05/03/2024
Si occupa di un tratto più breve, include l’800 e 900 e un po’ sul primo quarto di secolo. Ma tratta molto di più il 900
in particolare la seconda metà del 900.
Le opere letterarie sono agite da personaggi, l’empatia sollecita le opere letterarie attraverso le atmosfere e i luoghi
ma soprattutto attraverso le storie in cui sono presenti i personaggi. Quindi i personaggi sono delle proiezioni degli
individui che leggono le opere.
Figura retorica dell'antonomasia: esempio di Manzoni "Perpetua" nome di un personaggio che diventa il nome
comune per indicare una donna che sta al servizio; "Cicerone", "Mecenate", "Don Giovanni" incarna un tipo
umano in cui molti si possono riconoscere universalmente, "Don Chisciotte" è il nome del romanzo che poi tra
l’altro fonda proprio il genere del romanzo. È una figura retorica che codifica uno specifico evento e quando le
opere vanno a battezzare (attraverso i loro personaggi) dei destini, un modo di stare al mondo e quindi diventano
universali, ogni uomo e donna si può identificare in questi modelli
LETTERATURA E NATURA
Testi letterari che mettono in primo piano l’albero/pianta:
Esempi: La ginestra di Leopardi; I Limoni di Montale; Il cipresso di Carducci (alberi che
parlano, è un grande capitolo dei fiori e particolare.); Il gelsomino notturno di Pascoli (poesie
in cui si prende il fuori per insinuare nel testo anche delle sfumature erotiche); Pioggia nel pineto di D’annunzio;
esempio focus "La digitale purpurea" di Pascoli, fiori e alberi che parlano fanno parte di un ambito particolare e
molto interessante, si usano per far emergere delle sfumature anche erotiche (eros e thanatos). Idea della
natura/dei fiori come un qualcosa di delicato, puro, colorato, innocente, idea idillica della natura. Si ha un'idea
idilliaca.
ALDO PALAZZESCHI (Firenze 1885-Roma 1974)
Aldo Palazzeschi è un gran provocatore sul piano dei significati, provoca, fa il verso a D'Annunzio; è stato un poeta
e prosatore del '900. Esordio come futurista, uno dei pochi a distaccarsi dall'interventismo di Marinetti. Forma
rivista nella seconda metà del '900.
I fiori, da L’incendiario (1913)
Questa poesia viene pubblicata in una rivista e poi la inserisce nella seconda edizione della raccolta di poesie.
Non so perché quella sera ... chi sa...
fossero i troppi profumi del banchetto... O la sconcezza era in me...
irrequietezza della primavera... o c’era un ultimo avanzo della purità.
un’indefinita pesantezza M’era, chi sa perché,
mi gravava sul petto, sembrata quella sera
un vuoto infinito mi sentivo nel cuore... terribilmente pesa
ero stanco, avvilito, di malumore. la gamba che la buona vicina di destra
Non so perché, io non avea mangiato, teneva sulla mia
e pure sentendomi sazio come un re, fino dalla minestra.
digiuno ero come un mendico E in fondo...
chi sa perché? non era che una vecchia usanza,
Non avevo preso parte vecchia quanto il mondo.
alle allegre risate, La vicina di sinistra,
ai parlar consueti chi sa perché,
degli amici gai o lieti, non mi aveva assestato che un colpetto
tutto m’era sembrato sconcio, alla fine del pranzo, al caffè;
tutto m’era parso osceno, e ficcatomi in bocca mezzo confetto
non per un senso vano di moralità, s’era voltata in là,
che in me non c’ è, quasi volendo dire:
e nessuno si era curato di me, 1
"ah! ci sei anche te". Fo cenno a quel gruppo di bocciuoli
che son sulla spalliera,
ma non ne vale la pena.
Quando tutti si furono alzati, Magri affari stasera,
e si furono sparpagliati questi bravi figliuoli
negli angoli, pei vani delle finestre, non sono in vena.
sui divani – Ma tu chi sei? Che fai?
di qualche romito salottino, – Bella, sono una rosa,
io, non visto, scivolai nel giardino non m’hai ancora veduta?
per prendere un po’ d' aria. Sono una rosa e faccio la prostituta.
E subito mi parve d’essere liberato, – Te?
la freschezza dell’aria – Io, sì, che male c’è?
irruppe nel mio petto – Una rosa!
risolutamente, – Una rosa, perché?
e il mio petto si sentì sollevato All’angolo del viale
dalla vaga e ignota pena aspetto per guadagnarmi il pane,
dopo i molti profumi della cena. fo qualcosa di male?
Bella sera luminosa! – Oh!
