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Lo scambio

Presupposti dello scambio

Che cosa presuppone lo scambio? Lo scambio presuppone che un individuo abbia qualcosa (somma di denaro, bene, servizio...) che ceda a vantaggio di qualcos’altro che pensa possa migliorare la sua condizione in quel particolare momento; in sostanza, si scambia per provare a soddisfare le proprie necessità. Per Adam Smith, lo scambio non solo è una costante in qualsiasi società, ma è anche una caratteristica tipica dell’essere umano. Per avvenire, inoltre, lo scambio ha bisogno di comunicazione: non possono esistere scambi tra persone isolate, ma solo tra individui in contatto tra di loro.

Interesse personale

Perché l’auto interesse o interesse personale? Il fatto che lo scambio sia una caratteristica dell’essere umano si collega a un altro fatto, cioè la necessità degli individui di aver bisogno di altri individui: non c’è gesto, momento o cosa che sia frutto di una scelta isolata. Anche le cose che si fanno da soli hanno bisogno in realtà della cooperazione di altri individui: ad esempio, il caffè che ci viene fornito al bancone dal barista è frutto di un lavoro che ha coinvolto precedentemente migliaia di persone e paesi diversi e di cui si beneficia il risultato solo all’ultimo minuto.

“Nella società civile, l’individuo ha continuamente bisogno della cooperazione e dell’assistenza di un gran numero di persone, mentre la durata di tutta la sua vita gli basta appena a guadagnarsi l’amicizia di pochi (...). L’uomo ha un bisogno quasi costante dell’aiuto dei suoi simili, ed invano se l’aspetterebbe soltanto dalla loro benevolenza.”

Si capisce così l’importanza dell’interesse personale: potendo fare appello a un numero limitato di amici per soddisfare le proprie esigenze, quelle che si riusciranno a soddisfare sono poche, in quanto gli amici, benché pieni di risorse, avranno un numero di talenti limitato. Pertanto, affidandosi solo a legami di questo tipo, la complessità dei bisogni che la nostra società potrebbe soddisfare è esigua. Invece, la società contemporanea ha la fortuna di dipendere da individui che non si conosceremo mai, ognuno con il proprio gruppo di amicizie. Per questa ragione c’è bisogno, in qualsiasi società, di relazioni e scambi che non dipendano solamente da valori, comunanze, relazioni più significative, ma dal reciproco interesse e dalla condivisione di determinati obiettivi.

Alternativa all'auto interesse

Qual è l’alternativa a dipendere dall’auto interesse, in assenza di vincoli di comunanza forte? Secondo Smith, dipendere dalla “benevolenza” di qualcun altro. Le persone che dipendono sempre da questo fattore sono, in una prima fase della vita, i bambini, e, nell’età adulta, quelli che vivono di carità del prossimo. Secondo Smith, però, neanche questi individui sono totalmente dipendenti dalla carità poiché, con l’introito guadagnato dal gesto di carità, si compreranno qualcosa di cui hanno bisogno, entrando quindi in un tipo di scambio che è uguale a quello a cui partecipano tutti gli altri.

“È vero che la carità della gente di cuore gli fornisce l’intero fondo della sua sussistenza. Ma sebbene in questo modo venga in definitiva provvisto di tutto il necessario, questo non avviene né può avvenire man mano che ne sente bisogno. La maggior parte dei suoi bisogni sono soddisfatti alla stessa maniera di quelli degli altri (...) Con il denaro che uno gli dà, acquista da mangiare. I vecchi abiti che gli regala un altro li scambia con altri vecchi abiti che gli vanno meglio, o con (...) denaro col quale poter acquistare viveri o vestiti o alloggio quando ne ha bisogno.”

Dicendo che l’auto-interesse ha a che fare con gli estranei, si è implicitamente affermato che: “Poiché è la capacità di scambiare che determina la divisione del lavoro (il lavoro può essere diviso tra individui specializzati ognuno in qualche cosa), la misura di questa divisione è sempre necessariamente limitata dall’entità di questa capacità, o, in altre parole, dall’estensione del mercato” – Adam Smith.

