Sociologia
Introduzione
Sociologia della comunicazione è una branca che si occupa dei processi comunicativi e studia la relazione tra i mezzi di comunicazione e la società con strumenti teorici. Approccio con teoria empirica, con ricerche di tipo empirico. La comunicazione di massa utilizza tecniche diverse: scrittura, audiovisivi, televisione ecc. e si è creata una cultura basata sui modi di trasmissione utilizzati piuttosto che i messaggi.
Non sono rigidi i confini tra comunicazioni intrapersonali, interpersonali e delle masse; le prime riguardano il singolo individuo; le seconde sono quelle faccia a faccia o per piccoli gruppi e le ultime coinvolgono grandi gruppi. I mass media hanno relazione interpersonale tra i loro leader e il pubblico. Comunicazione a due stadi: azione su individui sensibili all’informazione da influenti nell’ambiente (opinion leader). Il telefono è considerato una tecnologia di comunicazione.
Due tipologie di approccio allo studio: approcci semiotici, la semiotica che studia i segni e la produzione del significato, sostiene che siano i mezzi di comunicazione stessi a strutturare la realtà che sembra solo rappresentare; la semiotica sostiene che il linguaggio verbale è uno dei numerosi sistemi di segni e focalizza la sua attenzione sulle differenze.
Analisi del contenuto, di tipo empirico, fa analisi quantitativa: conteggio e ricorrenza di determinati elementi e analisi di queste; utilizzati appositi software; indicazioni prive di ambivalenze in modo che le categorie in periodi differenti siano codificate nello stesso modo. I due approcci possono essere usati contemporaneamente.
La sociologia di comunicazione muove i primi passi sulla società di massa, contesto pieno di industrializzazione e modernizzazione. Primi paradigmi alla fine degli anni '40 del 900 con il modello d’informazione di Claude Shannon e Warren Weaver; elaborato per una finalità pratica per ridurre i fattori di disturbo nelle comunicazioni telefoniche ma che sarà applicato successivamente anche alla comunicazione umana e sociale.
Cinque W di Harold Lasswell che si fonda sulle 5 domande essenziali; la comunicazione è un atto intenzionale da parte di un individuo o gruppo a quale soggetto dove vengono implicati identità, bisogni e conoscenze dell’emittente e del ricevente –> si introduce la dimensione di contesto della comunicazione. Processo asimmetrico: emittente attivo e ricevente passivo. Entrambe riguardano 5 elementi della comunicazione: emittente, ricevente, messaggio, codice, canale; ed entrambe vedono una struttura lineare della comunicazione come trasmissione di informazioni.
Concetti della sociologia
Si passa da una riflessione sulla società di tipo filosofico ad empirico: osservazione dei fatti sociali alle definizioni delle leggi che regolano dinamiche sociali. La vocazione della sociologia è quella di connettere aspetti diversi dei fenomeni sociali. Durkheim pensa che i fatti sociali vanno pensati come cose e spiegati con altri fatti sociali, l’azione sociale sta all’interno della sociologia dell’azione: ogni fenomeno sociale è il risultato di un insieme di azioni individuali.
Max Weber sostiene che la sociologia studia e analizza l’azione sociale, l’azione può essere individuata in quattro idealtipi:
- Azione tradizionale, guidata dai costumi.
- Azione affettiva, guidata dagli affetti e dai sentimenti.
- Azione razionale rispetto al valore, guidata da un ideale.
- Azione razionale rispetto allo scopo, guidata da una logica di efficienza.
Gli attori di cui si occupa il sociologo non sono individuali ma si parla di una sociologia dell’interazione; l'interazione è presente in qualsiasi forma di comunicazione; George Homans considera l’interazione fondata sul rapporto costi-benefici (benefici nel fare qualcosa); Harold Garfinkel studia la conoscenza di senso comune sulla quale avvengono le interazioni tra le persone; Erving Goffman usa il teatro come metafora dell'interazione dove gli attori agiscono scendo ruoli formalizzati.
L’interazione sociale può avvenire anche tra persone che attribuiscono un significato agli stimoli espressi tramite i simboli –> la conoscenza condivisa di questi simboli permette un’interazione senza problemi ma esistono anche simboli con significato ambiguo. Goffman sostiene che gli individui si comportano in modo da trasmettere significati favorevoli, per alcuni però è difficile manipolare le impressioni poiché portatori di stigma, possono essere isolati da chi è considerato normale.
