Pedagogia
8/03/2023
assenza
15/03/2023
Il sapere narrativo si distingue da quello scientifico per la sua natura connotativa e
simbolica,in una parola estetica.
Le nostre discipline hanno come aspetto principale quello della deontologia (aspetto etico), il
nostro obiettivo non è creare sistemi funzionanti ma corretti. Anche i pubblicitari e i politici si
occupano di sapere narrativo.
Settimana scorsa due riferimenti bibliografici Carl Gustav Jung e Marco Gallari.
La prospettiva di Gallari era quella di considerare l’arte un pretesto e non un resto, ovvero
non concentrarsi sulla definizione scientifica della produzione artistica, sostenendo invece la
necessità di mettere in primo piano le questioni di ordine filosofico (didattica dell’arte).
Il nostro obiettivo non è scrivere libri di storia dell’arte completi, ma utilizzare ciò che la storia
dell’arte ha prodotto (grazie agli storici) per, attraverso un progetto educativo che mira
consapevolmente alla trasformazione dei nostri interlocutori, la produzione di una visione
dell’uomo e della sua natura/collocazione nel mondo. L’obiettivo formativo viene prima di
quello informativo, l’obiettivo didattico relativo ai dati viene dopo. Arte come buona pratica
dell’esistenza (best practice). Concepire l’arte come un ambito dalla quale esimere buone
pratiche per la vita.
Dall’ambito artistico-estetico possiamo trarre gli esempi migliori di come gli uomini devono
essere allevati, e quale tipo di società e cultura verrà a crearsi alla fine.
Attraverso i processi educativi noi creiamo un’umanità.
Gallari è un filosofo fenomenologo. La fenomenologia, scienza che studia i fenomeni/le
dinamiche attraverso le quali le cose si manifestano e trarre delle idee e definizioni di ciò che
i fenomeni stessi sono, ha caratterizzato tutto il ‘900.
Il filosofo più significativo e seguito del 1900, in ambito pedagogico, è Husserl. Egli è famoso
per una parola chiave: epoché (sospensione). Per dare un giudizio corretto sui fenomeni
occorre attuare una sospensione del giudizio.
Valutare le cose per ciò che sono quando sono. Non è così facile attuare l’epochè, ovvero
astenersi dal giudicare le cose in attesa di un’auto-esplicazione di ciò che le cose sono.
Husserl parlava di visione del mondo (e quindi filosofia) (weltanschauung: la visione corretta
del reale non è descrizione verbale di ciò che si intende ma visione-immagine). Anche
l’immagine è un teso.
Husserl diceva che nella sua visione del mondo l’albero che non è visto da nessuno non
esiste (definizione elementare di fenomenologia). Qualcosa esiste soltanto nella misura in
cui è vista. Le cose esistono soltanto nel momento in cui sono rappresentate all’interno di
una visione. L’unica realtà che esiste è ciò che si manifesta come immagine di qualcosa.
Anche se quell’albero esiste…anche se dovesse esistere…è talmente lontano dal nostro
ambito di influenza e incerto nella sua natura, noi dobbiamo praticare una sospensione di
giudizio.
A ciò è collegato un concetto importantissimo, quello che Gallari chiama intersoggettività: la
realtà non si da solo nel suo apparire come fenomeno osservato, e questa osservazione non
dipende da un unico osservatore, ma da diverse visioni.
Tutte le forme di totalitarismo derivano dall’idea di poter aver accesso alla realtà ultima delle
cose, e di conseguenza impegnarsi affinchè questa realtà ultima si affermi.
Husserl sa che ognuno dei soggetti ha idee forti, ma saranno in grado di viver bene soltanto
avendo uno sguardo fenomenologico sul mondo.
Le ideologie sono sistemi chiusi in cui le cose vengono descritte in maniera convincente, e
parliamo di tutte le ideologie. L’idealismo (dar ragione ad un solo ideale) non funziona dal
punto di vista pratico, perché da esso nasce la guerra.
La guerra c’è, ma non ha senso, è quella dinamica che scrive la nostra storia. La guerra è
inspiegabile dal punto di vista esistenziale, ed esiste perché c’è confusione tra realtà ultima
(inconoscibile) che è soggettiva e possa determinare l’oggettività.
L’arte è, non a caso, l'ambito al quale il filosofo voglia definire una visione sul mondo,
ciò che produce tracce materiali del mondo.
Per definizione l’arte produce testi intersoggettivi, specialmente quella moderna e
contemporanea. Un testo a definizione del senso al quale non basta chi ne è stato l’autore,
ma è necessario l’intervento gnoseologico di quello che è il fruitore.
Umberto eco “opera aperta”, in cui descrive quali sono le caratteristiche dal punto di vista del
rapporto che c’è tra segni e significati, in cosa consisteva l’arte contemporanea.
