MEDICINA OPERATORIA
Per ogni procedura:
Indicazioni
Strumentazione
Tecnica chirurgica
La gestione post-operatoria
Le complicanze
Chirurgia : deriva dal greco e si riferisce all’utilizzo della mano. È una disciplina che si è sviluppata da
prima di Cristo. Ci fu un personaggio “Veterius” che applicò la chirurgia sui cavalli. Dopo di che la chirurgia
si è sviluppata e nel 1761 venne aperta la prima scuola di Veterinaria a Lione. Nel 1824 fu effettuato il
primo utilizzo dell’anestesia.
non nuocere!
La prima regola: Le principali complicazioni di un intervento sono di natura iatrogena.
Un chirurgo deve conoscere i fattori patogenetici e riparativi, deve conoscere le tecniche chirurgiche e
→
deve avere esperienza (training) da questi elementi deriva la competenza. È necessaria una forte
motivazione, una capacità di prendere delle decisioni rapide, la capacità di comunicare e la capacità di
lavorare in squadra ma soprattutto è necessaria la capacità di saper gestire i fallimenti!! È una disciplina
fortemente stressante. È una questione di attitudine. cito, tute e jucude
→
Un chirurgo deve essere veloce, sicuro e sereno durante l’intervento.
PARTE GENERALE
ASEPSI: assenza di batteri (area sterile)
ANTISEPSI: procedura per eliminare i batteri
DISINFEZIONE: procedura per ridurre i batteri
Circuito sporco/pulito
→ → → →
Dalla sala chirurgica zona di raccolta lavato/asciugato confezionato posto in un’area di
→
sterilizzazione infine stoccato
La sterilizzazione segue due tipi di processi:
Processi fisici:
▪ calore a secco (non frequente – 180 °C per 140 minuti ma si poteva mettere solo la
strumentazione di acciaio)
▪ calore umido (autoclave – frequente – denatura le proteine. Due cicli: 121 °C a 1.1 atm per
strumenti delicati come elettrobisturi o trapano e 134 °C a 2.1 atm)
▪ radiazioni (ionizzanti o meno)
Processi chimici
• Ossido di etilene (alchilazione dei gruppi funzionali e delle proteine e dei microrganismi, si
usa per strumenti delicati come il materiale elettronico – 55 °C per 6-12h. Normalmente
delle ditte raccolgono dalle strutture e le sterilizzano in un’altra sede per poi riportarle alla
struttura di partenza perché c’è una ridotta disponibilità di queste autoclavi)
• Acido peracetico (polvere che va diluita in acqua ad un determinato dosaggio. Si scoglie e si
attiva e, inserendo degli strumenti a bagno per 20-30 min, questi verranno sterilizzati in
maniera piuttosto soddisfacente. Si usa per il materiale termosensibile. Le tempistiche non
sono immediate. È una soluzione irritante, usare guanti e mascherine)
• Sterilizzazione a gas plasma (basse T per un tempo lungo, permettono di sterilizzare quasi
tutto ma hanno dei costi molto alti)
Antisettici:
❖ Clorexidina al 4%
- azione battericida. Ha azione sia sui gram + che gram -. Costi modesti. Usata per lo scrub
❖ Betadine
- azione antisettica ad ampio spettro anche se si è visto che è meno efficiente rispetto alla
clorexidina perché sono state accertate delle resistenze. Può dare irritazione e ipersensibilità
Disinfettanti:
Clorexidina allo 0.9-1%
- pulizia/scrub mani prima dell’intervento
Alcol - associato al betadine
Acqua ossigenata
- buona per la disinfezione
- ottima per la pulizia perché rimuove il sangue
- ma rallenta i processi riparativi
Composti quaternari dell’ammonio (non si usano più tanto)
- vanno diluiti Set chirurgico di base
➢ Teli
per il paziente 4 + 1
telo servente
➢ Garze sterili
Garze idrofile
→
Garze baritate hanno un filo con il bario che permette l’identificazione attraverso la
radiografia e sono più grandi! Si dice che sono garze laparotomiche. Il fatto che siano più grandi
riduce tantissimo la possibilità di dimenticarle
In numero variabile a seconda dell’intervento che vogliamo svolgere ma in realtà ci sono dei set
precostituiti di garze e teli.
È importante che le garze vengano contate prima dell’inizio e dopo la fine dell’intervento per
evitare di dimenticarne qualcuna nel paziente
➢ Pinze ferma teli
Bachaus (6-8) servono per bloccare il telo e per delimitare il campo
operatorio
È importante sapere dove vogliamo fare l’accesso.