Fresca, di primavera. – Che diavolo ti piglia?
Pura e serena. Credi che sien migliori,
Milioni di stelle i fiori,
sembravano sorridere amorose in seno alla famiglia?
dal firmamento Voltati, dietro a te,
quasi un’immane cupola d’argento. lo vedi quel cespuglio
Come mi sentivo contento! di quattro personcine,
Ampie, robuste piante due grandi e due bambine?
dall’ombre generose, Due rose e due bocciuoli?
sotto voi passeggiare, Sono il padre, la madre, coi figlioli.
sotto la vostra sana protezione Se la intendono... e bene,
obliare, tra fratello e sorella,
ritrovare i nostri pensieri più cari, il padre se la fa colla figliola,
sognare casti ideali, la madre col figliolo...
sperare, sperare, Che cara famigliola!
dimenticare tutti i mali del mondo, È ancor miglior partito
degli uomini, farsi pagar l’amore
peccati e debolezze, miserie, viltà, a ore,
tutte le nefandezze; che farsi maltrattare
tra voi fiori sorridere, da un porco di marito.
tra i vostri profumi soavi, Quell’oca dell’ortensia,
angelica carezza di frescura, senza nessun costrutto,
esseri puri della natura. sì fa finir tutto
Oh! com’è bello da quel coglione
sentirsi libero cittadino del girasole.
solo, Vedi quei due garofani
nel cuore di un giardino. al canto della strada?
– Zz... Zz Come sono eleganti!
– Che c’è? Campano alle spalle delle loro amanti
– Zz... Zz... che fanno la puttana
– Chi è? come me.
M’avvicinai donde veniva il segnale, – Oh! Oh!
all’angolo del viale – Oh! ciel che casi strani,
una rosa voluminosa due garofani ruffiani.
si spampanava sulle spalle E lo vedi quel giglio,
in maniera scandalosa il décolleté. lì, al ceppo di quel tiglio?
– Non dico mica a te. Che arietta ingenua e casta! 2
Ah! Ah! Lo vedi? È un pederasta. poi... all’ombra dell’erbetta,
– No! No! Non più! Basta vedessi cosa mostra al ciclamino...
– Mio caro, e ci posso far qualcosa povero lilli,
io, è la più gran vergogna
se il giglio è pederasta, corrompere un bambino!
se puttana è la rosa? – misero pasto delle passioni.
– Anche voi! Levai la testa al cielo
– Che maraviglia! per trovare un respiro,
Lesbica è la vainiglia. mi sembrò dalle stelle pungermi
E il narciso, quello specchio di candore, malefici bisbigli,
si masturba quando è in petto alle signore. e il firmamento mi cadesse addosso
– Anche voi! come coltre di spilli.
Candidi, azzurri, rosei, Prono mi gettai sulla terra
vellutati, profumati fiori... bussando con tutto il corpo affranto:
– E la violaciocca... – Basta! Basta!
fa certi lavoretti con la bocca... Ho paura!
– Nell' ora sì fugace che v’è data... Dio,
– E la modestissima violetta, abbi pietà dell'ultimo tuo figlio, aprimi un
beghina d’ogni fiore? nascondiglio
fa lunghe processioni di devozione fuori della natura!
al Signore,
• ANALISI:
Parodia su più piani: vi è una presa in giro dell’idea di natura come pura e idilliaca, mina un'idea che ci si passa in
generazione in generazione in modo acritico. Il testo letterario scombina le idee ricevute e le ribalta, non bisogna
accontentarsi delle idee ricevute.
Palazzeschi lo fa in modo ingente→ usa termini diretti, in un testo poetico formalmente ineccepibile, con versi di
varie misure, qualche rima. La prima democratizzazione del lessico l'ha fatta Leopardi, ma quella più esplosiva l'ha
fatta Pascoli, ovvero, l’apertura del lessico. C'è un'operazione del lessico disinibita in questa poesia.
C’è un’idea di provocazione: denuncia dell’ipocrisia, la rosa è il fiore della donna e Mariano in tutte le celebrazioni
cattoliche vi è un rovesciamento delle celebrazioni religiose, che vengono veicolati dal linguaggio floreale. C'è una
voluta intenzione provocatoria verso la società perbenista ma anche nella religione cattolica. Si va al di là del
pregiudizio e si presentano come situazioni comuni, c’è di mezzo l'eros, i fiori sono gli elementi fondamentali degli
organi riproduttivi.
