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Slide 1: l’intervento pubblico e la finanza pubblica

Modalità e giustificazioni dell’intervento pubblico

L’operatore pubblico, lo Stato con le sue articolazioni territoriali, interviene nell’attività economica con molteplici modalità:

  • Definizione e garanzia dell’esercizio dei diritti individuali, proprietà, integrità fisica…
  • Obblighi di fare.
  • Controllo per via proprietaria di attività produttive o regolazione di attività private.
  • Produzione diretta di beni e servizi.
  • Trasferimenti monetari, pensioni, sussidi…
  • Imposizione fiscale.

Alcune modalità, ma non tutte, si riflettono nella contabilità dello Stato come entrate, imposte, e uscite, spesa pubblica.

L’analisi economica ci spiega come il mercato sia in grado di coordinare in modo efficiente l’attività economica degli individui, fornendo incentivi e guidandone le scelte, la mano invisibile.

Tuttavia, il mercato come meccanismo di organizzazione sociale è insufficiente e non vive nel vuoto istituzionale.

Fallimenti del mercato: circostanze in cui l’esito del mercato non è efficiente e può essere migliorato da un intervento correttivo.

I fallimenti del mercato sono causati da:

  • Esternalità.
  • Beni pubblici.
  • Mercati non concorrenziali.
  • Mercati incompleti.

A sua volta l’intervento pubblico non è esente da problemi:

  • L’azione del governo soffre di limitazioni informative.
  • L’azione collettiva può dar luogo ad esiti contraddittori, che non riflettono in modo adeguato le preferenze dei membri della collettività.
  • L’azione del governo può interferire negativamente con l’azione del mercato, provocando distorsioni e inefficienze.

Pubblica amministrazione

La definizione di operatore pubblico può fare riferimento:

  • Alla Contabilità nazionale.
  • Alla Contabilità pubblica.

Nella Contabilità nazionale le Amministrazioni pubbliche sono composte dalle unità che producono beni e servizi non destinabili alla vendita, diverse dalle istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie.

L’aggregato Amministrazioni pubbliche comprende:

  • Amministrazioni centrali: organi amministrativi dello Stato ed enti centrali con competenza nazionale, esclusi enti previdenziali.
  • Amministrazioni locali: Regioni, Province, Comuni, ASL e aziende ospedaliere, università, camere di commercio…
  • Enti previdenziali: erogano prestazioni sociali obbligatorie, Inps, Inail…

La spesa pubblica

La spesa pubblica è misurabile utilizzando diversi indicatori:

  • Spesa totale delle pubbliche amministrazioni in termini nominali o reali.
  • Spesa pro capite.
  • Spesa in rapporto al Pil.

Nessuna di queste misure è da preferire in assoluto, dipende dalla finalità.

La classificazione funzionale della spesa pubblica distingue le funzioni del governo in 10 divisioni.

Le prime 6 divisioni corrispondono a interventi e servizi di tipo collettivo:

  • Affari generali.
  • Difesa.
  • Ordine pubblico e sicurezza.
  • Affari economici.
  • Protezione dell’ambiente.
  • Abitazioni e assetto territoriale.

Le altre 4 divisioni corrispondono a servizi di tipo individuale:

  • Sanità.
  • Attività ricreative, culturali e di culto.
  • Istruzione.
  • Protezione sociale.

Nei confronti tra sistemi istituzionali diversi il riferimento al livello della spesa può essere fuorviante.

Una stessa finalità può essere realizzata con diversi strumenti.

Le prestazioni possono essere soggette a tassazione oppure no.

Quello che conta è la prestazione netta.

La spesa pubblica è aumentata nel tempo:

  • Spiegazioni socio-economiche: lo sviluppo economico ha determinato un aumento della domanda di beni e servizi forniti dal settore pubblico.
  • Spiegazioni politico-istituzionali: l’evoluzione istituzionale ha aumentato la domanda di redistribuzione.

Slide 2: l’analisi normativa dell’intervento pubblico

Efficienza, equità e benessere

Efficienza: è possibile utilizzare meglio le risorse disponibili, in modo da ottenere di più dalle risorse, senza sprechi?

