TECNICHE DI OSSERVAZIONE DEL COMPORTAMENTO NEI GRUPPI
1. Introduzione all’osservazione e l’osservazione come metodo
Secondo la rivista dell’ordine degli psicologi, lo psicologo deve possedere 20 competenze primarie, tra di esse vi è la
valutazione che prevede l’uso di strumenti, quali test, interviste e osservazioni. La formazione all’osservazione
richiede l’acquisizione di un atteggiamento interiore di sospensione del giudizio nei confronti di ciò che si osserva,
un atteggiamento che poi si tradurrà in una presenza sul campo discreta e non intrusiva.
L’osservazione del comportamento infantile è utilizzata non solo in ambito di ricerca, ma anche in moltissimi altri
casi:
- Nei contesti socioeducativi può servire, ad esempio, agli insegnanti per conoscere in modo individualizzato gli
allievi e per verificare l’efficacia dell’insegnamento, nella prima infanzia per esplorare i processi di adattamento del
bambino e le manifestazioni precoci di benessere o di disagio.
- Nei servizi riabilitativi rappresenta uno strumento di valutazione dei progressi compiuti nei diversi domini oggetto di
trattamento.
- In ambito clinico viene utilizzata nella fase di consultazione, per acquisire conoscenze sul bambino e sui suoi
familiari e, nella fase di intervento terapeutico, per verificare l’evoluzione della situazione e valutare gli effetti finali.
L’osservazione nasce da una domanda, dal desiderio di trovare una risposta agli interrogativi che guidano la nostra
ricerca. Sul vocabolario Zanichelli “osservare” è definito come “guardare o esaminare con attenzione, considerare
con cura” e si differenzia da “guardare”, inteso come “rivolgere lo sguardo per vedere”, e da “vedere”, definito
“percepire con gli occhi la realtà concreta”. Le differenze sono nell’intenzionalità dell’atto e nel livello di profondità
dello sguardo: si va dall’atto percettivo, determinato dall’impatto con la realtà, al direzionare l’atto del guardare verso
uno specifico oggetto, al considerare infine qualcosa “con attenzione e con cura”.
L’osservazione ha sempre la sua origine nella percezione, prima forma attraverso la quale la mente conosce il reale;
ma la percezione è spesso globale, non diretta verso un oggetto specifico. L’atto di osservare è un processo
intellettivo di organizzazione delle percezioni, che implica tutta una serie di operazioni: centrazione dell’attenzione,
confronti, giudizi.
L’osservazione, secondo il Dizionario Italiano Ragionato, è considerare con sguardo attento per interesse o per
semplice curiosità, a occhio o con l’aiuto di strumenti. Tale definizione sottolinea, dunque, l’aspetto della ricerca di
informazioni, ed implicitamente, il contesto critico e scientifico nel quale situare l’osservazione.
Nell’ambito dell’osservazione spontanea e globale, l’attenzione dell’osservatore si disperde in molte direzioni nel
tentativo di non farsi scappare/perdere nulla, prima che vengano definite delle direzioni privilegiate d’osservazione. Ci
possono essere dei tempi di osservazione "aperta" e divergente, destinati a permettere di formulare un obiettivo per
l’esplorazione (si parla di osservazione esplorativa, di “pre-osservazione”).
Quando l’obiettivo è stabilito, l’osservazione diventa sistematica, poiché una volta elaborato, l’obiettivo consente di
riorganizzare tutte le osservazioni in funzione della pertinenza all’obiettivo definito.
La ricerca osservativa è la registrazione sistematica dei comportamenti in corso, senza agire su di essi e si
differenzia dalle osservazioni spontanee condotte in modo estemporaneo e non programmato.
Le osservazioni spontanee sono infatti fuorvianti e imprecise perché colgono fenomeni macroscopici e vistosi,
ignorano fenomeni meno visibili ma non meno significativi. Inoltre, conducono a generalizzazioni indebite perché non
controllano la frequenza, l’intensità e le circostanze di un determinato comportamenti, stabilendo collegamenti
casuali anche dove non esistono.
L’osservatore che focalizza la sua attenzione su un punto preciso opera una selezione che non è solamente una
riduzione dell’estensione del campo percettivo, ma una scelta di elementi percepiti al fine di incrementare
l’adeguatezza della sua osservazione.