Per facilitare l’intesa tra le persone si sviluppano dei ruoli, complessi di aspettative sul modo in cui una persona dovrebbe comportarsi –> compito sociale connesso ad uno status. Ci sono ruoli formali, consapevoli e ufficiali e ruoli informali; a volte vengono assegnati agli individui ruoli sulla base dei quali interagiscono con gli altri e quando diventano stabili è difficile liberarsene.
Un gruppo è un insieme di individui che interagiscono secondo determinati modelli e provano sentimenti di appartenenza al gruppo; hanno diverse caratteristiche:
- Interazione strutturata da modelli.
- Senso di appartenenza (spesso espressa con un segno esterno).
- Riconoscimento reciproco dei suoi membri.
Gruppo primario –> espressione di Cooley, piccolo numero di persone che interagiscono direttamente e in modo immediato (famiglie, amici), i membri sono unici perché la loro personalità ha importanza. Gruppo secondario –> fatto da persone con scarsi vincoli emotivi tra loro e che interagiscono per raggiungere obiettivi comuni dove le posizioni possono essere occupate da chiunque.
Analizzando due o più soggetti contemporaneamente abbiamo la relazione sociale che può essere: Stabile e profonda (genitore figlio), cooperativa (fini comuni), transitorie e superficiali e conflittuali.
Le strutture sociali
Le strutture sociali sono entità in cui le componenti che si trovano in mutua interazione e coincidono con le istituzioni sociali; la visione strutturale della società necessaria; la realtà sociale è prodotta dal comportamento e dalle azioni delle persone che si plasmano in determinati modelli chiamate strutture; la società può essere osservata dal punto di vista dell’uomo in azione e interazione permanente e in strutture mutevoli nella quale si muove.
La struttura sociale è l’insieme di interazioni tra parti; fa funzionare una società influenzando ed è costituita da azioni schematizzate e ripetitive che tendono a protrarsi nel tempo e di tipo normativo. La struttura sociale viene rilevata tramite un’analisi strutturale, bisogna essere consci che la struttura non è statica e non è visibile ma la si può analizzare in contesti sociali: a livello micro-sociologico, a livello meso-sociologico e a livello macro-sociologico.
Si possono studiare diversi ambienti sociali guardando la territorialità ma anche la popolazione poiché ogni variazione demografica porta dei cambiamenti; la popolazione si struttura in gruppi e sottogruppi che possono essere interconnessi tra loro ma anche conflittuali –> la struttura sociale cerca un equilibrio e ogni elemento vuole risolvere le tensioni a proprio vantaggio. Gli antagonismi del sistema sociale sono quelli tra la forza centripeta dell’ordine universale e quella centrifuga degli interessi particolari.
Il principale destinatario delle strutture sociali è l’attore individuale che conserva le capacità d’azione ma abbiamo anche gli attori collettivi che si dividono in due tipi: organizzazioni, raggiungere scopi con partecipazione strumentale, e le associazioni, raggiungere scopi con partecipazione volontaria.
Istituzioni sociali
Un aspetto centrale è quello delle istituzioni sociali; la varietà tra i raggruppamenti rende difficile la classificazione ma la distinzione principale si ha tra comunità e società che rimanda ad un ambito di tipi ideali e concetti normativi. La famiglia è il gruppo primario più rilevante ed è un'agenzia di socializzazione primaria che getta le basi per la formazione alla vita sociale; un sistema sociale con estensione universale poiché in tutto il mondo.
Ci sono però differenze tra le varie famiglie e questo non permette di dare una vera definizione ma si intende come famiglia due o più individui uniti dalla nascita o da un vincolo sociale, condividono risorse, si prendono cura e mantengono legami emotivi. Secondo l’antropologo Murdock le 4 funzioni fondamentali soddisfatte dalla famiglia sono: sesso, procreazione, socializzazione e cooperazione economica.
Esiste la famiglia anche per l’istituzione del matrimonio –> relazione stabile di coabitazione sessuale e domiciliare tra uomo e donna riconosciuta dalla società, può essere perenne o di durata volontaria (divorzio). Nella famiglia occidentale contemporanea vediamo la permanenza e la persistenza della nuclearità e l’affermazione del ruolo sociale della donna.