L’arte contemporanea è un opera il cui significato si definisce a metà fra autore e
fruitore. L’autore non ha la presunzione di esprimere un’idea, non è portatore di noumeno.
Propone il fenomeno per come lui lo vede (150 anni fa non era apprezzato un dipinto
astratto perché non si credeva che l’autore fosse in grado di esprimere una propria visione
delle cose). Siamo attualmente in uno stato dell’arte secondo il quale l’autore di un'opera
non ha presunzione di offrire una immagine REALE (autentica e definitiva) di qualcosa, però
ha la possibilità inedita (fino all’800) di proporre la propria visione del fenomeno. Questo
processo, proprio perché non vuole essere totale, il fruitore diventa fondamentale: ha metà
processo dell’opera in mano ovvero l’interpretazione.
Il significato ultimo di quelle opere non è soggettivo o oggettivo, ma intersoggettivo.
E’ vero non solo ciò che viene visto, ma condiviso (entro questa parola c’è il concetto di
immagine), vedere insieme.
Prima non era riservato valore alle visioni soggettive, perché non veniva applicata l’epochè.
Nel mondo contemporaneo la pubblicità fa ciò che faceva l’arte moderna.
In tutto è nascosto un lato luminoso e oscuro, non esiste verità (non in senso del
relativismo), ma intesa come verità ultima dei fenomeni.
Arte contemporanea come forma simbolica della fenomenologia.
L’estetica contemporanea è fondamentalmente fenomeno logica: le cose si definiscono
intersoggettivamente. Ogni verità diacronica (a priori), non è importante all’interno dello
sviluppo della nostra vita identitaria.
“Identitari”, parola che si usa in maniera estrema e completamente opposta in politica.
Questa parola, utilizzata da Gallari, è una parola chiave.
L'identità personale e i suoi modi in cui riesce a vivere nella fenomenologia di queste
intersoggettività. Come sempre la realtà sta nel mezzo, l’identità personale quindi è favorita
dalla pedagogia. Il modo in cui l'identità si struttura secondo Gallari è un modo narrativo:
capiamo chi siamo veramente a seconda che la nostra identità personale sia ben
strutturata/non ben strutturata. Un'identità ben strutturata è ciò che è in grado di rimanere se
stessa anche davanti ad un intersoggettività che la nega.
Diacronia-sincronia 29/03/2023
Dal punto di vista didattico ci interessa perché esso costituisce una base simbolica di
qualsiasi attività didattica, in particolar modo quelle che hanno come oggetto il mondo
dell’arte.
Possiamo parlare delle cose in maniera scientifica-razionale, ma anche in maniera
connotativa e sincronica, apparentemente irrazionale.
La didattica dell’arte ha un sapere. Il modo migliore per comunicarlo (con fine al
cambiamento/crescita e sviluppo della personalità dell’interlocutore) è utilizzare la didattica
(come ad esempio accade nella pubblicità e nella politica ad un grado inferiore nella
gerarchia delle comunicazioni).
Nella didattica non si cerca il convincimento, ma una strada per far sì che autonomamente
l’interlocutore modifichi consapevolmente il proprio punto di vista e conoscenza.
Il sapere narrativo ha una serie di caratteristiche che condivide con altri ambiti della
conoscenza, che allo stato attuale (nel presente storico-filosofico-sociale) ci può aiutare a
mettere a fuoco la psicologia.
Allo stato attuale perché la psicologia considerata in senso stretto è qualcosa di recente,
soprattutto nella branca della psicanalitica.
Ci sono state conoscenze diverse che avevano la stessa finalità, come le religioni che
costituiscono la forma più appariscente di sapere narrativo. Dio esiste soltanto se ci
crediamo (diacronia e sincronia).
Coincidenza fra contenuto e soggetto nell’osservazione, coincidenza tra oggetto e soggetto.
Gli autori principali sono coloro che hanno fondato la psicanalisi: Freud e Jung.
Freud alla fine dell’800 era un medico austriaco che faceva studi su una malattia come
l’isteria femminile. Faceva esperimenti su patologie che riguardavano un disturbo della
coscienza. Tutto l’insieme dei disagi psicologici che portano il soggetto ad avere un rapporto
conflittuale con la sua coscienza.
Attraverso un metodo semplicissimo scoprì che poteva andare dentro la soglia della
coscienza e arrivare più in là della psiche delle sue pazienti. Un metodo semplicissimo ma
assolutamente da ricordare, una delle caratteristiche del sapere narrativo, ovvero un sapere
connotativo.