Equità: i benefici dell’uso delle risorse sono distribuiti in modo ottimale tra gli individui? È ragionevole una soluzione che peggiora la situazione di qualcuno per migliorare quella di qualcun altro? Fino a che punto?

Benessere sociale: normalmente tiene conto sia dell’efficienza che dell’equità.

Il criterio paretiano

Quando nel passaggio da B ad A l’utilità di tutti gli individui della collettività aumenta, diciamo che ha avuto luogo un miglioramento paretiano, ovvero che A domina B dal punto di vista paretiano.

La nozione di dominanza paretiana corrisponde dunque a quella di accordo unanime sulla preferibilità di A su B.

Il criterio paretiano non è in grado di fornirci un ordinamento completo, ma solo un ordinamento parziale degli esiti.

Questo perché presuppone che non si tenga conto dell’intensità delle variazioni di utilità.

Un esito è Pareto efficiente se non è possibile avere un miglioramento paretiano scegliendo un’altra allocazione fattibile.

Da quanto detto discende che:

  • L’efficienza paretiana è compatibile con livelli anche elevati di diseguaglianza.
  • Possono esistere molteplici esiti efficienti, caratterizzati da una diversa distribuzione dell’utilità tra gli individui.

L’intensità delle preferenze

Se i valori assegnati a ciascuna opzione riflettessero l’intensità delle preferenze, potremmo ordinare tra loro tutte le alternative.

Questo non è ragionevole se le utilità riflettono preferenze soggettive.

Sarebbe ragionevole se fossimo in grado di misurare il benessere in modo oggettivo.

Possiamo provare a misurare l’intensità delle preferenze in modo indiretto: chiediamo all’individuo quanto vale per lui il passaggio da A a B in unità monetarie.

L’idea fu introdotta da Kaldor, con il test di compensazione: consideriamo il caso in cui il passaggio da B ad A comporti vincitori e perdenti.

A è preferibile a B se i vincitori continuassero a preferire A anche nel caso in cui, una volta effettuato il passaggio ad A, essi dovessero compensare i perdenti per la perdita subita.

Adottando tale criterio, un esito efficiente è generalmente preferibile rispetto ad un esito inefficiente anche quando il primo non è Pareto superiore al secondo.

Il criterio di compensazione individua una compensazione potenziale, dunque non elimina il fatto che per effetto del passaggio da B ad A vi siano dei perdenti e dei vincitori.

Se un cambiamento soddisfa il test di efficienza potenziale, significa che crea ricchezza, aumenta la dimensione della torta.

La compensazione dei perdenti è un problema distributivo, concettualmente separato, che è possibile affrontare e risolvere.

Economia di puro scambio

Le quantità complessive dei beni sono date, il problema è determinare l’allocazione di tali quantità tra un numero finito di individui.

La Scatola di Edgeworth è uno strumento di analisi utilizzato per illustrare la distribuzione dei beni in un contesto formato da 2 beni e 2 individui.

Attraverso la Scatola di Edgeworth è possibile individuare le allocazioni Pareto efficienti.

Il luogo in cui si situano tutti i punti Pareto efficienti è definito curva dei contratti.

Per essere Pareto efficiente, un’allocazione deve essere rappresentata da un punto in cui le curve di indifferenza dei 2 individui hanno la stessa pendenza.

L’efficienza paretiana richiede quindi l’uguaglianza dei saggi marginali di sostituzione per tutti i consumatori.

La produzione

Vediamo che cosa accade quando gli input produttivi possono essere spostati, in modo che le quantità dei 2 beni siano modificabili.

Frontiera delle possibilità produttive: è la frontiera dell’insieme che rappresenta le combinazioni producibili di 2 beni date le risorse e la tecnologia.

I punti sulla frontiera corrispondono alle quantità prodotte allocando in modo efficiente gli input produttivi tra le varie opportunità di produzione.

Il saggio marginale di trasformazione è il saggio al quale il sistema economico può trasformare un bene in un altro bene. Corrisponde alla pendenza della frontiera delle possibilità produttive.