Religione e opinione pubblica
La religione è un insieme di credenze che assumono una dimensione trascendente; non esiste una religione priva di etica per questo tutte le religioni spiegano l’esistenza del male e quando non può essere attribuito alla debolezza umana viene attribuito a forze diaboliche. Esiste una polarità tra la religione come istituzione e la religiosità come esperienza spirituale.
La chiesa è una collettività di fedeli dotata di un'organizzazione associativa con una gerarchia sacerdotale e una burocrazia; è un'organizzazione religiosa conservatrice; c’è una caratterizzazione idealtipica elaborata dal filosofo Ernst Troeltsch.
La stratificazione sociale rimanda all’organizzazione della società in classi sociali che condiziona l’identità dei singoli nell'assetto sociale collettivo, coincide con disuguaglianze sociali basate su differenze economiche, umane, culturali, politiche ecc. Tra gli effetti della stratificazione sociale va annoverata: la gerarchia sociale.
La nozione di opinione pubblica nasce con il concetto moderno di un regime politico democratico e rappresentativo che il filosofo inglese John Locke (1632-1704) definiva come “governo dell’opinione” con una funzione di controllo razionale in seno alla società. L’opinione pubblica è il giudizio e modo di pensare collettivo della maggioranza dei cittadini.
Storia dell'opinione pubblica
Prima la vita pubblica coincideva con la rappresentazione del sovrano il cui potere si fondava su una legittimazione di tipo divino, e di tipo tradizionale; solo a seguito della crisi delle monarchie il concetto di opinione pubblica inizia a prendere forma; è infatti collegata all'organizzazione di una società moderna, nella quale gli individui possano esprimere giudizi. Prima dell’acquisizione teorica di Locke un nucleo di opinione pubblica era ravvisabile nelle comunità accademiche dei colti; nel 1665 viene fondato Le Journal des scavans, un settimanale che riporta novità delle arti e delle lettere; l’innovazione francese fece colpo e portò alla creazione della rivista Philosophical Transactions, riservata a pochi studiosi. David Hume afferma che ogni governo si fonda sull’opinione.
Nace il primo quotidiano della storia il Daily Courant che rimarrà ispiratore con il principio di fatti separati dalle opinioni; riportare notizie senza commenti. Steele e Addison diedero vita al quotidiano The Spectator, breve esperienza ma straordinaria poiché è il manifesto dell'autocoscienza e della self-confidence. L’opinione pubblica è un'entità senza la quale la sociologia e la comunicazione perderebbero un nucleo; Habermas in Storia e critica dell’opinione pubblica fa una ricostruzione della sfera pubblica nella modernità che ha una valenza di ideale normativo: l’opinione pubblica come attività di pubblico capace di giudizio; la sfera originale è quella borghese in cui avvenivano dibattiti e discussioni perché volevano interlocuzione e discussione sul potere. Con i media si ha una metamorfosi dal pubblico critico al pubblico consumatore di cultura.
Judith Lazar in L'opinion publique individua tra stadi di sviluppo dell’opinione pubblica nella storia, dovuta da diversi fattori come l'alfabetizzazione, democrazie e mezzi di propagazione. La prima epoca coincide con l’illuminismo e si ha la formazione della sfera pubblica borghese, avvengono interazioni con dialoghi razionali. L’opinione pubblica fornisce un pilastro della democrazia. Il secondo stadio corrisponde all’ottocento in cui si ha un'opinione pubblica popolare e di classe dove la comunicazione è ancora interpersonale e diffusa spesso con la manifestazione in piazza e propaganda. La terza fase è la mediatizzazione dell’opinione pubblica con mezzi di comunicazione di massa; i media assumono la forza di orientare idee e giudizi ed inoltre la rivoluzione comunicativa è responsabile del processo di mediatizzazione della politica.
Comunicazione di massa
La comunicazione di massa ha acquisito una valenza innovativa nella società della comunicazione equivalente alla società postindustriale o postmoderna, gli strumenti audiovisivi di comunicazione di massa hanno portato un cambiamento; la trasmissione immateriale del messaggio ha portato anche alla nuova cultura della contemporaneità e della simultaneità. Già negli anni 20 e 30 si ha il via alla comunicazione di massa; due sono i modelli di interpretazione delle dottrine sui media: una che individua l’esistenza di una serie di cicli e l'altra che stabilisce delle competenze.
