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Teoria della mediazione

Lezione 1 - 04/10/21

Programma e introduzione

  • Aspetti teorici della MLC
    • Cos’è la MLC
    • Dinamiche comunicative e comprensione linguistica
  • Aspetti politico-attuativi della MLC
    • Dinamiche della mediazione nei contesti plurilingui e migratori: il caso Italia
    • Mediazione nel QCER e in Europa
    • Mediazione, traduzione, interpretariato
  • Aspetti applicativi – Gli ambiti della MLC
    • Contesti tradizionali: sanitario, scolastico, giuridico
    • Nuovi scenari globali: turistico, sportivo, imprenditoriale, museale, adozioni internazionali, corridoi umanitari...

Il problema dell’incomprensione si pone a prescindere dalla differenza linguistica. Perciò è erroneo dire che la mediazione nasce con l’immigrazione. Il mediatore va oltre le parole (esempio tosse → il mediatore di conferenza non deve tradurre un colpo di tosse, ma un mediatore in un contesto umanitario può essere tenuto a farlo, ad esempio nel caso di un salvataggio in mare… il mediatore deve essere in grado di capire e interpretare una tosse, un silenzio.

Lezione 2 - 05/10/21

Cosa non è la mediazione?

  • La mediazione NON nasce con l’immigrazione, né è solamente legata all’immigrazione: la mediazione è un fenomeno fortemente legato alla società e anche all’individualità. Sono le istituzioni che promuovono l’idea che il mediatore sia unicamente legato all’immigrazione, perché dal 1991 questa è l’emergenza e quindi si vuole che chi si laurei vada ad aiutare in questo campo. In realtà, non c’è bisogno di trovare uno straniero per fare pratica di mediazione. Mediamo ogni qualvolta dobbiamo comprendere qualcosa.
  • NON è SOLAMENTE LEGATA ALLE LINGUE STRANIERE. C’è bisogno di mediare anche quando parliamo italiano, infatti anche quando parliamo la nostra lingua non ci comprendiamo.
  • NON è un FENOMENO RECENTE: il fenomeno della mediazione, ci dice Tullio De Mauro, nasce nel 1677 e non nel 1991 (quando arrivano al porto di Bari un numero impressionante di albanesi).
  • Il MEDIATORE NON è NECESSARIAMENTE UNA FIGURA TERZA: ognuno è innanzitutto mediatore di sé stesso.

Cosa è la mediazione?

De Mauro definisce la mediazione come l’opera svolta da chi intercede fra due o più parti per facilitare il raggiungimento di un accordo. La mediazione avviene in vari ambiti (neurologico, filosofico, teologico, commerciale…); noi ci focalizzeremo sugli aspetti linguistico-culturali della mediazione. Possiamo, di fronte a questa definizione, argomentare che: quanto dice de Mauro delle “due o più parti” è vero se consideriamo il mediatore come figura professionale: dal punto di vista professionale, il mediatore è una figura terza. Mentre se consideriamo il mediatore dal punto di vista semiotico il mediatore è colui che interagisce innanzitutto con sé stesso, che risolve innanzitutto i suoi problemi.

Etimologia

Medium - “Mediazione” termine derivato dal latino, imparentato con (mezzo): attestato per la prima volta in età seicentesca per indicare:

  • «intervento svolto da una terza persona tra due o più parti, finalizzato al raggiungimento di un reciproco accordo»: in tal senso, sinonimi di mediazione sono: interazione e negoziazione del senso.
  • «incontro tra due o più soggetti distanti e in potenziale situazione di conflitto»: gestione dei conflitti; in tal senso, sinonimi di mediazione sono: risoluzione e conciliazione.

Mediazione nell'antichità (diacronia)

Nel mondo classico, la mediazione era praticata nelle transazioni commerciali, quando i mercanti avevano bisogno di negoziare nella vendita. Nell’Antica Grecia la mediatrice (proxenitra – f.) era colei che combinava matrimonii; il mediatore (proxenos – m.) era colui che si occupava di favorire gli accordi diplomatici tra i Paesi.

