Definizione di sociologia
La sociologia studia la società, cioè gli individui nei diversi gruppi sociali, con metodo scientifico, sistematico e oggettivo, secondo i metodi di ricerca empirica. La ricerca empirica è una ricerca che basa le conclusioni sull’osservazione diretta dei fatti. L’oggetto della sociologia è la società intesa come rete di interazioni e relazioni sociali. Il focus dello studio è il comportamento collettivo, come i gruppi in cui le persone nascono e si ritrovano con i loro comportamenti. Il fondatore della sociologia come scienza sociale è Auguste Comte.
Tipi di sociologia
- Sociologia dei fenomeni economici (lavoro, sviluppo)
- Sociologia dei fenomeni politici
- Sociologia dell’organizzazione (burocrazie pubbliche e private)
- Sociologia della differenziazione e diseguaglianza sociale (classi sociali)
- Sociologia della riproduzione sociale
- Sociologia dell’educazione
- Sociologia della regolazione sociale
- Sociologia della devianza
- Sociologia della salute e della medicina
I metodi della ricerca empirica
Una delle caratteristiche distintive della sociologia è la sua vocazione a realizzare percorsi di ricerca che avvicinano la riflessione teorica alla conoscenza empirica dei fenomeni sociali. Esistono diversi modi di fare ricerca:
- Interrogare: intervista strutturata, semi strutturata e non strutturata
- Osservare: osservazione partecipante, breve, mediata da audio/video
- Studiare i documenti: giornali, diari, lettere
Il senso comune sociologico è il sapere sociologico inteso come patrimonio di conoscenze che ognuno di noi utilizza per orientarsi nella vita sociale e deriva dall’esperienza di tutti i giorni. I limiti del sapere sono: è concentrato nel presente, lo spazio sociale degli individui è circoscritto ed è facilmente influenzabile dal sentito dire.
Le teorie sui confini della sociologia rispetto alle altre scienze
- Soluzione gerarchica: (Comte) assegna alla sociologia una posizione privilegiata in quanto ultima di un processo evolutivo della conoscenza e si occupa delle questioni più complesse.
- Soluzione residuale: Runciman sostiene che la sociologia deve occuparsi di tutto ciò che non è oggetto di una altra scienza specializzata. Questa soluzione non chiarisce il confine tra le discipline.
- Soluzione analitica o formale: (Simmel) la sociologia non studia un determinato insieme di oggetti, ciò che è importante è il metodo di studio.
Le origini
La sociologia è nata intorno alla metà del XIX secolo, in seguito all’avvento della modernità che è stato accompagnato dai seguenti eventi:
- Rivoluzione scientifica: a partire dal XVII secolo si assiste allo sviluppo delle scienze naturali, a un insieme di scoperte e all’applicazione del metodo sperimentale fondato sull’osservazione dei fatti.
- Rivoluzione industriale: in Inghilterra prende avvio una trasformazione radicale dei processi produttivi che comporta innovazioni a livello sociale, economico e tecnologico. La sociologia nasce come necessità di comprendere le trasformazioni della società moderna.
- Rivoluzione francese: in Francia si assiste alla fine di un ordinamento politico dinastico e assolutistico. Il potere passa dal re al popolo e si affermano valori di libertà e uguaglianza.
Paradigmi
Paradigma dell’ordine
Prima degli sconvolgimenti di natura rivoluzionaria, l’ordine sociale appariva assicurato dalla credenza in una qualche entità dalla quale emanavano le leggi che governano il mondo della natura e quello umano, quindi in una prospettiva religiosa. Una volta infranta la sacralità della tradizione, il fondamento dell’ordine sociale doveva essere ricercato altrove ma rimanendo nella società. I modelli organicistici di società sono una delle prime proposte di soluzione del problema dell’ordine, tali modelli saranno destinati a durare nel tempo diventando sempre più elaborati e complessi.