Denotativo: una spiegazione delineare e descrittiva (lista di ingredienti); connotativo: usa per
chiarire il senso di qualcosa non una descrizione chiara, ma usa l’analogia e spiega cos’è
qualcosa affiancandola e confrontandola con qualcos’altro. In questo processo nascono i
simboli.
Il metodo utilizzato da Freud era quello delle associazioni libere di parole. Attraverso la
risalita di questi “simboli” Freud penso di poter portare luce a una zona oscura della nostra
mente-coscienza (identità personale consapevole), alla quale poi da il nome di inconscio.
Apriamo una parentesi: la scienza è un insieme (compresa la psicanalisi) di strumenti
concettuali che non esistono a priori, ma esistono nel momento in cui lo scienziato li mette in
campo.
Il pensiero scientifico ha bisogno di strutture controllate e funziona per sistemi arbitrari (che
vengono stabiliti da qualcuno). Prima di Freud non esisteva l’inconscio, c' erano stanze
scure della nostra coscienza inesplorate? Fenomenologicamente parlando non è proprio
così. Dal punto di vista della psicanalisi (struttura arbitraria) non esiste di per sé, ma è uno
strumento linguistico e concettuale. Epistemologia è lo studio della corretta definizione e uso
dei presupposti scientifici di qualsiasi disciplina.
Freud cerca di spiegare l’uomo attraverso una struttura arbitraria che però funziona, ma per
che cosa? Per riuscire a parlare di qualcosa di cui prima non si poteva parlare perché non vi
erano parole adatte per descriverlo.
I paradigmi scientifici sono arbitrari e possono essere continuamente cambiati.
Le cause profonde che muovevano i comportamenti delle pazienti, il dolore e il disagio
finalmente vengono messe in luce attraverso il suo metodo. Il concetto di inconscio è
diventato paradigmatico nella nostra realtà linguistica, sociale ecc.
Usiamo moltissimo questo termine, e si tratta di un arbitraria proiezione su qualcosa di
conosciuto che ci permette di vederlo.
Il termine inconscio è il nome novecentesco a ciò che chiamavamo come Dio (spiritualità e
trascendenza). Ma in realtà è un qualcosa di gnoseologico, e non fenomenico. La prova del
nove ce la restituisce il libro di Storia dell’Arte. I volumi del libro sono l’arte antica, moderna e
contemporanea. I primi due volumi parlavano di Dio (didattica narrativa della religione
cristiana). Poi Dio scompare e si parla dell’uomo nello stesso modo in cui si parlava di Dio.
Poi non si parla neanche più di quello, e di che cosa allora? L’oggetto è sempre lo stesso, è
un mistero/trascendenza: inconscio. Al centro dell’attività c’è il tentativo di rendere visibile
qualcosa che non lo è, di cui si percepisce l’esistenza e che sta alla base di tutta la realtà.
Il termine inconscio è come è l’arte, non viene detto nulla di che cos’è quella cosa.
“l’interpretazione dei sogni” (1900): cercare di dire qualcosa di scientifico attraverso il sogno
è qualcosa che ha influenzato poi tutto il ‘900.
La psicanalisi ci aiuta perché fa abbondantemente uso nel suo paradigma del sapere
narrativo. Spiega le cose riconducendo i significati reali dei termini e contenuti del sapere
narrativo, facendoli diventare termini esplicativi attraverso la connotazione.
Jung in particolare, allievo di Freud svizzero, innamorato del maestro fino al momento in cui
capisce che la visione di Freud era troppo positivista. Aveva in vista un uomo che era
esattamente l’essere umano esclusivamente materiale. L’uomo è un essere multidirezionale,
secondo Jung, la cui condizione non può essere spiegata solo attraverso dinamiche
razionali. Freud indaga l’irrazionale ma il suo obiettivo è quello di portare luce nel buio. Per
Jung l’idea di illuminare positivisticamente l’ombra della coscienza non risolve problemi e
non cura davvero.
Gli analisti freudiani di soluto si aiutano molto con le medicine, mentre quelli jungiani non le
danno.
Jung diceva va bene l’inconscio, è vero che al suo interno avvengono dinamiche che poi si
ripercuotono a livello conscio. Ma ciò non riguarda il singolo, anzi riguarda il gruppo,
l’umanità, la società.
Parliamo di una dimensione universale, e introduce il concetto di inconscio collettivo. Si
rende conto che certe forme simboliche arrivano a realtà obiettive attraverso l’analisi di
realtà invece sfuggenti (contenuto del sogno).
Le catene simboliche che affiorano nei sogni individuali affiorano anche in ciò che A SUO
DIRE SI CONFIGURA COME IL SOGNO DELL’UMANITÀ (mitologia).
Il mito è il sogno dell’umanità, e il sogno è il mito dell’individuo. La mitologia è l’espressione
più diretta e positiva del sape