L’efficienza richiede l’eguaglianza dei saggi marginali di sostituzione per tutti gli individui e di questi con i relativi saggi marginali di trasformazione.

Il primo teorema fondamentale dell’economia del benessere

Il primo teorema dell’economia del benessere stabilisce che le risorse vengono allocate in modo Pareto efficiente se tutti i consumatori e produttori agiscono da concorrenti perfetti, ovvero nessuno di loro ha potere di mercato e se esiste un mercato per tutti i beni.

Il secondo teorema dell’economia del benessere

Il primo teorema dell’economia del benessere ci assicura che un’allocazione di equilibrio di mercato sia un ottimo paretiano, ma non ci dice nulla sulla desiderabilità della distribuzione che ne risulta.

L’allocazione migliore fra le allocazioni efficienti potrebbe essere impossibile da raggiungere tramite il mercato.

Il secondo teorema dell’economia del benessere afferma che, modificando opportunamente le dotazioni iniziali con trasferimenti in somma fissa, un’economia concorrenziale consente di raggiungere qualsiasi allocazione efficiente nel senso paretiano.

Detto altrimenti, se lo Stato ridistribuisce equamente il reddito e lascia operare il mercato concorrenziale, le allocazioni raggiunte autonomamente dalla collettività saranno efficienti ed eque.

Condizione sufficiente perché il teorema sia verificato è la convessità delle preferenze e della tecnologia.

Una tecnologia viola la condizione di convessità ad esempio in presenza di economie di scala, in questo caso potrebbe non esistere un equilibrio concorrenziale.

Il teorema stabilisce la possibilità di separare tra questioni di efficienza, risolte dall’affidamento al mercato, e questioni di equità, che saranno risolte da una ridistribuzione delle risorse.

L’intervento pubblico di ridistribuzione delle risorse deve essere condotto con strumenti che non alterino il comportamento degli individui.

Le imposte in somma fissa sono commisurate a caratteristiche non modificabili dei contribuenti, per cui la loro introduzione non induce modifiche nei comportamenti.

Tuttavia tali imposte sono del tutto astratte, dal momento che le caratteristiche innate degli individui non sono osservabili.

Nel mondo reale la ridistribuzione interferisce con il comportamento degli individui nel mercato, rendendo impossibile la separazione tra efficienza ed equità secondo lo schema indicato dal secondo teorema dell’economia del benessere.

Fallimenti del mercato

Il primo teorema dell’economia del benessere ci dice che in un’economia di beni privati, quando tutte le transazioni hanno luogo su mercati concorrenziali, si raggiunge l’efficienza.

Tuttavia, i mercati potrebbero non essere concorrenziali, ovvero una delle parti ha la possibilità di influenzare il prezzo, non è price taker.

Il caso tipico è quello del monopolio.

Alcune transazioni potrebbero aver luogo al di fuori del mercato:

  • In presenza di esternalità, ovvero di effetti delle azioni di un individuo che si riflettono positivamente o negativamente su altri individui senza che sia dovuto il pagamento di un prezzo.
  • In presenza di informazione asimmetrica tra le parti, per cui la parte non informata rinuncia allo scambio.
  • In assenza di escludibilità, come nel caso dei beni pubblici.

Si parla di fallimenti del mercato, ovvero di casi in cui il mercato non assicura il raggiungimento di un esito efficiente.

Il surplus del consumatore e del produttore

Il surplus del consumatore è la differenza tra quanto gli individui sarebbero disposti a pagare rispetto alla somma che devono pagare in realtà.

Graficamente il surplus del consumatore è la misura della superficie al di sotto della curva di domanda e al di sopra della retta orizzontale del prezzo di mercato.

Il surplus del produttore è l’importo di reddito che gli individui ricevono in più rispetto a quello che domanderebbero per fornire un determinato numero di unità di un certo fattore.

Slide 3: esternalità

Esternalità

Si ha un’esternalità quando l’attività di un individuo influenza, positivamente o negativamente, il benessere di altri soggetti, senza passare per il sistema dei prezzi.