Il primo orientamento identifica tre periodi nella storia delle teorie della comunicazione: anni 20-30, effetti diretti esercitati dai media con manipolazione significativa; anni 40-60 effetti ridotti e contenuti dalle caratteristiche psicologiche degli individui; anni 70-80 torna dominante la visione di esiti significativi sull’opinione pubblica dai media. Il secondo insiste sulla compresenza di teorie differenze sugli effetti dei media: un potere totalizzante detenuto dai media sui cittadini e quelli che svolgevano ricerche empiriche che temperava quella che dai primi era considerata l'onnipotenza mediatica.
Teoria ipodermica –> si basa sulla psicologia comportamentale con approccio determinista e mostrava il processo di comunicazione con stimolo e risorta, aveva l’immagine metaforica dell’ago ipodermico e del proiettile per illustrare l’effetto diretto che colpiva i destinatari indifesi dei messaggi mediatici, tanto da definirla teoria della propaganda. Capostipite, padre fondatore della communication research fu Harold Lasswell che contribuì con la formula del processo di comunicazione con una sequenza di cinque domande e la dottrina del mito politico. Lasswell condusse numerosi studi sui messaggi pubblicitari aiutando il cittadino a decifrare i loro obiettivi. Per la magic bullet theory o teoria epidermica i media non esercitano solo una funzione informativa ma anche altri ruoli sociali (controllo, collegamento, trasmissione ecc.). La teoria ipodermica trovò una conferma in episodio del 1938 dove una recita realistica seminò il panico –> dimostra gli effetti fortissimi dei media sull’audience. La differente reazione della storia dipendeva dalle diversità psicologiche.
Impatto mediatico
La dimensione dell’impatto mediatico è distinguibile in tre tipologie: il determinismo posizionale che insiste sulla posizione di isolamento dell’individuo e lo predispone al bombardamento mediatico; il determinismo testuale che attribuisce una rilevanza alla dimensione di persuasione dei messaggi dei media; il determinismo tecnologico che si concentrava dal contenuto del messaggio alla tecnologia comunicativa.
Teoria effetti limitati: Vediamo una divisione tra comportamentisti con una visione deterministica dell’influenza della propaganda e i fenomenisti che Lazarsfeld e Katz individuano come coloro che filtravano i messaggi sulla base della rete di relazioni sociali, con una funzione di mediazione; contributo conosciuto anche come two-step flow of communication –> il primo flusso andava dai media al pubblico, il secondo intercorre in modo non gerarchico tra gli individui.
Alla massa amorfa e passiva si sostituisce l’audience con la capacità del pubblico di generare senso con l’attività di fruizione dei media –> approcci dei cultural studies fa emergere ed evidenza la funzione non passiva del pubblico. Stuart Hall delinea tre tipologie: quella dominante (si adatta al punto di vista), oppositiva (contrappone), negoziale (codificatore per mediare le due precedenti). Il principale contributo dei Cultural Studies alle teorie delle comunicazioni di massa consiste nel Encoding-decoding model.
Partecipazione, movimenti sociali e partiti politici
Gli attori della partecipazione sono i movimenti sociali e i partiti politici; agiscono con finalità simili, conquistare il potere per tutelare i soggetti e rappresentare i loro valori e interessi; un movimento sociale può produrre un partito politico mentre un partito incapace può generare un movimento sociale. I movimenti sociali sono visti come innovazioni della società, corrispondono al momento di effervescenza collettiva di Emile Durkheim; hanno tratti comuni come forme di solidarietà innovative, fluide, finalizzate a mutare e si contrappongono all’ordine istituzionale per sostituire i valori destinato a concludersi quando il movimento diviene un sistema organizzativo; costituiscono aree di uguaglianza (definite così da Alessandro Pizzorno).
I partiti, principali attori, svolgono la funzione di: raccolta, formazione e trasmissione della domanda politica e quella dell’esercizio del potere nei luoghi in cui sono stati votati. I partiti sono associazioni private, collante tra la società e le istituzioni pubbliche. Secondo Weber l'obiettivo dei partiti è la conquista di posizioni nell’apparato amministrativo.
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