L’approccio dell’osservazione è dunque un’operazione di selezione e di strutturazione dei dati, in modo da far
apparire una rete di significati. I dati saranno selezionati in funzione dell’obiettivo, saranno organizzati in categorie, in
modo che si possa dire qual è la loro frequenza di comparsa, quale la rete di interazioni tra di loro, i legami di
causalità, l’evoluzione nel tempo, ecc.
L’osservazione si colloca nell’insieme dei metodi scientifici se è caratterizzata da sistematicità, tenendo in
considerazione il fatto che l’assunto di base del metodo scientifico è che ogni convinzione può essere sbagliata e che
sia necessario mettere alla prova tutte le condizioni in grado di falsificarla o negarla, inoltre prevede quattro passi
fondamentali:
1. L’individuazione del problema; 4. La raccolta e l’analisi dei dati in modo
2. La formulazione di un’ipotesi; organizzato per valutare la verità o la falsità
3. La scelta del metodo per la verifica dell’ipotesi.
dell’ipotesi;
La ricerca osservativa è stata definita la registrazione sistematica dei comportamenti in corso senza intervenire su
di essi per influenzarli e quindi le parole chiave sono sistematicità, registrazione del comportamento e assenza di
influenza da parte dell’osservatore. L’osservazione sistematica richiede un addestramento controllato e la verifica
puntuale delle attendibilità degli osservatori: in altre parole è necessario, attraverso l’addestramento, essere sicuri
che la rilevazione dei fenomeni oggetto di osservazione, sia accurata e fedele e gli stessi fenomeni devono essere
colti e descritti da osservatori indipendenti nello stesso modo (può accadere che di un evento vengano date letture
diverse, in quanto l’interesse di ciascuno di noi può essere colto da cose diverse, l’addestramento punta a ridurre il
grado di discrepanza tra due osservatori).
L’osservazione può essere diretta o indiretta:
L’osservazione diretta non prevede l’uso di specifici dispositivi, l’osservatore
fa affidamento sulla memoria (problematica perché selettiva, quindi si
introducono procedure per evitare distorsioni, come ridurre l’intervallo
temporale tra osservazione e registrazione) e non manipola né i soggetti né le
situazioni.
L’osservatore non propone compiti, ma si limita a seguire il flusso degli eventi,
questo perché, al contrario di chi conduce un esperimento, l’osservatore
rinuncia al controllo delle variabili indipendenti e rileva i fenomeni così come si
verificano normalmente. Quindi attraverso l’osservazione possiamo descrivere le relazioni effettivamente esistenti
tra le variabili, e non quelle che potrebbero esistere in risposta a specifiche manipolazioni sperimentali e in più non è
necessario rispettare il requisito di falsificazione delle ipotesi.
Quindi l’osservazione ha essenzialmente una finalità descrittiva e non esplicativa; non consente la formulazione di
relazioni causa-effetto e non si propone l’obiettivo di verificarle.
L’osservazione diretta può essere a sua volta divisa in naturalistica e controllata:
• Diretta naturalistica che ha come scopo la descrizione del comportamento spontaneo nei contesti di vita
quotidiana. L’osservatore rimane sullo sfondo ed evita di controllare o di influenzare in alcun modo i
comportamenti che intende rilevare.
! Vantaggi: permette di raccogliere informazioni dettagliate sulle manifestazioni comportamentali spontanee;
è utile nella fase di definizione delle ipotesi e delle procedure perché ha caratteristiche esplorative e
descrittive.
! Limiti: l’ampiezza delle informazioni spesso abbozzate e non facilmente trattabili;
il difficile controllo di tutti i fattori che concorrono a determinare un fenomeno e il rischio di non cogliere i
comportamenti di rilievo dal punto di vista psicologico che sono irregolari;
• Diretta controllata che ha come scopo quello di facilitare l’occorrenza dei fenomeni oggetto di studio,
intervenendo sulle situazioni e esercitando un lieve controllo sulle variabili dipendenti. L’osservatore però
non interviene direttamente sul comportamento, ma crea una condizione allo scopo di favorire la
produzione del fenomeno che intende esaminare.
! Vantaggi: possibilità di osservare tutti i bambini nelle stesse situazioni, garantendo un maggior controllo
della variabilità:
è possibile confrontare in modo controllato le relazioni dei bambini a diverse situazioni.
! Limiti: essendo il contesto artificiale non sempre i risultati possono essere generalizzati alla vita quotidiana;
non permettono di indagare l’esperienza soggettiva.