Herbert Spencer sviluppa un modello organicistico di stampo evoluzionistico. Per Spencer la società è concepita come un organismo le cui parte sono connesse tra loro da una rete di relazioni di interdipendenza. L’equilibrio che si genera tra le varie parti è dinamico, ovvero sottoposto a un continuo processo di evoluzione che si muove dal semplice al complesso. Il motore del processo è la competizione tra le specie che seleziona coloro che dispongono di maggiore capacità di adattamento allo specifico ambiente in cui si ritrovano a vivere. Gli organismi sociali generano nuove funzioni innescando processi di differenziazione e di divisione del lavoro. La divisione del lavoro fa in modo che i compiti vengano svolti da organi specializzati e che l’eterogeneità della società crei le basi per l’individualizzazione e proprio in virtù di questo si deve far maggiore affidamento sugli altri.
Émile Durkheim afferma che il problema centrale della sociologia sia il problema dell’ordine, ovvero di cosa tiene insieme la società. Egli lo affronta individuando un nesso tra le forme di divisione del lavoro e le forme di solidarietà sociale. Egli chiama “meccanica” quella solidarietà presente nelle società dove la divisione del lavoro è scarsa e ciò che unisce è un vincolo fondato sulla credenza di natura sacrale e religiosa. La solidarietà organica è presente nelle società moderne dove prevale la divisione del lavoro e dove il vincolo di solidarietà è fondato su nessi di interdipendenza tra le varie funzioni.
Paradigma del conflitto
Nella società i rapporti sono regolati tramite strutture di classe dettate dal lavoro. Le caratteristiche che presenta questo paradigma sono: gli individui sono in conflitto tra loro; esistono gruppi disomogenei che si scontrano per raggiungere i propri interessi; la società è in continuo cambiamento e le lotte provocano l’avvicendarsi di un gruppo all’altro al potere.
Per Karl Marx in ogni società i rapporti sociali fondamentali sono quelli che si instaurano nella sfera della produzione e distribuzione di beni e servizi che servono alla società per funzionare. La lotta di classe è il motore del mutamento sociale: il sistema produce forze destinate a negarlo e alla fine si arriverà a una società senza classi, quindi senza conflitto.
Per Max Weber il conflitto non si riduce alla lotta di classe. In età moderna la lotta di classe si manifesta sui mercati dove si scambia forza lavoro. Il conflitto si manifesta non solo nella sfera economica, ma anche nella sfera politica, del diritto, della religione. Le varie sfere sono connesse anche se ognuna mantiene la propria autonomia. Weber non vede un esito finale: l’ordine successivo alla lotta è solo provvisoriamente stabile e crea delle nuove strutture istituzionali chiamate ordinamenti sociali. Il conflitto genera sia ordine sia mutamento. L’ordine è l’assetto delle istituzioni che regolano temporaneamente il conflitto, il mutamento trasforma le istituzioni esistenti o dà vita a delle nuove.
Paradigma della struttura (macrosociologia)
Il paradigma della struttura si incentra sulle caratteristiche della struttura e sul contesto che influenza l’individuo. Le sue scelte sono influenzate dalla società.
Karl Marx analizza i rapporti tra le classi e parla di sfruttamento dei lavoratori salariati da parte dei capitalisti senza la possibilità di comportarsi in modo diverso. La posizione che occupano nella struttura sociale impone agli uni di fare tutto il possibile per accrescere i profitti o di vendere la loro forza lavoro.
Émile Durkheim teorizza che la società viene prima degli individui, che i fatti sociali possono essere spiegati solo da altri fatti sociali e che non si può partire dal comportamento individuale per arrivare alla società. Le teorie funzionalistiche operano con un modello si spiegazione strutturale: le parti sono spiegate in relazione alle funzioni che svolgono per il tutto, il percorso è dal tutto alle parti.
Paradigma dell’azione (microsociologia)
Il paradigma dell’azione studia le interazioni sociali concentrandosi sull’individuo.
Max Weber sostiene che per spiegare i fenomeni sociali è necessario ricondurli ad atteggiamenti, credenze e comportamenti individuali. La macrosociologia ha come oggetto di indagine le grandi configurazioni sociali: stratificazioni, classi, generazioni e società storiche. La microsociologia si occupa del comportamento all’interno di uno spazio ridotto di persone che sono tra loro in rapporto immediato di interazione dei piccoli gruppi, concentrandosi sull’interazione tra individui. La mesosociologia è l’intersezione di micro e macro.