Presentano due occhielli e all’estremità due uncini che hanno la funzioni di bloccarsi sulla pelle.
Fanno male e se il piano anestesiologico non è idoneo, c’è uno stimolo molto forte che causa
una reazione nell’animale.
➢ Strumenti da dissezione
Bisturi costituito da lama e porta lama. La lama è usa e getta. Il porta lama
può essere N3 o N4. L’N3 porta lame della misura di 10,11,12,15 mentre
l’N4 porta 20,21,22,23. Le lame hanno forme differenti perché hanno usi
diversi. La lama del 10, 15, 21, 23 ci permettono di fare delle incisioni
lunghe e profonde. L’11 ci permette di fare incisure puntiformi. La 12 è scarsamente utilizzata
durante gli interventi ma è utile per la rimozione dei punti.
Tre impugnature principali:
ad arco di violino (bisturi preso con il pollice, l’indice e tre
dita che fungono da supporto. Ci consente di fare
un’incisione estesa)
a penna (incisioni più corte, precise e in uno spazio
ristretto)
a penna ma con una direzione verticale (azione
puntiforme)
Forbici
- forbici Metzembuam (tessuto molle delicato; hanno un
numero limitato di tagli. Consentono di fare dissezione
anche in spazi molto piccoli)
- forbici Mayo (tessuto molle robusto come tendini e
muscoli)
- forbici da filo (anche teli o buste)
L’impugnatura delle forbici prevede che in un occhiello vada il
pollice e nell’altro l’anulare; questo consente di liberare l’indice che può essere
appoggiato nel punto di intersezione delle forbici e garantisce stabilità e il
massimo controllo sulle forbici.
Pinze a mano (sono strumenti da presa)
- Adson Brown (hanno delle estremità dritte)
- chirurgiche/anatomiche (all’estremità hanno un dente)
- durante
L’impugnatura della pinza a mano è
un’impugnatura a penna e tendenzialmente
viene effettuata con la mano non dominante
➢ Strumenti da emostasi
Pinze a cremagliera
- Klemmer (estremità non traumatica)
- Kocker (estremità traumatica)
Consentono di prendere i vasi, chiudere la cremagliera e bloccare il
sanguinamento. Possono essere di 15-18 cm; possono essere rette o
curve. - Allis (non hanno funzione emostatica ma più che altro di presa; servono per afferrare
tessuti che hanno una certa resistenza come i tendini o la parete addominale. Hanno
l’estremità traumatica. Possono essere usati anche per bloccare i tubi sui teli)
➢ Strumenti di sintesi
Portaghi
- Mayo
- Matheu (meno usato)
L’impugnatura è come quella delle forbici per il Mayo mentre per
il Matheu è a palmo.
La cremagliera è una zona seghettata che consente il serraggio in
sicurezza dello strumento. Per aprilo è necessario spingere verso il
basso con il pollice e verso l’alto con l’indice; se si tira e basta, lo strumento non si apre. Il Matheu ha una
cremagliera diversa; stringendo si chiude ma se continuiamo a spingere si sgancia e si apre.
L’approccio standard prevede che l’angolo tra il porta aghi e l’ago sia di 90 gradi.
➢ Divaricatori
Manuali
Ortostatici
- Gelpi (a cremagliera ma quando la cremagliera si
chiude, lo strumento si apre. Utile per aumentare lo
spazio quando lo spazio è limitato; si usano in
neurochirurgia.)
- Weitleneir
- Balfour (serve per aprire la cavità addominale.
Bisogna modulare la breccia di accesso)
- Toracici (usato per divaricare le coste)
➢ Strumenti da aspirazione BLOCCO OPERATORIO
È un ambiente che nell’ambito dei flussi è categorizzato con il codice rosso. Affinché funzioni è necessario
che chiunque si muova in questo ambiente rispetti delle regole ben precise. Le problematiche che devono
essere limitate sono relative alle infezioni; è importante limitare in modo significativo la carica microbica.
Team chirurgico:
Chirurgo
Anestesista
Assistenti
Tecnici
Tutte le responsabilità passano attraverso il chirurgo.
Sala chirurgica →
Sala di preparazione:
Applicazione accesso venoso
Induzione
Tricotomia
Borsa di tabacco per evitare che vi siano deiezioni e quindi
contaminazioni
Preparazione delle estremità
Preparazione dell’operato:
→
Tosatura molto importante, può indurre dei traumatismi sulla cute e quindi fonte di
contaminazione. Se la cute è già lesionata potremmo tendenzialmente essere noi ad aumentare il
rischio di contaminazione. Anche la testina sporca perché è stata usata su un altro paziente in
precedenza può essere fonte di contaminazione. La tosatura deve essere abbondante.