In altre parole, più sono le persone con le quali si può direttamente o indirettamente entrare in relazione di scambio, maggiore è il grado di specializzazione che può esserci in una società. Perciò, tante più sono le persone con le quali si può entrare in una relazione di scambio, tanti più sono i bisogni che possono trovare soddisfazione. Se ci si limita a una cerchia ristretta di amici per poter scambiare qualcosa e per poter beneficiare di beni e servizi, il numero di beni e servizi di cui si può beneficiare sarà molto ristretto. Se invece si beneficia della collaborazione di tutte le persone che vivono in una certa città, regione, stato o continente, il numero di esigenze che si possono soddisfare sarà più alto. Dunque, l’aumento della specializzazione fa sì che emergano come soddisfabili domande, bisogni e necessità che una volta erano impensabili.

Coordinamento

Qual è il problema principale quando si forma un gruppo unito da un obiettivo comune? La difficoltà sta nel coordinare le persone e le risorse, sebbene tutte lavorino per un obiettivo comune; il problema diventa ancora più grande quando esiste un fine comune ma non un fine unico. Bisogna quindi capire come fare a interagire le risorse (persone, materie prime, beni materiali) per riuscire a produrre cose che rispondono alle esigenze degli esseri umani.

Che cos’è un’economia? “Un sistema dà l’idea di qualcosa di chiuso (sarebbe meglio parlare di processo in quanto sistema economico) che serve per razionare beni e servizi che sono inadeguati, nel senso che sono insufficienti a fornire tutto ciò che le persone desiderano” – Sowell.

Attenendosi a questa definizione, si può subito notare come i desideri espressi dagli individui non siano una categoria finita, poiché non c’è limite ai desideri; inoltre, le abitudini ed esigenze cambiano con il tempo.

Scarsità e risorse

Se le necessità sono potenzialmente infinite, che cosa è finito e scarso? Le risorse, come il petrolio, la carta, i soldi a disposizione, ma soprattutto il tempo, che rappresenta la risorsa più scarsa che ci sia.

Se non ci fosse scarsità, si avrebbe un problema di coordinamento? No, perché essendo le risorse disponibili e potenzialmente infinite, il fatto che alcuni individui abbiano alcune priorità nella vita rispetto ad altri, non costituirebbe un problema; si potrebbero soddisfare così tutte le esigenze. La scarsità è un dato naturale, nel senso che non è mai qualcosa che esiste in base all’uso che si intende fare di quel bene: ad esempio, una risorsa può essere totalmente scarsa, ma se non la si utilizza, il fatto che sia presente in pochi luoghi è totalmente ininfluente. Perché una risorsa sia tale, deve essere possibile utilizzarla a vantaggio di uno scopo umano.

La definizione vista prima sottolinea come il compito di un’economia sia quello di dire di no, decidendo quali sono gli usi di una certa risorsa scarsa che non devono essere perseguiti; il sistema economico nega quindi l’accesso ad alcune risorse per determinati scopi. La definizione più classica di che cosa sia un’economia è di Robbins: “Lo studio dell’allocazione di risorse scarse tra usi alternativi” (alternativi perché qualsiasi utilizzo di una risorsa implica per definizione che non si faccia uso di quella risorsa per un altro modo).

Ricchezza di un paese

Il problema del coordinamento nasce proprio qui, in quanto esso presuppone scarsità di risorse e concorrenza tra gli usi possibili di quelle risorse, senza mai dimenticare che gli usi possibili di una certa risorsa possono cambiare. Un paese è tanto più ricco quanto più sono i servizi di cui si può beneficiare. Una nazione è più ricca se impara a gestire meglio le risorse a sua disposizione per permettersi più beni e servizi; questo richiede un’attività complessa e l’uso di coordinamento delle conoscenze rilevanti.

Il problema dello spreco è relativo a quello del coordinamento delle risorse: se si utilizzano male le risorse a disposizione, quello che si fa è sprecare risorse che, se utilizzate in un altro modo, potrebbero produrre soddisfazione.

Conoscenze rilevanti

Le conoscenze rilevanti sono le conoscenze relative alle “circostanze di tempo e luogo” che servono a prendere una determinata decisione. Un buon coordinamento della società si fonda sul fatto che le conoscenze rilevanti siano collocate al posto giusto. L’atto che continuamente si compie in un’economia è quello della sostituzione: si sostituisce sempre una cosa per l’altra, si sceglie continuamente un certo uso delle risorse piuttosto che un altro.

