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Psicologia dello sviluppo

L'oggetto di studio

La psicologia dello sviluppo deve spesso collegarsi ad altre discipline come le neuroscienze, la biologia, la sociologia e l'antropologia. Vuole studiare l'individuo nel suo contesto e il primo dei contesti è quello della famiglia. Studiare la vita dell'individuo vuol dire farsi delle domande sul ciclo di vita della famiglia nel quale il bambino si sviluppa. Crescendo, i contesti cambiano, e l'idea di bambino che si sviluppa è collegata ai contesti significativi che lo circondano.

Lo sviluppo psicologico era in passato definito come età evolutiva, quando si parlava di età evolutiva si intendevano tre fasi della vita:

  • Evoluzione: l'età infantile, una prima fase della vita in cui si manifesta la crescita.
  • Stabilità: che corrisponde all'età adulta.
  • Involuzione: ossia l'età senile, quella in cui l'adulto perde le capacità.

Ciò presuppone che ci sia un punto di fine dello sviluppo. Questa visione delle tre fasi è stata messa in discussione: si pensa veramente che l'età adulta sia il punto ottimale dello sviluppo? L'età anziana è davvero la fase in cui si perdono le capacità? Ciò è stato smentito dal fatto che molti anziani hanno imparato nuove cose anche se ne hanno perse altre, per esempio le capacità fisiche. Le neuroscienze ci dicono che l'attività cerebrale in età senile è ancora presente.

Cambiamenti e sviluppo

In età adulta sono possibili nuovi apprendimenti così come perdite di capacità. Anche l'età infantile, ossia quella evolutiva, non è una fase in cui vediamo solo apprendimento ma anche qui si possono verificare perdite di capacità. Possono accadere situazioni fisiologiche che possono portare a perdite di capacità sia perenni che momentanee. Per esempio, in conseguenza ad eventi traumatici oppure momentanei come il primo figlio che, alla nascita del secondo, torna ad essere attaccato alla madre per gelosia.

Altri esempi sono i neonati che nascono in grado di riconoscere nello stesso modo tutti i fonemi mentre al primo anno li riconoscono in modo distinto perdendo i fonemi che non appartengono alla loro lingua. I bambini nei primi sei mesi di vita sia giapponesi che americani riconoscono i fonemi nello stesso modo mentre i bambini giapponesi non riconoscono più il fonema R nello stesso modo degli americani, è quindi una perdita di capacità fisionomica.

È stato quindi chiarito che lo sviluppo e il cambiamento sono presenti per tutto il ciclo della vita. L'oggetto di studio non è più il bambino o l'adulto ma l'individuo in tutta la sua vita. C'è sì un periodo in cui i cambiamenti sono più evidenti ma non si limitano solo alla prima fase della vita ma sono presenti sempre. Lo sviluppo si può paragonare alla figura di una collina: c'è un versante che sale, la parte piana e poi la parte che scende, così come le fasi della vita. Un'altra figura è il percorso di un fiume che si ingrandisce sempre di più e segue l'andamento dell'ambiente che incontra.

Lo sviluppo è l'insieme dei cambiamenti sistematici che si verificano nei comportamenti e nelle capacità dell'individuo con il procedere dell'età. Galimberti afferma: è un processo evolutivo di un organismo con modificazioni di struttura, di funzione e di organizzazione per tre ordini di cause: maturazione intrinseca, influenza dell'ambiente e apprendimento che avviene prendendo posizione attiva nei confronti dell'ambiente. Lo sviluppo corrisponde quindi ai cambiamenti sistematici, è qualcosa che si verifica a livelli diversi e che il bambino mette in atto, i cambiamenti hanno a che fare con il trascorrere del tempo, dell'età e con le esperienze con il mondo che ci permette di apprendere.

Nel corso del tempo cambiano le strutture cognitive dell'individuo e il modo in cui utilizziamo le nostre capacità, cambia il modo di organizzazione dell'individuo che va a specializzarsi in componenti specifiche. I diversi processi che guidano lo sviluppo sono biologici, cognitivi e socio-emotivi. I processi biologici sono quelli a livello corporeo. I processi cognitivi sono i cambiamenti che abbiamo nel modo di pensare, parlare, vedere il mondo. I processi socio-emotivi sono quelli a livello della relazione tra noi stessi, gli altri e della dimensione emotiva. Lo sviluppo è l'interazione di tutti i processi.

