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Introduzione: concetti di diritto

Capacità giuridica: essere titolare di diritti e obblighi, caratteristica che appartiene alle persone fisiche e alle persone giuridiche, ovvero enti di diritto privato (società).

Diritto: può essere valido erga omnes o solo per alcuni soggetti. Es: diritto relativo agli attributi della persona nel campo civilistico (diritto al nome, all'immagine, all'identità personale in generale, varie declinazioni sul diritto alla personalità) ed è valido erga omnes, ovvero valido per tutti nei miei confronti.

  • Diritto relativo: diritto di credito, per esempio, che vale solo nei confronti del mio debitore.
  • Diritti assoluti: diritti reali, come per esempio il diritto di proprietà (diritto su una cosa); questi sono validi erga omnes. Il più importante dei diritti reali è il diritto di proprietà.

Obbligazioni: diritto a ricevere una prestazione da una persona che ci deve qualcosa (diritti relativi a coloro che devono la prestazione). Fonti: art. 1173 cc regola le fonti delle obbligazioni: 1. contratto, 2. fatto illecito (obbligazione a risarcire il danno arrecato ad altri).

Responsabilità

In ambito giuridico ha 2 accezioni:

  • Responsabilità civile: ovvero quella da fatto illecito (es. tamponamento, arrecato danno e devo ripagare).
  • Responsabilità patrimoniale: il debitore risponde delle proprie obbligazioni su tutti i suoi beni presenti e futuri.

Diritto commerciale

Per dare una definizione di diritto commerciale è opportuno iniziare partendo dal diritto privato, che deriva dal diritto romano; il diritto commerciale fa parte del diritto privato. Il diritto privato è un insieme di regole che disciplinano il rapporto tra privati, alla pari (a differenza del diritto pubblico che disciplina i rapporti tra soggetti in cui uno è in una posizione di autorità rispetto ad un altro, come stato-cittadini).

Il diritto privato che c'è nel codice civile: tutte le norme al suo interno hanno questa origine, tranne il libro V, ovvero quello del lavoro. Quest’ultimo deriva dal diritto commerciale, il quale nasce qualche secolo dopo il diritto romano. Il Codice civile nato nel 1942 è un codice innovativo perché supera la distinzione tra codice civile e codice di commercio. Essi vengono unificati (anche se il termine più corretto sarebbe ibrido) perché molte norme del codice del commercio vengono estese al diritto privato, allo stesso modo norme del diritto privato vengono commercializzate. (libro V, ma segue regole un po' per conto suo perché segue le esigenze del commercio). Il codice civile del 1942 fu ispirato dal modello del diritto romano, in modo da poter creare una maggiore coerenza tra le leggi del passato e quelle del presente.

Storia del diritto commerciale

Dalla codificazione napoleonica nasce il diritto privato, che molto prende dai concetti del diritto romano, il quale risale a più di 1500 anni prima.

Economia portense: (collocazione storica: dopo la caduta dell’Impero Romano) modello economico autarchico nel quale si formano degli agglomerati, racchiusi, in cui si produceva per l’autoconsumo. La chiusura viene dalla necessità di sicurezza contro le invasioni e aggressioni nemiche.

Successivamente avviene un’evoluzione ad un tipo di economica autarchica, in cui emerge gradualmente un nuovo ceto sociale: i commercianti. Inizialmente sono i reietti: nella corte sono i nullatenenti e non avendo niente da perdere rischiano tutto. Prendono il poco del sovraprodotto che c’è e lo vanno a vendere altrove (con tutti i rischi connessi), differenza con chi viveva nei sistemi chiusi che non aveva interesse a rischiare e restava nel suo con la propria produzione.

Diritto privato: si occupa della proprietà, al tempo quindi del diritto dei latifondisti (che avevano la terra) e poi successivamente di chi possedeva immobili. Non va bene per i commercianti, i quali non hanno proprietà né hanno esigenze a conservarne una, bensì hanno necessità di avere regole giuridiche specifiche per il loro tipo di lavoro (il diritto privato quindi non va bene).