Il tessuto sociale
Azione sociale
Per azione sociale si intende un agire riferito al comportamento di altri individui. Weber distingue:
- Azioni razionali rispetto allo scopo in cui chi agisce valuta i mezzi
- Azioni razionali rispetto al valore in cui chi agisce compie ciò che ritiene gli sia comandato senza preoccuparsi delle conseguenze (religione)
- Azioni determinate affettivamente (manifestazioni di gioia, vendetta)
- Azioni tradizionali ovvero espressioni di abitudini e non ci si pone il problema se ci sono altri modi per raggiungere lo stesso risultato.
Tuttavia raramente il comportamento può essere classificato in una di queste categorie. È meglio provare a considerare prima una azione come razionale. La razionalità dell’azione è relativa alla situazione nella quale gli individui si trovano.
Relazione sociale e interazione sociale
Se l’attenzione è posta su più attori si individuano:
- La relazione sociale: è stabilita tramite più individui che orientano le proprie azioni. Sono stabili e profonde ma anche transitorie e superficiali. Le relazioni sono cooperative perché orientate a raggiungere fini comuni. Anche il conflitto è una relazione sociale.
- L'interazione sociale: è il processo secondo il quale più persone reagiscono alle azioni degli altri. I processi di interazione sono gli elementi base per la definizione dei gruppi sociali (amici, gang, religiosi, di lavoro, famiglia). L’interazione sociale può essere diretta (es. la famiglia) Le informazioni sono scambiate a grande velocità. Con la crescita del gruppo diminuisce la possibilità di comunicazione diretta. Indiretta (es. ufficio) È un tipo di comunicazione più precisa ma anche più lenta. Il telefono consente l’interazione diretta a distanza.
I gruppi sociali
La diade è un gruppo di due persone. Se un membro decide di uscire dal gruppo allora questa scompare. Non si forma una collettività impersonale, scaricando doveri. La fragilità strutturale e la personalizzazione comportano un forte coinvolgimento affettivo nella relazione.
Le triadi producono la figura del mediatore che si ha quando il terzo non direttamente coinvolto è in grado di convincere gli altri a un accordo. Tuttavia nello schema il terzo approfitta della divergenza per i propri scopi. La politica del “divide et impera” si presenta quando il terzo fa sorgere una discordia a proprio vantaggio.
Piccoli gruppi: i gruppi pari mostrano maggiori tassi di disaccordo rispetto a quelli dispari. Nei gruppi di 5 persone si registra il massimo di soddisfazione dei membri.
I gruppi formali prevedono regole precise sull’ammissione e sui comportamenti e sui comportamenti da tenere nel gruppo (dipendenti di un’azienda). I gruppi informali i criteri di ammissione e di comportamento sono taciti (amici). Il gruppo di riferimento è un gruppo al quale una persona non partecipa ma del quale condivide i fini.
I gruppi primari sono di piccole dimensioni, hanno ruoli diffusi con contenuti affettivi (famiglia). I gruppi secondari sono di grandi dimensioni, hanno ruoli specifici e relazioni fredde (lavoro).
Il termine ruolo è usato per indicare l’insieme dei comportamenti che ci si aspetta da una persona in un gruppo.
- Il ruolo specifico riguarda un insieme di comportamenti limitati (operaio)
- Nel ruolo diffuso i comportamenti attesi sono un insieme più ampio e meno definito (genitore).
Il ruolo sociale è l’insieme dei comportamenti attesi da un individuo per il fatto di occupare una certa posizione o status sociale. I ruoli determinano le aspettative nei confronti di chi occupa una determinata posizione sociale. Lo status ascritto è la posizione nella società per alcune caratteristiche che si possiedono dalla nascita come le origini sociali, periodo storico di nascita e il genere. Lo status acquisito è il ruolo che si consegue nel corso della vita sulla base dei meriti e delle capacità che un individuo possiede come la professione o il titolo di studio.
I gruppi totalitari impegnano il comportamento degli individui e ne fanno parte coloro che vivono in istituzioni totali (carceri, ospizi). I gruppi segmentali riguardano solo alcune istituzioni come la scuola.