Cambiamento vs sviluppo

Quasi tutti gli autori pensano che cambiamento e sviluppo non siano la stessa cosa perché non tutto ciò che è un cambiamento rappresenta uno sviluppo. Un cambiamento non realizza necessariamente uno sviluppo: Bonino pensa che i cambiamenti non siano tutti portatori di uno sviluppo e che fanno parte dello sviluppo solo quei cambiamenti permanenti e progressivi. Ford e Lerner distinguono i cambiamenti in:

  • Incrementali: caratterizzati da un aumento di nuove capacità e di un livello più alto di adattamento e organizzazione psicologica. Un cambiamento incrementale può avvenire in qualsiasi processo che caratterizza l'individuo.
  • Decrementali: sono una diminuzione di competenze e capacità.

I cambiamenti incrementali vengono classificati con differenti termini in base a cosa ci si riferisce:

  • Crescita: si usa se si parla dello sviluppo corporeo.
  • Maturazione: quando si parla degli aspetti biologici e genetici dello sviluppo.
  • Apprendimento: per il cambiamento dato dall'esperienza con l'ambiente.
  • Socializzazione: si riferisce all'acquisire nuovi valori e comportamenti attraverso le relazioni, spesso anche attraverso l'imitazione dei valori della propria cultura.

Gli obiettivi della psicologia dello sviluppo

Shaffer ci dice che gli studiosi dello sviluppo sono interessati a descrivere i mutamenti significativi dell'accrescimento fisico, delle abilità intellettive, delle espressioni emozionali, del comportamento sociale, spiegando perché certi cambiamenti avvengono e intervenendo per ottimizzarne lo sviluppo. Secondo Shaffer, la psicologia dello sviluppo serve per comprendere quando e perché appaiono certe capacità, ad esempio a quale età i bambini iniziano a parlare, questo ci consente di individuare cosa ci possiamo aspettare da un bambino di una certa età.

Questa disciplina ha una ricaduta pratica perché si può cercare di creare le situazioni ottimali per lo sviluppo migliorando i diversi contesti in cui si cresce. Si parte dal livello descrittivo per poi spiegarlo ed intervenire per ottimizzare il contesto. Bisogna studiare la natura dello sviluppo e individuarne le differenze individuali, bisogna capire quando avviene lo sviluppo e quando si modifica, come si verifica e perché avviene.

Quando avviene lo sviluppo? Significa chiedersi in che età si acquisiscono certe abilità e come si modificano nel tempo. Ogni abilità ha un'età tipica in cui appare ma ci sono anche delle eccezioni. Esistono dei periodi critici durante lo sviluppo: il periodo sensibile o critico è un momento in cui l'individuo è predisposto verso un certo tipo di apprendimento, se questa abilità non viene appresa in questo periodo si può avere maggiore difficoltà ad apprenderla (un bambino piccolo apprende molto più facilmente una seconda lingua). Lawrence pensava che se l'oca non vede la madre nel primo periodo di vita non può più avere l'imprinting con lei. L'esempio classico del periodo sensibile è quello del primo anno di vita del bambino in cui si costruisce la relazione con chi lo cresce.

Come avviene lo sviluppo ha a che fare con i meccanismi dell'apprendimento. Continuità e discontinuità dello sviluppo sono due termini importanti. Molti psicologi si sono chiesti se i cambiamenti che vediamo sono già presenti o se sono dati da momenti di discontinuità. Alcuni hanno descritto lo sviluppo come una serie di cambiamenti continui con l'accrescimento di capacità che l'individuo ha già presenti (capacità innate), cambia l'automaticità con cui appare un pensiero ma non cambia la sostanza. La discontinuità invece porta ad un cambiamento improvviso, compare qualcosa che prima non era presente. Possiamo raffigurare la continuità come una linea continua che sale come ad indicare lo sviluppo di una capacità, mentre la discontinuità è data da una linea spezzata in cui compaiono nuove capacità nel succedersi di stadi di apprendimento. All'interno dello stesso stadio appaiono i cambiamenti continui.

Le differenze tra individui sono molto diverse perché non tutti i bambini sviluppano le stesse abilità alla stessa età e il bambino stesso ha sviluppi maggiori o minori tra le sue varie abilità (un bambino può essere bravo a riconoscere le emozioni ma non a fare altre cose).