Le esternalità si diranno positive o negative a seconda che l’effetto sull’utilità dei terzi sia positivo o negativo.

Il problema posto dalla presenza di esternalità è la non corrispondenza tra il costo privato e il costo sociale di un’azione, nel caso di un’esternalità negativa, o tra il beneficio privato e il beneficio sociale, nel caso di un’esternalità positiva.

Tale non corrispondenza può portare a prendere decisioni che producono costi in eccesso sui benefici, per le esternalità negative, o a non prendere decisioni che comportano benefici superiori ai costi, per le esternalità positive.

Il livello ottimale di esternalità non è necessariamente zero.

Non sempre è efficiente eliminare del tutto l’esternalità, a volte può essere troppo costoso.

L’esternalità cresce al crescere del livello di attività.

Pigou vs Coase

Pigou aveva evidenziato come la presenza di esternalità fornisse una ragione sufficiente per l’intervento correttivo dall’alto da parte dello Stato.

Tale conclusione fu messa in discussione da Coase.

Il teorema di Coase

Ronald Coase osservò che, qualora sia possibile negoziare, ovvero quando i costi di transazione sono sufficientemente bassi, il problema delle esternalità può essere semplicemente ed efficientemente risolto con un accordo tra le parti coinvolte, indipendentemente da come i diritti sono ad esse attribuiti.

Tutte le volte che le parti coinvolte sono in condizione di rinegoziare i diritti dai quali deriva l’esternalità, l’inefficienza derivante dall’esternalità sarà eliminata.

Il teorema di Coase ridimensiona il ruolo dello Stato, rispetto a quanto suggerito da Pigou.

L’intervento dello Stato dovrebbe mirare non tanto a correggere direttamente le esternalità, quanto a mettere le parti nelle condizioni di negoziare, riducendo laddove è possibile i costi di transazione.

Limiti alla negoziazione

Un caso particolarmente rilevante a questo proposito è quello delle proprietà comuni, ovvero di risorse scarse il cui accesso è consentito ad una pluralità di utilizzatori.

Una soluzione potrebbe essere quella di attribuire la proprietà della risorsa comune ad un unico proprietario.

In astratto, l’esistenza di una proprietà comune non esclude che le parti coinvolte possano accordarsi per mettere in atto uno sfruttamento efficiente della risorsa.

Tuttavia, il numero elevato di soggetti coinvolti rende poco verosimile l’ipotesi che tale negoziazione abbia luogo e si possa giungere a un accordo.

La negoziazione tra le parti interessate si scontra in molti casi con un altro problema: non tutto è liberamente negoziabile.

Alcuni diritti possono essere considerati dalla collettività o dalla legge inalienabili, a prescindere dalla volontà dei titolari degli stessi.

In molti casi una negoziazione è resa semplicemente impossibile dalle circostanze: vi sono attività che producono effetti in modo inatteso, o di cui ci si può rendere conto solo ex post.

Pensiamo al caso di incidenti stradali o altri eventi accidentali che danneggiano terzi non identificabili in anticipo.

Se il comportamento di un individuo ha leso il diritto di qualcun altro non sarà possibile negoziare.

In questi casi, gli ordinamenti giuridici moderni prevedono l’istituto della responsabilità civile, per il quale chi provoca un danno è tenuto al risarcimento dello stesso alla parte lesa, pagando una somma decisa da un giudice.

La responsabilità civile

Il ricorso all’istituto della responsabilità civile per ottenere il riconoscimento di un diritto violato è il modo più diffuso con cui viene risolto il problema delle esternalità.

La responsabilità civile prevede che, in presenza di un danno e di un nesso di causalità tra azione e danno, il danneggiante risarcisca il danneggiato per il danno cagionato.

L’efficacia della responsabilità civile come soluzione al problema delle esternalità dipende dall’effetto deterrente che essa esercita su azioni potenzialmente dannose.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/03 Scienza delle finanze

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Federico95xx di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienze delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Siena o del prof D'Antoni Massimo.
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