Letteratura ispano-americana e traduzione
Ispano-America = America di lingua ispanica. Questo termine si riferisce quindi a un'identità linguistica. Non si parla solo di spagnolo però: esistono infatti più di 100 lingue locali. Il termine ispano-America, infatti, non copre tutto il nostro oggetto di studio (realtà africane, indigene, cinesi).
Si tratta di un nome parziale, il quale rispecchia la visione parziale che il paese ha sofferto. Il nome diventa così uno strumento di dominazione. Al paese sono stati attribuiti molti nomi fino al 20o secolo (da parte dell'Europa), successivamente però si è assistito a un’inversione di tendenza, poiché l'America ispanica inizia a imporre i suoi volti.
Il nome non ci dice solo qualcosa dell’oggetto ma anche di chi lo pronuncia; in particolare di come cambia la sensibilità dell’Europa rispetto all’America del sud nel corso del tempo. Vi è quindi una limitazione/un problema di linguaggio: questo cerca di esprimere la realtà ma non sempre ci riesce. L'America del sud conta 19 stati e 14 milioni di abitanti.
L'Europa ha proiettato in America del sud molti nomi e molti miti; tra questi ultimi quello della fonte dell’eterna giovinezza, El Dorado e le Amazzoni. Si tratta di tutte quelle cose che non potevano realizzarsi in Europa (simbolo di speranza). Insieme ai miti arrivarono anche i diversi nomi, importati e imposti dai più forti. L'America del sud porta però i propri nomi: rivoluzionari, artistici e culturali.
Storia (condivisa) dell’America del sud
Scoperta - Conquista (1942-1535)
Periodo terminato con la presa della città di Kuzco, la capitale dell’impero Incas, da parte di Francisco Pizarro. Durante questo periodo vi fu anche la presa di Tenochtitlan, la capitale Azteca, da parte di Hernán Cortés.
A seguito di tutto ciò vi fu la sottomissione indigena, ma non lo sterminio. Ciò non toglie che vi furono numerose rivolte contro i colonizzatori. Il termine “scoperta” decade di rilevanza dal 1992, cioè il 5o centenario dell’arrivo di Cristoforo Colombo. A quel punto si svilupparono dei movimenti di rivalutazione storica, al termine dei quali venne coniato il termine “incontro”.
Si tratta infatti di un termine eurocentrico: l’America del sud è sempre esistita ma l’Europa non lo sapeva. In questo periodo l’America del Sud veniva chiamata:
- Indias (si rifà all’obbiettivo, non riuscito, di Cristoforo Colombo)
- Nuevo Mundo (il mondo incontrato è sempre esistito ma è nuovo per l’Europa)
Il termine Nuovo Mondo venne coniato da Amerigo Vespucci dopo i suoi 4 viaggi nel continente, quando si rese conto che non si trattava delle Indie. Per questo scrisse il suo trattato “Mundus Novus”.
La prima reazione al diverso è quindi quella di proiettare idee e immagini della propria reminiscenza mitica. I conquistatori cercarono quindi di assimilare la diversità (processo chiamato “encubrimiento”). In un trattato di fine 1600 la foresta amazzonica venne descritta come la potenziale sede del paradiso terrestre.
I conquistatori spagnoli provenivano da una società con una mentalità tipicamente medievale e per questo dicotomica (bene o male, niente nel mezzo). Per questo gli abitanti autoctoni venivano classificati o come buoni selvaggi o come cannibali. La definizione di cannibali gli fu attribuita a seguito della pratica dei sacrifici umani.
In America centrale prevaleva l’impero dei Toltecas, un popolo che si prodigava per portare la cultura anche alle popolazioni vicine. Il dio che veneravano aveva proibito la pratica dei sacrifici umani poiché amava molto il suo popolo (approvava solo il sacrificio di animali).
Il loro dio era Ketzalcoatl, un serpente alato, simbolo delle pulsioni dell’uomo verso il cielo; egli si sacrificò promettendo però di ritornare. Quando i conquistatori arrivarono in Sud America, con cavalli e armature, gli indigeni li scambiarono per il dio e quindi li accolsero pacificamente.
