Estratto del documento

Macroeconomia

La macroeconomia studia il comportamento dell’insieme dei consumatori nel sistema economico, prescindendo dai vari settori produttivi.

Studia, quindi, il comportamento del sistema economico inteso come qualsiasi area economica ben definita (sistema economico Italia); essa serve ad avere delle regole che permettano di avere degli obiettivi in termine di crescita economica e occupazione.

Gli attrezzi dell’economista sono: dati (si parte dalla realtà), tabelle, grafici, equazioni. Tali attrezzi sono utili nel momento in cui si va a costruire un modello economico.

Un modello economico è una rappresentazione semplificata della realtà (quindi non è una realtà) per identificare i tratti principali del sistema economico. I modelli economici spiegano il rapporto che lega due o più variabili e sono utili perché permettono di eliminare tutti i dettagli irrilevanti, concentrando l’attenzione sulle correlazioni importanti.

Qui occorre fare la distinzione tra variabili esogene ed endogene:

  • Esogene (esterne), entrano nel modello e sono quindi dei dati del problema.
  • Endogene (interne), vengono determinate dal modello risolvendolo.

Le variabili di interesse della microeconomia sono:

  • Inflazione.
  • Disoccupazione.
  • Crescita economica.

Inflazione

È un aumento generalizzato dei prezzi. L’esperienza dimostra che i prezzi variano in modo diversificato; una persona, per limitare le perdite da essa provocate deve evitare un’eccessiva liquidità.

La misura utilizzata per l’inflazione è l’indice dei prezzi al consumo (IPC). L’IPC è una media dei prezzi dei beni che non hanno tutti lo stesso peso.

Esempio: 5 mele e 2 arance.

IPC = (5x prezzo corrente delle mele) + (2x prezzo corrente delle arance)/ (5x prezzo nel 2006) + (2x prezzo nel 2006)

Questo indice misura quindi il livello generale di prezzo nell’anno corrente.

NB: il 2006 è solo un anno base che viene preso in riferimento.

Abbiamo diversi tipi di inflazione:

  • Inflazione strisciante che comporta un aumento inferiore al 10% ma prolungato.
  • Galoppante che comporta un aumento rapido e irrefrenabile dei prezzi.
  • Iperinflazione che comporta un aumento superiore al 50% al mese.

*Nell’ultimo caso la moneta perde completamente valore, di conseguenza si perde anche il potere d’acquisto e si accetta maggiormente la moneta estera per i pagamenti, situazione simile a quella vissuta dalla Germania nel 1923.

Deflazione

È un abbassamento generalizzato dei prezzi, quindi una variazione percentuale negativa. In questo caso risulta vantaggioso detenere moneta liquida dato che il potere d’acquisto aumenta nel corso del tempo.

Proprio il denaro non investito, però, può generare una recessione economica nel paese perché le aspettative dell’individuo sui prezzi lo portano a procrastinare nel futuro i consumi.

NB: la BCE stabilisce al 2% il livello di inflazione, riuscendo in questo modo anche a stimolare l’economia stessa.

1

Disoccupazione

Questione rilevante per la macroeconomia per diverse ragioni, come il fatto che chi non riesce a trovare lavoro è fonte di inefficienza del sistema economico ed implica necessariamente una riduzione dei consumi.

Tasso di disoccupazione = N di persone in cerca di occupazione/ tot. Forza lavoro.

*Della forza lavoro bisogna considerare parte solo coloro che sono disponibili a lavorare.

Alti tassi di disoccupazione diventano un’emergenza sociale e quindi fonte di instabilità ma tale tasso dipende dall’andamento dell’economia.

Vi è quindi una correlazione tra il livello di disoccupazione e l’andamento complessivo dell’economia del paese.

Ne abbiamo di diversi tipi:

  • Frizionale: di breve durata, infatti è dovuto al tempo che trascorre fra la perdita di un precedente posto di lavoro e una nuova assunzione.
  • Strutturale: mancata coincidenza tra le competenze professionali dei lavoratori e le esigenze dei datori di lavoro.
  • Tecnologica: nuove tecnologie implicano aumento di disoccupazione in alcuni settori dell’economia.
  • Ciclica: quando il sistema entra in una fase di recessione, cioè quando la produzione complessiva diminuisce per effetto di una contrazione della domanda di beni e servizi.

Crescita economica

Si definisce attraverso il PIL perché si ha crescita economica quando la produzione di beni e servizi a disposizione di una comunità in un dato periodo di tempo.

Il PIL ha come obiettivo quello di sintetizzare il valore dell’attività economica in un paese in un dato periodo di tempo.

Ci sono diverse interpretazioni:

  • È inteso come reddito totale di tutti coloro che partecipano alla produzione.
  • È inteso come spesa totale per l’acquisto dei beni e servizi finali prodotti dal sistema economico.

