

La scuola storica tedesca, invece, emerse in Germania nel XIX secolo, dove il frazionamento territoriale e le diverse condizioni economiche portarono a una prospettiva diversa. Questi studiosi, come Roscher, Hildebrand e Knies, preferirono il metodo induttivo e usarono la storia economica come base per l'analisi teorica. Credevano che le leggi economiche fossero relative a specifiche condizioni storiche e geografiche, e quindi temporali e spazialmente delimitate. Questa prospettiva portò alla periodizzazione dello sviluppo economico, come evidenziato nella teoria degli stadi di sviluppo.

Nella "nuova scuola storica," rappresentata da studiosi come Gustav Schmoller e Karl Bücher, l'analisi dinamica attraverso stadi successivi ebbe ulteriori sviluppi. Questa scuola sottolineò il ruolo della storia economica come disciplina autonoma, criticando la scuola classica inglese e affrontando le sfide sociali generate dalla crescente industrializzazione, come la radicalizzazione delle classi sociali, lo sfruttamento, l'uso del lavoro femminile e minorile e le crisi di sovrapproduzione. La scuola storica tedesca si oppose al nazionalismo economico e contribuì alla crescita della storia economica come disciplina autonoma.

Gli economisti marginalisti, a partire dagli anni '70 dell'Ottocento, contribuirono al recupero dell'ideologia liberista e del sistema concorrenziale. Essi svilupparono leggi economiche con una universalità e atemporalità più accentuata rispetto a quelle dei classici. Utilizzando il concetto di utilità e rarità nella scelta dei beni in base alle motivazioni psicologiche individuali, i marginalisti enfatizzarono l'aspetto edonistico del comportamento umano.

A differenza dei classici come Smith e Ricardo, i marginalisti si concentrarono maggiormente sull'analisi della domanda anziché sull'offerta e escluderono lo studio dei rapporti sociali che portano alla divisione in classi dei possessori dei fattori di produzione e qualsiasi elemento storico nella formazione delle strutture economiche. Questo approccio consentì ai neoclassici, come furono successivamente chiamati, di sviluppare teorie altamente sofisticate, spesso basate su formalizzazioni matematiche.

Alcuni autori marginalisti criticarono aspramente coloro che avevano influenzato la scuola classica in modo negativo, come Böhm-Bawerk che criticò la dottrina marxiana e Menger che avversò l'approccio storicistico in economia. Questo dibattito servì a delineare meglio i campi di studio dell'economia e della storia economica e a sottolineare la complementarietà dei loro metodi.

Nel corso del XIX secolo, l'ascesa della statistica come scienza di osservazione dei fenomeni sociali fornì una grande quantità di dati e permise la costruzione di serie storiche delle variabili economiche. L'approccio storicistico alle scienze sociali arricchì la cultura dell'epoca, ma in seguito la moderna macroeconomia keynesiana e il ritorno della teoria neoclassica ridussero l'influenza della scuola storica tedesca.

Tuttavia, la storia economica ottenne una completa autonomia scientifica e didattica, con la crescente diffusione delle cattedre universitarie. La storia economica e l'economia iniziarono a lavorare insieme, producendo teorie sui cicli economici e ricerche sulle serie storiche dei prezzi e della produzione. La collaborazione tra economia e storia economica si intensificò dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando la storia economica divenne cruciale per lo studio dell'economia nei paesi in via di sviluppo.

La storia economica ha svolto un ruolo significativo anche nella definizione dell'identità nazionale e nell'analisi dei processi storici di formazione. Attualmente, la "cliometria" nella nuova storia economica utilizza modelli matematici per studiare le interrelazioni tra variabili storico-economiche, a partire da postulati universalmente validi, contribuendo così a rinsaldare il rapporto tra economia e storia economica anche a livello teorico.

L'interdisciplinarità

La storia economica trae origine dall'applicazione del metodo induttivo all'economia politica attraverso l'osservazione empirica dei fenomeni economici. Essa è considerata parte integrante dell'economia, ma con una generalizzazione limitata. D'altra parte, la teoria economica, utilizzando il metodo deduttivo, cerca di identificare leggi economiche di ampio respiro, fornendo alla storia economica i criteri teorici necessari per la selezione, la coordinazione e la valutazione dei fatti e delle condizioni oggetto di studio.

La storia economica è complementare alla teoria economica e cerca di elaborare modelli teorici interpretativi adatti alle situazioni storiche specifiche. Questo richiede una comprensione delle strutture e delle istituzioni giuridiche, politiche, sociali, culturali e psicologiche del sistema economico oggetto di studio.