Sostituzione e scelta

Esistono sostituzioni semplici, non problematiche, praticamente perfette e tra prodotti uguali, come scegliere, al posto di una confezione da 12 uova, due da 6. Ma esistono anche sostituzioni più complesse, non perfette e tra prodotti non simili, come scegliere di trovarsi a fare una visita specialistica anziché andare a un concerto, perché il tempo a disposizione è quello e si deve scegliere come meglio allocarlo; in questo modo, si sostituisce una cosa con l’altra.

Si è detto che i desideri sono potenzialmente infiniti, mentre le risorse sono scarse; quindi, ogni volta che si sceglie che genere di uso fare di una risorsa si decide di conseguenza che non la si utilizzerà diversamente.

Costo e opportunità

Ogni volta che si ragiona sul costo, bisogna pensare che si sta rinunciando a fare una certa cosa scegliendone un’altra; il costo di una serata al cinema è la cena che non si consumerà. Dunque, il costo di un bene o di un servizio sono tutte le cose a cui si rinuncia per comprarlo; gli economisti parlano di costo-opportunità:

  • Nella produzione è il costo di produzione di un bene, in termini del valore dei beni alternativi che si sarebbero potuti realizzare se si fossero utilizzate a quel fine le risorse impiegate per la produzione del bene.
  • Il costo-opportunità dei fattori produttivi è dato dal loro valore negli usi alternativi meglio remunerati.

Il costo-opportunità è fondamentale per comprendere la nozione di prezzi relativi: il prezzo di un fattore va interpretato pensando agli altri fattori a cui si deve rinunciare.

Valore e scelte

L’espressione “valore intrinseco di un bene” non ha nessun significato, in quanto il valore non rappresenta una sua qualità, e non è neppure qualcosa di autonomo o a sé stante; tutte le cose hanno un valore per l’uso che si pensa di poterne fare. Il valore è semplicemente un giudizio che gli uomini economici pronunciano sull’importanza dei beni a loro disposizione per la conservazione della loro vita e del loro benessere, e che perciò non può esistere al di fuori della coscienza umana. Soprattutto, il valore che si dà alle cose cambia con il tempo ed è qualcosa di soggettivo, mentre ciò che esiste oggettivamente sono:

“…le cose oppure le loro quantità, e il loro valore è qualcosa di essenzialmente diverso da loro, ossia è un giudizio che gli individui formano sull’importanza che la disponibilità di quei beni ha per la conservazione della loro vita o del loro benessere. L’oggettivazione del valore dei beni, per sua natura del tutto soggettivo, ha contribuito molto alla confusione dei fondamenti della nostra scienza.” – Carl Menger, Princìpi di economia, 1871.

Questo concetto del valore porta di conseguenza a ragionare in termini più precisi sull’alternatività delle scelte. Si pensi alla differenza che c’è tra un diamante e un bicchiere d’acqua tra due beni, quando ci si trova in centro a Milano o da giorni nel deserto. Nel primo caso, il diamante rappresenta un oggetto esteticamente gradevole, ma rispetto alla sua scarsità è domandato al punto che il suo prezzo è molto elevato; l’acqua, al contrario, è talmente abbondante che sostanzialmente non se ne avverte neppure la scarsità. Nel secondo caso, se ci si trova in mezzo al deserto da giorni senza bere, la valutazione dei due beni cambia: il diamante non avrà più così tanto valore, mentre si avvertirà la scarsità e il bisogno dell’acqua. I due beni, in entrambi i casi, non sono cambiati; ciò che è cambiato è il contesto delle persone. Dal momento che il valore è soggettivo, esso può variare non solo fra persone diverse, ma anche per la stessa persona, nel tempo.

Il valore dunque è sempre dato da valutazioni personali rispetto alle risorse scarse; queste valutazioni servono poi per decidere quali degli usi alternativi possibili si intende fare.