Questo perché il PIL corrisponde al valore dei redditi che tutti gli individui percepiscono in un anno e tutto questo reddito ottenuto si traduce poi in spesa.

Stock e flussi

Stock: è un valore che si è accumulato nel tempo come può essere il patrimonio individuale.

Flusso: è una variazione in un intervallo di tempo come possono essere il reddito o la spesa.

Ecco alcuni esempi di stock e flussi correlati che analizzeremo:

  • Il patrimonio di un individuo è uno stock.
  • Il reddito e la sua spesa di un individuo sono flussi.
  • Il numero dei disoccupati è uno stock e il numero degli individui che vengono licenziati è un flusso.
  • La quantità di capitale disponibile in un’economia è uno stock e l’investimento è un flusso.
  • Il debito pubblico è uno stock e il disavanzo pubblico è un flusso.

2

Quindi, se volessimo dare una definizione più precisa di PIL potremmo dire che è il valore di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti nell’ambito di un sistema economico in un dato periodo di tempo.

Pil = salari + profitti (da un lato)

Differenza tra PIL nominale, reale e deflatore

PIL nominale: quando viene calcolato il valore di beni e servizi a prezzi correnti (slide 73).

Y p qN = i i

PIL reale: quando viene calcolato il valore di beni e servizi a prezzi costanti. Ci mostra quindi cosa accadrebbe se cambiassero le quantità ma non i prezzi.

Per calcolare il PIL reale potremmo fissare i vecchi prezzi (es. negli anni 1990) -> vedi slide 73.

bY = p q *

b indica che i prezzi sono fissati ad un anno base.

i i

Oppure: Y = Y /PN

Queste misure possono essere usate per avere un indicatore generale dei prezzi, cioè deflatore implicito del PIL (implicito perché si può dedurre dal nominale e dal reale);

Deflatore del PIL = PIL nominale/ PIL reale

*Di fatto si fa riferimento solo ai beni prodotti nel nostro sistema economico.

b P = Y /Y = p q / p qN i i i i

Per calcolare il tasso di variazione dei prezzi:

PIL reale: (PIL reale 2000 – PIL reale del 1990)/ PIL reale del 1990

PIL nominale: (PIL nominale 2000 – PIL nominale 1990)/ PIL nominale 1990.

Differenza tra PIL e PNL

PIL: comprende al suo interno i redditi dei residenti e anche i redditi dei non residenti.

PNL (prodotto nazionale lordo): include al suo interno il reddito dei residenti, quindi anche dei soggetti residenti in Italia ma che hanno svolto la loro attività all’estero.

Se prendiamo un periodo di tempo lungo, notiamo che c’è un trend crescente del PIL e abbiamo anche fluttuazioni del PIL reale effettivo intorno a questo trend:

3 Crescita economica - PIL Possiamo approssimare la Y tendenza di questo andamento del PIL attraverso una retta crescente t

Quando l’economia scende molto al di sotto del suo livello potenziale -rappresentato dalla retta arancione- si ha una situazione con:

  • Abbassamento dei consumi.
  • Alto tasso di disoccupazione.

L’obiettivo dovrebbe essere quello di rendere più piatta possibile la fluttuazione.

Quando parliamo di crescita economica, nella teoria, si fa riferimento alla tendenza a crescere nel lungo periodo che può essere spiegata attraverso diversi fattori come la tecnologia o l’accumulazione di capitale e anche l’aumento demografico, che rende possibile produrre di più.

*In alcune fasi l’aumento demografico ha svolto un ruolo determinante.

Macroeconomia di medio e breve periodo (slide 82)

La macroeconomia di breve e medio periodo cerca di spiegare perché vi sono oscillazioni del PIL reale al di sopra o al di sotto del suo livello di lungo periodo.

Le fluttuazioni cicliche dipendono da diversi fattori che si differenziano in base alla scuola di pensiero:

  • Scuola classica, secondo cui i prezzi sono perfettamente flessibili quindi siamo sempre molto vicini al trend: quando c’è eccesso di domanda o offerta viene subito riassorbita da una variazione dei prezzi che è immediata. La scuola classica spiega bene i fenomeni di inflazione ma non spiega perché abbiamo delle recessioni per parecchi anni, quindi durature nel tempo.

Crescita economica - PIL

P Scuola classica

#& ’$& #! " ’#& AD#!"$%# ##% % Y

*Y barrato: PIL potenziale, considerato dato nel breve periodo.

*AD: domanda aggregata (domanda di tutti i beni e servizi all’interno dell’economia), legata (inclinata) negativamente al livello dei prezzi.

4

Shock negativo di domanda aggregata (cioè che essa si abbassi a livello AD'): A livello dei prezzi precedente (P barrato) si genera un eccesso di offerta sulla domanda, laddove la domanda è Y' e l’offerta Y barrato.