Inoltre, la storia economica ha forti legami interdisciplinari con la statistica, la demografia e la geografia. La statistica fornisce dati quantitativi e qualitativi per l'osservazione empirica dei fenomeni economici. La storia economica utilizza statistiche sulla produzione, salari, moneta e commercio internazionale. La storia demografica è importante perché la popolazione e l'attività economica sono interdipendenti. La geografia analizza i rapporti tra comportamento umano e ambiente.

La sociologia aiuta a comprendere l'agire dei gruppi o classi all'interno del processo storico ed esamina i mutamenti che influenzano la dinamica sociale. La storia economica è una disciplina interdisciplinare che studia gli aspetti economici della vita sociale in diverse società e culture, cercando uniformità e analizzando gli effetti economici delle regolarità sul tessuto economico.

I sistemi economici: feudalesimo e ancien régime

Un sistema economico è un insieme complesso di forme istituzionali, rapporti giuridici o consuetudinari, strutture sociali e modalità di organizzazione della produzione che regolano l'attività economica umana. Nel corso della storia, sono emerse diverse forme di sistemi economici, tra cui formazioni comunitarie, tributarie, schiavistiche, feudali, mercantili, capitalistiche e collettivistiche. Maurice Dobb ha sottolineato che questi sistemi non sono mai puri, ma contengono elementi sia delle fasi storiche precedenti che di quelle successive.

Nelle formazioni comunitarie, la terra era di proprietà collettiva, e il lavoro era svolto sia su base individuale-familiare che su base comune all'interno di clan e villaggi. Non esistevano rapporti mercantili di scambio, e l'accesso alla terra non era equo.

Le formazioni tributarie hanno visto l'emergere di una gerarchia sociale con una classe dominante che monopolizzava la terra e riscuoteva tributi dai contadini, organizzati in comunità. Questo sistema creava un surplus, il cui livello variava in base alle condizioni economiche della società.

Il sistema feudale, particolarmente diffuso nell'Europa occidentale tra l'VIII e il XIII secolo, combinava la terra signorile con il lavoro servile. La produzione era finalizzata all'autoconsumo e agli scambi in natura, con pochi rapporti mercantili monetarizzati. Questo sistema era statico ed era basato su una struttura gerarchica della società.

Tuttavia, intorno al XII secolo, si verificarono cambiamenti significativi con l'accelerazione della crescita demografica e l'innovazione agricola. Ciò portò a un migliore sfruttamento delle tecniche produttive medievali, l'aumento della manod'opera e la creazione di eccedenze. Questi surplus furono scambiati nelle città, dando inizio a una crescita economica urbana. La rendita in natura divenne sempre più dominante rispetto alla rendita originata dal lavoro diretto.

Con il tempo, le città aumentarono di potere economico, attrarono mercanti e iniziarono a liberarsi dagli obblighi feudali. Questo portò alla monetarizzazione della rendita e alla commercializzazione dei prodotti. Tuttavia, il sistema feudale rimase prevalente nell'Europa occidentale fino a quando la peste e altre epidemie causarono una diminuzione significativa della popolazione.

L'Età Moderna, che copre un arco temporale di circa tre secoli, segna una rottura rispetto all'epoca medievale e vede un processo di integrazione economica europea. Questo periodo è caratterizzato dall'autosufficienza economica delle regioni, l'espansione delle città e lo sviluppo di un'economia di mercato. La teoria dell'economia Mondo di Fernand Braudel sottolinea l'importanza di centri urbani trainanti nell'integrazione economica europea e l'uso dei beni prodotti all'interno della regione.

In sintesi, la storia economica ha visto l'evoluzione di vari sistemi economici, ognuno dei quali ha influenzato il successivo. Il passaggio dall'era feudale all'Età Moderna ha rappresentato un periodo significativo di cambiamento economico in Europa.

Le dinamiche demografiche nell’Europa del XVII secolo

Durante il periodo che va dal Medioevo all'Età moderna, la domanda di beni era influenzata principalmente dalla popolazione che partecipava al mercato. Tuttavia, a causa della mancanza di dati statistici affidabili, le dinamiche demografiche di quel periodo erano poco conosciute. Si avevano stime attendibili per le città, ma informazioni inattendibili per le aree rurali.