Quindi, ben presto i mercanti cominciano a frequentare le piazze del mercato, quelle più centrali delle città. Essi sono sia locali, sia provenienti dalle città adiacenti (ma anche non troppo vicine). Pian piano molti mercati diventano sempre più grandi e importanti.

Problema giuridico relativo alla piazza del mercato e al mercato stesso: esigenza di sicurezza dei traffici giuridici e degli acquisti. Acquisti: comprare qualcosa significa che sono certa che sia mio. Protezione dell’acquirente, che deve essere sicuro di aver comprato bene. (tutela che non c’è sul diritto romano – privato: tutela invece del proprietario, il quale ha diritto di rivendicare la proprietà di un certo bene presso chiunque se ne sia appropriato. Tutela valida erga omnes).

Quindi, si sviluppa una regola giuridica nuova nelle piazze del mercato a partire dal medioevo: tutela vale titolo in buona fede. Se compro qualcosa in buona fede, anche se chi vende quel bene non è proprietario e poi lo scopro ma per l’appunto ero in buona fede, non sono “punibile”.

Il commerciante diventa in breve tempo ceto trainante nella società. Si struttura poi in corporazioni, ovvero gruppi di tutti coloro che svolgono una certa attività (es. commercio di spezie, di tessuti, ecc). Queste corporazioni si dotano di un sistema giuridico interno per la risoluzione di controversie tra mercanti. Questo sistema giuridico interno si forma per consuetudini, per sperimentazione di regole a partire dal Medioevo (su conflitti che si generano sulle piazze dei mercati). Commercianti inventano le c.d. lettere di cambio, antecedenti alle attuali banconote. Il diritto che si forma per consuetudini continua così a svilupparsi tutt’oggi.

Poi, nella storia: Si formano poi gli stati assoluti: quindi con un sovrano. Sotto Luigi XIV si passa dal diritto consuetudinario a quello codificato. Vengono codificate le regole del diritto commerciale: sono quelle sviluppate dai mercanti negli anni precedenti, ma diventano quelle del sovrano (il quale così acquisisce più potere) codificandole.

Tra l’altro, egli era in perenne conflitto con banchieri e commercianti (per finanziare i suoi lussi regali). Dopodiché, con il periodo napoleonico, viene scritto il codice civile ma accanto si ha il codice del commercio. Quando viene scritto il codice civile in Francia sotto Napoleone viene anche scritto un codice commerciale (due diversi). In uno ci sono norme per regolare rapporto tra privati (proprietà fondiaria), nell’altro ci sono le norme degli atti del commercio (rapporti tra commercianti e tra commercianti e non).

Italia: Napoleone arriva in Italia e con la repubblica cisalpina, introduce il diritto commerciale e civile: (traduce i codici dal francese all’italiano) nell’800 quindi anche in Italia abbiamo codice civile e codice commerciale.

Fascismo: cambiano le cose. Il Codice civile nato nel 1942 è un codice fascista innovativo perché supera la distinzione tra codice civile e codice di commercio, vengono unificati (anche se il termine più corretto sarebbe ibrido) perché molte norme del codice del commercio vengono estese al diritto privato, allo stesso modo norme del diritto privato vengono commercializzate. (libro V, ma segue regole un po' per conto suo perché segue le esigenze del commercio).

Il fascismo, come ideologia politica, aveva un forte focus sull'unità nazionale e sulla centralizzazione del potere, e questo si rifletteva anche nella riforma giuridica. Una delle principali motivazioni per l'unificazione del Codice Civile e del Codice di Commercio è stata quella di creare un sistema giuridico coerente e omogeneo per tutto il paese.

Inoltre, l'unificazione dei due codici consentiva al regime fascista di avere un maggiore controllo e influenza sull'economia del paese, attraverso la regolamentazione delle attività commerciali e delle società. Il regime voleva infatti poter influire direttamente sulle attività economiche del paese per poterle adattare alle esigenze della propria politica economica e sociale.