È quindi chiaro come anche gli indigeni proiettarono nell’altro le loro conoscenze, e non solo il contrario. Questa popolazione fu conquistata dagli Aztecas, un popolo bellicoso il quale impose i sacrifici umani; questo perché erano convinti che il sangue dei sacrificati avrebbe aiutato il dio sole, da loro venerato, nella lotta contro le tenebre al tramonto (perdeva sangue nella battaglia e per questo il cielo si tingeva di rosso) in modo che potesse sorgere nuovamente il giorno successivo.
Questo era per loro una questione di vita o di morte e per questo i sacrifici umani non possono essere considerati o buoni o cattivi, cosa che però fecero i conquistatori. Questi infatti condannarono i sacrifici umani e chiunque li praticasse.
Il genere letterario più utilizzato in questo periodo è la cronaca, all’epoca questo genere era considerato il più oggettivo poiché si trattava di una scrittura storiografica. Ai giorni nostri invece sono a metà fra oggettività e finzione (molto spesso i cronisti non avevano mai messo piede in Sud America).
La tradizione letteraria del Sud America, prima dell’arrivo degli spagnoli, era orale. La tradizione letteraria Ispanoamericana inizia come traduzione culturale, la quale avveniva con categorie proprie, così da rendere il tutto comprensibile al resto dell’Europa. Si parla quindi di un gesto di fondazione: i conquistatori scrivevano cronache per sancire l’incontro con un territorio nuovo e per creare la storia di suddetto territorio.
Il concetto di traduzione culturale è però anche sinonimo di riduzione: la varietà sudamericana non si poteva raccontare con le parole a disposizione degli spagnoli. L'America del sud è stata quindi coniata a partire dalle cronache, dalla traduzione culturale; ma proprio a causa della “riduzione” si parla di invenzione. (trattato “la invención de America”)
Colonia e "virreinatos" (1535-1810)
La data di fine di questo periodo è convenzionale e coincide con la Rivoluzione di Maggio, la quale diede il via a movimenti rivoluzionari che mirano alla stabilità politica del Sud America. Si tratta di un periodo di relativa stabilità politica.
In questo periodo all’America del Sud venivano attribuiti i seguenti nomi:
- Pueblo joven - Si rifà al fatto che il territorio è nuovo e quindi il popolo è “giovane”; questo è però simbolo di immaturità storica, dal punto di vista degli Europei. Non vi è quindi una contemplazione della storia autoctona precedente all’arrivo degli spagnoli. Questo termine è però anche sinonimo di possibilità, potenziale e speranza, poiché è in contrasto con l’Europa, il cosiddetto “vecchio continente”, nel quale non c’è più nulla da scoprire.
- Pueblo enfermo - Secondo gli europei la malattia del Sud America era la natura, la quale si configura come il primo grande altro per l’Europa. Questa era impossibile da contenere, addomesticare; era selvaggia e scomoda.
Hegel nelle sue lezioni di filosofia della storia, fra il 1823 e il 1827, si soffermò sulla storia Sudamericana, da lui considerata minore rispetto a quella europea, poiché non era in grado di evolversi, visto il rapporto troppo stretto che l’indigeno aveva con la natura (poche limitazioni tra i due). Il secondo grande altro per gli europei erano gli Indios, nome poi sostituito con indigeni.
Durante questo periodo l’America del Sud era divisa in Virreinatos:
- V. de nueva Espana (comprendeva la capitaneria generale di Cuba)
- V. de nueva Granada
- V. de Perú
- V. de Rio de la Plata
Nel 1770 Carlo III di Borbone impone lo spagnolo (castillano) come lingua ufficiale, abolendo l’uso delle lingue indigene. Queste però sopravvissero clandestinamente, creando una resistenza culturale. Teoricamente il processo si sarebbe dovuto dividere in deculturazione, cioè l’eliminazione della cultura autoctona, e acculturazione, cioè la privazione totale di essa, così da poter inculcare quella dei conquistatori. In realtà vi fu un processo di transculturazione, cioè una reciproca influenza culturale fra conquistatore e conquistato (es. cultura cubana).
Guerre d'indipendenza (1810-1824)
Questo periodo si conclude con la battaglia di Ayacucho, la quale sancì l’indipendenza della parte continentale dell’Ispano-America (le isole rimasero colonie fino al 1898, con la battaglia Ispano Americana; ciò avvenne grazie all’aiuto degli Stati Uniti, i quali però avevano obbiettivi precisi, sia in campo economico che in quello politico, contro le potenze comuniste).