Shock positivo della domanda AD'': qui a livello dei prezzi precedenti avremo una domanda Y’’ più alta di Y barrato, quindi i prezzi aumenteranno rapidamente riportando la domanda a livello di PIL potenziale ma con un livello dei prezzi più alto P''.

  • Scuola keynesiana sostiene che i prezzi siano fissi quindi ogni squilibrio di domanda genera variazioni nelle quantità prodotte per cui l’unico modo per tornare in equilibrio è attraverso politiche come la spesa pubblica.

Crescita economica - PIL

P Scuola keynesiana

$& #! " ’AD#!"$%# ##% % Y

Se i prezzi sono fissi non abbiamo un abbassamento dei prezzi che ci porta in equilibrio come nella scuola classica ma si rimane fissi lì perché il sistema non si aggiusta da sé. Quando abbiamo un I abbassamento del PIL al di sotto del livello potenziale si rimane al livello Y, a meno che non intervenga qualche tipo di politica che riporti il PIL al suo livello potenziale.

Tutto questo perché il sistema da solo non riesce ad autoregolarsi come nella teoria della scuola classica; Secondo questo approccio tutto è legato e guidato dalla politica fiscale e spiega bene perché abbiamo recessioni molto lunghe ma non perché ci sia l’inflazione.

Shock negativo: poiché i prezzi rimangono fissi, l’aggiustamento avverrà tramite quantità e si produrrà direttamente un PIL inferiore pari a Y', generando disoccupazione e una minore produzione.

Poiché i prezzi rimangono fissi, l’unico modo per tornare al PIL precedente Y barrato è riportare la domanda da AD' ad AD, cioè utilizzare ad esempio la leva della spesa pubblica per incrementare la domanda. Quindi è la domanda a determinare l’offerta e non viceversa.

Shock positivo della domanda AD'': qui a livello dei prezzi precedente abbiamo un eccesso di domanda Y'' rispetto a Y barrato che è l’offerta. Essendo i prezzi fissi, l’aggiustamento avviene tramite quantità e quindi si ha un aumento della quantità da Y barrato a Y''. Poiché l’offerta segue la domanda e la reazione avviene tramite quantità, secondo la Scuola Keynesiana l’unico modo per far crescere il PIL è iniettare spesa pubblica all’interno del sistema per consentire un incremento delle quantità.

  • Approccio neoclassico è invece un’intersezione tra le due teorie precedenti e spiega sia le fasi di recessione che di inflazione.

5 Crescita economica - PIL

P Scuola neoclassica

#& ’$& #! " ’#& AD#!"$%# ##% % Y

Qui i prezzi possono variare ma ciò richiede tempo perché sono vischiosi (ossia c’è attrito tra i prezzi che si muovono); poiché il movimento dei prezzi è molto lento abbiamo una lunga durata della fase recessiva, quindi nel breve periodo abbiamo un abbassamento del PIL e una rigidità dei prezzi (almeno nel breve periodo).

Questo approccio dice che nel medio periodo i prezzi iniziano a scendere e quindi man a mano il PIL ritorna al suo livello potenziale: a differenza dell’approccio classico, l’aggiustamento del sistema richiede tempo e non è quindi immediato ed è motivato un intervento pubblico per risolvere al più presto la situazione di PIL al di sotto del suo livello potenziale (come più o meno dice la scuola keynesiana).

Se invece aumenta la domanda, nel breve periodo il PIL sale al disopra del suo livello potenziale rimanendovi per un certo periodo di tempo e nel medio periodo i prezzi iniziano a salire, facendo avere di nuovo il livello di equilibrio potenziale.

Anche in questo caso c’è una motivazione per le politiche economiche perché si hanno politiche restrittive di abbassamento della spesa pubblica che riporta la domanda a livello iniziale, verificandosi un aumento dei prezzi moderato.

Abbiamo quindi due diverse fasi:

  • Di breve periodo, aggiustamenti solo attraverso la quantità. Quando la domanda negativa con prezzi fissi e quindi quantità prodotta si riduce.
  • Di medio periodo in cui abbiamo la variazione dei prezzi.

Crescita economica - PIL Ciclo economico

  • Boom: Il PIL va al di sopra del suo livello di lungo periodo. (si ha un Y eccesso di domanda)
  • Recessione: il PIL ritorna verso il lungo periodo. (incremento dei prezzi che riporta il PIL in equilibrio) 2
  • Depressione: il PIL scende al di sotto del livello di lungo 1 4 periodo. (Riduzione delle quantità) 3
  • Ripresa: il PIL torna verso il lungo periodo dal basso (riduzione dei prezzi) t

1-3 sono fasi di breve periodo mentre nel medio periodo i prezzi tornano ad essere flessibili.