→
Viene posizionato in decubito viene scelta a seconda del tipo di intervento da effettuare
Viene effettuata l’anestesia e viene attaccato ai gas
→
Scrub con i guanti (20-30 garze imbevute di clorexidina al 4%) DIREZIONE CENTRIFUGA
(lineare/circolare), l’obiettivo è portare lo sporco dal centro verso la periferia; si può fare o
attraverso la pulizia a raggiera o in modo circolare
Abbigliamento
Dedicato alla sala operatoria
Casacca e pantaloni
→
Scarpe dedicate scarpe di gomma che ogni tanto possono essere
messe in autoclave
Coprire i capelli
Mascherina
Lavaggio delle mani
Bisogna effettuare una disinfezione usando degli antisettici come la Clorexidina
all’1%. Si fa sotto l’acqua corrente. È possibile utilizzare delle spugne apposite che
hanno la funzione di rimuovere lo sporco da sotto le unghie. La mano deve essere
rivolta verso l’alto e il gomito verso il basso, quindi è necessario un rubinetto alto.
L’acqua solitamente si apre con un comando a pedale. Il sapone viene erogato da
degli appositi sistemi che si premono attraverso il gomito.
clorexidina
La altera la permeabilità di membrana, agisce sui gram +, sui gram -, sulle spore
e sui miceti. Ha un ridottissimo potere irritante sulla cute.
Il lavaggio delle mani deve essere effettuato 2-3 volte. Il sapone deve coprire le mani e
l’avambraccio, deve arrivare al gomito.
Il tempo minimo è di 5 minuti.
Vestizione dell’operatore
Deve indossare un camice sterile. È importante che questo passaggio sia fatto con calma e con dello spazio
a disposizione. Il camice è piegato in modo tale da consentire facilmente al chirurgo di inserire le braccia. È
importante che le mani non vengano portate all’esterno del camice, devono restare coperte dalla polsiera.
Un aiutante chiude posteriormente il camice.
Per indossare i guanti, bisogna afferrare la polsiera del guanto e ribaltarla sul polso della mano opposta.
Con la dominante bisogna aprire l’asola, infilare la mano e calzare il guanto. Successivamente si afferra
l’estremità ribaltata e la si porta verso l’avambraccio. Lo stesso si fa per l’altra mano.
Infine, il chirurgo stesso si chiude da sé il camice a livello della vita.
Preparazione del servente
Il tavolo servente deve essere disinfettato e pulito prima della chirurgia. Il primo passaggio consiste nel
ricevere i teli che devono coprire il tavolo servente. C’è un primo telo, all’interno del quale ci sono delle
garze laparotomiche (ricordare di contarle prima e dopo!!!!) e altri 4 +1 teli.
Le buste sono sigillate da un lato. Per aprirla è opportuno avere le nocche una contro l’altra per evitare che
la busta si stralci.
Dopo di che si distribuiscono bene gli strumenti sopra il tavolo.
Applicazione teli
Normalmente si inizia apricando il telo craniale sull’animale. È importante che ci sia uno spazio tra
l’operatore e il cane che non devono toccarsi. Poi si mettono i teli laterali e infine quello caudale. Il tutto
viene fissato con le Bachaus nell’angolo formato dai teli, pinzando anche la cute.
Inoltre, c’è un ultimo telo più grande che si mette su tutto il campo.
Per gli interventi di ortopedia, il telo viene piegato in avanti e viene messo sull’arto che non va operato.
L’arto interessato viene tenuto sollevato e l’estremità della mano o del piede viene coperta con del vetrap.
Poi si prende un altro telo e lo si piega e lo si applica intorno all’arto, si continua con un altro telo finche
l’arto non si completamente circondato.
Per l’applicazione del vetrap all’estremità dell’arto, bisogna far attenzione perché il vetrap è sterile e noi
dobbiamo coprire una zona non sterile per cui è necessario non toccare con le mani la zona che vogliamo
coprire con il vetrap. Attenzione massima quando si gira intorno all’arto. È necessario un aiuto che tagli
l’estremità appesa e infine il chirurgo può ultimare la copertura sempre con il vetrap.