• DEMISTIFICAZIONE:
Punti programmatici fondamentali dei grandi intellettuali, usare la letteratura per quello che è uno dei suoi compiti
→
principali tutte le possibili vite che avremo potuto scegliere, o magari perché quella vita è stata lontana dalla
nostra o molto simile; e il compito fondamentale è quello di farci acquisire una capacità critica.
riflettere costantemente. Trovarsi di fronte a scrittori che spiazzano, che ci destabilizzano, vuol dire che in questi testi
possiamo trovare degli elementi e sputi più interessanti per farci ragionare e far in modo di non ricevere
passivamente le idee che ci vengono date.
Antologia: Viene dalla parola fiore in greco (antos), raccoglie i fuori della letteratura Lezione 08/03/2024
• HANS MAGNUS ENZESBERGER (1929-2022)
Era tedesco, è stato uno degli intellettuali a livello internazionale più importante. Famoso per il libro “Mago dei
numeri” libro per bambini. È uscita nel 1972-73 in Italia su una rivista che ha fatto la storia di una fetta della nostra
produzione letteraria, la rivista “Quaderni piacentini” nata in casa da Piergiorgio Bellocchi. Decennio di forti
provocazioni. In letteratura si può e si dice tutto, si parla e si scrive di tutto anche in versi (non solo nei romanzi).
→
Poesia senza titolo “La Merda”. Testo provocatorio, pubblicata su una rivista di oppositori. Grande questione
LA MERDA
Sempre ne sento parlare
come se avesse colpa di tutto.
Ma guardate come mite e modesta 3
ella si asside tra noi!
Perché insozziamo
il suo buon nome
e lo appiccichiamo
al presidente Usa
alla polizia, alla guerra,
e al capitalismo?
Com’è peritura,
e come è duraturo
ciò che chiamiamo col suo nome!
Lei, arrendevole,
ci viene sulla punta della lingua
per designare gli sfruttatori.
Lei che abbiamo espressa,
dovrebbe ora esprimere
anche il nostro furore?
Non ci ha forse recato sollievo?
Di morbida consistenza
e particolarmente non violenta
fra tutte le opere umane
ella è forse la più pacifica.
Ma che male ci ha fatto?
È stato una figura rilevantissimo fondatore del gruppo “47”, ha vissuto molto in Italia, intellettuali di punti. Ha scritto
→
un libro sull’Europa “A l’Europa”
• SINONIMI VOCABOLARIO “LA MERDA”
La parola merda è uno dei termini con un’ampia gamma di sinonimi
• Stronzo
• Feci
• Escrementi
• → →
Letame nasce da un l’etimo, laetus felice.
• Cagata
• Guano
• Popò
• Cacca
Indicano più o meno la stessa espressione ma differiscono: nel contesto, dalla circostanza, in stilistica parleremmo di
registri stilistici e se uso un termine non appropriato al registro stilistico non funziona (es: cacca, popò). Ogni
→
sinonimo corrisponde ad un registro stilistico io che sto parlando scelgo il registro in base al destinatario, devo
tenere conto chi ho davanti, dobbiamo stare attenti a quando parliamo e scriviamo.
• MARC SCHAGAL:
Titolo quadro: Al di sopra del paese. È famoso perché fa volare tutti, anche animali. Di origine ebraica ma
naturalizzato francese. È presente un dettaglio molto importante: c’è uno che fa la cacca. 4
C’è uno che fa la cacca
• INTRODUZIONE ALLA LEZIONE AMERICANA “L’ESATTEZZA”
(Da lunedì entriamo nella materia, Calvino ESATTEZZA da leggere per lunedì)
Di che di lingua parla e di questione espressiva parla
Lui le chiama dei valori da consegnare al prossimo millennio e uno di questi è l’esattezza nel campo
dell’espressione. L’esattezza
• ANTICIPIAMO LA LEZIONE AMERICANA SULL’ESATTEZZA
La prof ci presenta un altro testo che era presente nella “La collana bianca degli Einaudi “
L’autrice: Patrizia Valduga
Nella quarta di copertina, come sempre, ce un passo di solito scritto dalla redazione o dall’autore medesimo, e
sono eccezionali, che esercizio è scrivere una quarta di copertina? Bisogna sollecitare la curiosità dire qualcosa di
quel libro, ma non troppo, dirlo in maniera e in una forma espressiva semplice, chiara e accattivante, serve ad
attrarre il lettore e far vendere il libro e infine ci sono alcuni dati biografici, soprattutto i titoli di opere precedenti o
gli esordi. Nella prima antologia, in fondo a questo volume troviamo questo testo, che prima viene pubblicato da
solo poi viene messo in questa antologia.