Mediazione nelle altre culture (diatopia)

  • Ambito occidentale: mediazione spesso come pratica di facilitazione a livello politico e pubblico.
  • Mondo orientale: mediazione anche come pratica più legata al prestigio sociale di una persona, religioso, che, in virtù di questa posizione, utilizza le sue competenze per agire al fine del raggiungimento di un accordo.
  • Contesto africano: mediazione anche come pratica mistica per comunicare con le divinità.

Qual è il perimetro di azione della mediazione?

La mediazione è un concetto dinamico che cambia (si allarga, si modella) nel tempo e nello spazio. Ovunque c’è bisogno di mediazione, perché ovunque si pone il problema della comprensione.

  • Pratica quotidiana e normale: dalla famiglia (più piccolo nucleo della società) alle piccole, medie e grandi imprese/istituzioni.
  • Pratica sociale: diritto, diplomazia, politica, mass media, pubblicità, ecc.
  • Pratica individuale: ognuno è mediatore di sé stesso!

2 grandi categorie di mediazione

  • Mediazione come processo di natura socioantropologica, attento alla dimensione culturale o interculturale, dove il termine interculturale «sottolinea l’apertura verso l’altra cultura e le potenzialità di ibridazione culturale che la mediazione può fornire».
  • Mediazione come processo linguistico e interlinguistico che si attiva attraverso la traduzione (traduzione nel senso ampio, non solo di un’altra lingua (ma all’interno di un’altra lingua), non solo delle parole (ma anche dei silenzi)).

Alcune visioni di studiosi in merito alla mediazione

  • Hegel intende la mediazione come operazione astratta, attraverso cui il soggetto acquisisce conoscenze (prima di riguardare gli altri riguarda noi individualmente).
  • Marx & Engels intendono la mediazione come dimensione sociale (concreta), in cui la sua funzione è quella di facilitare una relazione tra domini e forze opposte (tra interessi diversi e modi di pensiero diversi) che si manifestano nella società.
  • Lev Vygotskly intende la mediazione come sinonimo di interazione sociale. Crede che la mediazione sia un legame tra psicologia e educazione, e che sia fondamentale nello sviluppo cognitivo degli individui. In un articolo sul translinguaging dice che usiamo diversi linguaggi per capire e dunque facciamo un’operazione di mediazione tra linguaggio. La posizione di Vygotskiy sta a metà tra quella di Marx e Engels e quella di Hegel: media tra la dimensione astratta e quella sociale.
    • Funzioni mentali: alla base delle funzioni mentali ci sono le origini sociali e naturali, mediate da strumento di natura biologica (il nostro patrimonio genetico) e culturale → ricordiamo che il linguaggio è una sintesi di natura e cultura.
    • Mediazione: capacità/abilità umane e l’attività mentale da cui queste dipendono una costruzione sociale mediata da segni di natura simbolica (=ogni cosa che facciamo nell’ambito di una comunicazione è portatore di significato. Ogni segno che facciamo deve essere interpretato).
    • Linguaggio come risultato della continua interazione sociale e strumento attraverso cui ciascun individuo può ricostruire e interiorizzare elementi che riguardano la costruzione del proprio pensiero e le proprie modalità di apprendimento (=prima dell’interazione sociale dobbiamo mettere a posto i propri pensieri, poi però sentiamo la necessità di comunicare quello che abbiamo in mente).

Lezione 3 - 06/10/21

Che cos'è la mediazione?

Anthony Pym definisce la mediazione linguistica come tutto quello che accade quando più lingue entrano in contatto e si crea un qualche impulso a comunicare, oltre i loro rispettivi confini. Dunque, una mediazione come pratica sociale, la cui funzione è quella di rendere accessibile una serie di significati socialmente costruiti a tutti i membri di una data comunità, in particolare quando si creano situazioni di incomprensione o di comprensione solo parziale.

Se il pensiero umano è il frutto di mediazione che dà come risultato l’interiorizzazione di attività che hanno una base e una costruzione sociale, l’apprendimento è un processo non lineare, risultato della relazione tra diversi elementi. La mediazione si attiva nel momento in cui si attiva un contatto, che richiede sempre uno scambio, tra differenti elementi e differenti contesti in una dimensione in cui la componente individuale e quella sociale interagiscono.