Inoltre, l'unificazione del codice civile e del codice di commercio ha permesso di avere una maggiore semplificazione e chiarezza nell'applicazione delle leggi, in modo da poter evitare incertezze e possibili conflitti tra le diverse disposizioni.

Quali regole troviamo nel diritto commerciale?

Regole diritto commerciale: relative ai soggetti, ai mercati.

Soggetti

In diritto commerciale c’è una categoria che è quella dell’imprenditore, persona la quale è destinataria di un set di regole specifiche (richiamate con lo statuto dell’imprenditore). Il diritto commerciale è composto per una parte importante da diritto societario società. Esse sono soggetti con capacità giuridica, anche se non persone fisiche come le persone.

Mercati

Il diritto detta le regole su come disciplinare il mercato come punto d’incontro per la domanda e l’offerta di beni e servizi (es. mercato azionario, mercato delle commodities), regolazione anche su antitrust (per fare in modo che il mercato rimanga concorrenziale). Disciplina in generale le attività economiche sul mercato per risoluzione di conflitti pratici.

Esempio: statuto dell’imprenditore. Registrazione dell’imprenditore sul registro delle imprese (pubblico) ed è obbligatorio. Sede dell’impresa, segni distintivi, nome del titolare. Quindi la creazione di questo strumento (registro delle imprese) permette a chiunque di accedere in modo rapido all’elenco di tutte le imprese che operano sul mercato. Questo perché è utile che sul mercato si sappia rapidamente qualunque informazione su una certa impresa (anche nel caso in cui si debbano far valere certe pretese su quell’impresa).

Disciplina del commercio online (dal diritto europeo, direttiva 2021 sul commercio elettronico, regola sulla liberalizzazione): chiunque voglia svolgere un’attività di commercio online non deve avere nessuna autorizzazione preventiva. Regole sul trasferimento dell’attività economica e tutto un altro insieme di regole. Verrà ripreso più avanti.

Nozione di impresa

La legge non definisce l’impresa, ma definisce chi è un imprenditore. Art. 2082 cc: chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi. Tutti gli elementi della norma devono sussistere affinché un soggetto sia qualificato come imprenditore. Quindi elementi sono: produzione o scambio di beni o servizi, economica, organizzata, professionalmente.