In generale, si sapeva che la popolazione tendeva a crescere gradualmente nel corso di questo periodo, raddoppiando tra l'anno mille e il 1800. Tuttavia, questa crescita era caratterizzata da un aumento secolare della popolazione, senza benefici significativi dovuti a miglioramenti tecnici o agronomici. La crescita era principalmente di tipo estensivo, con l'espansione delle aree popolate. Tuttavia, a causa della mancanza di innovazioni tecnologiche, il rapporto tra popolazione e risorse era squilibrato tra la fine del 1200 e l'inizio del 1300, e questo squilibrio era mitigato da fenomeni di mortalità catastrofica come guerre, epidemie e carestie. Ad esempio, la peste nel 1300 ridusse la popolazione europea di circa un terzo. Sebbene queste epidemie avessero effetti redistributivi sulle risorse, migliorando temporaneamente le condizioni di vita di alcuni individui, non stimolavano l'intero sistema economico.

Le guerre, insieme alla peste e alle carestie, avevano un impatto significativo sulla popolazione. La guerra aumentava la frequenza di carestie ed epidemie poiché i soldati saccheggiavano le terre conquistate e portavano malattie, che si diffondevano più facilmente tra la popolazione malnutrita. Alla fine del 1400, la popolazione tornò ai livelli precedenti ma con una crescita irregolare e variazioni regionali. Oltre alla mortalità straordinaria causata da eventi catastrofici, c'era anche una significativa mortalità ordinaria dovuta alla povertà e alle difficili condizioni di vita dell'epoca.

Nel 1798, Malthus teorizzò che la popolazione inglese del 1700 aveva superato le risorse disponibili, portando a una crescita demografica squilibrata. Questa teoria giustificava politicamente le classi politiche, sostenendo che i poveri esistevano perché la popolazione cresceva più rapidamente delle risorse disponibili.

Il rapporto tra risorse e popolazione era un aspetto cruciale nell'analisi storico-economica, ed era strettamente legato all'urbanizzazione. Nel XV e XVI secolo, l'urbanizzazione fu un tratto significativo, con la popolazione che si concentrava nelle città per motivi di difesa e opportunità di lavoro più redditizie. La popolazione urbana rappresentava circa il 10% del totale ed era fondamentale per l'economia di scambio. La crescita della popolazione urbana richiedeva un sistema efficace di approvvigionamento e distribuzione dei beni di consumo. In sintesi, le dinamiche demografiche di questo periodo erano caratterizzate da elevata mortalità, alta natalità e una crescita lenta e irregolare.

XVII secolo: città, manifatture, commerci, mercantilismo e formazione dello stato moderno

Tecnologie e nuove colture

Nel XVII secolo, le conseguenze economiche del ristagno demografico variavano tra le diverse regioni europee. In generale, la diminuzione della popolazione portava a una diminuzione della domanda e calo dei prezzi, ma anche a un aumento dei salari a causa della carenza di manodopera. I prezzi dei cereali diminuivano, soprattutto in Germania e nell'Italia settentrionale, mentre in Francia, nei Paesi Bassi e in Polonia, i prezzi tendevano ad aumentare fino al 1650. In Inghilterra, oltre ai fattori demografici, i prezzi agricoli erano influenzati da fattori tecnologici e organizzativi, e il crollo dei prezzi si verificò solo nel XVIII secolo. Il secolo XVII vide la fine della crescita dei prezzi agricoli e l'inizio di una fase di deflazione che portò a indebitamenti e alla vendita delle terre.

Nel corso di questo periodo, ci furono importanti trasformazioni nell'agricoltura e nella proprietà terriera, che prepararono il terreno per i cambiamenti economici e sociali che avrebbero portato alla prima rivoluzione industriale. In molte regioni europee, i contadini rappresentavano ancora la maggioranza della popolazione.

Il grano era il prodotto agricolo più importante e influenzava l'intero settore agricolo, essendo una necessità alimentare fondamentale. Anche se il XVII secolo non fu caratterizzato da grandi progressi tecnologici, si assistette a una ripresa della viticoltura, della coltivazione di piante industriali e dell'allevamento. In particolare, l'allevamento era spesso in competizione con la coltivazione dei cereali, poiché la disponibilità di terreno per pascoli poteva diminuire quando la domanda di cereali aumentava. Tuttavia, l'allevamento era essenziale per l'agricoltura come fonte di energia, concimazione e materia prima per l'industria dei concimi.

Nelle regioni colpite dalla Guerra dei Trent'anni, il patrimonio bovino fu decimato, e la ripresa fu lenta. Invece, nelle regioni meno colpite, come l'Inghilterra e le Province Unite, l'allevamento si sviluppò insieme a nuove pratiche agricole più efficienti.

Nel periodo feudale, la coltivazione seguiva una rotazione biennale della terra, ma nel XV secolo...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisch97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del marketing e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Universita telematica "Pegaso" di Napoli o del prof Iaselli Lorenzo.
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