L’osservazione indiretta è condotta con strumenti, quali questionari e interviste. Quindi vengono poste delle
domande e vengono registrate le risposte.
! Vantaggi: Rilevano l’esperienza soggettiva del bambino;
sono mezzi economici per conoscere in profondità il bambino;
sono abbastanza flessibili da lasciare spazio all’esperienza del bambino.
! Limiti: è necessario verificare che le capacità di comprensione e produzione linguistica dei bambini siano adeguate
e ciò significa che con i bambini più piccoli non si può ricorrere ai metodi verbali;
spesso i bambini tendono a favorire l’intervistatore, raccontando solo eventi che li fanno apparire al meglio (ma lo
stesso accade con gli adulti);
la memoria dell’intervistato è spesso non accurata e incompleta.
Ci sono molti aspetti che possono influenzare l’osservazione: la relazione tra essere osservatore ed essere osservato,
elementi che possono strutturare l’osservazione come idee e sentimenti, la contrapposizione tra soggettività e
oggettività, molteplici significati dei fatti, limiti della percezione, limiti dati dai vocaboli, le esperienze personali.
Per definire l’osservazione è necessario distinguere tra vigilare, prestare attenzione e osservare professionalmente.
(Fontaine, 2017)
• Vigilare significa guardare e ascoltare di continuo,
comporta l’uso dei sensi per adattarci all’ambiente e agire in
esso, segnalandoci ciò che si scosta dalla norma. Si basa
sulla memoria sensoriale e la memoria di lavoro, che
decade molto facilmente, sulla percezione (selezione e
interpretazione non consapevole degli stimoli) ed è influenzata dall’equazione personale (esperienza
personale e di vita, personalità, motivazioni del momento, stanchezza, stato emotivo, preferenze ed
epistemologie implicite, ovvero si sa o per conoscenza o per esperienza o per cultura come rispondere ad
una situazione o ad un comportamento es. ad un bambino che piange perché si è sbucciato il ginocchio si
risponde consolandolo sia se si conosce la teoria dell’attaccamento, sia se la persona non la conosce ma ha
un attaccamento sicuro). Le equazioni personali sono viste come un limite nell’osservazione perché spesso
sono soggettive e personali, mentre è necessario che tutti abbiano lo stesso punto di vista;
• Prestare attenzione è osservare quando si può. È una forma di osservazione, ai minimi termini, perché c’è la
volontà di osservare; l’osservazione è l’azione in sé e a sé; c’è un minimo di metodo: diminuzione dell’azione
concentrazione dello sguardo, continuità dell’attenzione nel tempo; si basa su un processo di
memorizzazione vero e proprio ed è meno suscettibile all’equazione personale. Il problema di questo tipo di
osservazione è che non c’è un metodo fisso e la persona mentre osserva sta facendo altro. Inoltre, non c’è
programmazione, non tutti i soggetti sono osservati allo stesso modo, i momenti di attenzione sono brevi, il
focus dell’attenzione è parcellizzato cioè si sposta un po' da tutte le parti pertanto non coglie le dinamiche
dei comportamenti e infine non si tiene nota di cosa si è guardato oppure le trascrizioni sono molto
soggettive.
• L’osservazione professionale ha un tempo dedicato. È organizzata perché ci sono una domanda di
osservazione definita, una riflessione sui metodi da usare per rispondere alla domanda e preparare il
processo di osservazione, che viene effettuata in modo controllato e un bilancio finale (si cerca di rispondere
alla domanda di osservazione).
Il ricercatore può operare a suo modo diverse scelte, deve, tuttavia, mostrare la coerenza del suo approccio e
specificare al massimo le condizioni e le procedure di produzione della conoscenza. Ciò che ‘fa il metodo osservativo’
si compone di tre insiemi legati:
1. I confini dell’oggetto di 2. La tecnica di raccolta dei 3. Il modo di trattare i dati;
studio; dati;
Il ricercatore deve precisare la base epistemologica, ovvero deve formulare significati teoriche del processo che
intraprende e dei materiali che raccoglie.