Perché avviene lo sviluppo, quali sono le cause dei cambiamenti? Quali sono i fattori che aumentano la probabilità che si verifichino esiti positivi di sviluppo o negativi? Oggi si parla di fattori di rischio o di protezione:

  • I fattori di protezione aumentano la probabilità che un esito positivo si verifichi.
  • I fattori di rischio aumentano la probabilità che un esito positivo non si verifichi.

Mentre in passato gli studi principali di psicologia sono stati fatti su una popolazione ridotta e poi sono stati allargati ad una dimensione mondiale, come se valessero per tutti, solo da alcuni decenni si è tenuta in considerazione la cultura del popolo mentre prima si faceva riferimento solo alla natura. Ci sono quindi alcune teorie dello sviluppo che guardano solo la dimensione genetica, quelle che guardano solo il fattore ambiente e quelle che fanno interagire i due ambiti.

Nella teoria dei fattori genetici si dice che un bambino imparerà le cose solo quando sarà pronto geneticamente per farlo. Se si insegna ad un bambino a salire le scale in età precoce non si ottengono risultati. Nella teoria dei fattori ambientali si dice che il bambino sia plasmato solo dall'ambiente, non si dà importanza alla dimensione biologica. Watson arriva a formulare la teoria secondo cui si può fare di un bambino ciò che si vuole indipendentemente dai suoi talenti o delle sue attitudini (es. decido che quel bambino diventerà un medico). Oggi la posizione più condivisa è quella dell'interazione tra i due fattori secondo cui l'individuo è dotato di determinate competenze e le condizioni ambientali interverranno nello sviluppo. I bambini americani impareranno prima a salire le scale rispetto a bambini africani che vivendo nei villaggi non incontrano l'esperienza di salire le scale, quindi bambini alla stessa età imparano cose diverse.

La complessità dello sviluppo

In passato si puntava a creare modelli deterministici unicausali cioè teorie che partivano da pochi fattori per spiegare una certa causa, studiando con una visione lineare e modelli semplici (se accade A allora accade B). Questi modelli vedono causa e conseguenza. La causa può essere data da fattori ambientali o genetici. Questi modelli si sono rivelati troppo semplicistici perché non sempre a una certa causa si ha quella conseguenza. Si è capitoche in realtà quello che si considera è uno solo dei fattori che possono portare allo sviluppo e non tutti, come avviene invece nei: modelli probabilistici multicausali che considerano tutti i fattori che possono portare al verificarsi dello sviluppo, non determinalo sviluppo ma lo rendono più o meno probabile. Ciò vuol dire essere consapevoli che lo sviluppo dell'individuo è collegato a più fattori e ognuno di essi può avere una certa incidenza e questi fattori interagiscono. L'individuo ha però un ruolo attivo, quindi non viene plasmato dai fattori, non è passivo.

  • Modelli deterministici unicausali: una causa determina lo sviluppo.
  • Modelli probabilistici multicausali: più cause probabilmente influiscono sullo sviluppo.

Dall'idea di stadi universali si passa quindi a percorsi e traiettorie di sviluppo di tipo diverso. La prospettiva attuale della psicologia dello sviluppo studia la complessità del comportamento e delle sue trasformazioni lungo tutto il ciclo di vita e in relazione al contesto con il quale l'individuo interagisce in maniera dinamica lungo il tempo. Abbiamo quindi tanti fattori che interagiscono tra di loro per tutta la vita dell'individuo portando a cambiamenti e sviluppo.

Introduzione agli approcci teorici dello sviluppo

La psicologia dello sviluppo è una disciplina teorica ma anche pratica.

Approccio maturazionista

Un primo approccio è quello maturazionista, un versante estremo sulla natura riguardo un cambiamento prodotto da una influenza genetica. Ci dice che i cambiamenti durante lo sviluppo avvengono secondo un determinato ordine, rispettano una time table che ci dice in che età possiamo aspettarci una certa abilità.