Utilità marginale

Un ragionamento di questo tipo porterà sempre a soddisfare prima i fini più urgenti (ad esempio, in mezzo al deserto, il bisogno di acqua). Il concetto di utilità marginale è cruciale perché le decisioni che vengono prese dagli operatori economici non sono mai prese in assoluto, ma al margine, cioè rispetto all’ultima unità disponibile e rilevante di un certo prodotto o servizio. In generale, il principio marginale afferma che l’utilità di un certo bene, che poi è la soddisfazione, diminuisce al crescere del livello assoluto di consumo di un bene: ad esempio, l’ultimo bicchiere della serata dà meno soddisfazione del primo, così come l’ultimo cucchiaino del terzo dolce è meno soddisfacente del primo cucchiaino del primo dolce.

Curva di indifferenza

L’utilità marginale, la scarsità dei beni e l’idea che il valore sia soggettivo forniscono gli strumenti necessari per valutare le cose pensando alle loro alternative.

Qual è il costo, ad esempio, di passare un altro anno in università? Il costo è la somma di tutto ciò che l’università costa a uno studente (il tempo, la retta, l’ansia…). Sono, quindi, tutte le cose che non si stanno facendo per passare un altro anno in università. Infine, sono tutte le cose alle quali si rinuncia per acquisire quel bene e quel servizio.

Il cambiamento continuo fa sì che l’utilizzo di determinate risorse per fare altre cose non resti sempre e continuamente il migliore disponibile: l’economia vive di continui aggiustamenti (le persone cambiano posto di lavoro perché trovano offerte più interessanti, i capitali si spostano perché trovano luoghi in cui riescono a vendere di più). La migliore allocazione di risorse scarse rispetto a fini alternativi non è mai decisa una volta e per sempre, ma cambia continuamente. Il fatto che si valuta sempre pensando alle alternative (semplici o complesse) e il principio marginale consentono di ragionare in termini di sostituzione di un’unità di un bene con l’unità di un altro bene.

I puntini rossi del grafico riguardano la soddisfazione di un individuo nel mangiare la frutta. Quando il prezzo delle mele aumenta, la persona riduce il suo consumo di mele a 10 ma, se vuole mantenere la stessa soddisfazione, deve a questo punto mangiare più banane. Se il costo delle mele aumenta ancora, cioè se invece di 10 se ne possono mangiare solo 9, il valore di una mela è così rilevante che si ha bisogno di molte più banane. È bene sottolineare che non sempre è possibile compensare uno con l’altro. Il punto cruciale è che, se si rinuncia a qualcosa, si deve avere in cambio dall’altra parte qualche altra cosa per mantenere inalterata la situazione.

Prezzo

Che cosa dice il prezzo di un prodotto?

  • Dal punto di vista del consumatore, il prezzo rappresenta un’indicazione rispetto a come lo stesso organizzerà il suo mix di scelte di consumo.
  • Dal punto di vista economico, il prezzo dà indicazioni rispetto alla scarsità di un bene: ad esempio, un prezzo elevato porta il consumatore a individuare un prodotto surrogato.

Perciò il prezzo funziona come un avvertimento: è come quando ci si trova in un parco divertimenti e si sceglie di fare un’attrazione rispetto a un’altra perché c’è troppa coda nella prima. Allo stesso modo, un prezzo elevato porta a fare la stessa cosa, cioè a immaginare un bene surrogato. Il prezzo è quindi sempre in termini di qualcos’altro. Un prezzo, a ogni modo, non ha alcun valore di per sé: un prezzo basso o elevato non sono indice di bene o male, di merito o demerito; è semplicemente un segnale.

Produzione per gli altri

Qual è la differenza tra un imprenditore che produce per gli altri e una persona che invece produce per sé stessa? In termini di produzione, l’imprenditore decide che cosa produrre per gli altri e lo fa in larga misura sulla base di ciò che gli suggeriscono i suoi calcoli circa i possibili profitti e perdite. Se una persona deve produrre per gli altri, la sua prima e fondamentale congettura è cercare di capire che cosa desiderano gli altri. Ovviamente questo non basta, nel senso che se ci si ferma a ciò che desiderano gli altri, si impiegano risorse, lavoratori, materie prime, tempo e tecnologie che portano a far sì che il prezzo...

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mlaulm di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia delle aziende e dei mercati internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Mingardi Alberto.
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