L’osservazione può avere due significati: Osservazione come
Metodo osservativo: sperimentale sono detti manipolatori,
Può avere due accezioni: ipersemplificano il modello di comportamento e
1. Rispetto al disegno di ricerca: vengono usati per reazioni osservabili, per il
Una ricerca sperimentale ha come obiettivo produrre comportamento e l’individuo isolati dal contesto
informazioni circa relazioni causali. È sempre guidata naturale.
da ipotesi e necessita il controllo delle variabili, la Una ricerca osservativa è la registrazione di un
manipolazione della variabile indipendente e il comportamento in assenza di tentativi di influenzarlo.
controllo dell’equivalenza fra gruppo sperimentale e - Tecnica di raccolta dati:
gruppo di controllo. I metodi della ricerca
- Le tecniche riguardano quell’insieme di
procedure messe in atto quando la traduzione I dati raccolti dall’osservatore possono essere
e codifica del comportamento si bassa sulle descritti o codificati (Check list e/o griglie) e questi
capacità dell’osservatore rappresentano gli Strumenti osservativi utilizzati
- Possono essere usate quando il dall’osservatore.
comportamento si verifica spontaneamente o
quando viene indotto o esplicitamente
provocato
I metodi osservativi si occupano di modelli complessi di a)
comportamento e possono essere usati anche per ipotesi
su reazioni non osservabili (processi mentali), per lo studio
di un individuo non isolato nel contesto fisico e
interpersonale in cui vive. Enfatizzano la situazione
naturale o strutturata sperimentalmente, ma nell’ambiente
naturale.
Nello studio sperimentale si osserva il cambiamento della
variabile dipendente al variare della variabile indipendente,
controllando le possibili variabili alternative e assegnando
ogni soggetto ad un gruppo.
In uno studio osservativo senza manipolazione delle
variabili alternative non si attribuiscono i soggetti a dei
gruppi, ma si svolge un’intervista (osservazione indiretta),
in cui però possono influire la desiderabilità sociale e altri
aspetti. Quindi i soggetti sono liberi di variare le loro
risposte con assenza di limitazione da parte del ricercatore.
Il luogo, il tipo di dati raccolti e il tipo di interpretazione non
determinano se si stia all’interno del metodo osservativo o
del metodo sperimentale, ma dipendono da come sono
legate alle domande di ricerca e, cioè, se queste riguardano
le relazioni causali tra le variabili si dovrà fare ricorso ad
una manipolazione di tipo sperimentale, mentre se invece
si intende descrivere un fenomeno così come si manifesta
in natura sarà preferibile avvalersi dell’osservazione;
2. Rispetto agli approcci teorici classici:
Sono collocati tra XVIII-XIX secolo e sono metodi
perché determinano elementi metodologici del fare
osservazione, rispetto alla posizione dell’osservatore
rispetto all’osservato; la collocazione dell’osservatore
sul continuum soggettività-oggettività; la modalità di
registrazione del dato osservato (descrizione o
codifica); il piano osservativo privilegiato (sociale, razionale,
esperienziale), e sono l’osservazione piagetiana, psicoanalitica, ecologica ed etologica.
Abbiamo un doppio significato di metodo osservativo: il primo è che bisogna avere un approccio coerente per quanto
riguarda le tre dimensioni della soggettività/oggettività, il rapporto osservatore/osservato e i piani dell’osservazione.
• Oggettività dell’osservatore: significa prendere conoscenza critica dei filtri dell’osservazione, in quanto
bisogna sempre tenere a mente che nessuna osservazione può essere distaccata da colui che l’ha fatta.
Bisogna considerare quindi che ci sono dei limiti della percezione (collocazione dell’osservatore, attrazione
degli avvenimenti per effetto di contrasti, o di velocità, scelta tra avvenimenti simultanei, limiti mnestici,
ecc.), categorizzazioni spontanee degli avvenimenti percepiti (es. vocabolario portatore di concetti, di
stereotipi, di pre-categorie) e l’equazione personale dell’osservatore.
Il valore di un’osservazione è la sua coerenza relativa ad obiettivi definiti ed esplicitati.
• Rapporto Osservatore-Osservato: corrisponde alla consapevolezza che se il soggetto osservato è a
conoscenza di essere osservato questo ha un effetto su di lui. L’effetto Rosenthal postula che le aspettative
del ricercatore influenzano direttamente i risultati ottenuti, in quanto c’è il risch
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Modelli e tecniche di osservazione del comportamento infantile
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Riassunto esame Tecniche di osservazione del comportamento infantile
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Modelli e Tecniche di osservazione del comportamento
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Tecniche di osservazione del comportamento infantile