Approccio comportamentista

Approccio comportamentista: l'oggetto di studio è il comportamento manifesto, Watson vuole ridare scientificità alla psicologia e vuole renderla una disciplina che si occupa di uno studio scientifico, quindi vengono banditi tutti i contenuti intrapsichici che non si possono osservare dall'esterno. I comportamentisti descrivono i processi di apprendimento, come l'individuo reagisce agli stimoli che gli arrivano dall'ambiente. Si descrive un essere umano passivo modellato dall'ambiente che decide quali comportamenti far nascere o far sparire nell'individuo. È il versante più estremo per quanto riguarda la dicotomia natura-cultura riguardo l'ambiente. Lo sviluppo è quindi un progressivo modellamento da parte dell'ambiente. All'interno di questa teoria abbiamo il condizionamento classico e operante, si presuppone che l'individuo ripeterà comportamenti che hanno avuto un risultato positivo ed eliminare quelli con esito negativo. Si parte dallo stimolo dato dall'ambiente e si guarda direttamente il risultato senza osservare cosa avviene nel mezzo.

Approccio ecologico

Altro approccio è quello ecologico che parte da un presupposto diverso, l'autore è Bronfenbrenner che sottolinea, negli anni del 1970, che gli studi di psicologia hanno sottovalutato quanto il contesto abbia influenza sul comportamento. Brenner dice che l'individuo viene influenzato dall'ambiente ma anche dal ruolo dell'individuo in un determinato contesto, l'influenza individuo e ambiente è reciproca. L'ambiente che lo influenza non è solo quello intorno all'individuo ma anche quello più lontano. È una visione di sviluppo che per essere compresa deve tenere conto di entrambe le parti, è un'interazione bidirezionale: l'individuo è influenzato dall'ambiente, ma a propria volta influenza i sistemi con i quali interagisce.

Introduzione approcci sviluppo della dimensione cognitiva

La teoria sullo sviluppo cognitivo vede come oggetto di studio la dimensione cognitiva, si arriverà agli approcci cognitivi superando quelli del comportamento per aprire il campo a cosa avviene in mezzo allo stimolo e alla risposta. Si studiano tutti i processi cognitivi che modulano la risposta data da uno stimolo. Rientrano in questa teoria gli studi di:

  • Jean Piaget
  • Teoria dell'elaborazione delle informazioni. Si parte dalla metafora di un essere umano come un computer, una macchina che elabora informazioni.
  • Vygotskij ha sottolineato quanto sia importante l'interazione sociale nello sviluppo.
  • Anche la teoria di Bruner rientra in questa categoria.

Approccio psicodinamico

L'approccio psicodinamico nasce con le formulazioni di Freud. Altro autore è Erickson che rientra nella psicologia dell'Io che ha un ruolo centrale. Lo sviluppo nelle due prospettive si vede come un susseguirsi di fasi, nella teoria freudiana sono importanti le prime fasi che corrispondono ai primi anni di vita mentre in quella di Erickson si dà salienza anche alla dimensione sociale (crisi psicosociali) e le sue fasi ricoprono tutto il ciclo di vita. Questo metodo di studio di Freud parte dal presente con i racconti dei pazienti e si torna indietro alle cause di questi comportamenti.

Teoria etologica

La teoria etologica (sugli animali) ha avuto un forte impatto su alcuni rami della psicologia dello sviluppo, è una teoria che sottolinea la dimensione biologica e ci descrive il comportamento dell'animale come risultato di ambiente + biologia. Ogni comportamento che osserviamo oggi esiste perché ha una funzione se no sarebbe stato eliminato dalla legge dell'evoluzione della specie. Il punto di partenza dello studio etologico parte dall'osservazione dell'animale nel suo contesto naturale.

Teoria dell'attaccamento

Nella teoria dell'attaccamento di Bowlby, che come dichiarato da Boldin è influenzata dall'etologia, si studiano le relazioni in particolare quella primaria tra bambino e madre. Dice che gli eventi di vita reali che il bambino vive nei suoi primi anni sono molto importanti per il suo sviluppo. Parte dal presupposto che un ruolo di primaria importanza sta agli eventi che il bambino vive e ciò porta il bambino a costruire una relazione di attaccamento con chi si prende cura di lui e questa relazione sarà determinante per tutte quelle future e per la rappresentazione di sé che il bambino costruisce. La rappresentazione che si costruisce può avere qualità differenti.

I metodi di ricerca della psicologia dello sviluppo

Il metodo scientifico è un metodo finalizzato a separare i fatti dalle opinioni, bisogna avere dei dati empirici che supportino la mia ipotesi oppu...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Noemaggio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Prino Laura.
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