Ogni azione umana risulterebbe dunque mediata da strumenti che sono socialmente costruiti e condivisi e che si sviluppano nel tempo al succedersi delle generazioni. La mediazione NON è assimilabile a un mero strumento con cui facilitare la comprensione, di recente invenzione e a cui si ricorre in situazioni di emergenza e conflitto (→ queste affermazioni non sono false ma riduttive). MA è certamente un’attività, un processo di ben più elevata complessità, ma anche di straordinaria ricchezza e grande potenzialità.

“Il processo di mediazione è connaturato ai rapporti tra l’uomo e il suo ambiente sociale. L’uomo entra in rapporto con il suo ambiente sociale tramite il linguaggio, e questo rapporto non è mai immediato. Le parole, le espressioni, le pratiche simboliche, sono delle mediazioni culturali.”

North e Picardo considerano la mediazione come Nomadic, perché abbraccia un ampio spettro di dimensioni e connotazioni anche molto diverse tra loro, che la rendono soggetta ad essere interpretata in modi diversi. Quindi una mediazione in movimento, instabile, non lineare. È proprio per questo motivo che parliamo di negoziazione del senso.

Il mediatore è un utente linguistico che non esprime il proprio pensiero e i significati che gli sono propri, ma che semplicemente svolge la sua funzione di intermediario tra interlocutori che non sono capaci di comprendersi l’uno con l’altro. Tuttavia, il mediatore non è solo questo. Egli gioca il ruolo di attore sociale, coinvolto in qualsivoglia processo comunicativo e costretto a compiere a priori un’operazione di negoziazione dei significati delle lingue che utilizza, pena l’impossibilità di partecipare attivamente a tale processo. Il mediatore è a tutti gli effetti un attore sociale in quanto fa delle scelte sulla base di interazione con il mondo che lo circonda, prendendo in considerazione tutto ciò che possa essere utile alla mediazione. Non è quindi passivo, ma al contrario dinamico.

Questi ragionamenti ci fanno capire che la mediazione può essere vista come un maglione lavorato a maglia, un prodotto risultante da tanti fili legati tra loro. Alla base della mediazione c’è la persona in sé: Punta dell’iceberg è: nazionalità, lingue, culture diverse…

Quindi mediazione non è solo legata alla migrazione

La lingua e cultura nei processi di mediazione

La teoria matematica della comunicazione ci dice che la lingua è un sistema di comunicazione. La semiotica invece ci dice che la lingua è una semiotica, un sistema di segni. La teoria delle grammatiche ci dice che la lingua è un dispositivo per descrivere le frasi grammaticali o non, di numero infinito. L’etologia ci dice che la lingua è uno degli innumerevoli linguaggi delle specie viventi. (De Mauro)

Lezione 4 - 11/10/21

La comprensione linguistica

Domanda esame: legame tra mediazione e comprensione?

Negli studi, nella ricerca scientifica, la comprensione di parole e frasi è stata tradizionalmente oggetto di analisi in una misura assai più modesta della produzione e delle forme e strutture poste in essere dalla produzione linguistica. Gli studiosi hanno, per molto tempo, focalizzato l’attenzione sulla produzione (verbale), trascurando così la ricezione (parte sotto dell’iceberg, parte invisibile).

Comprensione. Un problema?

La comprensione si configura come un problema in occasione di:

  • Lingue straniere
  • Dialetti diversi dal nostro
  • Difetti di udito o vista
  • Testi scritti in modo complicato
  • Linguaggio settoriale

La comprensione linguistica come oggetto di studio

Per molto tempo i linguisti non hanno dato adeguata importanza alla comprensione. Ci sono invece altri studiosi che hanno considerato questo tema di grande interesse, cioè:

  • I filosofi: comprensione linguistica come oggetto non banale, anzi sempre intrinsecamente problematico. Comprensione del logos è un perenne problema per gli esseri umani. (Logos, termine greco il cui significato oscilla tra “ragione”, “discorso” (interiore ed esteriore) e “parola”. Numerosi filosofi, quali Socrate, Platone, Aristotele, Zenone, hanno affrontato questo problema.
  • I traduttori: nell’oriente antico gli scribi si preoccupavano della corresponsione tra le parole delle varie lingue in cui erano scritti i testi che dovevano capire e far capire. Studiosi e teorici della traduzione: Nida, Mounin (1963) ecc. Attenzione a come rendere il senso dei testi delle lingue di partenza nei testi delle lingue di arrivo. Come il senso si capisce sia da parte dei traduttori sia dei ricettori; del testo originale e del testo tradotto.
  • L’ermeneutica dei testi letterari (Ermeneutica è la tecnica/l’arte di interpretare il senso di testi antichi, leggi, documenti storici e simili.) - Ambiguità come una caratteristica saliente dell’espressione letteraria e poetica.
  • Ermeneutica religiosa - Interpretazione dei testi sacri nella tradizione cristiana. Centrale e continuo il richiamo sia alla legittimità di tale interpretazione, sia alla complessità, all’impegno che si richiede nella comprensione d’ogni parola. Dimensione verticale (invisibile) e orizzontale (visibile) della comprensione.
  • Ermeneutica giuridica, filologica e storica

Filosofia

  • Zenone: per questo abbiamo due orecchie e soltanto una bocca, perché sia possibile ascoltare di più e parlare di meno.
  • John Locke: fa della problematicità della comprensione della parola umana il punto di partenza delle sue riflessioni e dei suoi studi linguistici.
  • Wittgenstein:
    • Comprendere inteso come padroneggiare una tecnica.
    • Comprendere come parte coessenziale della vita di un segno.
    • Nesso tra “verstehen” e “meinen” – comprendere e avere senso.
    • Continuità e discontinuità delle diverse modalità del comprendere.
    • Sensibilità del pensiero filosofico per la problematicità del comprendere linguistico.

Lezione 5 - 12/10/21

La comprensione è più importante perché:

  • Consente il successivo sviluppo della produzione.
  • Possiamo socialmente vivere senza le parole, ma è impossibile vivere senza capire.

Domanda esame: quali sono gli elementi che mettono in crisi la comprensione linguistica come atto dovuto? Noi ne abbiamo elencati 5:

Dimostriamo perché i linguisti hanno sbagliato a non dargli adeguata importanza:

  1. Partiamo dall’idea saussuriana e psicoanalitica. Nel Corso di Linguistica Generale si legge che il valore di ciascuna parola è determinato da rapporti sintagmatici (collocazione nella frase) e rapporti associativi (rapporti con le parole non presenti nella frase, ma che si associano nella memoria del parlante alle parole presenti e ne determinano il senso). Tali rapporti (non chiusi e determinati in modo eguale per tutti) sono un insieme indefinitamente aperto e variabile in ragione delle diverse possibili conoscenze della lingua, diverse esperienze personali di ogni singolo, della sua disponibilità a conoscere o no certe associazioni di senso. La ricezione di un concreto atto di parola (fatto individuale rappresentato dalle singole produzioni di ognuno: concretizzazione della langue) comporta che quando il ricettore ne voglia ricostruire non superficialmente, ma profondamente il senso di partenza, si proceda integrando l’enunziato nella ricostruzione del reticolo di associazioni che accompagnano la produzione. L’idea saussuriana pone dunque al centro la strategia dell’ascolto.
  2. Tesi della leggibilità dei testi. Verso gli anni Venti e Trenta (periodo di migrazioni) si fa strada la consapevolezza, in Italia, delle fratture comunicative e linguistiche nelle società aperte e multirazziali. Successivamente, con l’avvento della televisione, si nota una disparità profonda di modalità ricettive e di effettiva comprensione di uno stesso unico messaggio. Si pone così il problema della comprensione: vengono condotte ricerche sui livelli di effettiva comprensione o incomprensione dei testi sia parlati che scritti, amministrativi, legislativi, informativi…
    • Georges Zipf dice che nei testi e nei discorsi ci sono parole di alta frequenza (più chiare) e parole di bassa o minima frequenza (meno chiare).
    • Rudolf Flesch parla del grado di effettiva comprensibilità dei testi e regole per valutare la leggibilità prevedibile dei testi a seconda delle loro caratteristiche formali. Flesch sposta le sue analisi dai modi di produzione linguistica ai modi di ricezione e comprensione di un testo.
    • Un altro esempio sono le Tesi Giscel (1975) → associazione linguistica creata da De Mauro, che insieme ad altri insegnanti ha cercato di superare la visione della pedagogia tradizionale.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisamessina182 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria della mediazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università per stranieri di Siena o del prof Siebetcheu Raymond.
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