A seguito dell’indipendenza però sorsero numerosi problemi, tra cui le diverse lotte interne a ciascun stato per la definizione dei confini. In Argentina si scontrarono unitari e federalisti, i quali continuarono gli scontri fino alla fine del 19o secolo. In altri stati vi erano addirittura dei monarchici, i quali combattevano per ripristinare la monarchia, come ad esempio in Messico, dove ci riuscirono.
Le radici del continente
- Indoamérica (cultura, società autoctona del territorio)
- Afroamérica (radice africana, molto presente tra il 16o e il 19o secolo a causa della schiavitù)
- Latinoamérica (abitanti di origine latina)
- Ispanoamérica (riferimento puramente linguistico)
Il problema di tutti questi termini è l'eccessiva generalità. INDO e AFRO, come termini, annullano delle differenze culturali importanti appartenenti al gruppo stesso (es. Più radici autoctone o africane molto diverse fra loro). Vi è quindi un tentativo di nominare e precisare qualcosa che però sfugge. Dare un nome a qualcosa significa quindi possederla.
Nestor Canclini pubblica “Latinoamericanos buscando lugar en este siglo”, un testo in cui cerca di spiegare chi sono i latino-americani e da dove provengono. Egli arriva alla conclusione che il concetto di latino-america è problematico.
Le riflessioni principali contenute in questo testo sono due:
- Flussi migratori (da Europa, Asia e Medio Oriente), grazie ai quali il concetto di latino-america diventa più vario
- Emigrazione (verso Spagna, Stati Uniti e altri); tenendo anche conto dei “chicanos” cioè persone messicane nate o trasferitesi negli Stati Uniti. (modo di intendere l’america-latina al di fuori dei confini nazionali)
Attraverso queste due riflessioni l’autore arriva alla conclusione che l’america latina non è completa in america latina, vale a dire che l’identità latino-americana nel tempo è uscita dai confini territoriali. È importante sottolineare anche il ruolo degli Stati Uniti, i quali ebbero un ruolo chiave nella formazione del capitale simbolico riguardo ciò che è o non è latino-americano.
Difatti dopo aver raggiunto l’indipendenza, l’america latina si trova a dipendere nuovamente da qualcuno: gli Stati Uniti. Inizialmente l’influenza era economica (es. Guatemala: instaurazione di multinazionale americana di commercio di frutta; Banana Chiquita), la quale portava di conseguenza uno sfruttamento della manodopera indigena locale. La presenza degli Stati Uniti nell’economia sudamericana influì anche sull’immagine che la popolazione aveva di sé.
Successivamente vi sarà anche un’influenza politica, poiché gli Stati Uniti, oltre a voler costruire una colonia economica nel continente, temevano l’instaurazione del comunismo; per questo i paesi dell’America latina dovevano essere educati, in modo da poter mantenere un’egemonia politica di destra (nettamente in contrasto con il comunismo tipicamente di sinistra). La paura era di un possibile accordo con l’altra potenza comunista, l’Unione Sovietica.
20o secolo (specificità)
Si verifica un cambio di direzione, durante il quale l’America latina inizia ad imporsi e a imporre i suoi volti nel mondo.
- Rivoluzioni - Per ribaltare i governi dittatoriali che fino a quel momento avevano dominato il continente; si tratta di un processo interno agli stati, al contrario di ciò che erano state le guerre d’indipendenza.
- Dittature - Molto importanti quelle degli anni 70 (ultime).
- Indipendenza letteraria (o meglio artistica in senso lato) - Vi è uno sfasamento (un divorzio) fra la vita artistica e quella politica e sociale. Se da una parte l’arte e la letteratura ottengono indipendenza, spiccando il volo, la politica è invece ancora legata a forme di vassallaggio (es. Stati Uniti); le forme di governo presenti nel continente sono anchilosate e sottomesse a potenze straniere (alquanto obsolete).
L'indipendenza letteraria segna quindi la formazione di una coscienza nel paese. L'arte e la letteratura prende consapevolezza di sé: non è più vincolata a un rapporto mimetico con la realtà, come invece lo era ad esempio il romanzo realista. Vi è quindi l’elaborazione di linguaggi artistici autonomi.