  • Esercita un’attività di produzione o scambio di beni o servizi: requisito che serve ad escludere l’imprenditore che esercita le attività di mero godimento dei beni che gli imprenditori possiedono. Es. vendita una tantum è semplice esercizio del mio diritto di proprietà. Dare in locazione un immobile di proprietà e beneficiare del canone di locazione che viene versato mensilmente in banca all’imprenditore è sempre godimento del proprio bene e non rientra quindi in questo elemento perché viene offerto nel mercato qualcosa che già c’è. Quando produce un’utilità che crea qualcosa che prima non c’era--> attività che producono nuova ricchezza. Rientrano le attività di intermediazione di ricchezza produttiva: esempio compravendita di auto. Locazione casa vacanze: laddove vengano offerti servizi aggiuntivi, esempio colazione o pulizia della stanza, sto realizzando un’attività produttiva che aggiunge qualcosa nel mercato (compreso quindi in questo elemento).
  • Attività deve essere economica: non significa che ci debba per forza essere un guadagno, perché si potrebbe pensare ad un’impresa no profit, una onlus, imprese pubbliche (lo Stato e in generale le imprese pubbliche, le quali puntano al pareggio di bilancio e non al guadagno), una cooperativa che alloca i lavoratori a condizioni di lavoro più favorevoli. È sufficiente il pareggio del bilancio come requisito di attività definita economica. E se gli affari dell’imprenditore andassero male? La disciplina fallimentare non rende l’imprenditore non più imprenditore, altrimenti non avrebbe fallito. Anche laddove il bilancio sia negativo, è pur sempre un imprenditore perché persegue l’obiettivo del pareggio e del guadagno, quindi svolge la sua attività con metodo economico (verrà ripreso più avanti il fallimento).
  • Attività organizzata. Organizzazione produttiva formata da: Mezzi di produzione: capitale o forza lavoro. Capitale: beni materiali (il fondo, i macchinari industriali) e immateriali (diritti d’autore -brevetti-, know-how, marchi). Forza lavoro: dipendenti. Non è necessario che ci siano entrambi i mezzi di produzione perché anche solo uno o l’altro rendono l’attività organizzata. Qual è il livello minimo di mezzi per poter parlare di attività organizzata? Organizzazione è quella integrata dai mezzi di produzione espressivi e non generici, idonei e sufficienti allo svolgimento di una specifica attività (esempi: penna, pc -dipende da che pc e che software ha-, computer della NASA -sicuramente mezzo espressivo e non generico-). Inoltre, l’attività dell’imprenditore può anche essere una tantum purché richieda un’organizzazione. Per esempio, chi debba costruire anche una sola casa viene considerato imprenditore perché richiede un’organizzazione strutturata e sviluppata (c’è stato uno scontro se farlo rientrare sotto la professionalità o sotto l’organizzazione, alla fine rientra qui).
  • Professionalità dell’imprenditore: richiede che l’attività sia svolta in maniera abituale e non saltuaria (stabile) e reiterata, anche se non continuativa perché dipende da circostanze non direttamente controllabili dal soggetto -imprenditore-. Inoltre, la professionalità non può dipendere da altri fattori secondari (es. vendita regali ricevuti). Il professionista intellettuale: avvocato, medico, ingegnere, artista. È professionista intellettuale quando opera attraverso contratti di prestazione di opera intellettuale, i quali contratti richiedono il presupposto di conoscenze e la personalità della prestazione. L’attività, dunque, non può essere svolta da chiunque. Il professionista non è imprenditore perché la sua attività ovvero opera dell’ingegno non è caratteristica di un’attività di impresa. Ma art. 2238 cc: il professionista è imprenditore solo «se l’esercizio della professione costituisce elemento di un’attività organizzata in forma di impresa»: solo, cioè, se svolge un’attività ulteriore rispetto a quella intellettuale (o artistica), che integri — in sé — gli estremi dell’attività di impresa (es. il medico che gestisce una casa di cura privata, il professore che gestisce una scuola privata, l’attore che reciti in un teatro da lui stesso costituito e gestito).

Tipologie di imprenditori

  • In base all’oggetto dell’impresa: tra imprenditore agricolo e imprenditore commerciale. È imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse. Esso è sottratto da alcune norme del diritto commerciale come il fallimento e l’obbligo di tenere le scritture contabili (registri su cui c’è tratta della vita dell’impresa).
    • Si deve distinguere tra attività tipicamente agricole e attività agricole per connessione. Sono attività tipicamente agricole:
      • 1. La coltivazione del fondo: l’orticoltura e la floricoltura sono fondate sullo sfruttamento della naturale fecondità della terra.
      • 2. La selvicoltura: essa è la coltivazione del bosco al fine di ricavarne i frutti (legna).
      • 3. L’allevamento degli animali: l’attività produttiva di specie di animali, l’acquacoltura, la pesca.
    • Sono attività agricole per connessione quelle attività che:
      • 1. Siano svolte da un imprenditore agricolo.
      • 2. Siano dirette dalla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione di prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali.
  • È imprenditore commerciale chi esercita: un’attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi, un’attività intermediaria nella circolazione dei beni, un’attività di trasporto per terra, per acqua o per aria e un’attività bancaria o assicurativa.
  • In base alla dimensione dell’impresa: micro imprenditore, piccolo imprenditore, medio imprenditore e grande imprenditore. Il piccolo imprenditore è colui la quale organizzazione deriva dal proprio lavoro e da quello dei propri familiari. L’impresa medio-grande è destinataria di tutte le norme del diritto commerciale, al contrario delle imprese agricole.

Registro delle imprese: strumento serve per garantire trasparenza sulle imprese, conoscibilità da parte di chiunque per avere informazioni su una data impresa. Quali imprese si iscrivono a questo registro?

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Scienze giuridiche IUS/04 Diritto commerciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia1115 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Elementi di diritto commerciale nell'era digitale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Cogo Alessandro.
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