Infine, c’è la possibilità di applicare un ulteriore telo, andando a esteriorizzare l’arto. L’arto deve essere
tutto tricotomizzato e disinfettato perché tutto l’arto rientra nel campo operatorio.
Comportamento in sala anatomica
• Ridurre al minimo il movimento
• Indumenti chiusi
• Parlare poco
• Entrano solo le persone necessarie
• Non sventolare camici o oggetti
• Non tenere le finestre aperte
• Non bisogna sedersi per terra
In conclusione, tutto ciò è logico ma prevede un training perché non sono atteggiamenti consueti e quindi
è necessaria una pratica. DIERESI
Atto chirurgico che prevede la separazione dei tessuti.
Può essere:
Superficiale o Profonda o Cavitaria
Temporanea o Permanente
Si può fare in due modi:
Incisione con:
Bisturi
Lama
Dissezione smussa per approfondire l’accesso, si fa per separare i tessuti e, essendo smussa,
riduce il traumatismo indotto dal bisturi sui tessuti
Si può fare sia con le forbici che con le dita (riducono i traumatismi)
EXERESI
Procedura di rimozione di un pezzo di tessuto.
Si esegue dapprima una dieresi e poi si rimuove in modo totale o parziale un pezzo di tessuto.
Ogni volta che si fanno queste cose, si inducono delle ferite di continuo (vascolarizzate e con margini netti).
Ci sarà sicuramente un sanguinamento che deve essere controllato. Il sanguinamento a livello periferico
non è preoccupante ma ciò non toglie che debba essere gestito. Se non trattate bene possono
rappresentare una via di accesso per i batteri. Inoltre, il sangue ci ostacola il lavoro, ci fa sprecare garze e
tempo.
L’emostasi è un’interruzione del flusso sanguigno, può essere temporanea o definitiva .
Tutti i vasi, ad eccezione dell’aorta, si possono chiudere. Si instaura un circolo collaterale che permette
comunque a quella zona di essere irrorata.
I vasi tendono fisiologicamente ad andare in contro a emostasi e quando c’è un’attivazione della cascata
della coagulazione, quel vaso tende a obliterarsi.
A seconda della zona, le tempistiche sono diverse.
Normalmente i vasi periferici e quelli fino a un certo calibri possono essere controllati dalla cascata
fisiologica mentre altri continuano ad avere attività emorragica sui quali bisogna intervenire
chirurgicamente.
Esistono 3 tipi di emostasi:
Emostasi meccanica
→la più utilizzata. Il vaso va compresso; si può fare una compressione
esterna con un laccio, una corda o comunque con qualcosa che comprime il vaso, riducendo il
sanguinamento fino a che quel vaso si obliteri. Durante un intervento chirurgico si usano le garze.
Normalmente questo non ci consente di individuare il vaso che effettivamente sta sanguinamento.
La semplice compressione è utile per ridurre l’emorragia a livello periferico e dei vasi cutanei di
piccolo calibro. Quando si fa la compressione almeno una mano è occupata, per ovviare a ciò
esistono delle pinze emostatiche che bloccano l’emorragia dopo che è stata evidenziata la sede di
sanguinamento. Quelle pinze determinano uno schiacciamento del vaso. Quando si rimuovono le
pinze, si deve fare una legatura per determinare la chiusura permanete di quel vaso. Esistono anche
delle clip metalliche per la chiusura dei vasi in punti scomodi dove è difficile fare la legatura.
Emostasi termica
con elettrobisturi che può essere
monopolare o bipolare. Per il monopolare è necessaria una piastra
sotto al paziente che crei un circuito e determini calore sul corpo
del paziente. L’elettrobisturi bipolare non ha bisogno della piastra.
Non sono sempre efficaci, dipende dal diametro del vaso che va obliterato. Esistono anche degli
strumenti che chiudono vasi di dimensioni maggiori ma non vengono usati normalmente nelle
procedure standard.
Emostasi chimica
→ nel momento in cui c’è un
sanguinamento diffuso che è difficile da identificare. Le
matrici sono solide (cubetti, garze o gel). Non è in grado di
gestire un sanguinamento importante. Sono estratti di
origine alimentare (suini) che hanno delle sostanze ad azione emostatica che aiutano a controllare il
sanguinamento, da soli non sono sufficienti ma sono necessari anche interventi di compressione.
Quando facciamo un accesso, le garze non vanno strofinate sul vaso ma bisogna fare dei piccoli
tamponamenti altrimenti rimuoviamo il sangue ma subito dopo torna.
Ci sarebbe una tecnica che si chia
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