Norme e istituzioni
La possibilità di una interazione duratura all’interno di un gruppo dipende dall’esistenza di norme. Le norme sociali sono regole di comportamento che ci si aspetta vengano seguite in determinate situazioni (norme giuridiche). I valori indicano orientamenti astratti dai quali le norme discendono (la vita è un valore, non uccidere è una norma). I valori sono relativi a ciò che riteniamo giusto (anomia=assenza di norme). Le istituzioni sono modelli di comportamento dotati di cogenza normativa. (tabù dell’incesto, digiuno rituale, matrimonio). Il grado di istituzionalizzazione del modello di comportamento può cambiare nel tempo (il matrimonio come istituzione sta diminuendo).
Il potere
Il potere è un fenomeno di relazione: si ha potere nei confronti di un altro al quale si è legati da una relazione. Weber definisce il potere come la possibilità di trovare obbedienza a un comando. A ogni rapporto di potere corrisponde anche un interesse all’obbedienza da parte del soggetto più debole, perché comportarsi in modo diverso sarebbe troppo costoso.
L’autorità o potere legittimo riguarda le relazioni nelle quali sono previsti diritti di dare ordini e doveri di ubbidire. Le relazioni di autorità sono previste in tutti i gruppi es. genitori che esercitano autorità sui figli, un capo sui propri dipendenti sul posto di lavoro. Se un capo pretende favori personali esercita potere e non autorità. Se ogni regola di autorità lascia margini di incertezza, si apre un campo di conflitti.
Il conflitto
Il conflitto riguarda azioni orientate dal proposito di affermare la propria volontà contro la resistenza di altri. Il conflitto contribuisce a stabilire e mantenere i conflitti del gruppo. Attraverso i conflitti i soggetti di un gruppo acquistano consapevolezza della loro identità (relazioni fra gruppi di appartenenza di classe). Se i conflitti esplodono, tendono a distruggere le relazioni di gruppo. Relazioni di questo tipo si trovano nelle diadi e nei gruppi primari come la famiglia.
Il conflitto con altri gruppi aumenta la coesione interna. Il nemico fa dimenticare i dissidi interni e introduce la collaborazione. Questo vale anche nel caso in cui il nemico sia inventato. È il caso del capro espiatorio, è un membro del gruppo al quale si dà la colpa se qualcosa non funziona. Accade che un gruppo che ha sconfitto il nemico ne cerchi un altro solo per sopravvivere. Il conflitto può generare nuovi tipi di interazione tra i nemici. Un conflitto è il modo in cui più gruppi o persone entrano in contatto.
Il comportamento collettivo
Il comportamento collettivo è un insieme di individui sottoposti a uno stesso stimolo (le mode, le reazioni a disastri). I tipi di comportamento collettivo includono:
- Il panico è una reazione collettiva spontanea che si manifesta con la fuga o con l’immobilità. L’incertezza conduce a una perdita di controllo sulle proprie reazioni. Si innescano comportamenti irrazionali. L’individuo tende a reagire guardando solo a se stesso.
- Il pubblico è un insieme di persone caratterizzato da un comportamento organizzato.
- La folla è un insieme di persone riunite in un luogo che reagiscono a stimoli sviluppando umori comuni ai quali possono seguire forme di azione collettiva. Si definisce folla espressiva lo sfogo di tensioni sociali con comportamenti inconsueti (raduni, festival). Si definisce folla attiva quando l’attenzione dell’individuo è orientata verso l’esterno che diventa l’obiettivo di azioni conflittuali (manifestazioni).
Le reti (Milgram)
La network analysis è un campo di ricerca che considera le reti di relazioni fra le persone. Le reti possono essere a maglia larga (bassa intensità) o a maglia stretta (alta intensità). Una rete è a maglia tanto più stretta quanto più le persone che un individuo conosce si conoscono tra loro. Una persona che vive in un piccolo paese ha un network a maglia stretta. Le figure riportano legami diretti o di primo ordine a partire da una persona.
L'organizzazione sociale
L’organizzazione sociale studia come gli individui hanno imparato a coordinare le loro interazioni, creando apposite strutture nelle quali cooperare. Il capitale sociale è il patrimonio di relazioni di cui dispone un individuo.
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