• IL LIBRO:
Questa Prima antologia riunisce due tra le raccolte più significative di Patrizia Valduga, “Donna di dolori (1991)” e
“Corsia degli incurabili (1996)”, in cui si aggiunge l’inedito Carteggio composto insieme a un misterioso «poeta
incognito». In “Donna di dolori” la mente ancora lucida e consapevole di una donna morta rievoca momenti e
motivazioni della propria esistenza. Il flusso ribollente e convulso dei suoi pensieri, ineluttabilmente scandito in
endecasillabi a rima baciata, trascorre da toni di accorata confessione all’invettiva, giovandosi di un sapiente
amalgama di colloquialismo spinto e raffinatezze letterarie. Anche Corsia degli incurabili dipana la voce
monologante di un unico personaggio, collocandosi a metà fra poesia e teatro.
A parlare nel metro del serventese classico, più complesso e più discorsivo dei distici a rima baciata, è in questo
caso uno dei cosiddetti malati «terminali», un «soldato del dolore» confinato in un reparto ospedaliero. E ancora
una volta la prossimità con una condizione tanto estrema quanto comune si risolve in un linguaggio poetico che
costituisce il solo esorcismo per le problematiche che fronteggia.
Di tono più aereo e metricamente più variate sono le cortesi, ironiche galanterie di Carteggio. Qui la scrittura
dell’autrice si alterna a quella di un riservato estimatore, in un canto e controcanto che è al contempo gioco di
amorose schermaglie ed elevatissimo cimento formale. Una ulteriore, felice conferma dell’intensità e del rigore
che contraddistinguono, da sempre, la poesia di Patrizia Valduga.
• GLI INCURABILI
Testo particolare che può essere utilizzato in ambito teatrale, è un monologo, venne messo in scena anche. Testo
di grande valore, ci troviamo davanti a quello che può definirsi POESIA CIVILE, ovvero con un tema civile. Ci
troviamo in una corsia di ospedale, lei affetta da una malattia.
La poesia si è liberata dagli schemi chiusi nel secondo novecento (tipo terzina o sonetti…) la poesia italiana si è
liberata da questi schemi che sono durati per tutto l 800 e la prima arte del 900, è una poesia che va verso la
prosa, si è sciopera da quei vincoli formali molto forti.
Lei torna indietro e scrive in rime chiuse, in versi chiusi vediamo le terzine di endecasillabe tranne il DISTICO
FINALE, perché è la terzina dantesca, dante chiude i canti con il verso gelato che fa rima con il verso centrale
dell’ultima terzina, verso incatenato per chiuderlo, lei lo fa con il distico, il verso isolato, in rima baciata, tutta la
parola rimandata. Recupera il metro di dante.
• POESIA COMMEDIA DANTESCA:
Ci sono canti MOLTO civili, molto CIVILMENTE IMPEGNATI soprattutto i sesti canti (inferno: Firenze, purgatorio:
Italia, paradiso: impero) dante POETA CIVILE, soprattutto il sesto canto del purgatorio, canti a vocazione politica, di
impegni o politico. Anche in questo caso abbiamo un componimento di chiara matrice polemica nei confronti di
varie istituzioni.
• TESTO:
Sai che mi…signori sani...
Citazione da dante al purgatorio: italiani imparate l’italiano
Denuncia che non riguarda solo il cittadino comune, quello nel testo è il linguaggio dei media delle televisioni, 5
dovrebbero diffondere una lingua corretta che tutti o usano, ti scappano certe espressioni
(Prof: non usare il verbo approcciare, che è in voga ma no)
C’è un errore, un uso improprio: lunedì Lezione 11/03/2024
→
CORSIA DEGLI INCURABILI: l’errore “piuttosto che” espressione che (usiamo come intercalare ogni due per tre)
è usato in modo errato spessissimo.
→
Piuttosto che: uso corretto entra in tutte le frasi che indicano una preferenza, si dovrebbe usare davanti alle
avversative comparative es: preferisco andare a piedi piuttosto che in auto.
• ITALO CALVINO: →
“Lezioni Americane”: L’esattezza lezioni tenute da Calvino in una scuola Americana (1885)
Valori da consegnare alle generazioni in ambito letterario.
• STRUTTURA PORTANTE DELL’INTERPRETAZIONE:
L’esattezza uno dei valori importanti di Calvino, memo del prossimo millennio
La prima mossa di Calvino è quella di parlarci di una “piuma” simbologia della civiltà Egizia. L’immagine della
piuma indica la Dea Maat: è importante cominciare con questa immagine perché lo mette in relazione. La prima
mossa è in contraddizione con la seconda.
Precisione: identificazione esattezza per gli antichi egizi, un testo dedicato alla precisione da come val
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