Jorge Luis Borges (1899-1986)
Balzo avanti della letteratura rispetto al passato. Prima vi era la “Novela de la tierra”, vale a dire un racconto incentrato sulla descrizione minuziosa della realtà autoctona. Vi era quindi un’attenzione particolare alla specificità di ogni stato, in modo da distinguerlo dagli altri. (es. Argentina: pampa; Venezuela: pianura etc)
Vi era quindi l’idea della descrizione della morfologia del territorio come mezzo per creare un’identità regionale. La letteratura era molto legata alla descrizione del territorio: vi era il bisogno di creare un’identità nazionale per potersi distinguere all’interno di quella continentale. Difatti l’identità latino americana era già problematica a causa dei vari nomi che gli erano stati imposti da parte degli stati europei; in più però, si trattava di un’identità bicefala, della quale facevano parte due facce della stessa medaglia: bisogno di creare un’identità nazionale.
- Identità nazionale (es. Un argentino si sente argentino)
- Identità continentale
Queste due identità sono inscindibili. Nel 20o secolo però tutto questo perde valore letterario. Borges riesce a creare una letteratura universale, abbandonando la descrizione minuziosa del territorio. Egli capisce le potenzialità della letteratura quando essa si sgancia dalla realtà. La letteratura quindi crea la propria realtà, basata sul mondo del lettore, il quale però viene spesso distorto; la letteratura quindi gioca con la realtà, mostrando così un forte gesto di autonomia.
Questa fu una grande novità: la letteratura si serviva comunque della realtà per farsi riconoscere dal lettore ma non vi era più la smania di riprodurre la realtà. Viene quindi rinnovato il modo di fare letteratura, sancito dall’autonomia essa dalla realtà. La sua letteratura viene definita universale perché era universalmente conosciuta (Borges impone il suo volto nella scena mondiale), ma anche perché si sgancia dal regionalismo.
Frida Kahlo (1906-1954)
Rivoluziona il mondo dell’arte; ella infatti dipinge la propria realtà. Andre Breton, considerato il padre del surrealismo, la definisce come tale, ma ciò non è corretto.
Il surrealismo è un movimento artistico e letterario il cui obbiettivo era quello di cercare di arrivare oltre la realtà, a un livello superiore. I surrealisti evadevano dalla propria realtà per cercarne di nuove, ad esempio nelle fonti primitive indigene, per trovare una fonte di ispirazione, la meraviglia. (questo veniva raggiunto anche attraverso l’assunzione di droghe o con sessioni di scrittura arbitraria attraverso la tecnica del cadavere squisito).
Frida Kahlo respinge la definizione di surrealista poiché la meraviglia che gli europei cercavano altrove in America Latina c’era già: per Frida quindi la sua arte era realista. Gli artisti sudamericani non evadevano dalla propria realtà, perché trovava proprio in questa la propria fonte di ispirazione.
La realtà ispanoamericana era di per se molto frammentata e rispecchiava a pieno la frase “l’arte si origina da una mancanza”; un paese che aveva così tanto sofferto aveva quindi molto da dire (grande ispirazione letteraria). Frida ebbe una vita difficile; a 19 anni prende parte a un incidente stradale che le provocherà diverse fratture e ossa rotte. Proprio per questo dovrà portare un busto per tutta la vita.
Il corpo di lei non si riprenderà mai dall’incidente e da qui cambia il rapporto che lei ha con esso; la frattura da fisica diventa interiore. Ella si sposò due volte con lo stesso uomo, divorziando nel mezzo. Subito dopo il divorzio, nel 1939, dipinge “Las dos Fridas”. Si tratta di un dipinto emblematico nel quale l’artista si ritrae come un doppio; quest’aspetto ci suggerisce la rottura dell’identità monolitica:
- A sinistra vi è una Frida vestita con abiti “vittoriani”, consoni alla moda europea. Questa Frida richiama la sua identità europea (suo padre era tedesco).
- A destra invece troviamo una Frida vestita con un abito tipico delle indigene del sud del Messico, più precisamente della tribù Zapoteca. (questa era la versione preferita dal marito)
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