Analisi di breve periodo - parte I del corso

Ipotesi fondamentale è che i prezzi sono fissi.

6

 Reddito di equilibrio

Quando le imprese producono distribuiscono reddito alle famiglie per capitale e lavoro prestato da essi (le famiglie finanziano in qualche modo l’acquisto di capitale da parte delle imprese: risparmi investiti in banca).

Le famiglie poi spendono e nel breve periodo le imprese decidono quanto produrre in base proprio alla spesa delle famiglie.

*Quello che si produce viene restituito come reddito.

Grazie a ciò questa economia è in equilibrio.

Reddito di equilibrio reddito

Offrono fattori produttivi (lavoro e capitale)

Famiglie Imprese

Domandano fattori produttivi (lavoro e capitale)

spesa

Se le famiglie ricevono un reddito pari a 100 probabilmente ne risparmieranno una parte che può essere pari a 10: la spesa è quindi 90 e le imprese devono adattarsi a questo fattore producendo di meno e, di conseguenza, distribuendo meno reddito.

La situazione di flusso costante di risparmio che presenta questo modello ci porta a produrre un reddito di equilibrio pari a zero.

Reddito di equilibrio

Immaginiamo che le famiglie risparmino 10, quindi la nuova spesa che arriverà alle imprese sarà 90, dunque esse chiederanno fattori produttivi e distribuiranno reddito per 90.

100 reddito

Reddito pari a 90

Famiglie Imprese

Risparmiano 10 spesa 90 (ossia 100-10 risparmiate)

Supponendo che i risparmi -sempre pari a 10- vengano presi e trasformati in investimenti la spesa successiva sarà nuovamente di 100 per le imprese, ritornando ad un reddito di equilibrio pari a 100.

Questo sistema torna in equilibrio perché è in grado di generare un risparmio reinvestibile.

La condizione di equilibrio è che l’investimento sia esattamente uguale al risparmio: il PIL sarà in equilibrio, cioè il suo valore è sempre lo stesso.

7 Reddito di equilibrio 100 reddito

Reddito pari a 100

Famiglie Imprese Nota bene! Il risparmio (Savings) è uguale Risparmiano 10 all’investimento (Investment)! Nel spesa modello che si 100 (ossia 90 consumi+10 investimento) analizzerà S=I (da ⇒Investimento =10 qui anche la curva IS)

Condizione di equilibrio:

(C+ S = C + I) = S = I *S = risparmio delle famiglie *C = consumo

H H

 Il reddito quindi è uguale alla spesa, è questa la condizione di equilibrio.

Se investimento è uguale al risparmio, cioè se I = S:

  • Il PIL è in equilibrio.

Se investimento è maggiore del risparmio, cioè I > S:

  • Non si è più in equilibrio.
  • Le imprese affrontano una fase espansiva.
  • Aumenta il PIL fino all’infinito.

Se investimento è più basso del risparmio, cioè I < S:

  • Diminuisce il PIL fino a zero.

Se introduciamo il governo in questo sistema dovremmo considerare anche le tasse che questo impone; in considerazione di ciò diminuisce la spesa dell’impresa e si ha una conseguente riduzione continua del PIL.

Il governo, però, oltre a prelevare tasse spende anche attraverso G, la spesa pubblica.

In questo caso si ritorna in equilibrio; questa economia produce un reddito di equilibrio pari a 100.

La condizione di equilibrio però non è più

Anteprima
Vedrai una selezione di 14 pagine su 63
Appunti Macroeconomia  Pag. 1 Appunti Macroeconomia  Pag. 2
Anteprima di 14 pagg. su 63.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Macroeconomia  Pag. 6
Anteprima di 14 pagg. su 63.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Macroeconomia  Pag. 11
Anteprima di 14 pagg. su 63.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Macroeconomia  Pag. 16
Anteprima di 14 pagg. su 63.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Macroeconomia  Pag. 21
Anteprima di 14 pagg. su 63.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Macroeconomia  Pag. 26
Anteprima di 14 pagg. su 63.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Macroeconomia  Pag. 31
Anteprima di 14 pagg. su 63.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Macroeconomia  Pag. 36
Anteprima di 14 pagg. su 63.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Macroeconomia  Pag. 41
Anteprima di 14 pagg. su 63.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Macroeconomia  Pag. 46
Anteprima di 14 pagg. su 63.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Macroeconomia  Pag. 51
Anteprima di 14 pagg. su 63.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Macroeconomia  Pag. 56
Anteprima di 14 pagg. su 63.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Macroeconomia  Pag. 61
1 su 63
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vvvv. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Microeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università internazionale degli studi sociali Guido Carli - (LUISS) di Roma o del prof Canofari Paolo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community